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Messaggi del 23/03/2023

Maledette primavere.

Post n°2502 pubblicato il 23 Marzo 2023 da fedechiara
 

Maledette primavere. 23 marzo 2022

E, mentre la primavera si afferma, pur se asciutta e siccitosa, e lancia le sue commoventi nuvole rosa e bianche verso il cielo, io, solo e pensoso per i diserti calli, sto cercando di rintracciare nel mio passato, il passato mio e del paese in cui ho abitato per oltre settant'anni, una uguale condizione di isolamento e di rifiuto dell'esistente e di posizioni politiche aspramente inconciliabili, ma non trovo l'eguale.
Negli anni del terrorismo brigatista, forse. Con quei giovani disperati, le brigate rosse e i dintorni dei gruppi segretamente simpatetici, che si erano arroccati nella loro prigione mentale e nutrivano i loro pensieri estremi con gli sfilacci di un marxismo immaginario - e si ergevano a giudici crudeli e boia dei condannati dal tribunale del popolo.
Ma i loro crimini osceni li consumarono e ne condannarono il verbo obsoleto – e il cordone sanitario che si strinse intorno a loro li disse eremiti urbani di una predicazione violenta inascoltata e reietta.
E oggi mi guardo intorno e mi chiedo come si è arrivati a tanto, al muro contro muro tra popolo, una parte assai consistente di popolo, e una classe politica di 'incollati alle cadreghe' che dell'infamia della pura sopravvivenza e 'tirare a campare' ha fatto la sua bandiera e stolida egida – e l'opposizione parlamentare dei partiti che dovrebbero darci rappresentanza si è sciolta nell'acido degli eventi maledetti della pandemia biennale e, oggi, della militanza acritica a fianco di una democrazia nazionalistica nata dalle violente convulsioni post Maidan, e il cui esercito è stato addestrato dagli istruttori americani giusto a ridosso di un confine storicamente pericolosissimo.
'Coniglietti suicidi' è il libro che meglio li sintetizza.
Il ritorno dei confini, dunque, dei maledetti confini della prima e della seconda guerra mondiale che credevamo di aver sepolto sotto le macerie del muro di Berlino. Ma avevamo trascurato il filo rosso della Storia, la cui digestione e metabolizzazione è lenta, lentissima – un filo rosso non visto sotto la polvere delle effimere reggenze di Gorbaciov e di Eltsin: il ritorno del nazionalismo grande russo.
Una democrazia, quella ucraina, creata sull'onda, ormai corta e con pochi spruzzi in battigia, dell'esportazione delle 'democrazie arabe': un mito di violenze, e i clamori mal sedati di piazza Tahrir, del quale ben poco resta in cronaca e si è imbevuta del sangue della finale tragedia siriana. Una democrazia ucraina cresciuta in feroce autostima nazionalistica con la terribile guerra del Donbass - e le migliaia di quei morti, inclusi i civili che tanto clamore hanno oggi in cronaca, non curati dall'Europa e dalla sua inesistente diplomazia. E Nemesi, la severa divinità, ci ammonisce che ogni colpa ha il suo fio e si paga a piè di lista, a volte con clamore di nuove guerre e dei morti, feriti e dispersi che ne conseguono.
Ma di tutto ciò, e di trattative auspicate e indotto Zelensky, il trageda osannato, a trattare e ridotto a più miti consigli - e di una offerta Nato di stabilire una cintura di stati neutrali sul confine russo della ex Urss - nulla si rintraccia nell'etere dell'audio pubblico, bensì un incessante, insensato osanna alla luminosa democrazia filo Nato quale si ascolta nei tiggi unificati e nelle dichiarazioni dei politici, dei giornalisti di grido e dei professori emeriti, invitati negli asfittici 'talk show' in sostituzione dei tele virologi rancorosi per la loro obsolescenza televisiva.
Per tutto ciò sopra esposto mi sono chiuso in silenzioso raccoglimento e personali, tristissime riflessioni sulla vanità del mondo e su il suo avviarsi verso l'olocausto atomico finale - e osservo con disincanto la navigazione della nave dei folli italica ed europea verso l'isola vulcanica mediterranea dove ha preso dimora il dottor Stranamore – che ridacchia da par suo nelle sue passeggiate sotto al vulcano, e, a casa, guarda e riguarda le scene su il dvd del suo film restaurato dei mitici Cinquanta e lo confronta con il presente sequel in tivù della bomba in prossima caduta libera che aveva imparato ad amare e i cui effetti esplosivi avevamo esorcizzato per oltre sessant'anni.
Potrebbe essere un'immagine stile anime
  • La chiave di volta della guerra in Ucraina. I coniglietti suicidi della Nato alla prima (e ultima) crociata.
    Nessuna descrizione della foto disponibile.

 
 
 

L'Europa delle enclaves nemiche.

Post n°2501 pubblicato il 23 Marzo 2023 da fedechiara
 

L'Occidente morituro e la guerra dei trent'anni che ci aspetta. 23 marzo 2017

Stamattina i gabbiani appollaiati sui tetti si rilanciavano in coro quel loro lugubre grido gutturale – forse per il torto che hanno subito di non poter più rompere i sacchetti dell'immondizia non più appesi di fuori e saziarsi dei nostri rifiuti - e mi hanno fatto venire in mente quel che mi ha raccontato mia figlia, mesi fa: di quando saziava un nuovo nato confidente, pronta ad ogni suo richiamo famelico - e l'aveva chiamato poeticamente Livingstone - e un giorno, il volatile ormai cresciuto e in forze, quella affettuosa confidenza si era mutata in una beccata in un occhio schivata per miracolo e il nome venne cambiato in Hannibal.
E uguale atteggiamento mi viene richiamato osservando e ascoltando i video di rabbiosa predicazione dell'odio islamista di quel tale, tardivamente ucciso ieri a Londra, ma che già aveva disseminato di morti e feriti innocenti l'area antistante il parlamento britannico. Serpe in seno della vastissima immigrazione di un Europa pietosa e accogliente a dismisura che ha riempito le periferie urbane delle sue metropoli di genti ostili e niente affatto integrati e felici di vivere nell'Occidente del loro sogno di una vita migliore che li ha spinti ad emigrare e violare le nostre frontiere di mare e di terra.
E oggi abbiamo articoli a iosa - come sempre dopo ogni attentato e maledetta strage degli islamisti assassini - che ci richiamano e descrivono la follia di quella politica di accoglienza non vigile, non attenta ai fenomeni correlati all'immigrazione massiccia che ha cambiato il volto delle nostre città. Ma in primo piano sono le orazioni funebri e quelle annunciate dei morti e feriti di una guerra che non vogliamo/sappiamo combattere con la necessaria fermezza che si deve a quelle vittime innocenti di un odio incomprensibile e 'odioso' nel suo imporsi come guerra intestina delle enclaves islamiche europee a cui Erdogan-il califfo raccomanda di 'fare più figli' per vincere con la forza dei numeri e imporre la sua sharia nelle terre indifese dell'Occidente morituro.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

Tutti quei segnali inascoltati sulla Londra "radicalizzata"
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