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Messaggi del 22/09/2023

Il ritorno del Corona virus.

Post n°2790 pubblicato il 22 Settembre 2023 da fedechiara
 

Come eravamo e come torneremo ad essere nell'autunno del nostro scontento. 20 aprile 2020
Non è che la detenzione ai domiciliari, causa corona virus, abbia evidenziato 'il meglio e il peggio di noi' – come scriveva quel tale tout court. Il meglio e il peggio l'avevamo dentro da sempre ed è il troppo tempo a disposizione e il girare per casa in pigiama e senza farsi la barba che l'ha reso manifesto oltre il lecito.
Il bene e il male, il meglio e il peggio delle persone sono anfore mitologiche che stanno nelle cantine di ognuno come gli otri pieni di vento regalo di Eolo a Ulisse e ne attingiamo al bisogno. Ma guai a lasciarli scatenare.
'Esser costretti a farsi anche del male per potere, con dolcezza, perdonare.' scriveva un poeta bolognese scomparso anzitempo.
Per dire di quanto siamo strani e complicati, noi esseri umani e poco capaci di ben bilanciare i liquidi arcani delle due anfore che abbiamo a disposizione.
Sempre attingendo alla biblioteca universale di Facebook:
'I cretini sono sempre esistiti, solo che, prima di F/book, ne ignoravamo i nomi e i visi'.
Intendiamoci: ci sono anche i medici valenti, gli studiati, i volonterosi che fanno volontariato, gli eroi promossi sul campo dell'onore – il meglio e il peggio, insomma, di una umanità varia e diversa che, durando la pandemia, ha mostrato la sua difficile composizione e gli equilibri sociali fragili, come vuolsi dimostrare.
E tra il peggio io ci metto i talebani dei d.p.c.m., gli evangelisti del Profeta che, dalla Mecca di palazzo Chigi, ci ha regalato lungo i due mesi del nostro scontento i versetti dalla sharia pandemica – e i suoi scalmanati evangelisti fuori dalle terrazze, a migliaia, intenti a gridare improperi e 'Untori!' agli sconsiderati che se ne uscivano senza mascherina o appaiati. E quegli evangelisti talebani tuttora imperversano ottusi, malgrado sia palese e irresistibile il 'rompete le righe' di intere Regioni e categorie economiche, e ci fracassano gli zebedei già malandati con la loro predicazione furiosa e gli anatemi e i 'Penitenziagite! col capo cosparso di cenere.
Che, se quella loro predicazione fanatica fosse efficace e irreggimentasse i pochi riottosi, costringendoli alla divisa e rigorosamente mascherati, passi.
Vivremmo in un mondo meno libero e conculcati i diritti fondamentali ai fini della riguadagnata salute, ma così non è, non sarà, perché 'grande è la confusione sotto al Cielo', scriveva Mao tse Dong, il grande condottiero cinese.
E concludeva: '...la situazione è, quindi, eccellente'.
Fuor di metafora: possiamo provare a porre in essere i migliori propositi e tutti i 'lockdown' presenti e quelli eventuali futuri e le mascherine che trattengono gli aerosoli incollate sulle facce di ognuno e tutti, ma è sempre con la grande confusione sotto al Cielo che ci misuriamo - e dovremmo farcene una ragione dei nostri limiti e delle incapacità palesi a risolvere i problemi e guarire d'incanto le pandemie.
Questo significa che dobbiamo essere 'pronti alla morte', come cantiamo durante il nostro inno nazionale, dritti in piedi e con gli occhi lucidi. E' così – e se qualcosa ci ha insegnato la lunga detenzione e gli ascolti obbligati delle cifre dei contagi e dei morti e dei dispersi della infodemia televisiva è che: 'A chi la tocca la tocca', come gemeva Tonio nei 'Promessi sposi'.
Perché è la morte il nostro orizzonte mentale, ci ricordava Heidegger, e l'obbedienza in guerra agli ufficiali che guidavano gli assalti fuori dalle trincee maledette ce lo ricorda, ma più perché Il Faust delle vane provette e gli alambicchi fumanti e il tentativo di dare la scalata al Cielo degli uomini-semidei ci ricorda quanto vani siano i nostri sforzi di creare le pietre filosofali.
Penitenziagiamo, fratres.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

 
 
 

A settembre.

Post n°2789 pubblicato il 22 Settembre 2023 da fedechiara
 

Settembre, andiamo. 21 settembre 2020

Dovremmo smetterla di predire autunni caldi e perfino 'bollenti', come fanno i giornalisti da decenni a questa parte in tivù e sui giornali - che abbiamo smesso di comprare per la loro faziosa illeggibilità.
Quelli non sono gli autunni delle stagioni che incedono con discreta lentezza per lasciarci assaporare il buono di ognuna.
Quelli sono gli autunni degli uomini: di gente conflittuale e aggressiva, incasinata, riottosa e noncurante delle leggi e dei divieti che disciplinano il molto di cattivo che abbiamo dentro e ipotizzano un fondo di buono (il buon selvaggio) che, però, fatichiamo a far emergere.
E l'autunno che voglio, che cerco, è quello delle foglie che si colorano poco a poco e del clima frizzantino delle giornate brevi che annunciano il freddo che ricongelerà (per poco, d'accordo) i ghiacciai e terrà a bada i maledetti incendi, quasi sempre dolosi.
Lasciate stare il mio autunno e tenetevi i vostri, televisivi e giornalistici, caldi e bollenti e chissà che ne siate scottati e vi diate finalmente una calmata, come dopo ogni immane catastrofe.
Il mio autunno è quello che 'incede con lentezza indicibile', ma non ci 'dice addio', bensì: 'Levate gli occhi verso le chiome degli alberi che ingialliscono e arrossiscono poco a poco e lasciano spazio alla visione dei cieli d'inverno.'
Perché sono gli sguardi levati in alto quelli che ci riscattano e ci assolvono dalle nostre miserabili rissosità sociali e di branco e fazione.
Settembre, andiamo, è tempo di transumanze e visioni celesti.
  • Nessuna descrizione della foto disponibile.

 
 
 
 
 

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