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Messaggi del 23/09/2023

Inni stolidi di una umanitÓ immaginaria.

Post n°2792 pubblicato il 23 Settembre 2023 da fedechiara

La Iliad è meglio - e se mi paga lo spot sono contento. 23 settembre 2021

Ora che la nota canzone degli 'esseri umani' è trascorsa nel campo miserabile della pubblicità a pagamento (e della peggiore) possiamo ben dire di aver avuto ragione nel noverarla tra le trascurabili 'sono solo canzonette' piuttosto che nel campo della filosofia e della politica di parte, come han provato a fare i soliti buonisti di radio3 e dintorni.
Perché gli esseri umani son quello che sono: una moltitudine che affanna il pianeta e potrebbe modificarne le orbite per il troppo peso (7 miliardi!!) - e perfino Snoopy, ingrugnito in sua nota vignetta, scriveva: 'Gli imbecilli sono distribuiti strategicamente in modo che io possa incontrarne tre o più ogni giorno.'
Per questo quell'inno stolido levato alto in una sua perentorietà musicale e ridicola pretesa filosofica ci infastidiva parecchio già prima di cadere nella Geenna pubblicitaria: per essere un peana di buone intenzioni di cui è lastricato ogni inferno e gli 'esseri umani che hanno il coraggio di essere umani' è solo bassa e facile retorica senza speciali contenuti condivisibili.
Meglio quel tale che, pace all'anima sua, ce la menava qualche anno fa con un disincantato inno kierkegardiano e di notti brave romane il cui refrain diceva: 'Non ho detto gioia, ma noia, noia, noia.'
La stessa che ci prende quando in tivù passa l'ennesima, fastidiosa pubblicità della wind3, che il diavolo se la porti. Molto meglio la Iliad, credetemi, anche musicalmente.

 
 
 

Patate pittoriche.

Post n°2791 pubblicato il 23 Settembre 2023 da fedechiara
 

23 settembre 2023

Ho comprato quattro patate. A decidermi é stato uno sguardo laterale, uno sguardo 'pittorico' : patate grosse nel loro sacco di iuta, intinte di terra nera, strappate all'amnio buio che le fa crescere e che mostrano senza pudori reverenziali i brani di pelle color avorio e le larghe chiazze di terra grassa della placenta di pachamama.
Le dicono 'olandesi' e quella terra nera aggrumata a chiazze mi fa venire in mente il sangue sparso dagli ugonotti delle 'guerre di religione', le fiere Fiandre delle contese dinastiche e i tulipani della spaventosa bolla dei bulbi che fece crollare una fiorente economia, i pittori fiamminghi che contendono ai nostri del Rinascimento italiano la palma dei migliori.
E non hanno nulla da invidiare alle consorelle pulite e insacchettate di lato. Il 'fine avorio delle patate' di cui ad un verso di Pablo Neruda ce le consegna in una nudità asettica che nulla dice delle loro qualità organolettiche – e gli amanti del gustoso tubero sanno quante sono le diverse qualità e le provenienze, inclusa la 'patata di montagna' il cui gusto ci estasia e ci raffigura la schiera delle crode ad ogni boccone.
E non so dire se gli gnocchi di una mia zia paterna fossero impastati con le mitiche 'olandesi' ma nel ricordo assumono la sublimità dei 'migliori piatti delle nostre vite', secondi solo al 'risotto di gò' che non usa più perché il tempo che dedichiamo ai fornelli è sempre minore (e i gò sono scomparsi dai banchi del mercato del pesce da lunga pezza) e ci accontentiamo di guardare gli 'chef in tivù' e i loro speciali intingoli e le pietanze elaboratissime che mai assaggeremo nei loro ristoranti.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

 
 
 
 
 

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