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Creato da fedechiara il 14/11/2014
l'indistinto e il distinto nel suo farsi
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Messaggi del 11/11/2025
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Ricchi Epuloni ed espropri proletari. Il ricco e la persecuzione della cruna dell'ago e del cammello. 'La proprietà non è più un furto' è il titolo di un vecchio film di Elio Petri poco apprezzato all'epoca per gli assunti di una stramba narrazione non condivisi dalla sinistra politica di allora ed il tiro birbone che tirava ai soloni del Pc perfino dal titolo. Titolo che negava, ironicamente, uno dei pilastri del sinistrismo storico. Perché, cari voi, all'epoca, la proprietà era considerata un furto, invece. Non apertamente conclamato in chiaro, ma sotteso nelle manifestazioni in cui si reclamava a gran voce la 'redistribuzione della ricchezza' e nei 'Comitati per la casa per tutti' - i cui militanti andavano con le famiglie dei 'senza casa' (antesignani della Salis Ilaria) ad occupare le case sfitte, cambiando le serrature ed usufruendo dell'energia elettrica gratis. Le bollette, infatti, le pagava il titolare della proprietà e non poteva fare altrimenti grazie alle sentenze a suo sfavore. E il protagonista del film, per un sovrappiù di narrazione demenziale, praticava il 'marxismo-mandrakismo' – esercizio politico funambolico tuttora praticato dalla Schlein e dagli estremisti del suo partito che ancora la sorreggono. Tasse ai ricchi. Ulteriori e come se piovesse. Ma redistribuire la ricchezza tramite ulteriori tasse sui 'ricchi' (che piangerebbero e troverebbero il modo di esportare i capitali incriminati, come già studiano di fare i ricchi di New York) sarebbe davvero un furto con scasso, data la presente tassazione Irpef che li priva di quasi il cinquanta per cento dei proventi oltre una certa soglia di reddito. E perfino io, povero pensionato sotto ai ventimila annui, mai mi sognerei di 'togliere ai ricchi per dare ai poveri' (che si ostinano a restare tali), ad onta del fatto che oggi ricorre l'aneddoto del mantello tagliato a metà e donato da San Martino ad un poveretto tremante di freddo. Se uno è ricco sfondato una ragione ci sarà, mi dico. Chiedetelo ad Elon Musk ed a Bill Gates – che, peraltro, pare facciano abbondanti donazioni in beneficenza oltre a pagare le tasse concordate con i governi. A proposito: quanto dichiara la Schlein nel 740? E' dato di saperlo o la soccorre la 'privacy? |
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Età a confronto. 11/10/2023 C'è (stata) l'età dell'innocenza e quella degli 'psicopompi'. Che sono quei personaggi mitici che accompagnano le anime nel loro transito da una realtà viva e palpitante all'universo sconosciuto delle leggende dell'Ade e delle stelle – quali ci invitava il Poeta 'a riveder'. E l'età dell'innocenza non la ricordiamo più e ne intravediamo i trascorsi barlumi solo per il tramite dei bambini più piccoli e dei loro occhi aperti innocentemente su un mondo di atrocità e violenze e imbecillità inenarrabili. E gli psicopompi ci appaiono nei sogni in forme stranite e lunari e con facce aliene a dirci che l'Amore sta sull'altra sponda di un fiume in piena e non vi è traghetto possibile, ahinoi, e psicompi sono i soldati in armi delle passate e delle presenti guerre di vendette e rivalse che ci accompagnano nell'aldilà della speranza di poter vivere in un mondo 'senza guerre' – quale impetra Francesco nelle sue preghiere ad un immaginario Altissimo. E psicopompi sono anche coloro che ci hanno preceduto negli anni delle bibliche dipartite e consolano le nostre fragilità di sopravvissuti nei sogni in cui li immaginiamo vivi e operanti in altro tempo ed era sociale in cui, illusi, credevamo possibili le 'magnifiche sorti e progressive' - e l'Europa delle male unioni e degli affanni immigratori e del terrorismo in casa capace di essere lo psicopompo politico di una età dove non sarebbero più state possibili le guerre di Ucraina e quella di Israele versus Hamas e la finale termonucleare sullo sfondo del malefico fungo che si leva alto nel cielo. |
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Di orizzonti critici e di critici criticati. 11/10/2017 Continua a tamburo battente sui giornali e i tiggi la campagna contro i 'social', accusati di ogni nequizia e inebetimento individuale e collettivo. Ed è un po' come 'sparare sulla Croce rossa' o, come si faceva fino a qualche anno fa, sulle televisioni, in ispecie le tivù commerciali – che tanta parte dell'ultimo orizzonte delle nostre menti hanno contribuito a chiudere. Non come la poetica siepe del Leopardi, bensì come un muro di idiozia e stupidità e 'nani e ballerine' sgambettanti h24 e filmacci violenti e volgari inutilmente schermati dal tasto del 'parental control'. Un muro non scavalcabile se non da pochi, ostinati 'free climbers' che ancora hanno libri e biblioteche da frequentare e paesi da visitare e amici ancora capaci di dialoghi sapidi, franchi e solari. E, come le televisioni, non c'è modo di arginare il fenomeno e ricondurlo sotto severa tutela dei professoroni e dei giornalisti di vaglia che scrivono sui giornaloni e dei politici di ogni ordine e grado – che si vedono sottrarre l'influenza (vera o presunta) che esercitavano (speravano di esercitare) sulle nostre menti di poveri idioti: oggi trasformati in 'bloggers' più o meno autorevoli o in semplici gestori di un profilo personale dove poter sfogare tutte le rabbie, le idiosincrasie, le indignazioni e le opposizioni all'andazzo di s-governo e alle cattive politiche sostenute, invece, con belle lettere e argomenti ponderosi dai giornalisti al seguito e proni davanti agli idoli dei vincitori del momento. Gente che si ritiene depositaria di un livello culturale e di una sensibilità morale di gran lunga superiori a quella degli 'odiatori', come li definiscono sui loro articoli rigurgitanti supponenza intellettuale – e, in basso, nei commenti all'articolo, si sommano i commenti cattivi e rabbiosi dei medesimi odiatori che chiedono al poveretto/a 'chi sei tu per giudicarci' e stigmatizzare e chiedere censura. E tutto questo cambio di orizzonte critico e di critici criticati si riduce, alla fin della vicenda, a un confronto tra la sinistra di s-governo e l'intendenza dei giornaloni/sti al seguito e la destra che riemerge dal bouillon infernale di una società che non vuole più saperne di maestrini/e e delle loro prediche e sermoni accoglientistici e buonisti e li castiga con le 'brexit', con i Trump, con i referendum perduti dal derelitto di s-governo, il fiorentino principe degli imbonitori, e, speriamo, dalle elezioni prossime venture che li manderanno a casa, infitti nel profondo dell'inferno del non potere e del non aver più nulla da dire (e dirlo male) a un mondo che hanno contribuito potentemente a imbruttire e incanaglire e impoverire nei pochi, disastrosi anni del loro s-governo. Parce sepulto e fuori i leoni. |
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Non conosco Taylor Swift. O, meglio, non la conoscevo prima di andare su Wikipedia a controllare l'esattezza del suo cognome – e, per la verità, il primo a comparire è stato Jonathan, il prete decano grande scrittore a cavallo tra Sei e Settecento che ci consegnò il meraviglioso 'I viaggi di Gulliver'. Vivamente raccomandata la lettura. Ma è di Taylor che vi voglio parlare, di quella pretesa 'mangiauomini' e soldi di cui conoscevo solo i frammenti dei videoclip musicali che comparvero nei tiggi a commento del suo pronunciarsi a favore di Kamala contro Trump. Non conosco una riga ed una nota delle sue canzoni, ma so che ha venduto milioni di brani musicali e che ha una mostruosa capacità di zampettare e danzare al ritmo delle sue musiche. Controllate su you tube. Basta questo a conoscere una persona o questo fumo mediatico in cui viviamo – e ci muoviamo a tentoni - non può ambire al glorioso termine 'conoscenza' - che è altra cosa dal dire vago 'E una mia conoscenza.' ? La domanda ci costringe a riconoscere che 'conosciamo' ben poco di quel che ci viene proposto dalle cronache e perfino dei vangeli, le bibbie, le teologie e teocrazie non sappiamo molto, in verità. Mi è capitato, stamattina, nel corso della mia rassegna-stampa, di incocciare nel video di un comizio di Denzel Washington su un palco che chiamava in causa Dio per spiegare alcune sue private cose e lo raccomandava agli astanti quale panacea di tutti i mali. E la domanda mi sorge spontanea: cosa conosciamo del suo preteso 'Dio' salvatore di ogni e tutte le cose del mondo? Che è 'grande' – 'akbar' per gli islamici di cui alle cronache degli accoltellamenti nelle vie e piazze e autobus e treni dell'odiato Occidente che li ospita graziosamente ed ha offerto loro il riscatto dalla fame-guerra-carestia da cui sono fuggiti? E' curioso che si definisca 'akbar' (grande) una entità astratta e poco conoscibile e conosciuta qual'è 'Dio'. Che rotea in spirali galattiche per i vasti empirei universali e agisce le micro particelle e gli 'entanglements' della fisica quantistica senza darci chiara conoscenza del suo Essere e agire in quel suo bizzarro modo. Piacere, sono Dio, si mostra in un film con Morgan Freeman protagonista. Chissà che accoglienza gli riserveremmo - quella che abbiamo riservato a suo Figlio ancora la celebriamo dolorosamente nelle messe. Un Dio al quale Woody Allen indirizza qualche sua domandina impertinente relativa alle umane cose disgraziate che conosciamo e ci capitano tra capo e collo – le orribili malattie e i delitti atroci e i femminicidi, per intenderci. Vabbè, era per dirvi che Taylor Swift non la conosco per niente, ma non me ne cruccio più di tanto. |




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