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Creato da fedechiara il 14/11/2014
l'indistinto e il distinto nel suo farsi
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Messaggi del 16/01/2026
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Se osservate l'occhiello dal titolo 'L'analisi' nella prima pagina della Stampa di oggi potrete leggere una frase-chiave della querelle storica che è alla base del clamoroso errore politico geo strategico che chiamiamo 'la guerra di Ucraina': ' (…) un'altra certezza si sta liquefacendo (con i ghiacci della Groenlandia, n.d.r.): l'idea che gli U.s.a. siano alleati per natura e la Russia nemico per destino.' E questa intuizione fondamentale di Gabriele Segre si appaia alle evidenze che ci sono state sciorinate ad abundantiam in tivù e sui giornali in questi quattro anni di guerra per procura Nato: che 'i cortili di casa' non possono/devono essere cinti da assedio militare – come hanno fatto i folli Stranamore americani ed i loro servi sciocchi europei – pena la risposta forte dell'assediato che ancora dura. Rovesciando lo slogan stupido a cui ci hanno abituato le cronache: 'La Nato non può vincere questa guerra.' E la Russia non la può perdere. Urgono trattative di pace. E nuovi patti post bellici si andranno forzatamente a stipulare dopo la sbornia di pretesa neonata potenza militare di una Europa nata malformata e cresciuta politicamente imbelle - che ha preteso di aggregare nel suo corpaccione-Frankenstein e nella sua fragile apparenza democratica un neo stato, l'Ucraina, fortissimamente nazionalista e la democrazia futura come miraggio, osteggiata dai 'nazistoni Azov' di cui ai fatti di Maidan. La Russia non è un nemico 'per destino' dell'Europa – lo dimostrano gli anni di Gorbaciov ed i seguenti: di economie in stretta collaborazione (il gas in primis!!) dopo la caduta del muro di Berlino e gli artisti russi nei nostri teatri ed i nostri nei loro. Ma la Nato, organizzazione militare fino pochi anni fa obsoleta ed inutile carcassa politica post guerra fredda, è risorta come totem spaventoso e fantasma di guerre termonucleari grazie ai deliri degli Stranamore di Biden-il-Sonnolento e alle esigenze dell'apparato-militar-industriale ben rappresentato nelle riunioni 'operative' del Pentagono. E, come nel gioco del Domino, in cui ogni mossa sbagliata può favorire l'avversario, la tessera della fredda Groenlandia insidia il serpente dello strapotere Nato – e osserviamo i soldati europei che vanno, alla spicciolata, a fronteggiare l'ingombrante alleato americano. Ma è tutto da ridere perché è solo una rappresentazione di impotenza e lo strampalato Donald potrebbe far saltare il tavolo e mettere gli Europei con le spalle al muro: 'O con noi o contro di noi'. Fatevi in là. 'Il mondo è fuori dai cardini' recitava Amleto – e chi siamo noi per rimetterlo a posto. Chi vivrà vedrà. |
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Apici e commozioni di guerra. - 16/01/2023 Se c'è un apice dell'avvilente ottusità dei tempi in cui viviamo immersi lo ha raggiunto un giornalista televisivo stamattina in un suo 'servizio' dall'Ucraina: 'Putin non ha detto una parola sulla strage del condominio a Dnipro'. Ah no? Ma che intollerabile cinismo, cari telespettatori! Che, comparato con altre stragi di guerra, sarebbe come se un giornalista della seconda guerra mondiale avesse commentato una delle tante stragi di soldati e civili a Stalingrado (in prudente collegamento da Varsavia), dicendo, sdegnatissimo, che: '(…) Stalin non ha profferito verbo, né versato una lacrima...'. A la guerre comme à la guerre, ci vien fatto di pensare e, se il paragone vi va stretto, è come se al generale tedesco Josef Dietrich avessero chiesto di 'dire una parola' e/o 'versare una lacrima' per tutti quei plotoni di soldati statunitensi decimati nell'avanzata dei Panzengrenadier durante l'operazione militare Herbstnebel nelle Ardenne. La vita dei soldati sui campi di battaglia non è paragonabile a quella degli incolpevoli civili, mi dite? Proviamo allora a citare il bombardamento di Dresda e a chiedere a W. Churchill di 'dire una parola' e/o 'versare una lacrima' sui 40.000 morti stimati e 24mila case distrutte su un totale di 28mila circa del centro cittadino, inclusa la storica cattedrale (letteralmente sbriciolata). Diamo la parola agli storici: (…) Il bombardamento notturno della RAF creò una "tempesta di fuoco", con temperature che raggiunsero i 1500 °C.[7] Lo spostamento di aria calda verso l'alto e il conseguente movimento di aria fredda a livello del suolo, crearono un fortissimo vento che spingeva le persone dentro le fiamme, fenomeno già osservato in altri bombardamenti (per esempio quello ad Amburgo del 1943) e talvolta indicato col nome di tempesta di fuoco[8]. Col passare delle ore, il vento caldo sempre più forte e l'altissima temperatura non permisero più alcuno spostamento: l'aria calda degli incendi dei vecchi quartieri attirava aria fredda dalla periferia, provocando una potentissima corrente d'aria che a tre ore dal bombardamento si trasformò in un ciclone. L'equipaggio di un bombardiere statunitense, tornato nelle ore successive, vide arrivare a 8 000 metri di quota travi di legno e ogni tipo di materiale, sollevato da una forte corrente ascensionale. (…) Ma non solo W. Churchill e il suo corrispettivo americano 'non dissero una parola' (o 'parlarono d'altro') su questa ed altre stragi di civili, bensì, a posteriori, gli Alleati e il giornalismo embedded al seguito tentarono di giustificare le stragi con argomentazioni lunari e avvilentissime su cosa si può e si deve considerare 'crimine di guerra' – fino alle spaventose stragi finali di Hiroshima e Nagasaki. Così gli storici: (…) Coloro che si oppongono all'identificazione del bombardamento di Dresda come azione criminale osservano che nel 1945 non esisteva a livello internazionale alcun trattato, accordo, o convenzione, che regolasse i bombardamenti per proteggere la popolazione civile. L'esercito americano si difende dalle accuse circa i bombardamenti usando, tra l'altro, i seguenti argomenti:[38] 1. I raid avevano un obiettivo militare legittimo date le circostanze (la ferrovia); 2. Nella città erano presenti sufficienti unità militari e difese antiaeree per impedire di classificarla come «indifesa»; 3. I raid non usarono mezzi o modi straordinari; furono simili a quelli intrapresi contro altri obiettivi simili; 4. I raid furono condotti seguendo il normale iter di comando delle forze armate; 5. Gli obiettivi militari furono raggiunti senza un «eccessivo» costo di vite umane. Il generale George Marshall sostenne che l'attacco era necessario per impedire i rinforzi nazisti. Dresda, precedentemente attaccata in modo solo parziale, costituiva un nodo importante e ancora funzionante di comunicazione nel cuore della Germania.[38] Inoltre la città ospitava un centinaio di industrie che producevano armamenti o materiali importanti per le forze armate, come la Zeiss Ikon e la Siemens AG. Questo il 'riassunto delle precedenti puntate' della guerra di Ucraina comparata con le altre guerre di cui abbiamo testimonianze e ricostruzioni storiche attendibili. Suggeriamo alla rai di spedire i suoi inviati di guerra, in un istruttivo viaggio nel tempo, a mettere il microfono davanti alla bocca di Caino – con ancora il sasso insanguinato in mano – e chiedergli se ci può 'dire una parola' e/o 'versare una lacrima' in una diretta spazio-temporale sul povero Abele che gli giace ai piedi cadavere. |
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Il mondo in mi settima. - 16/01/2024 Una delle più cocenti illusioni dell'ultimo trentennio che abbiamo alla spalle è quella sui confini e le frontiere. Che si sono clamorosamente liquefatte sotto il tamburo battente del Muro - caduto insieme ai suoi costruttori, i pretesi comunisti - e sembrò la fine della Storia, ma era solo l'inizio di una Storia diversa e non necessariamente migliore. I popoli segregati dietro la cintura di ferro dell'ex Urss si travasarono ad ovest, come per un perverso effetto di vasi comunicanti, ma la qualità del nostro vivere di Europei di cui al pomposo 'inno alla gioia' di Beethoven non migliorò dietro lo schermo delle pietose badanti pagate in nero che sposavano i nostri anziani soli, vendevano le case acquisite dopo rapida vedovanza e si portavano in patria le pensioni di reversibilità. E i vasi comunicanti continuarono nella loro impietosa fisica di travaso incessante e, aperto il gruviera delle frontiere Schengen, abbiamo assistito all'assalto alla diligenza dei 'popoli del mare', via barconi e barchini, e all'invasione delle schiere dei popoli barbari mendicanti ad est – fino al momento dell'inevitabile reazione e al ritorno dei muri e le frontiere rinchiuse, a buoi ormai trasmigrati a milioni nelle enclaves islamiche nemiche delle maggiori metropoli europee. E ricordo il tono canzonatorio delle chiose del libro del professor Baricco 'The Game', che accusa le generazioni che hanno combattuto la guerra (la prima e la seconda mondiale) di aver nutrito l'ossessione dei confini e di essere morti a milioni per quella loro stupida ossessione – la retorica dei 'caduti per la Patria' - ma il confine, i confini e le frontiere, sono tornati in maledetta auge post moderna quali argini di contenimento del 'troppo che stroppia' delle umane cose - e i vasi comunicanti tra l'Occidente e il resto del mondo hanno chiuso le paratie dell'acqua ormai alle ginocchia e 'tornate a casa' è stato il leit motiv dei leaders politici, dall'America alla Germania (l'esodo dei Siriani) posti di fronte agli eserciti in marcia dei migranti di ogni tipo e motivazione. 'Tornate a casa.', non c'è posto per tutti, il 'tutti insieme appassionatamente' non funziona, il troppo che stroppia fa collassare le economie, fa crescere il populismo, affanna le strutture fragili dell'assistenzialismo dovuto a tutti i poveri in canna affluenti ben istruiti sui loro diritti (la Sanità in primis, ma l'occupazione delle case a seguire e le carceri che scoppiano a causa dell'afflusso impetuoso dei criminali di importazione). E rileggevo, giusto ieri, quel che scriveva Umberto Eco nel suo libro 'A passo di gambero - Guerre calde e populismo mediatico' nel capitolo 'La perdita della privatezza' – una comunicazione ad un convegno tenutosi nel settembre del 2000 a Venezia. Leggete un po' qua: 'La prima cosa che la globalizzazione della comunicazione via internet ha messo in crisi è la nozione di confine. Il concetto di confine è antico come la specie umana, anzi, come le specie animali tutte. L'etologia ci insegna che ogni animale riconosce intorno a sé e ai suoi consimili una bolla di rispetto, un'area territoriale dentro la quale si sente al sicuro e riconosce come avversario chi varca quel confine. L'antropologia culturale ci ha mostrato come questa bolla protettiva vari secondo le culture e per certi popoli una vicinanza dell'interlocutore – che da altri popoli è sentita come espressione di confidenza - viene avvertita come intrusione e aggressione (non vi viene in mente l'Ucraina e la guerra per procura della Nato contro la Russia? n.d.r.). A livello umano questa zona di protezione si è estesa dall'individuo alla comunità. Il confine (della città, della regione, del regno) è sempre stato sentito come una sorta di ampliamento collettivo delle bolle di protezione individuale. Si pensi come la mentalità latina fosse ossessionata dal confine, tanto da incentrare su una violazione territoriale il proprio mito di fondazione. Romolo traccia un confine e uccide il fratello perché non lo rispetta. (…) I Greci conoscevano il confine della 'polis' e tale confine era tracciato dall'uso stesso della lingua o dai suoi vari dialetti. I barbari iniziavano là dove non si parlava più in greco...' E, se fate caso alle guerre regionali u.s. e alle presenti e scoppiettanti di droni e di missili qua e là il motivo dell'odio e del conflitto ha sempre un riferimento ai confini. Due milioni e mezzo di palestinesi figlianti come conigli e ben stipati nella Striscia di Gaza non possono produrre niente di diverso dall'odio atroce che hanno mostrato il 7 ottobre 2023 fuori dalle reti di contenimento che sono il confine con gli odiati ebrei/israeliani ritenuti, a torto e a ragione, 'occupanti'. E gli Houthi, sciiti impazziti, longa mano dell'Iran nella regione, sparacchiano a caso i loro missili e i droni contro le navi di passaggio a cento miglia nautiche perché non considerano quel mare 'area internazionale' di traffici e trasporti a milioni di tonnellate, bensì un 'mare lorum' – e va da sé che con quelle teste matte ragionar non è d'uopo, bensì scatenare un inferno di bombe a tappeto e tacitarli e stenderli e imporre la sola pace possibile dove non sono 'ragioni' intellegibili bensì sentimenti d'odio profondi quanto il Tempo dove sedimentano - e creano i culi di sacco gonfi dei venti di ogni guerra passata e le future. Va beh. Altro dirvi non vo' né tediarvi con il ricordo delle bellicose cose ricorrenti del nostro vivere associati. La mia paginetta quotidiana è finita, andate in pace – come predica il noiosissimo Francesco-di bianco vestito nel corso delle sue inutili geremiadi e benedizioni urbi et orbi (perfino ai gay devoti e confessa di 'sentire il peso della sua solitudine'. Ma, benedetto uomo, da dove ti è uscita quest'ultima assurdità di voler assolvere Sodoma e Gomorra?). ![]() |
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Può capitare che ti prenda la mano. Se, per anni, continui a battere certi tasti fessi da 'leoni della tastiera' professionali, quali sembrano essere diventati i giornalisti di 'la Repubblica' sotto patrocinio ostinato e combattivo del Grande Vecchio Eugenio Scalfari (oggi un po' sfiatato per via dell'età), può capitare che il Titolo di Scatola di ieri sia quello a piè di pagina - che offre il destro e pure il sinistro al loro avversario di sempre (e incubo che annebbia le menti e fa s-ragionare) di mostrare i frutti giornalistici malati dell'odio che non si vuole ammettere, ma si mostra impietoso con l'inchiostro stampato su carta bianca - e non lo puoi negare se non arrampicandoti sugli specchi a specchio ormai rotto e il 're nudo' odiatore reo confesso. E la replica de 'la Repubblica' a Salvini, che ieri mostrava in tivù il 'corpo del reato' a titoli di scatola, non convince ed è ormai palese che certi titoli e articoli, ripetuti per anni con pervicacia degna di miglior causa, sono alla base dell'aggressività 'social' dei famigerati centri sociali che su Salvini vomitano gli insulti più sanguinosi e le vignette più atroci e 'scendono in piazza' per provarsi a contrastare, anche violentemente, il suo diritto di capo politico di parlare ai suoi elettori e tenere i comizi. E fa specie e sorprende che la tenzone politica sia ormai 'all'ultimo sangue' e 'all'arma bianca' tra il campione della destra che lotta in Emilia-Romagna per l'ultimo voto utile a 'mandarli a casa' e i giornalisti-attendenti del generale Zingaretti giunto sul campo della sua probabile Waterloo dove Cambronne-Renzi fa lo gnorri e va su e giù per le colline intorno con la sua cavalleria leggera sfaccendata e i 5 Stelle 'stanno a guardare' i morti e feriti che si impilano uno sull'altro nel corso delle scaramucce che precedono la battaglia campale. E sarà dura, a urne chiuse e destra eventualmente vincente, rifiutarsi di consegnare le armi e avviarsi, tutti insieme, generali e attendenti giornalistici 'più realisti del re' verso l'esilio di Sant'Elena a scrivere le proprie memorie con supervisione e introduzione di Eugenio Scalfari e di papa Bergoglio uniti nella lotta contro il fascismo preteso delle odierne genti non più misericordiose. Alle urne! Alle urne! |
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I gamberi e la Storia - 16/01/2015 ...che poi, se proprio il santo padre, in caduta libera di stile e consensi, vuole tirare pugni agli irridenti e ai blasfemi di ogni risma che non si curano della fede vetusta – e inadeguata a coniugare il futuro – dei nostri ospiti islamici e pugni ai vignettisti che si sentono in illuministico diritto di mostrare, cogli strumenti della satira, il medioevo mentale e le contraddizioni epocali stridenti di quei poveretti dei covi nelle 'banlieues', avrebbe avuto largo tempo e luoghi notissimi dove esercitarsi. Ad esempio, negli storici rings da pugilato ecclesiastico del Friuli e della Toscana – dove la blasfemia era 'di casa' e le bestemmie nelle osterie e dentro alle case sono ancora e da sempre fioritissime e fantasiosissime e da florilegio e citazione dotta di 'cultura popolare'. E, se non l'ha fatto, sarà stato perché gli cadevano le braccia per l'impotenza ad arginare coi roghi inquisitoriali i peccatori o perché le eventuali denunce sarebbero cadute nel vuoto – come accade ormai per una lunga serie di reati del codice penale, gli 'schiamazzi notturni' inclusi'? O i metodi degli assassini islamo-fondamentalisti e terroristi e i loro micidiali kalashnikov riaprono oggi, miracolosamente, giochi storicamente perduti e, con la sacra alleanza religiosa sancita a bordo del volo che lo menava a Manila, il santo padre, - persa l'aura santificante del 'Francesco' da cantico delle creature -, darà fiato e ideologia combattente alle brigate dei nostrani cristiani fondamentalisti e inaugurerà la stagione delle fatwe di origine e provenienza vaticana? Della serie: 'La Storia che va col passo del gambero'. ![]() |






Inviato da: Zero.elevato.a.Zero
il 09/02/2026 alle 16:28
Inviato da: cassetta2
il 13/01/2026 alle 20:10
Inviato da: fedechiara
il 06/01/2026 alle 18:38
Inviato da: cassetta2
il 06/01/2026 alle 16:22
Inviato da: fedechiara
il 24/10/2025 alle 13:43