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Creato da fedechiara il 14/11/2014
l'indistinto e il distinto nel suo farsi
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Messaggi del 02/02/2026
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Qualcosa è cambiato. 02/02/2017 'Il mondo è fuori dai cardini. Ed è un dannato scherzo della sorte ch'io sia nato per riportarlo in sesto.' W.Shakespeare – 'Amleto' Atto primo scena V Sarà perché anche il portone di ingresso dell'edificio in cui abito è più e più volte uscito dai cardini che mi è venuta in mente questa frase di Amleto, ma, a differenza di lui, io non sono in grado di rimettere le porte in sesto ed ho dovuto ricorrere a un operaio tuttofare e pagarlo profumatamente per il suo servizio. Quanto al mondo rotto che 'è fuori dai cardini', se lo era al tempo di Amleto e al suo piccolo regno di Danimarca che puzzava di marcio, figuratevi oggi, nel tempo presente dei sette miliardi e passa di abitanti del pianeta Terra molti dei quali pretendono di migrare e trasmigrare da un continente all'altro e da un paese all'altro senza vincoli di frontiere e di maledetti visti di ingresso. Come se l'immigrare e il violare impunemente le frontiere di mare e di terra di un paese da parte di masse imponenti di persone e intasarne le strutture di accoglienza e sanitarie e l'innescare i conflitti relativi alle culture e alle religioni di importazione fossero bruscolini e cosa senza conseguenza; ma i morti sulle strade e piazze di Parigi, Bruxelles, Nizza e Berlino si rivoltano nelle tombe e ci ricordano che i nomi e i cognomi degli efferati assassini sono di declinazione e radicalizzazione musulmana e qualche provvedimento contenitivo e regolatore bisognerà pur assumerlo, prima o poi, se non si vuole che il nostro futuro si coniughi colla jihad e il terrore di filiazione islamo-radicale e le nostre vite perennemente blindate. E decenni di lassismo e di follia politica relativa alle migrazioni a sei cifre che hanno creato gli orrendi slums e i ghetti urbani dove si covano i rancori verso l'Occidente - che non ha realizzato i sogni americani ed europei dei nuovi poveri di immigrazione - trovano finalmente tardiva e caotica risposta di contenimento ed argine e messaggio urbi et orbi in quel Trump, presidente americano, che non gode delle mie simpatie, ma sta attuando il programma di governo che ha esposto in campagna elettorale. E un punto di coerenza e di mantenimento delle promesse elettorali è cosa buona e giusta e bisogna dargliene atto a un uomo politico che ha sfidato tutti, perfino nel suo partito, flaccido per decennali consuetudini e patteggiamenti parlamentari al ribasso e rotto ad ogni compromesso con l'amministrazione Obama – di certo non la migliore della storia americana recente. E, certo, Trump, al pari di Amleto, non rimetterà il mondo sui suoi cardini, ma l'aver lanciato il messaggio chiaro e forte di qua e di là dell'Atlantico e del Pacifico alle plebi del terzo e quarto mondo de 'non possumus' farci carico della vostra immensa miseria e globalizzarla a nostro scapito è cosa buona e saggia e di elementare buon senso. Il troppo stroppia sempre e non è buona politica l'importare miseria se non si è in grado di trasformarla in ricchezza e benessere delle popolazioni indigene in tempi ragionevolmente brevi. Fatevene una ragione, cari i miei no borders e buonisti di ogni risma e fede. Qualcosa è cambiato e molto altro cambierà. |
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Post n°4002 pubblicato il 02 Febbraio 2026 da fedechiara
Sto leggendo un libro sulle frontiere. Quelle che c'erano e non ci sono più e forse era meglio quando 'si stava peggio' e, come scrive Rumiz nel suo 'Trans Europa Express': 'Nessuno mi toglierà la certezza che l'Europa era più Europa un secolo fa quando mia nonna andava in treno in giornata da Trieste alla Transilvania.' Un libro che ci lascia coll'interrogativo de: 'Che ci andava a fare la nonna di Rumiz in Transilvania?' ma ci pone di fronte all'interrogativo maggiore de: 'A che servono le frontiere?' E sono barriere o transito verso mondi diversi e perché sono state create e quando e come - e perché e come si sono disfatti gli Imperi che quelle frontiere delimitavano e che mondi diversi nascondevano che oggi, forse, rimpiangiamo - come il passato che, ahinoi, 'non macina più', ma è il luogo di ogni nostra provenienza e il grembo dei molti misteri che avvolgono il nostro futuro. E, nel descriverci la frontiera tra il mondo slavo e balcanico e l'Europa del nostro scontento, Rumiz ci apre la visione nostalgica di quel che le frontiere nascondevano in quanto 'luoghi dell'immaginario' e, in fin dei conti, a varcarle bastava il desiderio di viaggiare e procurarsi i visti necessari - e ti appagava la conoscenza di una diversità di popoli e culture che l'Europa di Schengen ha appiattito col suo sogno scassato di tutti comprendere nel suo nuovo spazio economico continentale e nella sua velleità di Unione politica che ha ceduto le armi ai 'popoli del mare' che la assediano sulle liquide frontiere mediterranee e le rappresentano quotidianamente la sua fine di continente occidentale assediato e, forse, sottomesso, dalla monocultura medievale dell'islam che ha importato coi milioni di 'migranti', come suggerisce Houellebecq nel suo libro. E chissà se i 'buonisti' nostrani saranno contenti della nuova frontiera che ci prospettano i più accorti governanti dell'Europa del nord che si chiude a riccio: di uno spazio-Schengen che escluda Italia e Grecia, le frontiere-colabrodo dei barconi e dei gommoni, - e la prospettiva concretissima di diventare il campo-profughi dell'ondata migratoria universale, insieme alla Grecia e alla Turchia, sarà realtà se, come afferma imperturbabile Renzi-lo-sbruffone, 'continueremo a salvare vite' alla faccia delle decisioni contrarie del resto dell' Europa che, invano ci chiede più efficienza nel riconoscimento dei migranti e il respingimento di coloro, la larghissima maggioranza, che non hanno ottenuto lo status di 'rifugiato'. Un libro da leggere e da meditare, senza dubbio. |
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I Lumi e il Rinascimento prossimi venturi. Prima parte. 01/02/2019 Non conosco Alessandro Baricco, se non per i suoi romanzi e saggi, e non so dire, perciò, se appartiene alla schiera dei buonisti sempre clamanti (gli ineffabili 'non pesci', come si definiscono) indignatissimi per l'operare politico di Salvini sulle migrazioni e sui migranti dell'immigrazione clandestina. Migranti che ognora si provano a vincere la lotteria del mare dei naufragi organizzati dagli scafisti assassini col corollario dei 'salvataggi' da parte della Sea Watch. Una o.n.g., la Sea Watch, sostenuta da misteriose offerte milionarie che ci provoca, pervicacemente, facendo abituale rotta verso i porti italiani e sfidando perfino le tempeste mediterranee - offrendo il destro ai giudici dal comune sentire migratorio di imputare reati (di ardua dimostrazione in dibattimento) contro il nostro Capitano. So, però, dalla lettura che faccio del suo bel libro 'The game' che Baricco appartiene alla schiera dei 'globalisti', convinti che il Novecento sia stato un secolo di miserie e dolore e guerre e che gli inventori di internet e del web sono gli scopritori e i colonizzatori del Nuovo Mondo Globale che si oppone e ci farà dimenticare il violento 'secolo breve' e riaprirà gli orizzonti delle 'magnifiche sorti e progressive'. Scrive Baricco dei pionieri del web : ' (…) Era gente in fuga. (…) Stava evadendo da un secolo che è stato tra i più orribili nella storia degli umani (il 1600 non era da meno n.d.r.) e che non aveva risparmiato nessuno. (…) e, se uno avesse messo sotto al microscopio quella serie di disastri, avrebbe trovato una sostanza chimica dominante sulle altre: L'OSSESSIONE PER IL CONFINE, L'IDOLATRIA PER QUALSIASI LINEA DI DEMARCAZIONE, L'ISTINTO DI ORDINARE IL MONDO PER ZONE PROTETTE E NON COMUNICANTI. Il maiuscolo è di Baricco e bene dice l'orrore dell'autore per quelle tre costanti del 'secolo breve'. E prosegue: 'Che fosse il confine tra diversi stati-nazione, o quello tra una ideologia e un'altra, o quello tra una cultura alta o una bassa, se non addirittura quello tra una razza umana superiore e un'altra inferiore, tracciare una linea e renderla invalicabile rappresentò per almeno quattro generazioni una ossessione per la quale era sensato morire e uccidere. (…) Non si capisce molto della rivoluzione digitale se non si ricorda che i nonni di quelli che la iniziarono avevano combattuto una guerra in cui milioni di uomini erano morti per difendere la fissità di un confine o nel tentativo di spostarlo di qualche chilometro (…) l'isolamento cieco delle élites, l'immobilismo culturale dei popoli e il ristagno piombato avevano portato i loro padri a vivere in un mondo in cui si poteva fare Auschwitz senza che nessuno lo sapesse e sganciare una bomba atomica senza che la riflessione sulla opportunità di farlo riguardasse più di una manciata di persone.' Una filippica, questa di Baricco, che gli serve per dirci che una civiltà nuova, simile a quella dei Lumi o del Rinascimento è alle porte e che nessun confine più potrà darsi nell'Oltremondo del web di cui tutti, o quasi, facciamo parte festante e condivisa ... Parte prima - (segue nei giorni a venire) ![]() |





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