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Creato da fedechiara il 14/11/2014
l'indistinto e il distinto nel suo farsi
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Messaggi del 10/02/2026
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Il documentario sulla vita di Berlinguer di Walter Veltroni comincia con una comica (e un po' avvilente) citazione dell'Ecclesiaste: 'Cè un tempo per vivere e un tempo per morire, un tempo per ricordare e un tempo per dimenticare.' E, ad ascoltare le risposte che danno in apertura di documentario quei giovani immemori di 'Chi era Berlinguer?', ti cadono le braccia e ti coglie l'affanno sul tempo della Storia che così repentinamente muta e 'volge al disio' e non resta che la cenere al vento delle nostre esistenze e delle nostre azioni sulla faccia del pianeta Terra. Perché non è come chiedersi:' Carneade chi era costui?', come faceva don Abbondio prima di avvistare i bravi che lo minacciarono di morte. Da Carneade ci dividono i millenni mentre Berlinguer è (dovrebbe essere) parte delle nostre storie di ideologie troppo presto appassite e tramontate, di passioni civili per le quali abbiamo combattuto e di un tempo in cui il lavoro era il totem e il Moloch sul quale si misuravano i comportamenti a lungo termine delle famiglie e della società intera. E, se non aveva ragione su tutto l'ambaradan della terza internazionale e su 'il socialismo in un solo paese' o da esportare in altri paesi, armi alla mano, come fece Guevara lasciandoci la vita e la 'cabeza', Berlinguer è stato il polo attrattore di una lunghissima serie di tensioni politiche e collettore di eventi tragicissimi: di stragi e assassini politici su commissione e veleni nelle tazzine del caffè propinati a banchieri ormai scomodi e di golpe annunciati o striscianti - e il partito comunista al trenta per cento dei consensi sempre proposto quale 'forza tranquilla' e sedatrice di rivoluzioni sociali delle quali non rimanevano che gli echi sotto forma di litanie antifasciste sempre riproposte ad ogni convegno e comizio, come fa la Chiesa con le pretese 'resurrezioni' e l'ebraismo con la memoria dell'olocausto: 'Vietato dimenticare.' La base di ogni propaganda fide. E, invece, ecco quei giovani, in apertura di documentario, sorridere e ridere della loro smemoratezza e proporre le figure più improbabili e ridicole in risposta a 'Chi era Berlinguer.', - segno che non è affatto vero che: 'A egregie cose il forte animo accendono le urne dei forti'. Perché nessuno più, in verità, si affanna a visitare le urne e i cimiteri, il 2 di novembre a parte, di questi tempi e forse non esistono più gli 'animi dei forti' e dei lavoratori appassionati di politica sostituiti da un folla di bisnipoti troppo presi dai loro sms e dagli ammennicoli stupidi degli i-pad e degli 'smartphone', cambiati ogni due mesi, su cui ficcano la loro vanesia testa da struzzi che non ricordano alcunchè delle lotte per il lavoro e gli scioperi ai cancelli della Fiat e l'onore dei lavoratori travolti da una misera 'marcia degli impiegati'. Nè gli importa più nulla della democrazia che si difende contro il terrorismo, come faceva Berlinguer-il gigante col fisico di un Davide e armato solo della fionda delle parole che con-vincono. Ma solo per un certo tempo e breve. Il resto è cenere e vento della Storia che cancella perfino i cimiteri e rende illeggibili le scritte sulle urne. Dei forti e dei deboli, che su questa dolorosa crosta terrestre sono trascorsi senza ben sapere il senso del loro aver vissuto. Furia e rumore che non significano nulla. |
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Nessuno tocchi Caino? 09/02/2015 Conosco gente rispettabile e di gran cuore e cervello fino che mai toccherebbe Caino, ci mancherebbe! e chissà che cosa gli avrebbero detto, al rude assassino, capostipite di una foltissima dinastia di macellai e orchi, se l'avessero colto sul fatto con le mani ancora insanguinate - e l'analisi delle impronte sul sasso lordo di sangue compiute dagli angeli celesti avessero confermato la sua colpevolezza, (comprovata dal fatto - un puro 'indizio', per carità! - che non c'erano altri esseri umani vaganti sulla Terra in quel frangente preistorico). Forse avrebbero pronunciato un bonario: 'Pentiti, fratello!', chissà, e, facendogli l'occhiolino, gli avrebbero mostrato il loro testo basico, trascritto in aramaico dal Beccaria in un suo 'ritorno al futuro', che gli avrebbe garantito una sommaria rieducazione, larghi 'sconti di pena' e la scarcerazione in tre-quattro anni grazie alla buona condotta. E, una volta fuori, affidato ai 'servizi sociali', un lavoro da macellaio - di sicuro successo in quei tempi biblici di barbari sacrifici di capri, montoni e vitelli sugli altari. Sospetto che la vocazione 'buonista' di quei dessi che non vogliono 'toccare Caino' si fondi su basi neurologiche a tutt'oggi misteriose - e una ricerca scientifica ci dirà, più avanti, che, fin dal ventre della madre, è la chimica neuronica che determina la vocazione ad assolvere e quella, invece, a usare il pugno di ferro e punire e carcerare tipica delle genti 'di destra'. Perché è 'di destra', naturalmente, impugnare un fucile e fare fuoco contro un rapinatore munito di mitra che sta per spararti addosso, sfidando la spada di Damocle della cosiddetta 'giustizia' che ti imputerà 'l'eccesso colposo di legittima difesa'. E, forse, chissà, se dovessimo essere spettatori di un crimine efferato e dagli esiti letali, dovremmo graziosamente girare il capo dall'altra parte, - pur se osserviamo che una povera commessa trema come un' agnella sacrificale dietro i vetri del negozio di oreficeria e attende il colpo fatale che la abbatterà – se sbaglierà a contrastare i malviventi e tenterà con mano tremante di premere il pulsante dell'allarme sotto al bancone. E ci piacerebbe vedere quelli di 'Nessuno tocchi Caino' in quella stessa situazione di allarme e terrore (della povera commessa e dell'uomo che le ha salvato la vita), protagonisti inconsapevoli di un reality girato per l'occasione, e, forse, chissà, ci accadrebbe di osservare, sorridendo compiaciuti, che reagirebbero come ha reagito un mio amico d'infanzia, - un buonista duro e puro e presidente di una associazione che aiutava i cosiddetti 'marginali' e gli immigrati e i rom ad 'inserirsi' - che, vittima di un pestaggio notturno di rapinatori serbi (a detta degli inquirenti), il giorno seguente rilasciava dichiarazioni di fuoco al Gazzettino che neanche il più depravato 'leghista' si sarebbe sognato di pronunciare con quella foga e rabbia. L'esperienza diretta è la miglior scuola di vita, credo. Provare per credere. |
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Diritto di replica ed altri trascurabili ammennicoli della libera stampa. - 10/02/2023 Viviamo in una bolla di disinformazione programmata e impunita e uscirne (a riveder le stelle di una utopica 'libera stampa') è la speranza di 'fine guerra' quale quella che nutrivano i nostri avi appesi alle trasmissioni radiofoniche serali di 'radio Londra'. E non è solo l'Ucraina il teatro di guerra mediatica a senso unico che ci racconta di fantasiosi eroi combattenti di una limpida democrazia in armi che difende se stessa e – come afferma il principe delle fake news adorato dal parlamento europeo e dai vertici dell'Unione – la 'vostra stessa libertà' (sic). Combattiamo una guerra per procura Nato coi vostri soldi, contribuenti italiani ed europei, mandateci di tutto e di più: missili, aerei, carri armati e testate termonucleari multiple, giusto per prenderci d'anticipo sulle conseguenze di questa nostra escalation di demenza globale. La perversa logica del nemico a prescindere (la Russia, ma, per proprietà transitiva, anche la Cina che vuole mangiarsi Taiwan) trova sponda a 'radiotremondo' in una trasmissione lunare per sudditanza ideologica e posizioni prone che ci racconta tutto di parte americana sui loro aerei-spia che documentavano il transito (molti transiti già in passato), e sui pretesi recuperi in mare delle attrezzature contenute nel pallone aerostatico cinese abbattuto. Niente replica di parte cinese, naturalmente, niente 'parola alla difesa' ai cinesi che hanno affermato (da nessuno presi in seria considerazione) trattarsi di indagini metereologiche. La verità giornalistica è schierata come un sol uomo dalla parte dell'Occidente in guerra e 'Zitti il nemico vi ascolta' e guai a chi si prova a sollevare una questione di credibilità delle fonti perché 'Qui si fa l'Occidente o si muore' e guai ai provocatori pro Putin e pro Cina che timidamente obbiettano e chiedono chiarimenti. E il primo chiarimento che chiediamo è perché abbattere oggi un pallone-sonda sospettato di spionaggio dopo averne lasciati transitare impuniti una modica quantità nel passato recente (fonte radiotre e Pentagono). Forse perché la Cina non era ancora un nemico proclamato e uno Stato che si rifiuta di applicare le sanzioni di guerra alla Russia? E il secondo chiarimento, già emerso nell'analisi di un precedente articolo sull'argomento è: 'Perché ostinarsi a usare palloni-sonda a fini di spionaggio, dal momento che è a tutti noto che i satelliti cinesi in orbita hanno una capacità di osservazione a terra molto più precisa e sofisticata di ogni e tutti i palloni-sonda interni all'atmosfera? Domande che resteranno senza risposta, così come senza uno straccio di avvocato difensore cinese sono tutte quelle trasmissioni televisive e radiofoniche e gli articoli di giornalisti embedded in Occidente che continuano a gonfiare i capi di accusa senza minimamente curarsi di un 'diritto di replica' a gran voce invocato nella giurisdizione per altre questioni interne. |



Inviato da: cassetta2
il 13/03/2026 alle 13:50
Inviato da: Zero.elevato.a.Zero
il 09/02/2026 alle 16:28
Inviato da: cassetta2
il 13/01/2026 alle 20:10
Inviato da: fedechiara
il 06/01/2026 alle 18:38
Inviato da: cassetta2
il 06/01/2026 alle 16:22