Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Messaggi del 04/03/2026

Zelen...

Post n°4045 pubblicato il 04 Marzo 2026 da fedechiara
 

Zelensky chi? - 04/03/2025
E' difficile immaginare una parabola così breve nella vita di una persona. Che dico? Una parabola seguita da un picco all'ingiù - una sincope, un infarto, una apocope: 'Zelen...' con nessun seguito di frase politica intelligibile. E' andato, defunto – nel senso più proprio della de-funzione.
Inutile per il futuro prossimo e remoto dell'Ucraina in prossima trattativa di pace.
Parce sepulto. Si recitino le orazioni pie e se ne scolpisca la lapide. Chi muore tace e chi vive si da pace.
Voi mi direte che l'Europa, invece, lo coccola, lo blandisce, lo accarezza come un pelouche-simbolo della infiammazione neuronico-politica dei succubi della Nato di Biden il Sonnolento.
E' vero: un pelouche in maglietta verde militare nella scatola regalo tipo Barbie con annessa bandiera giallo-blu e le figurine dei volti dei maggiorenti Azov e del Pravi Sektor dei misfatti della guerra e dei massacri nel Donbass che hanno provocato la discesa in campo di Putin.
Un regalo che si scambiano i leaders europei compiaciuti del nessun pesce da pigliare in tanta questione che ci ha visti donatori di sangue e costosissimi armamenti e, a seguire, la beffarda questua a Washington presso il ruvido Donald come i re magi - prima l'uno, poi l'altro, poi: 'Giorgia pensaci tu, che ci hai gli agganci giusti e sei la coccola di Donald che ti da i buffetti sulle guance.'
Ma forse la metafora più pertinente è quella del 'tamagotchi'. Ricordate? Quell'affarino elettronico che emetteva i gemiti pre agonici che ci stringevano er core - e andava tenuto in vita con opportune digitazioni resurrezionali.
Ecco, lui. 'Zelen, chi era costui?', si chiedono i post moderni don Abbondio.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

 
 
 

Topiche, cataplasmi e unguenti.

Post n°4044 pubblicato il 04 Marzo 2026 da fedechiara
 

Le topiche giornalistiche (cataplasmi e unguenti) sono sempre in agguato e colpiscono anche menti preclare come quella di Concita de Gregorio, l'ex direttrice de 'l'Unità' – ex giornale di partito duro a morire e che, forse, tornerà a tirare l'anima con i denti proprio nel corso di questo semestre dopo un ventennio di chiusure e improbabili resurrezioni annunciate.
Scriveva Concita, a ridosso del naufragio sulle spiagge di Crotone e dello spietato j'accuse' del ministro Piantedosi nei confronti di coloro che pagano 5/8000 euro per fare colpevole naufragio nel corso di una loro maledetta 'lotteria del mare', che quel loro azzardo estremo di 'migranti', in fondo, non è molto diverso dagli azzardi di chi prende moglie o marito o mette al mondo un figlio. Ussignur! dicono i Lombardi, gente pratica e senza grilli per la testa e nei piatti.
Trascura, la brava e riflessiva Concita, di prendere in considerazione il finale di partita di quegli azzardi prezzolati: la morte, il naufragio vero, effettivo, la 'strage' - che qualche trinariciuto giornalista dai neuroni infiammati dice 'di Stato', giusto per poter credere di essere vivo e intelligente, in qualche suo segreto modo.
Una arrampicata sugli specchi, il parallelismo tra matrimonio e nascita di un figlio con un naufragio organizzato e opportunamente prezzolato a bordo di un legno marcio che compie l'intero viaggio egeo di Odisseo nel tempestoso montare delle onde, quale mosca o ragno meglio non saprebbe fare, ma tant'è questo è il portato ultimo di un partito preso, il partito del 'buonismo', malattia senile del sinistrismo in quotidiana rotta di collisione con il buonsenso comune.
Migranti di tutto il mondo imbarcatevi senza remore, non avete da perdere che le vostre catene. In fin dei conti il vostro azzardo è un azzardo 'normale', sperimentato in decenni di 'salvataggi' ong che, nella maggior parte dei casi, vi da premio del biglietto vincente dell'accoglienza, dopo il Grande Viaggio e l'appassionante avventura della 'lotteria del mare'.


 
 
 

Le legge morale in noi.

Post n°4043 pubblicato il 04 Marzo 2026 da fedechiara
 

'La legge morale in me, il cielo stellato sopra di me.' Dobbiamo essere grati al cielo stellato – che credo venga osservato da Donald Trump solo nei monitor che gli mostrano i suoi velocissimi jet in volo sopra Teheran – dobbiamo essergli grati, dicevo, per il distinguo che è ancora possibile fare tra lui e il grande filosofo tedesco Immanuel Kant, che quella frase memorabile ha pronunciato.
Trump gli ha rubato solo la prima parte della frase e ci manda a dire, tronfio e gonfio di elio, che Esso/Lui, l'imperatore del mondo, risponde solo ad una sua privata legge morale. Il che ci rimanda piuttosto a quell'altra frase memorabile pronunciata, si dice, dal marchese Del Grillo in un suo momento di massima lucidità: 'Io so' io e voi nun siete un caxxo'. Già.
Vale in particolare per l'Europa che ancora non si è prostrata ai suoi piedi a leccargli gli augusti alluci devotamente.
E l'imperatore del mondo pretende obbedienza cieca e totale, quale che sia il movimento dei suoi muscoli, in alto e in basso, e le sue sinapsi verranno presto brevettate per la loro originalità e registrate in un suo vangelo laico, buono per il resto del secolo tristo in cui ci è capitato di vivere, il Ventunesimo delle pandemie e delle guerre.
E mal gliene incoglie a Sanchez che gli ha impedito, l'odiato sinistro, di usare le basi militari in Spagna e, dice Trump, che dovrà trovare altri sbocchi per i suoi commerci - e speriamo che il vino spagnolo (che è davvero buono e dà dei punti di qualità al nostro ed a quello francese) compaia presto sugli scaffali dei supermercati europei dove darà nuova vita ad un commercio interno europeo esente dazi e con marchio Ue-docg.
E perfino Starmer incorre nelle sue ire e, dice Trump, che il dissidente Starmer non è Churchill.
Ma che fortuna! Ne avevamo piene le tasche, invero, di quel tale che sempre viene effigiato con un grosso sigaro in bocca - un leader politico decisamente sopravvalutato e appartenente alla schiera degli 'uomini indispensabili' (tal quale Trump) di cui sono piene le lapidi nei cimiteri.
E non ci resta che sperare in novembre, e rubiamo la canzone a Giusi Ferreri, che ci dice che novembre è triste e mese di nodi che 'vengono al pettine' – e speriamo che il nodo-Trump venga pettinato a dovere e che l'imperatore auto proclamato si muti inopinatamente in una 'anatra zoppa' – con un Congresso che gli sbarrerà la strada e, speriamo, esprimiamo gli auguri, avvierà nei suoi confronti la procedura di impeachment con la relativa gogna e la pubblica condanna.
Non ci resta che la speranza, in questi tempi bui – e la nostra 'legge morale', di ognuno di voi che mi leggete, che non somiglia in nulla a quella di Esso/Lui monsieur l'Empereur, e gliela contrapponiamo a piè fermo.
La legge morale in noi ed il cielo stellato sopra di noi (che lo osserviamo speranzosi e golosi di sempre nuove stelle).
https://youtu.be/orVIoKcJcvU




 
 
 
 
 

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