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Messaggi del 05/01/2021

Dalle colonie greche a quelle italiane

Post n°1465 pubblicato il 05 Gennaio 2021 da fedechiara
 


Forse dovremmo adottare il 'passo della Storia' – che è un passo lento e costante da lunghe traversate transcontinentali – se vogliamo capire il senso del nostro agitarci breve e convulso, ma inane, ahnoi.


E la poesia citata sotto prende spunto da una colonia greca del 200 avanti Cristo (ma se Cristo non c'è avanti un altro, scriveva un burlone) per raccontarci di grandi riformatori che tagliano e potano la spesa pubblica e dicono una prebenda utile e un'altra, invece, da cestinare – e se ne vanno con il loro lauto compenso a far danni in una qualche azienda privata o pubblica istituzione europea, da dove ci vengono le raccomandazioni e le supervisioni occhiute sulla spesa sociale, se volete aggiudicarvi il mitico 'Recovery fund'.


Niente di nuovo sotto al cielo della politica e della 'polis' come si può leggere. E oggi il Gran Riformatore de noantri, Renzi il leopoldino, sbraita e si sbraccia e minaccia sfracelli e finirà col solluchero dei 'tarallucci e vino' di un rim-pasto e di un nuovo incarico di s-governo per il querulo imbonitore.

Cronache da fescennino di una grande colonia italica.

 

In una grande colonia Greca nel 200 a.C.

Non c’è il minimo dubbio, è palese
che le cose non vanno bene in questo Paese.
Benché tiriamo in qualche modo avanti,
è forse giunto il tempo, come pensano tanti,
di far venire un Gran Riformatore.
Ma qualcosa è d’ostacolo all’impresa:
questi Riformatori hanno pretesa
di fare grandi storie di ciascuna
cosa (poterne fare a meno, che fortuna!).
Sopra questioni di nessun valore
fanno indagini, lunghe inquisizioni,
piani di radicali modificazioni,
e d’attuarli senza remore hanno cura.
Hanno poi una tendenza al sacrificio:
"A quel possesso rinunziate: lo dovete!
La vostra occupazione è malsicura.
Certo, tali possessi recano pregiudizio.
Dovete rinunziare a quest’entrata
e a quest’altra, alla prima strettamente legata,
e a questa pure, che da quelle è derivata.
Sono essenziali, si. Ma che volete?
Responsabilità ne vengono, e non liete".
E quanto più procedono, eccoli reperire
Cose e cose superflue, che vogliono abolire.
Sopprimerle, peraltro, è cosa dura.
Partono, se Dio vuole, fatta l’opera attesa,
dopo avere fissato e potato (in contanti
ricevono un compenso giusto, come d’intesa):
vedremo adesso cosa resta, dopo
l’intervento chirurgico saggio e risolutore.
Forse non era il tempo. Via, non siamo zelanti
oltre misura! È un rischio la fretta, nelle imprese.
E dei provvedimenti prematuri ci si pente.
Sono molte le cose storte, ahimè nel Paese:
ma di perfetto, al mondo, non c’è niente.
E dopo tutto, via, tiriamo avanti.
Konstantinos Kavafis
Alessandria d'Egitto, 29 aprile 1863
Magna Grecia - Wikipedia