Creato da LaFigliaDelMare il 04/10/2006

~ Figlia del mare ~~

Così, tra questa immensità, s'annega il pensier mio: e il naufragar m'è dolce in questo mare...

 

Occhi d'acciaio

Post n°1071 pubblicato il 01 Novembre 2010 da LaFigliaDelMare
 

NUOVE STANZE
 
Poi che gli ultimi fili di tabacco 
al tuo gesto si spengono nel piatto
di cristallo, al soffitto lenta sale
la spirale del fumo
che gli alfieri e i cavalli degli scacchi
guardano stupefatti; e nuovi anelli
la seguono, più mobili di quelli
delle tua dita.
 
La morgana che in cielo liberava
torri e ponti è sparita
al primo soffio; s'apre la finestra
non vista e il fumo s'agita. Là in fondo,
altro stormo si muove: una tregenda
d'uomini che non sa questo tuo incenso,
nella scacchiera di cui puoi tu sola
comporre il senso.
 
Il mio dubbio d'un tempo era se forse  
tu stessa ignori il giuoco che si svolge
sul quadrato e ora è nembo alle tue porte:
follìa di morte non si placa a poco
prezzo, se poco è il lampo del tuo sguardo
ma domanda altri fuochi, oltre le fitte
cortine che per te fomenta il dio
del caso, quando assiste.
 
Oggi so ciò che vuoi; batte il suo fioco
tocco la Martinella ed impaura
le sagome d'avorio in una luce
spettrale di nevaio. Ma resiste
e vince il premio della solitaria
veglia chi può con te allo specchio ustorio
che accieca le pedine opporre i tuoi
occhi d'acciaio.

 
 
 

L'infinito

Post n°1036 pubblicato il 07 Luglio 2009 da LaFigliaDelMare
 
Tag: Poesie

 

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.

 


 
 
 
 
 

Post N° 966

Post n°966 pubblicato il 03 Gennaio 2009 da LaFigliaDelMare
 

Sei riarsa come il mare,
come un frutto di scoglio.

E non dici parole
e nessuno ti parla.


Pavese

 
 
 

Luce

Post n°933 pubblicato il 07 Novembre 2008 da LaFigliaDelMare
 
Tag: Luce, Poesie


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..

Post n°880 pubblicato il 25 Maggio 2008 da LaFigliaDelMare
 
Tag: Poesie

È nelle apparenze

 


che svelo i tuoi segreti…

 


 

Come la polvere

 

quando stizzita dal tempo

 

rivela il magico trucco

 

dei raggi del sole

 

 

 

Come la sabbia

 

che attende furba e quieta…

 

e colora di se stessa

 

il gioco del vento

 

 

 

Come il mare

 

che nella sua immensità

 

non nasconde l’amore per la sua luna

 

e s’emoziona, prostrandosi, quando essa

 

gli porge il suo sguardo più chiaro...





 
 
 

Interminati spazi

Post n°867 pubblicato il 07 Aprile 2008 da LaFigliaDelMare
 



Sempre caro mi fu quest’ermo colle


e questa siepe che da tanta parte


dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.


Ma sedendo e mirando, interminati


spazi di là da quella, e sovrumani


silenzi, e profondissima quïete


io nel pensier mi fingo; ove per poco


il cor non si spaura. E come il vento


odo stormir tra queste piante, io quello


infinito silenzio a questa voce


vo comparando: e mi sovvien l’eterno,


e le morte stagioni e la presente


e viva, e il suon di lei:

Così tra questa


immensità s’annega il pensier mio:


e il naufragar m’è dolce in questo mare.

 
 
 

Salve, o neuroni!

Post n°852 pubblicato il 19 Novembre 2007 da LaFigliaDelMare
 

Stamattina, appena sveglia, mentre mi aggiravo per casa come un'anima in pena all'idea di dover riprendere il lavoro , mi risuonavano nella testa alcuni versi della prima, e più lunga in assoluto poesia che mia mamma, con infinita pazienza e rigore, mi fece imparare a memoria (tutta!!!) quando andavo alle elementari..
Di quella poesia ricordo solo le prime tre quattro strofe più qualche verso sparso qui e là, e solo adesso mi rendo conto di come l'avessi memorizzata senza capirci assolutamente niente del significato: erano solo parole con un certo ritmo e metrica infuse nei miei giovani e capienti neuroni.
E mi meraviglio, innanzitutto della pazienza di mia madre, poi della crudeltà della mia maestra ed infine della capacità del mio cervello di allora. Adesso non riesco nemmeno a mandare a mente la lista della spesa....
Ecco il capolavoro brucianeuroni...




PIEMONTE
 


 Su le dentate scintillanti vette

 salta il camoscio, tuona la valanga

 da' ghiacci immani rotolando per le

 selve croscianti:



 ma da i silenzi de l'effuso azzurro

 esce nel sole l'aquila, e distende

 in tarde ruote digradanti il nero

 volo solenne.



 Salve, Piemonte! A te con melodia

 mesta da lungi risonante, come

 gli epici canti del tuo popol bravo,

 scendono i fiumi.



 Scendono pieni, rapidi, gagliardi,

 come i tuoi cento battaglioni, e a valle

 cercan le deste a ragionar di gloria

 ville e cittadi:



 la vecchia Aosta di cesaree mura

 ammantellata, che nel varco alpino

 èleva sopra i barbari manieri

 l'arco d'Augusto:



 Ivrea la bella che le rosse torri

 specchia sognando a la cerulea Dora

 nel largo seno, fosca intorno è l'ombra

 di re Arduino:



 Biella tra 'l monte e il verdeggiar de' piani

 lieta guardante l'ubere convalle,

 ch'armi ed aratri e a l'opera fumanti

 camini ostenta:



 Cuneo possente e paziente, e al vago

 declivio il dolce Mondovì ridente,

 e l'esultante di castella e vigne

 suol d'Aleramo;



 e da Superga nel festante coro

 de le grandi Alpi la regal Torino

 incoronata di vittoria, ed Asti

 repubblicana.



 Fiera di strage gotica e de l'ira

 di Federico, dal sonante fiume

 ella o Piemonte, ti donava il carme

 novo d'Alfieri.



 Venne quel grande, come il grande augello

 ond'ebbe nome; e a l'umile paese

 sopra volando, fulvo, irrequieto,

 – Italia, Italia –



 egli gridava a' dissueti orecchi,

 a i pigri cuori, a gli animi giacenti.

 – Italia, Italia – rispondeano l'urne

 d'Arquà e Ravenna:



 e sotto il volo scricchiolaron l'ossa

 sé ricercanti lungo il cimitero

 de la fatal penisola a vestirsi

 d'ira e di ferro.



 – Italia, Italia! – E il popolo de' morti

 surse cantando a chiedere la guerra;

 e un re a la morte nel pallor del viso

 sacro e nel cuore



 trasse la spada. Oh anno de' portenti,

 oh primavera de la patria, oh giorni,

 ultimi giorni del fiorente maggio,

 oh trionfante



 suon de la prima italica vittoria

 che mi percosse il cuor fanciullo! Ond'io

 vate d'Italia a la stagion più bella,

 in grige chiome



 oggi ti canto, o re de' miei verd'anni,

 re per tant'anni bestemmiato e pianto,

 che via passasti con la spada in pugno

 ed il cilicio



 al cristian petto, italo Amleto. Sotto

 il ferro e il fuoco del Piemonte, sotto

 di Cuneo 'l nerbo e l'impeto d'Aosta

 sparve il nemico.



 Languido il tuon de l'ultimo cannone

 dietro la fuga austriaca morìa:

 il re a cavallo discendeva contra

 il sol cadente:



 a gli accorrenti cavalieri in mezzo,

 di fumo e polve e di vittoria allegri,

 trasse, ed, un foglio dispiegato, disse

 resa Peschiera.



 Oh qual da i petti, memori de gli avi,

 alte ondeggiando le sabaude insegne,

 surse fremente un solo grido: Viva

 il re d'Italia!



 Arse di gloria, rossa nel tramonto,.

 l'ampia distesa del lombardo piano;

 palpitò il lago di Virgilio, come

 velo di sposa



 che s'apre al bacio del promesso amore:

 pallido, dritto su l'arcione, immoto,

 gli occhi fissava il re: vedeva l'ombra

 del Trocadero.



 E lo aspettava la brumal Novara

 e a' tristi errori mèta ultima Oporto.

 Oh sola e cheta in mezzo de' castagni

 villa del Douro,



 che in faccia il grande Atlantico sonante

 a i lati ha il fiume fresco di camelie,

 e albergò ne la indifferente calma

 tanto dolore!



 Sfaceasi; e nel crepuscolo de i sensi

 tra le due vite al re davanti corse

 una miranda vision: di Nizza

 il marinaro



 biondo che dal Gianicolo spronava

 contro l'oltraggio gallico: d'intorno

 splendeagli, fiamma di piropo al sole,

 l'italo sangue.



 Su gli occhi spenti scese al re una stilla,

 lenta errò l'ombra d'un sorriso. Allora

 venne da l'alto un vol di spirti, e cinse

 del re la morte.



 Innanzi a tutti, o nobile Piemonte,

 quei che a Sfacteria dorme e in Alessandria

 diè a l'aure primo il tricolor, Santorre

 di Santarosa.



 E tutti insieme a Dio scortaron l'alma

 di Carl'Alberto. – Eccoti il re, Signore,

 che ne disperse, il re che ne percosse.

 Ora, o Signore,



 anch'egli è morto, come noi morimmo,

 Dio, per l'Italia. Rendine la patria.

 A i morti, a i vivi, pe 'l fumante sangue

 da tutt'i campi,



 per il dolore che le regge agguaglia

 a le capanne, per la gloria, Dio

 che fu ne gli anni, pe 'l martirio, Dio,

 che è ne l'ora,



 a quella polve eroica fremente,

 a questa luce angelica esultante,

 rendi la patria, Dio; rendi l'Italia

 a gl'italiani.

G. Carducci - Rime e Ritmi.

Sento ancora la voce di mia mamma che declamava ispirata, con un pizzico di ironia, questi versi altisonanti per renderli più appetibili e memorizzabili... addirittura mimava in certi punti il re pallido e immoto sull'arcione, con la lacrimuccia, e il marinaro biondo e il camoscio sulle dentate cime (io immaginavo monti con i denti..)...

Un ricordo dolce, triste e pieno di nostalgia...


 

 
 
 

Eclissi

Post n°809 pubblicato il 27 Luglio 2007 da LaFigliaDelMare
 
Tag: Luna, Poesie

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Eclissi

 Discende la notte...


con le ali di cera

 percorro sentieri di montagne di luna

 per conquistar la vetta

dall'alto

 non più ombra della mia ombra

 il mondo torna se stesso

  Anche lassù porto il tuo amore addosso

- tatuaggio sulla pelle -

labbra di stelle stritolano spire di verità,

 fili d'argento intrecciano nudità di corpi,

desideri senza fine...

su di noi distesi la brina della sera ...

già in terra lacrime altere

 Eclissi

ghiacciai spenti

il cielo ingoia aghi di buio

"quel non essere"...fuso

 ... s'attacca dentro

  La nera sfera mesta consegna

 resti di piombo,

 nella stanza vuota

...temporalità esistente.

E.M.

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...

 
 
 

un freddo cala

Post n°800 pubblicato il 21 Luglio 2007 da LaFigliaDelMare
 

Non recidere, forbice, quel volto,
solo nella memoria che si sfolla,
non far del grande suo viso in ascolto
la mia nebbia di sempre.

Un freddo cala...Duro il colpo svetta.
E l'acacia ferita da sé scrolla
il guscio di cicala
nella prima belletta di Novembre.

 
 
 
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al chiaro di luna



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E DI NOTTE...

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La memoria sa che non è un dettaglio
trascurabile una certa distanza
il rimpianto di se provoca da sempre
moti di coscienza indifferenza,
ovunque in ogni luogo il ballo della vita
come d'istinto ci colpisce di nuovo
e un sognatore, sai nel silenzio
è in grado di sentire e di volare.

Ma.. di notte
la luna ci invita a ballare
e di notte, nell'ombra
la luna ci può possedere.

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E la memoria sa che non è sbagliato
lasciarsi andare lasciarsi cullare
dalla nostalgia dalla follia
come foglie al vento fragile incanto
a volte sai, che tutto quel che manca
scorre innanzi a noi senza fermarsi mai
dolci tormenti dolci lamenti
nelle pieghe della parola amare.

Ma.. di notte
la luna ci invita a ballare
e di notte, nell'ombra
la luna ci può possedere.
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DANZA DELLA LUNA


Quando il sole sfiora con le sue mani dorate l’orizzonte,
con gesti rituali da’ inizio alla danza della luna.
In sottofondo le ombre suonano la musica della sera
finche’ tutto si tinge dei colori notturni,
finche’ le ombre si spandono e permeano disegnando il silenzio.
Silenzio e quiete abbeverando chi ne ha sete.
~

 

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ED È SUBITO SERA...


Ognuno
sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di Sole

ed è subito sera

 

 

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