Vita da Rugbysta

QUESTO E' IL RUGBY....


Il rugby non è uno sport - è un punto di arrivo. O anche un mododi vivere la vita, accettandola per quella che è, e che ti regala qualcosa dimolto prezioso, qualcosa che dai tempi di Adamo ed Eva non si era visto. Tiregala, in tempi di pace, la fotografia della tua anima. E il coraggio che civuole per giocare a rugby è tutto lì: sei disposto a guardarti in faccia? Seidisposto a vedere chi sei realmente?Il rugby parte da un punto fisso,inamovibile: la squadra. Tu ne sei parte, ne sei dentro, ne sei disciolto - euna volta dentro voli e ti schianti con essa e per essa. Se ti senti monade,lascia perdere. Se ti commuovi perchè ti senti rimproverare da un compagno piùesperto, perchè non tenendo una certa posizione, poi la tua squadra nonriuscirà a darti il sostegno, allora puoi avere grande soddisfazione.Chiavedell'approccio, e punto di partenza è l'umiltà. Il rugby è gioco umile, fattodi fango e sul fango, dove le trincee mobili vengono costruite e disfatte congrande sacrificio degli uomini di mischia (le ruck e le maul), dove la palla èvissuta come "opportunità" da finalizzare (portandola in meta). La palla: nefai qualcosa di buono solo e soltanto se il compagno a cui l'hai passata netrae vantaggio. La responsabilità è tua - e se la palla la perdi, tutta lasquadra ne soffre (riposizionamento, perdita di metri, fatica, colpi presi edati per niente...).La palla è ovale. E' la metafora della Fortuna: arriva,va, sembra che ti segua e poi scarta via, non rimbalza mai dove vuoi tu, masoprattutto va colta al volo, quando la vedi arrivare - senza esitazione. E nonè facile. Soprattutto all'inizio la paura per la tua incolumità, la paura peril contatto fisico, la paura di farti male - insomma la paura ti fa sbagliare,ti fa essere titubante, ti iperprotegge. Poi, dopo un po', ti rendi conto cheil tuo atteggiamento fa del male alla tua squadra. E qui hai due opzioni: o tene vai, o diventi solubile, e ti disciogli nel gruppo - e la palla cerchi diprenderla al volo, ti butti, ti fai male (a volte), ti senti parte di unorganismo superiore.Dare e ricevere dolore non è per tutti. Ma tutti quelliche lo danno e lo ricevono portano rispetto per gli avversari. Così vale pertutti i cosiddetti sport di contatto - anche se il rugby, lo ripeto, non è unosport. Vale per il pugilato, le varie forme di lotta, le arti marziali. Dare ericevere dolore è formativo, è educativo, ti permette di conoscere i tuoilimiti, di spingerli in là, di avere meno paura, di controllarla meglio, dicontrollare la tua aggressività, di accettare la tua timidezza, di aumentare ilrispetto per gli altri, siano essi tuoi compagni o avversari. Di rispettare leregole.Le regole: ci sono, sono ben codificate, hanno un margine discrezionalenon scritto ma che è proprio dell'arbitro. Le regole si rispettano. Punto. Chitrasgredisce alle regole (e in campo chi le detta è l'arbitro - e fine stop) èpunito. Se le trasgredisce costantemente subisce quello che non esiste altrove- l'onta di essere allontanato dal campo per ANTIGIOCO - per non averconsentito al gioco di fluire, di scorrere, per non aver consentito alle duesquadre di divertirsi, in primis, e di sfruttare le loro opportunità.Leopportunità possono essere molteplici, compresa quella della sconfittaonorevole - altra codifica stravagante del rugby. La palla viene passata alcompagno soltanto all'indietro, e saranno solo le gambe e la caparbietà el'intelligenza tattica della squadra che potranno portarla oltre la linea dimeta. Non vi sono altre possibilità. C'è chi scrisse che il rugby sta al calciocome la I Guerra Mondiale sta alla Seconda: prima non v'era forza aerea, ilterritorio veniva conquistato con i fanti e la cavalleria.La cavalleria: siaessa intesa come onore per l'avversario, che come gruppo dei cosiddetti trequarti è parte del rugby. Si gioca una partita CON l'avversario, non CONTROl'avversario: il piacere di giocare è reciproco. Alla fine della partita èrituale l'incontro in Club House a bersi una birra e a mangiare un bocconeassieme all'altra squadra. Si chiama Terzo Tempo, dopo i primi due in campo, cen'è un terzo, dove tutto quello che in campo si è fatto e si è detto, là resta.E là resta, sul campo, tutto quello che là deve restare. Qualche pugno,qualche rissetta, qualche chiarimento d'idee. C'è l'arbitro, ci pensa lui asistemare le cose, e se deve parlare con le squadre lo fa, comunica, spiega,chiarisce le idee, e lo fa attraverso i capitani, che sono gli unici chepossono parlare con lui.I capitani, in un gioco come il rugby, sono digrandissima importanza. In campo parlano loro, danno loro l'esempio. Basta losguardo torvo di un capitano per farti cambiare registro in campo. Gliallenatori stanno in tribuna, e guardano la loro squadra. Chi è in campo sacosa deve fare. E se non lo sa, alla fine della partita è probabile che avrà leidee schiarite.Il rugby non è uno sport - l'attività fisica che in campo sifa è solo preparazione. Il rugby è uno stato mentale. E' propedeutico allavita. Non per nulla i maggiori college inglesi, e le università, contemplanofra i loro insegnamenti il rugby - in alcune è obbligatoria la frequenza. Inaltre vi sono esami universitari incentrati sul rugby, che sono parte del pianodi studio (Trinity College di Dublino, ad esempio, o le più famose Oxford eCambridge). Ti insegna ad essere responsabile, a conoscere i tuoi limiti, acontrollare la tua naturale paura, a vivere assieme agli altri, a rispettare leregole, a rispettare l'autorità, a rispettare l'avversario, a evitare lafurbata come struttura di vita, perchè miope e a corta gittata, a programmare,a studiare.Giocate, iscrivetevi, non abbiate paura - alcuni  pesano 20 kg in meno del più piccolo della loro squadra- Cercate un club, portate i vostri bimbi.Scoprite un modo nuovo e diverso di stare assieme - e perchè no, di vivere.Giocate.