Un tempo, il tempo della scuola, si faceva forca, sega, chiodo. Lo si poteva chiamare in mille modi ma sempre rimaneva bigiare. Una volta, feci chiodo per ben 7 giorni di seguito. Tutte le mattine arrivavo a scuola e poi proseguivo, sulla mia bicicletta, pedalando velocemente dietro il mio primo fidanzatino. Si macinavano chilometri per arrivare in riva al fiume; sosta con panino al salame in qualche bottega lungo la via e poi via ore a nullafacere, lui pescando lasche, io leggendo libri. Si faceva anche l'amore, rotolandoci uno sopra l'altro, infrattati scomodamente, romanticamente persi nell'esplorazione di noi stessi, incuranti di possibili guardoni e lividi sul sedere. Lo si faceva continuamente, rischiando non solo una bella letterina dalla Preside ma anche un bebè da adolescenti.
Bigia che ti passa
Un tempo, il tempo della scuola, si faceva forca, sega, chiodo. Lo si poteva chiamare in mille modi ma sempre rimaneva bigiare. Una volta, feci chiodo per ben 7 giorni di seguito. Tutte le mattine arrivavo a scuola e poi proseguivo, sulla mia bicicletta, pedalando velocemente dietro il mio primo fidanzatino. Si macinavano chilometri per arrivare in riva al fiume; sosta con panino al salame in qualche bottega lungo la via e poi via ore a nullafacere, lui pescando lasche, io leggendo libri. Si faceva anche l'amore, rotolandoci uno sopra l'altro, infrattati scomodamente, romanticamente persi nell'esplorazione di noi stessi, incuranti di possibili guardoni e lividi sul sedere. Lo si faceva continuamente, rischiando non solo una bella letterina dalla Preside ma anche un bebè da adolescenti.