Bianco&Nero

Post N° 128


Mi sono imbattuta nel sito di Lucia Baldini.Foto stupende... e non posso che riportare quello che ha scritto l'autrice perchè rispecchia il tango vissuto dai tangueros al di là di stereotipi e cliché. Arrivano a coppie o a piccoli gruppi. Chiusi nei loro cappotti scuri, nascondono il loro desiderio di percorrere un lungo viaggio nel tempo, dell’anima.In mano delle strane bustine di stoffa dove, in attesa di essere calzate, giacciono scarpe avvolgenti ed eleganti, calzature che trasformano i piedi in luoghi di seduzione, il filo d’unione tra la mente e il corpo.La sala è in penombra, spesso illuminati da candele. A volte divengono “milonghe” delle sale spoglie, luoghi dove in altri momenti si consumano tipologie diverse di balli, luoghi capaci di trasformarsi in importanti sedi per raduni sociali. Altre volte, al contrario, sono imponenti palazzi, luoghi ricchi di specchi e stucchi, dove il suono si diffonde sulle scalinate e negli androni. Si scambiano saluti. Il popolo del tango è una comunità nomade che migra di città in città, di milonga in milonga e tutti conoscono tutti.Abbandonati i soprabiti i corpi delle donne, avvolti da abiti neri, raramente rossi, di velluto, di satin, emergono con elegante voluttuosità. Gli uomini, spesso, indossano completi neri, scarpe di vernice allacciate. La cerimonia ha inizio. Fuori dalla milonga luci al neon e rumori di auto, dentro un tuffo nel passato, la sensazione di vivere altrove, gli anni ’40, ‘50.Le prime musiche si diffondono penetrando anche negli angoli più remoti. Le orchestre di Canaro, Greco, D’arienzo ipnotizzano i cuori raccontando vite, esili, passioni, malinconie, conducendo sapientemente le coreografie del tango. Un uomo posa, con dolce determinazione, la mano sulla schiena di una donna, lei le avvicina la faccia alla spalla e in silenzio si raccontano le proprie vite, le proprie paure, i propri desideri. I loro corpi si scambiano messaggi, si avvicinano, si lasciano. I piedi diventano il pennino di stilografiche capaci di scrivere lettere d’amore. La liturgia dell’abbraccio si celebra immersa nella musica del pianoforte di Pugliese, del bandoneon di Troilo, della voce di Gardel.Ma il tango è esigente, selettivo, richiede impegno e costanza. L’approccio al tango non permette leggerezza, esige dedizione e trasporto. Il tango non si concede facilmente e la strada da percorrere per raggiungerlo e penetrarlo è lunga e intima. E’ per questo che nell’ambiente del tango il passaggio di persone è vasto, ma solo una piccola parte riesce a rimanere coinvolta pienamente.Negli ultimi 10/15 anni sono arrivati moltissimi “maestri” a trasmettere le loro conoscenze del tango. Ognuno con la propria storia e il proprio bagaglio a raccontare con il corpo e con le coreografie luoghi della memoria, dell’anima. La sensualità che sanno sprigionare ed a volte insegnare, non è altro che il frutto del sapersi leggere intimamente, di aver voglia di raccontare. Tutto il resto è solo elemento scenografico.E’ tarda notte e la serata giunge al termine. Gli ultimi brani ci portano verso la fine del viaggio. Si riprendono gli abiti della “vita normale” ci si incammina verso l’uscita con la consapevolezza di aver vissuto un momento speciale, di aver condiviso luoghi ed emozioni, e con la voglia di salire presto su un altro treno che ci porterà in un altro viaggio di tango.