Era bella Roma l’altro giorno, tra il sole e l’odore dell’erba, che si alzava a stuzzicare le narici. Correndo contro il vento ho lasciato che il mio sguardo fosse catturato da un quadro di quel grande pittore che è la Natura. Un salice spandeva i suoi rami, sconfitti dalla gravità, tutt’intorno e un tronco lungo, disteso a terra, attendeva il posarsi di un corpo. Due bambine stavano lì sedute, i capelli lunghi e biondi, e giocavano tra loro. Quanto più grandi e profondi sono gli iridi dei bambini. Loro non pensano, non scelgono cosa può o non può stare negli occhi, non selezionano pezzi di vita prima di metterli sotto i denti. Perché non c’è una vita che merita e una che non merita di essere vissuta. Non mi stancherò mai di dirlo: non è una guerra e non è una gara. I bambini lo sanno, loro giocano alla guerra non la fanno; sperimentano, di continuo, con la curiosità dei geni, e quella loro apertura consente alla bellezza di esprimersi, finalmente, eternamente. Sarebbe bello essere ancora così e stupirsi di fronte a tutto, incondizionatamente, veder esplodere la meraviglia per quella bellezza minuta che è possibile scorgere un po’ ovunque, se solo si ha voglia di guardare…ancora…e ancora…e ancora…