Non lo so se la storia è successa davvero oppure no...fattostà che ogni volta che la leggo mi da emozioni particolari e la voglio condividere con chi leggerà queste righe... "Il posto era l'Arca di Follonica, una palafitta di legno appesa a un cielo di cera ch'era stato gonfio tutto il giorno. C'eravamo arrivati nell'unico modo possibile, cioè dalla spiaggia, dopo aver camminato su una lunga e stretta passerella dritta contro il centro del mare. Nel pomeriggio si era messo a piovere e quella notte,dopo aver suonato per due ore e mezzo, era toccato ripercorrerla troppe volte, correndo zuppi nel buio, dentro ad un vento duro come il ghiaccio. Premevamo esausti sulla fila di persone che se ne andava sotto l'ombrelo, piegati sugli amplificatori perchè l'acqua nn arrivasse alle valvole nel percorso fino alle macchine. Non c'era spazio.Avrei voluto urlare,ma ero un musicista, non un facchino sotto la pioggia. Finito il carico tornai nel locale, cercai il padrone. "Spelndido," fece col naso e gli occhietti appuntiti "vi richiamo".Contai i soldi e gli strinsi la mano. Appena fuori trovai gli altri sotto la veranda.Cesare aveva da fumare.Era il '92,quella notte, Fabri non c'era,l'idea di incidere un album nemmeno;non c'era lavoro e nemmeno la laurea.Nessun senso di appartenenza.Nessuna certezza. Il vento spazzava le cose,la schiuma mangiava la spiaggia.Buio e rumori profondi. Dalla terra,segnali di rabbia.Di notte,a novembre,guardammo il mare senza sognare. Con Zama andò Pau,io e Franco salimmo con Cesare. Sulla via del ritorno ci mettemmo davanti,dopo una curva all'improvviso sbucammo dal bosco. Non piove più, compare la luna. l'auto prende a scendere su una striscia che taglia in due una radura d'erba bassa e pochi alberi sparsiUna strada in discesa incredibilmente dritta e lunga,un rettilineo sparato sull'infinito. Niente case o segnali di vita.Solo un camion a rimorchio che ci para la via.Cesare fa per sorpassarlo, ma ecco che questo si porta in mezzo alla carreggiata. Siamo costretti a rientrare.Ha sonno, non ci ha visti.Ci riproviamo.Ma di nuovo niente da fare,siamo alle solite. "Cazzo!Suonagli a quello stronzo.Non vedi che ci butta fuori?" Cesare non suona, abbaglia soltanto ma lo fa energicamente.Impossibile,a questo punto, non averci notati. Ci riprova, s'allarga sulla sinistra,abbaglia di nuovo,accellera. Siamo a metà del rimorchio ma ecco che il camion si riallarga pericolosamente.Viene proprio contro di noi, se andiamo avanti ci spinge fuori.Siamo di nuovo costretti a rientrare. "non ci credo, non può essere ma che sta succedendo?" Si sveglia anche Franco.Dietro c'è Zama che abbaglia. Guardo il contachilometri, si va a passo d'uomo, la situazione è paradossale Cesare non ne può più,si mette a suonare. Io sto urlando, Cesare sta urlando,Franco sta urlando...ricomincia il sorpasso, siamo sul fianco di quel bestione;eccolo che viene contro di noi .Non molliamo,lui non molla;non molliamo e lui non molla. Apro il finestrino per urlargli in faccia,ma finalmente quello sembra cedere,lo fa lentamente,con cautela;quasi volesse esser padrone della nostra andatura e noi lo assecondiamo. Il finestrino è sempre aperto,entra l'inferno,metto fuori la testa. All'altezza della cabina dell'autista,siamo pronti a dar fondo all'intero catalogo degli insulti e dei gestacci peggiori,ma la scena che si presenta stravolge ogni punto di vista. Nel fascio di luce dei fari del camion,c'è una piccola lepre che corre a più non posso.E' sremata,chissà da quanto sta correndo così, in linea retta.Non può scartare di lato:la sua visuale è circoscritta dal cono dei fari. Subiamo in silenzio la scena.Non c'è nulla che si possa fare. Se non fermarci. Ma questa possibilità non ci viene in mente e neanche al camionista.Siamo catapultati dentro alla storia,e ora ci tocca viverla ed è una storia profonda e importante;da qui si vede la vita,e forse la morte. L'asfalto è un panno blu, nel silenzio guardo la lepre e penso:"Dai,dai!...".Che poi non è silenzio,perchè c'è il motore del camion e la voce di Cesare che,piano,fa:"Dai,dai!..." Nel silenzio sono una lepre che corre,non sto scappando,mi preme la vita. Sento il cuore che mi spezza le tempie,e sento il rumore,il rumore di qualcosa che sta per esplodere. E' il motore del camion,è una lepre che corre;e lo stesso è il mio cuore,e quello di Franco,che è una lepre che corre,e come me,come tutti,qui,corre e pensa "Dai,dai!..." La lepre fa un salto ed è già sul prato.Libera. Liberi. Scoppiamo in un urlo di gioia, un concerto di voci e di clacson.Noi.E il camion.E Zama.E Pau. Finito il sorpasso, mi sporgo e mi volto.Voglio vedere e salutare il camionista. Nella cabina,in un velo di luce,con un berretto da baseball e le braccia sottili,lo giuro,sorrise un angelo con i baffi." Signori...questo era Drigo, non ho altro da aggiungere!
Siamo lepri che corrono
Non lo so se la storia è successa davvero oppure no...fattostà che ogni volta che la leggo mi da emozioni particolari e la voglio condividere con chi leggerà queste righe... "Il posto era l'Arca di Follonica, una palafitta di legno appesa a un cielo di cera ch'era stato gonfio tutto il giorno. C'eravamo arrivati nell'unico modo possibile, cioè dalla spiaggia, dopo aver camminato su una lunga e stretta passerella dritta contro il centro del mare. Nel pomeriggio si era messo a piovere e quella notte,dopo aver suonato per due ore e mezzo, era toccato ripercorrerla troppe volte, correndo zuppi nel buio, dentro ad un vento duro come il ghiaccio. Premevamo esausti sulla fila di persone che se ne andava sotto l'ombrelo, piegati sugli amplificatori perchè l'acqua nn arrivasse alle valvole nel percorso fino alle macchine. Non c'era spazio.Avrei voluto urlare,ma ero un musicista, non un facchino sotto la pioggia. Finito il carico tornai nel locale, cercai il padrone. "Spelndido," fece col naso e gli occhietti appuntiti "vi richiamo".Contai i soldi e gli strinsi la mano. Appena fuori trovai gli altri sotto la veranda.Cesare aveva da fumare.Era il '92,quella notte, Fabri non c'era,l'idea di incidere un album nemmeno;non c'era lavoro e nemmeno la laurea.Nessun senso di appartenenza.Nessuna certezza. Il vento spazzava le cose,la schiuma mangiava la spiaggia.Buio e rumori profondi. Dalla terra,segnali di rabbia.Di notte,a novembre,guardammo il mare senza sognare. Con Zama andò Pau,io e Franco salimmo con Cesare. Sulla via del ritorno ci mettemmo davanti,dopo una curva all'improvviso sbucammo dal bosco. Non piove più, compare la luna. l'auto prende a scendere su una striscia che taglia in due una radura d'erba bassa e pochi alberi sparsiUna strada in discesa incredibilmente dritta e lunga,un rettilineo sparato sull'infinito. Niente case o segnali di vita.Solo un camion a rimorchio che ci para la via.Cesare fa per sorpassarlo, ma ecco che questo si porta in mezzo alla carreggiata. Siamo costretti a rientrare.Ha sonno, non ci ha visti.Ci riproviamo.Ma di nuovo niente da fare,siamo alle solite. "Cazzo!Suonagli a quello stronzo.Non vedi che ci butta fuori?" Cesare non suona, abbaglia soltanto ma lo fa energicamente.Impossibile,a questo punto, non averci notati. Ci riprova, s'allarga sulla sinistra,abbaglia di nuovo,accellera. Siamo a metà del rimorchio ma ecco che il camion si riallarga pericolosamente.Viene proprio contro di noi, se andiamo avanti ci spinge fuori.Siamo di nuovo costretti a rientrare. "non ci credo, non può essere ma che sta succedendo?" Si sveglia anche Franco.Dietro c'è Zama che abbaglia. Guardo il contachilometri, si va a passo d'uomo, la situazione è paradossale Cesare non ne può più,si mette a suonare. Io sto urlando, Cesare sta urlando,Franco sta urlando...ricomincia il sorpasso, siamo sul fianco di quel bestione;eccolo che viene contro di noi .Non molliamo,lui non molla;non molliamo e lui non molla. Apro il finestrino per urlargli in faccia,ma finalmente quello sembra cedere,lo fa lentamente,con cautela;quasi volesse esser padrone della nostra andatura e noi lo assecondiamo. Il finestrino è sempre aperto,entra l'inferno,metto fuori la testa. All'altezza della cabina dell'autista,siamo pronti a dar fondo all'intero catalogo degli insulti e dei gestacci peggiori,ma la scena che si presenta stravolge ogni punto di vista. Nel fascio di luce dei fari del camion,c'è una piccola lepre che corre a più non posso.E' sremata,chissà da quanto sta correndo così, in linea retta.Non può scartare di lato:la sua visuale è circoscritta dal cono dei fari. Subiamo in silenzio la scena.Non c'è nulla che si possa fare. Se non fermarci. Ma questa possibilità non ci viene in mente e neanche al camionista.Siamo catapultati dentro alla storia,e ora ci tocca viverla ed è una storia profonda e importante;da qui si vede la vita,e forse la morte. L'asfalto è un panno blu, nel silenzio guardo la lepre e penso:"Dai,dai!...".Che poi non è silenzio,perchè c'è il motore del camion e la voce di Cesare che,piano,fa:"Dai,dai!..." Nel silenzio sono una lepre che corre,non sto scappando,mi preme la vita. Sento il cuore che mi spezza le tempie,e sento il rumore,il rumore di qualcosa che sta per esplodere. E' il motore del camion,è una lepre che corre;e lo stesso è il mio cuore,e quello di Franco,che è una lepre che corre,e come me,come tutti,qui,corre e pensa "Dai,dai!..." La lepre fa un salto ed è già sul prato.Libera. Liberi. Scoppiamo in un urlo di gioia, un concerto di voci e di clacson.Noi.E il camion.E Zama.E Pau. Finito il sorpasso, mi sporgo e mi volto.Voglio vedere e salutare il camionista. Nella cabina,in un velo di luce,con un berretto da baseball e le braccia sottili,lo giuro,sorrise un angelo con i baffi." Signori...questo era Drigo, non ho altro da aggiungere!