Un blog creato da goccedimemoria78 il 13/07/2006

NOTE DI PENSIERI

PARLARE DI MUSICA, DI PENSIERI E DI VITA

 
 
 
 
 
 

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CHE STRANI INDIVIDUI SUL TUO CAMMINO

Post n°47 pubblicato il 04 Maggio 2007 da goccedimemoria78
 

A volte, nei sogni si cerca la strada
Per arrivare a destinazione
Si accende la nostra anima
Per illuminare la via
Ma durante il nostro cammino
Si incontrano persone
Che interpretano il gatto e la volpe
Che oscurano il tuo cammino
E annebbiano la mente
Persone mosse dal desiderio di farti cadere
Che fanno finta di esserti amico/a,
Ma che in realtà fanno di tutto per ridicolizzarti.
Sono persone molto sottili, che agiscono al limite dell'evidenza,
Hanno paura di mettere in risalto la bravura altrui,
Le competenze altri, pur avendo delle grandi capacità
E grande preparazione.
Non danno il loro sapere per paura di essere superati e si
Nascondono dietro effimere giustificazioni.
Hanno atteggiamenti ruffiani verso chi può dar loro
Qualcosa e sanno che in fondo li stanno sfruttando.
Nonostante questo, vengono apprezzati
Più di tanta altra gente molto più corretta e umile.
Sono individui che si nascondono dietro falsa umiltà,
Che non si fanno scrupoli a gettare via una persona
Dopo averla usata per bene,
Inventando tutte le scuse possibili e immaginabili.
Ho imparato a riconoscere tali persone,
Tra migliaia di persone.
Individui non sinceri, che dietro ad una buona azione,
Si nasconde un perchè, dettato da altri scopi,
Ben diversi da ciò che vogliono far credere.
Il mio intuito con il passare degli anni
Si è raffinato, affinato, si è evoluto, benché io dia sempre
Il beneficio del dubbio, per non saltare a conclusioni affrettate
E così, come dono agli altri il mio sapere, la mia bontà
Nello stesso modo lo tolgo indipendentemente
Da chi si pone sul mio cammino.
La vita purtroppo è una giungla
Vive chi ha spirito di sopravvivenza dicono loro,
La correttezza così è divenuta mera utopia!
Persino vivere bene e in pace con gli altri è
Divenuta utopia.

 
 
 

LA MUSICA ED I MUSICISTI/ARTISTI

Post n°34 pubblicato il 16 Novembre 2006 da goccedimemoria78
 
Foto di goccedimemoria78

A seconda dell'impegno che mettiamo nel fare le cose, diamo una percentuale, più o meno, variabile delle nostre capacità effettive.

Ma è anche vero che la differenza sostanziale è data dalla convinzione, dall'amore, dal pathos, dall'anima e dalle motivazioni che ci spingono a realizzare i nostri sogni ed il nostro futuro.
E' da questo che si distingue e si innalza, rispetto alla massa, il vero Musicista/Artista.

Tutti quelli che non si ritrovano in questo, dovrebbero lavorare su se stessi e capire cosa si vuole dalla vita.
L'importante è comunque non rincorrere labili successi, fugaci popolarità e trovarsi successivamente in balia di eventi "catastrofici" e rinchiusi dentro le proprie maschere.

Mi viene in mente una frase che magari non c'entra niente con il resto del discorso, ma che racchiude in sè il mio pensiero musicale ed il mio modus vivendi e la scrivo per voi che leggete, magari incita a meditare.

"... Non è lo strumento che fa il Musicista/Artista, ma è il Musicista/Artista che fà lo strumento. Diviene  lui stesso strumento, un'unica anima, che si libera all'unisono..."

 
 
 

LA II GUERRA MONDIALE:

Post n°24 pubblicato il 03 Ottobre 2006 da goccedimemoria78
 
Tag: NONNO

I PRIGIONIERI DI GUERRA ITALIANI IN RUSSIA.

Salve a tutti.

Come reduce del fronte Russo, della guerra del 1940/45, ricordo benissimo, nel periodo di novembre-dicembre 1942, sul Don, che ero nella zona tra Nuova Kalitiwa e Filonovo e gli apparecchi Russi, buttavano dei manifestini, invitando i combattenti a disertare, garantendo la completa ospitalità, quasi come in albergo, con tutti i confort ed alla fine della guerra il rientro in Italia, quindi restituiti alla Patria. Ne raccolsi molti, erano di tre tipi. Lessi i volantini constatando che erano falsità, perché come sappiamo bene, i comunisti sono tutti falsi e ipocriti.

Dico questo perché ho riletto il "Rapporto sui prigionieri di guerra Italiani in Russia" della quale riporto un articolo che ne parla in modo abbastanza esauriente su detto rapporto:

Quei prigionieri dimenticati

Di Sergio Bertelli.

Il tenente di vascello Evgenij Zhirnov non è nuovo al pubblico italiano, perché era già intervenuto, sul dramma dei prigionieri italiani in Russia in "Pci. La storia dimenticata", dove aveva raccontato in breve come i nostri soldati fossero stati decimati non già in battaglia, ma nelle marce forzate di trasferimento nei campi d'internamento, soprattutto vittime del disordine burocratico russo. Qui apprendiamo che non si trattò solo di disorganizzazione. Le sorti dei nostri prigionieri si intrecciarono fortemente con le vicende politiche, essi furono prima di tutto degli ostaggi, nella mani sia dei sovietici che dei collaborazionisti italiani. Chi non si sottopose ai continui ricatti, la pagò cara. Come il cappellano Giovanni Brevi, scelto come merce di scambio, per aiutare il senatore comunista Edoardo D'Onofrio (uno dei collaborazionisti che cercavano di indottrinare, indossando la divisa militare dell'esercito sovietico, i propri connazionali rinchiusi nei campi). Era successo che, una volta rimpatriati, un gruppo di soldati aveva accusato D'Onofrio "di aver collaborato coi servizi speciali sovietici e di aver causato danni morali ai prigionieri italiani credenti. I diplomatici sovietici, per aiutare D'Onofrio, chiedevano di trovare materiali compromettenti sul conto degli ex prigionieri che al processo del senatore comunista figuravano come testimoni a carico.

Tutta l'attenzione era rivolta, in primo luogo, alla figura del cappellano Don Enelio Franzoni. Il Mid, con ogni probabilità su suggerimento dello stesso D'Onofrio, era informato dell'esistenza, negli archivi del Mvd, di una delazione di Don Franzoni nei confronti di un altro cappellano prigioniero di guerra, Don Giovanni Brevi". La colpa di Don Brevi era stata quella di aver tenuto un quadernetto, poi sequestratogli, nel quale aveva registrato i nomi dei commilitoni morti nel lager in cui era internato, con l'annotazione per ciascuno: "fucilato dai russi, torturato a morte, morto di fame" e di comportarsi, negli interrogatori, "con sfrontatezza" (come si sa, le convenzioni internazionali vietano di interrogare i prigionieri di guerra). Internato in un Gulag vero e proprio, condannato a dieci anni di galera solo per essersi rifiutato di lavorare (altra cosa vietata), il cappellano era passato da un campo all'altro, pur tempestando di lettere le autorità sovietiche e chiedendo che i suoi appelli fossero inoltrati in Vaticano. Ma Don Brevi non fu il solo caso sul quale i russi si accanirono tanto. "Nell'autunno del 1945, dopo quasi tre anni di tremenda prigionia, l'Unione Sovietica restituì i soldati italiani prigionieri nel suo territorio. Molti mesi dopo, nel luglio 1946, quando ormai in Italia i giochi politici erano fatti, Stalin e i "commissari politici" italiani permisero il rimpatrio degli ufficiali".

I due autori non mancano di ricordare la terribile risposta che Togliatti diede a chi gli chiedeva di far qualcosa per salvare i nostri connazionali: "Se un buon numero di prigionieri morirà in conseguenza delle dure condizioni di fatto non ci trovo assolutamente da dire […]". Commentano Bigazzi e Zhirnov: "In pratica, giustificando in pieno le atroci esecuzioni sommarie, le privazioni di ogni tipo e lo sterminio di gente inerme convogliata verso campi di prigionia che assomigliavano più a dei "lager della morte", Togliatti dette le direttive per il comportamento dei "commissari politici" italiani incaricati di "rieducare" i prigionieri dell'Armir, nei lager staliniani". Gli autori sono anzi riusciti a rintracciare un opuscolo stilato da Dmitrij Manuil'skij, nell'ambito della Direzione superiore politica (GlavPU) dell'Armata Rossa, per l'organizzazione del lavoro di indottrinamento dei prigionieri di guerra, soprattutto degli italiani, il cui scopo precipuo era quello di reclutare agenti. Il colonnello Krastin, comandante del lager n. 160 a Suzdal', in un rapporto del 10 maggio 1945, diceva che il gruppo "antifascista" comprendeva 185 persone, ma che "il lavoro antifascista veniva costantemente frenato dagli ufficiali reazionari, in special modo dagli alti ufficiali", fra questi, il generale Umberto Ricagno e i cappellani, i quali cercavano "costantemente di esercitare la loro influenza sugli ufficiali e sui soldati credenti" occupandosi "periodicamente di propaganda religiosa" (!).

Come si legge nel Rapporto sui prigionieri di guerra italiani in Russia dell'Unirr, del maggio 1995 (parzialmente riportato nel libro): "I russi erano furibondi con questi ufficiali che, anziché piegarsi, diventavano sempre più refrattari, insolenti, motivo di disordine e cattivo esempio per i prigionieri delle altre nazionalità egualmente isolati nello stesso campo di punizione". Dopo l'avvenuto rimpatrio dei sopravvissuti, restarono in mano dei sovietici ventotto prigionieri (tra i quali proprio il generale Ricagno, oltre al cappellano Brevi). Accusati di aver commesso atrocità, per anni i tribunali sovietici furono incapaci di trovare delle prove certe in base alle quali giudicarli. Eppure, quando una delegazione dell'Unione donne italiane, si recò a Mosca, nell'estate del 1947, e fu ricevuta dal tenente generale K. D. Golubev, vicedelegato del Consiglio dei ministri per gli affari del rimpatrio, Giuliana Nenni e le deputate comuniste Rina Picolato ed Elettra Pollastrini non esitarono a prendere per oro colato tutte le bugie snocciolate in modo imperturbabile da un generale ben abituato alla dezinformacija. Quei ventotto erano divenuti, in realtà, merce di scambio, per ottenere dall'Italia la consegna di prigionieri russi. Convinto che la miglior difesa è l'attacco, il generale Golubev accusò gli italiani esattamente delle colpe di cui si erano macchiati e continuavano a macchiarsi i sovietici: "Gli italiani non ci consegnano tutti i cittadini sovietici da rimpatriare (si trattava in maggioranza di ucraini, bielorussi, lettoni, lituani che si erano uniti ai tedeschi) […] oltre mille cittadini sovietici, di competenza delle autorità italiane, non possono tornare in patria […] il governo sovietico, invece, come avete potuto constatare, ha lealmente rinviato in patria tutti gli italiani".

A parte il fatto che molti di costoro non intendevano affatto rientrare in patria, ben immaginando la sorte che li avrebbe attesi, molti di essi non erano nemmeno nelle mani del governo italiano, ma in campi di raccolta controllati dagli americani! Eppure, diligentemente, Pollastrini prometteva di presentare un'interrogazione, appena rientrata in Italia, all'Assemblea costituente! Solo il 5 giugno 1953 la Sezione militare della Corte suprema deliberò la scarcerazione di tutti i prigionieri italiani. Era il momento in cui la lotta al Cremlino era aperta: Malenkov doveva far fuori Lavrentij Beria, mentre Kruscëv si apprestava a sua volta ad esautorare la trojka Malenkov-Molotov-Kaganovis. Gli ultimi prigionieri italiani, vittime di un gioco più grande, potevano finalmente partire per Vienna. Solo Don Brevi e il capitano Ludovico Scagliotti, reo confesso di aver rubato, con altri commilitoni, un torello ad un contadino (!), furono costretti ad attendere il gennaio successivo! Resta da dire della sorte dei collaborazionisti e delatori. Alcuni dei primi sarebbero divenuti dirigenti del Pci, come Edoardo D'Onofrio o Paolo Robotti, il cognato di Togliatti, che ai prigionieri che protestavano di non ricevere posta - come era loro diritto - rispondeva sprezzante: "Le vostre donne non hanno tempo per scrivervi, si divertono con gli americani". Quanto alle spie, alcune avrebbero ricevuto la lezione che meritavano dalle stesse vittime, lungo il viaggio di ritorno in patria; il soldato Antonio Mottola, che i sovietici avevano scaricato dopo averne goduto dei servigi, andò invece incontro ad una condanna a dieci anni nella fortezza di Gaeta.
DI Sergio Bertelli.

Perchè, se non sia stato già fatto, non si dà una copia di detto rapporto a tutti i componenti della sinistra attualmente al governo?

Sono sicuro che tutto ciò già lo sanno, ma bisognerebbe rinfrescare loro la memoria, particolarmente ai comunisti di Bertinotti, D'Alema, Cossutta e tanti altri, che sono degli stranieri.

Quello che voglio ancora ribadire è che, tanto la Destra che la Sinistra, smettano con le loro beghe di odio politico, e diano il titolo di "Cavalieri del Tricolore" non solo a noi, ancora viventi, ma anche ai familiari dei caduti in prigionia e che pensino, quelli che siedono sull poltrone del potere, a governare nell'interesse dell'Italia e degli Italiani Doc, senza andare dietro alle varie nazioni. Se chi è al potere non è capace di governare e parlare a nome dell'Italia e degli italiani, che si dimetta.

 
 
 

AMICIZIA: REALTA' OPPURE UTOPIA?

Post n°22 pubblicato il 26 Settembre 2006 da goccedimemoria78
 
Foto di goccedimemoria78

L'amicizia oggi, è un sentimento surreale.

Mi è capitato di sentire frasi del tipo "questo è un mio amico" e magari si trovano a parlare occasionalmente, oppure, quando si incontrano per strada, "gli amici", si salutano con un superficiale "ciao".

Mi domando, ma l'amicizia non sarà diventata Utopia? Esiste ancora, è mai esistita, oppure è solo una "leggenda metropolitana"? Credo, onestamente, di non avere mai incontrato questo magnifico esemplare. Si sarà estinto? Oppure io sono sbagliata? Boh!?!?! Fatto sta che riscontro questo particolare in tutte le persone che conosco o che ho conosciuto.

L'amico di oggi, ha acquisito tanti "pregi", facciamo qualche esempio per capirne di più:

- Se stai male, invece di esserti vicino ed aiutarti, dribla agilmente e spudoratamente la tua richiesta di aiuto, cercadoti qualsiasi scusa per defilarsi! Lo stesso, se gli cerchi un favore!

- Se sei felice e realizzato, invece di gioire insieme a te, prova un non so chè di fastidio e di invidia, perché, magari vorrebbe essere al posto tuo!

- Se sei una persona interessante, piena di qualità, di virtù ed intelligente, fà di tutto per screditarti davanti alle persone, per non fare incentrare l'attenzione sulle sue poche qualità.

- Se commetti degli errori, invece di dirti: "Oh! Ma che fai, sei impazzito? Guarda che stai sbagliando!", ti fa un sorrisino e ti dice magari di fregartene, per poi andare a vomitare le tue cose alle prime persone che gli capitano di fronte.

- L'amico, ti cerca tanto, ti riempie di attenzioni, ma solo se gli servi, esaurita la "materia prima", scompare senza lasciare traccia.

- Se qualcuno parla male di te, invece di prendere le tue difese, si unisce al calunniatore.

Potrei fare un elenco lungo di esempi, però mi dilungherei troppo.

Credo che oggi, l'uomo tenda troppo a mettersi al centro dell'attenzione, non esiste più la lealtà, eccetto qualche esemplare vivente in via di estinzione. Cercano tutti di sfruttare l'altro per il proprio tornaconto personale a discapito di tutto.

Non si guarda piu' in faccia nessuno. Oggi vige la regola "morte tua, vita mia", "non m'importa se, l'importante che io"

Bisogna darsi una svegliata ed una regolata! L'amicizia non può essere così superficiale, così ipocrita, perché è il sentimento più bello che esiste!

L'amicizia, non può diventare Utopia.

 
 
 

CIAO A TUTTI... DA TERESA

Post n°2 pubblicato il 13 Luglio 2006 da goccedimemoria78

Questo è il mio blog... l'ho creato in questo preciso istante!! :-)

Qui potete lasciare i vostri pensieri, potete parlare di musica ed anche di attualità!

BENVENUTI....! :-)))

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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