ALTRELETTERE

Le parti dell'Amore. Infinito


Certe volte i pensieri affollano la mente, arrivano come stormi, a frotte, e volte sono voli d’uccelli e solo a guardarli, in alto, voli. Altri sono branchi di lupi che prendono a morsi il tuo cervello, e allora sotto quei denti sanguinano ricordi e poi le parole, e non hai un fucile o un coltello, e non sai come scappare, e allora, vuol dire che li devi affrontare, con le mani nude, magari, ma li devi affrontare.   Prese un foglio, bianco, e con la penna segnò un punto. Poi lo girò da ognuno dei quattro lati, guardando sempre il punto.   Era inequivocabilmente un punto da qualsiasi parte lo si fosse guardato.   Riprese la penna in mano. Intorno al punto disegnò un cerchio facendo però attenzione a lasciare il punto non al centro ma spostato verso una parte della sua circonferenza.   Girò ancora il foglio su ciascuno dei quattro lati. Il punto, a seconda della visuale, cambiava la sua posizione rispetto al perimetro del cerchio.   Tracciò una linea che passava sopra quel punto. Il cerchio venne diviso in due metà apparentemente uguali. Ora girando il foglio, si vedevano chiaramente. Erano due parti distinte seppure identiche. Così era l’illusione nel guardarle dai due lati opposti. E proprio quello fu il momento dell’intuizione. Per quanto identiche le due metà potessero diventare, ogni volta che se ne vedeva una, l’altra non era una parte uguale, era invece il suo opposto.   E per capirlo meglio, o forse per poterselo spiegare, mise una lettera A maiuscola su una metà mentre l’altra la segnò con B. Guardando A era chiaro, in quel momento, che B non era la stessa parte, ma un’altra parte con un altro nome.   Si sedette. L’idea cominciava a prendere forma.   “Così – pensò – è la regola nell’amore. Ognuno pensa che sia un cerchio, o un punto, ognuno invece porta la sua metà che lo compone, e fintanto che non le nomina, queste due parti, gli appaiono uguali, ma quando invece si inizia a distinguer la propria parte,quel che si è portato, inevitabilmente, ci si accorge che l’altra, pur se sostanzialmente identica, è inevitabilmente differente. Ha un altro nome, è il punto di vista di un’altra persona”.   L’idea che tutti chiamassero amore una cosa, come se questa fosse uguale per tutti lo fermò nei suoi pensieri. Anche i lupi dentro la testa cessarono di masticare.   Buttò di getto quelle parole sulla carta e le guardò dal primo lato, poi le girò lentamente. Sul lato opposto alla base apparivano come una serie di lettere senza senso.   Si sorrise.   Cos’era l’immagine dell’amore se non l’idea di due metà che si fondono? Le due parti della mela che si congiungono. Ed allora il punto sta non nella mela intera, o nelle sue metà, ma nel punto, anzi, lungo la linea della loro congiunzione, perché il segreto che rendere impossibile nominare le parti è quello che sa nascondere, lo iato delle rispettive differenze.   “Ci vorrebbe una forza, un ordine, o solamente la convinzione, di poter guardare sempre e solamente la forma intera. Ci vorrebbe nell’amore, la capacità di smettere di guardare la propria parte, di dare un nome a ciascuna metà, ci vorrebbe una capacità superiore, per questo, forse, amare è così difficile, e così raro”.   Poggiò il foglio sopra il tavolo e accese la radio, dall’apparecchio appoggiato sulla mensola uscirono le prime note di un pianoforte che subito riconobbe, che subito invase la stanza. Si sedette sul divano ad ascoltare chiudendo gli occhi e lasciando che l’immaginazione seguisse il volo immaginario di quelle mani lungo una tastiera che nel sali e scendi delle scale, pareva dilatarsi all’infinito.   “Infinito” ecco il concetto che legava alla perfezione il suono che si spandeva nell’aria ai suoi pensieri dell’amore. Un amore che non s’interrompe, cambia di spazio o meglio, di tono, a volte, E’ greve in certe parti e poi diventa acuto e leggero. Un susseguirsi di accordi a volte armonici altre dissonanti che tutti insieme compongono la partitura, la composizione di un opera che non è mai terminata.   Infinito, così vedeva il limite vero dell’amore che quando inizia non conosce applauso o termine, ma solo il continuo dipanarsi delle sue note.   Prese il foglio, guardò il cerchio. Non vedeva più le due parti, né il verso né il suo opposto. Poggiò lo sguardo al bordo della sua finestra, lo lasciò vagare oltre il punto d’orizzonte e lì trovò lo sguardo di lei che guardava un punto.   Forse domani, o un altro giorno, avrebbe visto il cerchio e poi la retta, e nominate le parti A e l’altra B le avrebbe divise con lo sguardo per poi, magicamente, saperle riunire col cuore.   Perché l’amore è così, sembra impossibile e poi, d’improvviso trova compimento solo in quello stato limite che il cuor comprende e la mente finge d’intuire chiamandolo  semplicemente: Infinito