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Partito Comunista dei Lavoratori

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I QUATTRO PUNTI PER ADERIRE AL McPCL

 
I QUATTRO PUNTI PROGRAMMATICI DEL MOVIMENTO COSTITUTIVO DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

(23 giugno 2006)

Il Movimento costitutivo del Partito Comunista dei Lavoratori intende recuperare e attualizzare il patrimonio programmatico del marxismo rivoluzionario riscattandolo dalla lunga rimozione teorica e pratica di cui è stato oggetto da parte della socialdemocrazia e dello stalinismo.
Questo recupero e attualizzazione si concentra su quattro assi di fondo che indichiamo come base politica di principio del nuovo movimento.

1 – RIVENDICHIAMO L’ INDIPENDENZA POLITICA DEL MOVIMENTO OPERAIO E DEI MOVIMENTI DI LOTTA DALLE FORZE DELLA BORGHESIA: dai suoi interessi, dai suoi partiti, dai suoi governi.
I marxisti rivoluzionari hanno sempre contrastato le politiche di collaborazione con le classi dominanti collocandosi all’ opposizione dei loro governi. Questo principio di indipendenza della classe lavoratrice dalla borghesia è, se possibile, ancor più attuale nell’odierna situazione storica. La crisi del capitalismo e il crollo dell’URSS hanno chiuso lo spazio storico del riformismo. Ogni coalizione di governo delle sinistre e dei “comunisti” con le forze della borghesia significa la loro corresponsabilizzazione alle politiche controriformatrici della classe dominante. Tutta l’ esperienza internazionale degli ultimi quindici anni lo riprova in forma inequivocabile: i governi di centrosinistra in Italia, il governo Jospin in Francia, il governo Lula in Brasile, hanno tutti amministrato e amministrano , in forme diverse, gli interessi della borghesia contro gli interessi dei lavoratori e delle grandi masse. Il nuovo governo Prodi-Padoa Schioppa, i suoi programmi annunciati in politica estera e politica sociale, si pongono sullo stesso terreno. Ed anzi riflettono una diretta investitura nel centrosinistra dei settori più significativi del grande padronato.
Intendiamo combattere questa politica nel nome di una linea alternativa. Siamo certo favorevoli all’ unità di classe dei lavoratori e dei movimenti di lotta delle classi subalterne, ma per una loro piena autonomia dalle forze avversarie e in funzione di un’alternativa vera. Solo l’ opposizione ai governi della borghesia può preparare le condizioni di un’ alternativa anticapitalistica. Solo l’ opposizione radicale ai governi della borghesia può strappare risultati concreti e conquiste parziali com’ è dimostrato dalla recente vittoria della rivolta sociale dei giovani e lavoratori francesi contro le misure di precarizzazione del lavoro.
Vogliamo dunque batterci per l’ unità di lotta di tutte le espressioni del movimento operaio e dei movimenti di massa attorno ad un autonomo polo di classe anticapitalistico.


 

I QUATTRO PUNTI

 
2 – CI BATTIAMO PER LA CONQUISTA DEL POTERE POLITICO DA PARTE DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI, BASATO SULL’ AUTORGANIZZAZIONE DI MASSA, come leva della trasformazione socialista.
La prospettiva socialista è la ragione d’ essere del comunismo. I comunisti si battono contro un’ organizzazione capitalistica della società che concentra nelle mani di una piccola minoranza privilegiata tutte le leve decisive dell’ economia e il grosso della ricchezza sociale: un’ organizzazione capitalistica che si basa sullo sfruttamento del lavoro, sul saccheggio dell’ ambiente, sull’oppressione dei popoli; e che oggi conosce il prepotente ritorno delle politiche di potenza dell’ imperialismo e degli imperialismi per una nuova spartizione delle zone di influenza, per la conquista dei mercati, delle materie prime, della manodopera a basso costo. Solo il rovesciamento del capitalismo e dell’ imperialismo può liberare un futuro diverso per l’ umanità. Solo la proprietà sociale dei mezzi di produzione e delle leve della finanza può consentire la riorganizzazione radicale della società umana attorno al primato dei bisogni e delle esigenze collettive, e non del profitto di pochi.
La conquista del potere politico da parte delle classi lavoratrici è un passaggio decisivo di questa prospettiva di liberazione. Il potere dei lavoratori e delle lavoratrici non ha niente a che vedere né con la cosiddetta “democrazia partecipativa”, né con la dittatura burocratica di caste privilegiate. Esso si basa – come voleva Marx – sull’ autorganizzazione democratica dei lavoratori stessi, sulla revocabilità permanente degli eletti, sull’ assenza di ogni privilegio sociale degli eletti rispetto ai loro elettori come nei grandi esempi della Comune di Parigi e della rivoluzione russa delle origini. Contro l’ attuale dittatura degli industriali e dei banchieri – che si fa chiamare”democrazia” – si tratta di lottare per la democrazia autentica: il potere dei lavoratori e della maggioranza della società quale leva di riorganizzazione della società stessa.


 

I QUATTRO PUNTI

 
3 – RIVENDICHIAMO IL LEGAME NECESSARIO TRA GLI OBIETTIVI IMMEDIATI E GLI SCOPI FINALI.
Come scriveva Marx, i comunisti difendono nel presente il futuro del movimento operaio e della prospettiva socialista. La coesione coerente tra rivendicazioni immediate e conquista del potere politico è un carattere decisivo della politica rivoluzionaria: contro ogni separazione tra minimalismo dell’ azione quotidiana e propaganda astratta del socialismo. Questa connessione – che fu alla base dei partiti comunisti delle origini – è tanto più attuale nel contesto odierno della crisi del capitalismo e del riformismo, laddove ogni seria lotta di massa per le esigenze immediate dei lavoratori tende a cozzare con le compatibilità sempre più strette del regime capitalistico, e viceversa ogni rinuncia alla prospettiva anticapitalista conduce in un vicolo cieco le stesse lotte immediate.
La necessità di ricondurre gli obiettivi immediati ad una prospettiva anticapitalista non riguarda solamente le rivendicazioni sociali della classe lavoratrice ma tutte le domande di emancipazione e liberazione: le domande di tutela della natura e dell’ ambiente, le rivendicazioni “pacifiste”, le domande di liberazione della donna, le stesse rivendicazioni anticlericali e per i diritti civili. Ognuna di queste domande cozza, direttamente o indirettamente con un’organizzazione capitalistica della società che fa del profitto l’unica sua religione e che si basa sulla violenza quotidiana dell’oppressione, della segregazione, dell’ ipocrisia, verso la maggioranza dell’ umanità. Ognuna di queste domande esige una risposta anticapitalistica.
Per questi il Movimento del Partito Comunista dei Lavoratori si impegna nella classe operaia e in ogni movimento di lotta dei settori oppressi della società per sviluppare la coscienza delle masse in senso anticapitalistico, per ricondurre ogni loro obiettivo alla necessità di un’ alternativa di sistema.
 

I QUATTRO PUNTI

 
4 – RIVENDICHIAMO LA NECESSITA’ DI UN’ ORGANIZZAZIONE RIVOLUZIONARIA DEI COMUNISTI.
Il movimento comunista nacque come movimento internazionale. Perché la prospettiva socialista è realizzabile compiutamente solo su scala internazionale, solo rovesciando la realtà internazionale del capitalismo e dell’ imperialismo.
Tanto più oggi il recupero di un’ organizzazione rivoluzionaria dell’avanguardia di classe internazionale è condizione indispensabile di un’ autentico rilancio di una prospettiva comunista. Tanto più oggi dopo il crollo dell’ UIRSS il quadro capitalistico è profondamente integrato sul piano mondiale. La realtà della cosiddetta “globalizzazione” capitalistica acuisce la concorrenza e le divisioni nella classe lavoratrice internazionale, tra diversi paesi e continenti. Ogni seria lotta di classe sul piano nazionale, persino al livello di singole categorie o grandi aziende, pone l’ esigenza di un raccordo internazionale con i lavoratori e le lotte degli altri paesi. Così ogni movimento di liberazione nazionale dei popoli oppressi contro l’ imperialismo – a partire dal popolo palestinese e dal popolo arabo in generale – indica l’ obiettiva necessità di una convergenza di lotta con la classe operaia dei paesi imperialisti: così come quest’ultima può e deve porsi nel proprio stesso interesse, l’ esigenza di un pieno e incondizionato sostegno ai movimenti di liberazione dei popoli oppressi, al loro diritto di autodeterminazione, alla loro azione di resistenza.
I comunisti, tanto più oggi, devono sviluppare in ogni lotta nazionale la consapevolezza della necessità di una prospettiva internazionale di liberazione. E al tempo stesso devono lavorare ad unire, su scala mondiale, tutte le rivendicazioni e domande delle classi oppresse per ricondurle ad una prospettiva socialista. Ciò implica il raggruppamento organizzato su scala internazionale dei comunisti rivoluzionari e dei settori più avanzati dell’ avanguardia di classe, al di là delle diverse provenienze e collocazioni attuali, sulle basi programmatiche e sui principi del marxismo.
Il Movimento Costitutivo per il Partito Comunista dei Lavoratori si impegna in questa direzione con tutte le proprie forze.
 

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NAZIONALIZZARE L'ILVA

Post n°70 pubblicato il 20 Ottobre 2012 da danieledebetto

La nazionalizzazione del gruppo ILVA, senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori, è l'unica soluzione in grado di conciliare la salvaguardia della fabbrica con il diritto alla salute e al lavoro degli operai. I fatti dimostrano una volta di più che la riconversione ecologica della produzione è incompatibile con una proprietà criminale. Il cui unico scopo è farsi scudo del diritto al lavoro degli operai per continuare ad avvelenare la loro vita; magari con la benedizione di sindacati complici e di una Chiesa locale sovvenzionata da Riva. Solo l'esproprio del gruppo Riva sotto controllo sociale può consentire il risanamento della produzione e dell'ambiente, e dunque il lavoro e il futuro degli operai: che hanno diritto in ogni caso ad un salario pieno per il tempo di interruzione produttiva eventualmente necessario alla riconversione. La lotta in corso degli operai di Taranto va sviluppata contro il padrone, non a sua difesa. Tutte le sinistre politiche e sindacali possono e debbono battersi per una soluzione anticapitalista della crisi dell'ILVA. PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

 
 
 

UNA NUOVA ASCESA DELLA CLASSE OPERAIA

Post n°69 pubblicato il 20 Ottobre 2012 da danieledebetto

Una nuova ascesa della classe operaia Primo sciopero generale contro il recentemente eletto governo di Samaras di Savas Michael-Matsas (9 Ottobre 2012) La classe operaia e le masse popolari di tutti i paesi capitalisti sovraindebitati – denominati , con arroganza, “PIGS” dal capitale finanziario internazionale e dalle cancellerie imperialiste – si trovano ora sotto una ribellione popolare incontrollabile. Uno tsunami di rabbia popolare contro le misure di cannibalismo sociale imposte dall’FMI e dall’UE travolge tutto il sud dell’Europa. Negli ultimi giorni, centinaia di migliaia di lavoratori stanno inondando le piazze di Lisbona, Madrid, Barcellona, Atene e, anche Roma. Con la Grecia in bancarotta, i nuovi tagli draconiani per un valore tra i 10,5 e i 13,5 miliardi di euro - che si realizzeranno su salari, pensioni, prestazioni sociali, servizi sanitari e educativi; l’elevamento dell’età di pensionamento da 65 a 67 anni, oltre ad enormi nuove tasse contro la piccola borghesia – gravano sulle spalle di un popolo devastato dalla troika UE-BCE-FMI e dal suo strumento locale: la coalizione di governo recentemente eletta. Questo governo – chiamato, a ragione, dal popolo greco, “la troika interna” - è costituito dal partito di destra Nuova Democrazia (diretto da Samaras), dai resti del “socialista” PASOK e da Sinistra Democratica-Dimar (un’ala destra del gruppo eurocomunista, che si è separato nel 2010 dalla riformista Syriza). Mentre le classi dirigenti si preparano ad usare nuovamente l’arma della distruzione massiccia – il Memorandum 2, legato al secondo riscatto, che comprende ufficialmente tagli per 10,5 miliardi di euro ( e che in realtà saranno molti di più, circa 13,5 miliardi di euro e, secondo fonti tedesche, fino a 20 miliardi di euro!) - , è appena scoppiato un nuovo scandalo finanziario che ha fatto infuriare la popolazione. Tre ex ministri del partito al governo Nuova Democrazia, compreso l’attuale presidente del Parlamento, Meimarakis Vangelis sono accusati di riciclaggio di denaro per 10,5 miliardi di euro tra il 2005 e il 2008; (cioè fino alla bancarotta non ufficiale dell’economia greca) quasi la stessa quantità dei nuovi tagli ai salari, pensioni e all’assistenza ai disabili! Il nuovo governo è già politicamente screditato e ha perso ogni legittimità; rinnega tutte le sue promesse preelettorali riguardo una “rinegoziazione dei termini del Memorandum” e sta affondando in uno scandalo dietro l’altro. Lo sciopero del 26 Lo sciopero generale convocato per il 26 settembre – con gran ritardo e solo per 24 ore - dalle due confederazioni burocratiche . GSEE e Adedy – alle quali si aggiunse il Pame frazione sindacale del KKE stalinista -, come anche le federazioni più militanti, dei sindacati classisti e delle organizzazioni dell’estrema sinistra, è stato un trionfo inaspettato – tanto per gli amici che per i nemici della classe operaia. Malgrado il sabotaggio della burocrazia sindacale – l’unico appello alla mobilitazione da parte delle direzioni di GSEE/Adedy è stato fatto attraverso uno spot televisivo, due giorni prima dello sciopero! – e l’apparente “calma” estiva, il paese si è paralizzato. Hanno avuto luogo grandi manifestazioni non solo ad Atene, ma anche nelle principali città della Grecia da Salonicco, al nord, a Volos , al centro, a Patrasso, ovest, ed Eraclea e Creta al sud). Alla manifestazione di Atene , secondo il giornale britannico The Guardian – hanno partecipato circa 200 mila lavoratori. In prima fila, c’era un enorme contingente di attivisti che lavorano nelle amministrazioni locali devastate dai tagli. Dietro, seguivano le federazioni militanti, i sindacati classisti – particolarmente forti nei settori della sanità e istruzione -, Syriza, Antarsya, EEK, come anche organizzazioni di estrema sinistra e anarchiche. La stalinista Pame/KKE ha radunato circa 40 mila lavoratori. Ha convocato prima (come al solito) il proprio raduno separato in piazza Omonia, una marcia separata fino a Syntagma, dopodiché si è affrettato a disperdersi prima di incontrarsi a Syntagma con la manifestazione principale delle altre organizzazioni e sindacati . Centinaia di persone si sono unite alla bandiere dell’EEK, compresa una delegazione di lavoratori di una delle maggiori fabbriche del paese (Aluminum Hellas ), con la propria bandiera, insieme alle bandiere delle assemblee popolari dei quartieri proletari, del movimento sociale dei terapisti e degli ex tossicodipendenti, del Dipartimento delle Dipendenze dalla Droga dell’Ospedale Pubblico Psichiatrico dell’Attica, con la sua impressionante orchestra di tamburi, solo per citarne alcuni. Altri importanti contingenti simili dell’EEK hanno marciato a Salonicco, Volos, Patrasso e in altre città. C’è un segnale notevole di radicalizzazione: nei 17 scioperi precedenti – di 24 o di 48 ore – degli ultimi tre anni, la parola d’ordine del EEK (trasformare uno o due di queste giornate di mobilitazione in uno sciopero generale a tempo indeterminato fino alla sconfitta delle misure di austerità imposte dal Memorandum e fino al rovesciamento del governo della troika) era seguita solo da una piccola minoranza. Ora, il 26 settembre, un ampio settore degli scioperanti in marcia – sindacati, come lavoratori dell’amministrazione locale, degli ospedali, delle fabbriche occupate e autogestite Viometal (Salonicco); la Centrale Indipendente degli Operai in Lotta (Volos); le assemblee popolari (quartiere Petralona e altri) – l’hanno adottata all’unanimità e con entusiasmo, nelle proprie assemblee generali, come propria linea politica e hanno manifestato su questa base. Lo sciopero generale del 26 settembre ha significato un grande avanzamento dopo la stasi postelettorale. Dopo le elezioni di giugno si è notata una delusione dovuta ai risultati: la vittoria di Samaras e della formazione di governo pro Memorandum, cosi come anche un crescente scetticismo nei confronti di Syriza, che agisce come un’opposizione ufficiale “leale”, che si sposta rapidamente a destra e che insiste con il suo orientamento dentro il quadro dell’UE e della sua lealtà alle “istituzioni” dell’ordine sociale esistente. Altri avvenimenti hanno rafforzato questo scetticismo: il programma economico sociale – più moderato e pro UE – presentato da Tsipras a Salonicco agli inizi di settembre, o il suo incontro con Shimon Peres – il presidente di Israele – durante la recente visita del leader sionista in Grecia, allo scopo di costruire una ancor più forte nuova alleanza strategica tra Tel Aviv, Atene e Nicosia. I nazi La forza politica più attiva dopo le elezioni è stata Alba Dorata, un fenomeno controrivoluzionari che la sinistra greca ed internazionale – ipnotizzata dalla crescita di Syriza – ha ignorato o sottovalutato per un lungo periodo. Alba Dorata non è come gli altri gruppi di estrema destra in Europa, ma è un partito fascista o, meglio, una squadraccia che agisce allo stesso modo dei sui predecessori nella Germania di Hitler. Dopo aver ottenuto il 7% di voti e la rappresentanza parlamentare – con l’immunità parlamentare -, negli ultimi tre mesi le truppe d’assalto hanno intensificato i loro pogrom sanguinosi ogni giorno e ogni notte, principalmente contro gli immigrati, ma anche contro i militanti di sinistra, gli omosessuali ed i tossicomani, tra gli altri. Comprese le persone disabili, che considerano come una “minaccia per la razza greca”. Hanno la piena protezione della polizia – il 53% di essa ha votato per Alba Dorata -, dello Stato e del governo di Samaras, il quale, anche, compie i propri pogrom – con la collaborazione dei picchiatori nazisti - contro gli immigrati, e che istituisce per legge campi di concentramento per questi rifugiati economici. I nazi, demagogicamente, cercano di creare reti sociali di aiuto materiale “solo per i greci” e di penetrare nei quartieri popolari. Recentemente, due membri di Alba Dorata nella Laconia sono stati pescati a preparare attentati terroristici e sono stati rilasciati dalla polizia. Hanno strette connessioni con l’Esercito e con le associazioni degli ufficiali riservisti, che fanno propaganda per il ritorno agli “anni di prosperità e pace” della dittatura della Giunta dei Colonnelli (1967-74) imposta dalla CIA. È ovvio che dietro loro stanno i settori del grande capitale e degli organismi imperialisti. La maggioranza della sinistra - parlamentare ed extraparlamentare -, sebbene inorridisca per questo aumento della violenza, si limita alla retorica antifascista e ad alcune manifestazioni. Syriza, il KKE o i movimenti antirazzisti della SEK (vicini all’SWP britannico), Antarsya e la DEA (vicini alla ISO degli Stati Uniti) dentro Syriza insistono per utilizzare esclusivamente i mezzi legali pacifisti e rifiutano, con orrore, le proposte dell’EEK e di pochi altri di formare quadre di difesa operaia, come parte di un fronte unico delle organizzazioni operaie, e di sviluppare un programma rivoluzionario per sradicare le radici sociali del fenomeno. Tre mesi dopo le elezioni, mentre i partiti ed il governo perdono rapidamente la propria base elettorale, Syriza non registra alcun aumento significativo dovuto a questo abbassamento. Al contrario, Alba Dorata – secondo i sondaggi – sale alla posizione di terzo partito più popolare. In tre differenti sondaggi, Nuova Democrazia è tra il 19 e il 24 % (30 % a giugno); Syriza tra il 20 e il 23 % (27% a giugno); Alba Dorata, tra il 9 e il 12% (7% a giugno). Gli altri partiti, come i disintegrati Pasok e Dimar, restano indietro e lo stalinista KKE che sta all’ultimo posto tra i partiti parlamentari, ha tra il 3,5 e il 4%. Mentre i burocrati e i centristi accusano i lavoratori per “l’assenza di militanza”, le mobilitazioni di grandi dimensioni nello sciopero generale del 26 settembre e prima : il 6 settembre si è tenuta una forte marcia di 30-35 mila manifestanti a Salonicco contro la troika e le politiche governative – dimostrano la preparazione per la lotta della classe operaia, dei disoccupati – specialmente dei giovani, tra i quali c’è il 55% di disoccupati – delle masse impoverite delle città e della campagna. Però i governanti della Grecia, della Spagna, del Portogallo, dell’Italia e dell’insieme dell’Europa non dimenticano nulla, non perdonano nulla e non imparano nulla. Il governo di Samaras presenterà molto presto in Parlamento il barbaro programma della troika. I sindacati stanno preparando un nuovo sciopero generale, probabilmente per la prossima settimana. Molti sindacati classisti, compresi i militanti dell’EEK stanno tenendo riunioni per discutere un piano d’azione e il modo di trasformare la mobilitazione in uno sciopero generale ad oltranza fino alla vittoria, immediatamente dopo lo sciopero generale del 26 settembre. Atene, 28 settembre 2012 Savas Michael-Matsas

 
 
 

25 aprile

Post n°68 pubblicato il 25 Aprile 2010 da danieledebetto

25 APRILEQUESTA NON E' L'ITALIA CHE VOLEVANO I PARTIGIANIOggi celebriamo la ricorrenza di una grande lotta di popolo, la lotta dei partigiani che non solo hannocombattuto l'oppressione fascista ma volevano anche costruire un paese migliore e più giusto: una verasvolta rispetto agli assetti sociali ed istituzionali della monarchia liberale che aveva partorito il fascismoquale reazione alle lotte operaie dei primi anni '20Nella grande operazione di revisionismo storico, che destra e sinistra stanno portando avanti da almenodue decenni, si vuole rimuovere uno degli elementi fondamentali della resistenza: la lotta di classe, fattorecontrastante ogni ipotesi di pacificazione nazionale. Si nasconde che furono le classi dirigenti e padronalia sostenere e a volere l'affermazione del regime mussoliniano.Per i lavoratori e le lavoratrici i nemici di ieri sono quelli di oggi: la grande borghesia industriale efinanziaria, che oggi vuole imporre nuovi sacrifici per salvare i propri profitti. Ma l'offensiva non è solosul piano sociale e sindacale: in queste settimane il governo Berlusconi ed il suo partito, entrambi pieni diex fascisti e non ex razzisti, hanno lanciato l'ennesimo attacco agli equilibri istituzionali proponendo unanuova svolta autoritaria fatta di presidenzialismo che permetta all'uomo di Arcore di godere di poteriassoluti e piena immunità permanente.Intanto la Lega, utilizzando il proprio insediamento negli enti locali, colpisce i diritti sociali e lo stessosistema del welfare state negando mense, scuolabus e altri servizi ai bambini - stranieri ma non solo -provenienti da famiglie in difficoltà economiche.Dall'altra parte l'opposizione del Pd e dei suoi alleati - compresi Prc e Pdci - è ridicola se non inesistente.Ma che pretendere da un Partito Democratico che non si richiama più ai valori dell'antifascismo, tanto cheomette di contemplare la Resistenza tra i propri principi fondativi e, anzi, propone proprio alla destra dicambiare insieme la Costituzione e di ricontrattare le libertà democratiche.PER UNA NUOVA STAGIONE DI LOTTA DI CLASSEPER SCONFIGGERE BERLUSCONI E IL PADRONATOSolo una ripresa del conflitto di classe, in primis nei luoghi di lavoro, può cambiare le cose ed invertire larotta politica del paese. Solo una risposta all'altezza dell'attacco padronale può fermare la perdita dicentinaia di migliaia di posti di lavoro, dalla Fiat alle piccole e medie industrie, così come nel settorepubblico drasticamente colpito dal Governo Berlusconi e dal "mastino tascabile" Brunetta.Oggi non basta ricordare la Resistenza, bisogna renderla attuale.Per questo è indispensabile ricostruire la sinistra di classe nel nostro paese, una sinistra coerente che nontradisca il proprio popolo.Per questo occorre costruire il Partito Comunista di Lavoratori. 

 
 
 

Post N° 67

Post n°67 pubblicato il 16 Luglio 2009 da danieledebetto
Foto di danieledebetto

PER UN CONSIGLIO COMUNALE DELLE SINISTRE

PER UN CONSIGLIO COMUNALE DEI LAVORATORI  A SETTIMO TORINESE

LETTERA APERTA ALLE SINISTRE PER UNA SVOLTA DI UNITA' E RADICALITA' NEL MOVIMENTO REALE DELLE LOTTE

Cari compagni e compagne, la diversità politica e programmatica tra i nostri partiti, che è alla base di presentazioni elettorali distinte e alternative, non può e non deve contraddire la ricerca dell'unità d'azione sul terreno decisivo dell'iniziativa di massa e della lotta di classe. Tanto più nel cuore di una crisi capitalistica devastante. Questo è il senso della lettera aperta che vi rivolgiamo.

AUTONOMIA COMUNISTA E UNITA' D'AZIONE

Come sapete, la scelta di fondo della costruzione autonoma del PCL si basa sulla natura del nostro programma e della politica che ne consegue : un programma comunista, di rovesciamento rivoluzionario del capitalismo e di governo dei lavoratori, su scala nazionale e internazionale; dunque una politica quotidiana tesa a sviluppare in ogni lotta particolare il senso di quella prospettiva generale, a partire da una difesa rigorosa dell'autonomia di classe del movimento operaio. E' in virtù di questa impostazione che abbiamo rifiutato, ogni corresponsabilità nel sostegno al governo confindustriale di Prodi;  e che ci collochiamo all'opposizione di quelle giunte di centrosinistra spesso le più impresentabili, e per questo che  abbiamo avanzato e avanziamo la parola d'ordine della cacciata del governo Berlusconi per via della mobilitazione di massa e nella prospettiva di un governo operaio: contro ogni riproposizione, per l'oggi e per il domani, di una nuova coalizione col PD e coi partiti borghesi. Presentare questo nostro programma ai lavoratori e agli elettori lo consideriamo un diritto- dovere di onestà: contro ogni logica camaleontica di autocensura, di camuffamento, di mercanteggiamenti elettoralistici, a scapito della chiarezza e dell'autonomia di una proposta. Convinti, come siamo, che solo un partito basato su principi saldi, non negoziabili, possa ricostruire una prospettiva di liberazione del mondo del lavoro; e che oltretutto solo la lotta per quella prospettiva possa dare un futuro ai comunisti.

Ma la nostra reciproca autonomia e diversità non può e non deve impedire la ricerca della massima unità d'azione, nell'interesse generale del movimento operaio, e nella sua migliore tradizione. Siamo di fronte alla più grande crisi capitalistica degli ultimi 80 anni, e al governo più reazionario che l'Italia abbia conosciuto dal 1960. Siamo di fronte a un'offensiva sociale e politica devastante, sconosciuta alle ultime generazioni. Possiamo unire le nostre forze in un'azione comune che sia all'altezza del livello attuale dello scontro? Più volte abbiamo posto nei mesi scorsi questa esigenza, su terreni diversi e complementari, politici, sindacali, di movimento.

PER UNA SVOLTA RADICALE NELL'AZIONE DI MASSA

 Proponiamo innanzitutto un'azione comune di svolta sul terreno dello scontro sociale. Di fronte all'onda d'urto di licenziamenti di massa, chiusure aziendali. Tanto più in una dinamica di reciproca divisione e separazione  bisogna lavorare all'innesco di quell'esplosione di lotta cui anche il centrosinistra vuole scongiurare: l'unico scenario temuto realmente dalla borghesia; l'unico scenario che può erigere una diga e strappare risultati per le masse. Occorre che questa unità si realizzi attorno ad una risposta di lotta tanto radicale quanto radicale è l'offensiva dei padroni e della borghesia.

CONTRO LE RONDE REAZIONARIE, PER STRUTTURE DI CONTROLLO OPERAIO E POPOLARE SUL TERRITORIO

 La xenofobia è il veleno delle classi dirigenti all'interno delle classi subalterne. Un veleno tanto più pericoloso in tempi di crisi sociale e in assenza di una risposta anticapitalistica della sinistra. Ma anche un terreno su cui prima la Lega e poi il governo hanno innestato una pratica nuova: quella delle ronde. Quella della mobilitazione e organizzazione parallela di strutture ( di fatto) paramilitari, oggi dedite alla caccia all'immigrato, domani chissà. Non basta la denuncia del carattere reazionario delle ronde leghiste, o la denuncia del carattere mistificatorio dell'intera campagna sulla sicurezza, che vuol deviare l'attenzione delle masse dall'emergenza sociale e fomentare la guerra tra i poveri. E' necessario combinare questa denuncia- assolutamente necessaria e prioritaria- con un'iniziativa pratica che contrasti il rondismo reazionario e prospetti un controllo alternativo del territorio e della sua sicurezza. Perché non proporre e promuovere insieme unitariamente strutture di controllo operaio e popolare del territorio? Perché non predisporre strutture operative, totalmente autonome da sindaci e prefetti, capaci di difendere la sicurezza di immigrati, donne, anziani, da ogni minaccia, e al tempo stesso di vigilare sullo sfruttamento del lavoro nero, sull'evasione fiscale, sul saccheggio dell'ambiente, sull'inosservanza della sicurezza del lavoro? Sarebbe l'esatto opposto di un'iniziativa "minoritaria". Significherebbe contrastare l'egemonia reazionaria sulla domanda di sicurezza, capovolgendola di segno: candidando il movimento operaio e le sue organizzazioni a garanzia della sicurezza vera, contro tutte le forme di delinquenza, legale o illegale, della borghesia, dei suoi clan, delle sue ronde. Proponiamo a tutti i soggetti politici della sinistra di intraprendere unitariamente la preparazione di questa iniziativa. Evitando oltretutto di lasciare spazi impropri a iniziative improvvisate "fai da te", tanto inefficaci quanto rischiose.

 

IN CONCLUSIONE

L'insieme di queste proposte va nel pieno rispetto dell'autonomia organizzativa, politica, programmatica delle diverse forze della sinistra, non invade il campo, delle distinte scelte elettorali. Vuole invece verificare se è possibile, nel rispetto dell'autonomia di ogni soggetto, realizzare un'unità d'azione sul terreno dell'iniziativa di massa: attorno a obiettivi non ritagliati sulla ricerca letteraria del minimo comun denominatore, ma imposti dal salto obiettivo del livello di scontro sociale e politico, sullo sfondo della grande crisi capitalistica. Per quanto ci riguarda partiamo da una precisa consapevolezza: una unità d'azione delle sinistre sulla risposta anticapitalistica alla crisi, attorno alle rivendicazioni proposte, avrebbe una ricaduta preziosa sull'intero scenario sociale e politico. Per questo abbiamo più volte avanzato in passato, senza successo, una proposta di fronte unico d'azione. Per questo, di fronte alla straordinarietà della crisi, rinnoviamo oggi tale proposta, in forma pubblica: dentro quella prospettiva generale di un governo dei lavoratori che è al centro, oggi più che mai, di tutta la nostra politica di massa.

Proponiamo a tutte le sinistre una sede pubblica di questo confronto. Una sede realmente unitaria, che non precostituisca egemonie burocratiche, che rispetti l’autonomia politica di ogni soggetto e progetto, che soprattutto coinvolga i lavoratori e il popolo della sinistra sui temi a confronto, fuori da ogni conciliabolo ristretto per addetti ai lavori. Proponiamo insomma un “Parlamento dei lavoratori e delle sinistre”. 
Non ci interessa il nome, che ci pare peraltro appropriato, ma la sostanza della proposta: un’assemblea permanente, eletta dal popolo della sinistra, in cui ogni soggetto sia presente in proporzione al consenso ottenuto, senza sbarramenti; un’assemblea aperta alla partecipazione di rappresentanze sindacali, dei movimenti, dell’associazionismo popolare; un’assemblea che si articoli in sessioni periodiche di carattere pubblico, combinando il libero confronto politico e la promozione pratica della mobilitazione unitaria. Un’assemblea, va da sé, totalmente autonoma da Pd e Idv. Il Pcl non avrebbe alcuna difficoltà ad essere eventualmente minoranza in questo “Parlamento”, potendo dispiegare pubblicamente, al pari di altri, la propria battaglia politica e proposta. Altre sinistre sono disponibili a rinunciare a rendite di posizione precostituite, rimettendosi interamente alla democrazia del proprio popolo? 


Di certo, di fronte all’attuale deriva reazionaria, alla crisi profonda del Pd, all’estromissione di tutte le sinistre dal Parlamento nazionale, europeo, e anche dal consiglio comunale di Settimo Torinese  la formazione stessa di un Parlamento delle sinistre potrebbe rappresentare un fatto politico rilevante, polarizzare attenzioni, rimotivare energie, e contribuire ad evitare di consegnare a Di Pietro altri settori del mondo del lavoro e dell’antiberlusconismo popolare. Perché non accettare la sfida? 

Il portavoce del nucleo di Settimo Torinese del Partito Comunista dei Lavoratori

Debetto Daniele Giovanni 

 
 
 

6E7 GIUGNO

Post n°66 pubblicato il 24 Maggio 2009 da danieledebetto
Foto di danieledebetto

 


PER UNA CITTA' OPERAIA UN SINDACO OPERAIO (IL NOSTRO PROGRAMMA PER SETTIMO)

 

Il Partito Comunista dei Lavoratori nasce da una lunga battaglia durata 15 anni all’interno del Prc e  conclude il suo percorso all’interno dello stesso nel momento in cui esso entra organicamente a far parte del governo Prodi nel 2006, fu la sua compromissione la sua compartecipazione a interessi diversi da quelli della classe lavoratrice in cambio di sottosegretari e presidenza della camera che ci fece coerentemente conseguire quanto in  quegli anni furono le nostre battaglie all’interno del Prc stesso e cioè quella per cui non avremmo lasciato il paese privo di un opposizione comunista ai governi della borghesia e del grande capitale.

Intendiamo recuperare e attualizzare il patrimonio programmatico del marxismo rivoluzionario riscattandolo dalla lunga rimozione teorica e pratica di cui è stato oggetto da parte della socialdemocrazia e dello stalinismo.

Questo recupero e attualizzazione si  concentra su quattro assi di fondo :

1.     rivendichiamo l’indipendenza politica del movimento operaio e dei movimenti di lotta dalle forze della borghesia, dai suoi interessi, dai suoi partiti, dai suoi governi. I marxisti rivoluzionari hanno sempre contrastato le politiche di collaborazione con le classi dominanti collocandosi all’ opposizione dei loro governi. Questo principio di indipendenza della classe lavoratrice dalla borghesia è, se possibile, ancor più attuale nell’odierna situazione storica.

2.     ci battiamo per la conquista del potere politico da parte dei lavoratori e delle lavoratrici, basato sull’autorganizzazione di massa, come leva della trasformazione socialista. Ci battiamo contro un’ organizzazione capitalistica della società che concentra nelle mani di una piccola minoranza privilegiata tutte le leve decisive dell’ economia e il grosso della ricchezza sociale: un’ organizzazione capitalistica che si basa sullo sfruttamento del lavoro, sul saccheggio dell’ ambiente, sull’oppressione dei popoli; e che oggi conosce il prepotente ritorno delle politiche di potenza dell’ imperialismo e degli imperialismi per una nuova spartizione delle zone di influenza, per la conquista dei mercati, delle materie prime, della manodopera a basso costo. Solo il rovesciamento del capitalismo e dell’ imperialismo può liberare un futuro diverso per l’ umanità. Solo la proprietà sociale dei mezzi di produzione e delle leve della finanza può consentire la riorganizzazione radicale della società umana attorno al primato dei bisogni e delle esigenze collettive, e non del profitto di pochi. La conquista del potere politico da parte delle classi lavoratrici è un passaggio decisivo di questa prospettiva di liberazione.

3.     rivendichiamo il legame necessario tra gli obbiettivi immediati e gli scopi finali.
Come scriveva Marx, i comunisti difendono nel presente il futuro del movimento operaio e della prospettiva socialista. La coesione coerente tra rivendicazioni immediate e conquista del potere politico è un carattere decisivo della politica rivoluzionaria: contro ogni separazione tra minimalismo dell’ azione quotidiana e propaganda astratta del socialismo. Ognuna di queste domande esige una risposta anticapitalistica.

4.     rivendichiamo la necessità di un organizzazione rivoluzionaria dei comunisti,la costruzione di una rifondazione della quarta internazionale : comunista
Il movimento comunista nacque come movimento internazionale. Perché la prospettiva socialista è realizzabile compiutamente solo su scala internazionale, solo rovesciando la realtà internazionale del capitalismo e dell’ imperialismo. Ogni seria lotta di classe sul piano nazionale, persino al livello di singole categorie o grandi aziende, pone l’ esigenza di un raccordo internazionale con i lavoratori e le lotte degli altri paesi. Così ogni movimento di liberazione nazionale dei popoli oppressi contro l’ imperialismo – a partire dal popolo palestinese e dal popolo arabo in generale – indica l’ obiettiva necessità di una convergenza di lotta con la classe operaia dei paesi imperialisti: così come quest’ultima può e deve porsi nel proprio stesso interesse, l’ esigenza di un pieno e incondizionato sostegno ai movimenti di liberazione dei popoli oppressi, al loro diritto di autodeterminazione, alla loro azione di resistenza. 

SERVE CHIAREZZA BASTA CON I PAROLAI, PER UNA SINISTRA CHE NON TRADISCA

 

Il Partito Comunista dei Lavoratori tra i suoi punti fermi rivendica con forza il proprio antifascismo, e intende recuperare e attualizzare il marxismo rivoluzionario riscattandolo dalla lunga rimozione teorica e pratica effettuata da parte della socialdemocrazia e dello stalinismo.

 

La nostra scelta di non fare alleanze  non vuole né rappresentare un’azione settaria né tanto meno un atto di presunzione ma di convinzione, convinzione e determinazione del nostro progetto e convinzione della giustezza delle nostre idee. Ci presentiamo in modo autonomo  con un programma di difesa dei lavoratori e dei ceti popolari, indipendenti  sia che dal centro destra che dal centro sinistra. Sentiamo oggi la necessità di fare maggior chiarezza tra chi difende i diritti dei lavoratori e tra chi  ha scelto la difesa degli aguzzini della classe operaia,ancora una volta come nelle elezioni politiche del 2008, coerentemente facciamo la scelta netta di stare con i lavoratori siamo stati e siamo l’unico partito della sinistra che non si è mai reso complice dei governi borghesi, ai quali si è sempre opposto, l’unico partito che lavora per un’alternativa di potere fondata sui lavoratori per i lavoratori. E nell’obbiettivo  di questa alternativa di potere che si inscrive il nostro programma, comunista ed anticapitalista, oggi più attuale che mai, come dimostra la drammatica crisi economica del mondo capitalistico, che mette a repentaglio le condizioni di vita e i diritti conquistati in decenni di lotte, e da cui si può  uscire solo con politiche apertamente anti-capitalistiche, nella prospettiva di una società basata sui bisogni e non sui profitti. In tal senso il Pcl si impegna fin d’ora, quale che sia il risultato del primo turno, a non imparentarsi, in vista del secondo turno, con nessuno dei candidati espressione di schieramenti più o meno socialdemocratici e riformisti, continuando a battersi dall’opposizione per difendere in modo intransigente gli interessi dei lavoratori e dei ceti popolari, dentro e fuori le sedi istituzionali. 

A questo proposito il Partito Comunista dei Lavoratori promuove ,e continuerà a promuovere, un fronte unitario il più vasto possibile con tutti quei soggetti, partiti, sindacati,associazioni, centri sociali, movimenti, che siano pronti in concreto ad impegnarsi  e a lottare contro le politiche della destra e del centro e per difendere i diritti e gli interessi dei lavoratori, dei pensionati,delle donne, dei giovani, dei migranti, in particolare sui terreni oggi importantissimi della sicurezza del e sul lavoro,della gratuità e laicità dell’istruzione, del diritto alla casa e ai servizi sociali, dell’accoglienza, dell’ambiente, del contrasto al razzismo e alla xenofobia.

Per questo il PCL non presenta un semplice programma elettorale, ma un programma di impegni e di obbiettivi di lotta per una battaglia da condurre, quale che sia l’esito elettorale, innanzi tutto fuori dalle istituzioni, per cambiare i rapporti di forza nella società. E’ questo l’unico modo reale perché le istituzioni stesse smettano di essere i puri e semplici enti appaltatori dei progetti e degli interessi dei capitalisti, dei banchieri, degli immobiliaristi, degli speculatori, della casta dei partiti di regime ( siano essi di centro destra che di centro sinistra ). Di questa politica non ne sappiamo che farcene. Se ne vadano tutti, governino i lavoratori, questa è e resta la nostra prospettiva; questa è e resta l’unica soluzione vera, radicale, alla crisi attuale .

Tutte le risorse pubbliche disponibili devono essere concentrate per affrontare i problemi concreti che opprimono i lavoratori dipendenti e autonomi che siano, i pensionati e tutti coloro che vivono del proprio lavoro senza riuscire a far quadrare il bilancio di fine mese. Per il PCL questo principio vale tanto per il governo nazionale quanto per le amministrazioni locali.

La funzione storica cui si candida il PD in concorrenza al Pdl  è quella di dotare la grande borghesia di quel partito di massa di cui è priva da 15 anni; uno strumento centrale per la sua egemonia sociale. Anche a livello locale e cittadino conosciamo le politiche delle varie giunte di centrosinistra, come conosciamo altrettanto bene quella della provincia di Torino o quella  della Regione del Piemonte in cui tutte le sinistre che oggi localmente qui a Settimo Torinese si definiscono alternative creando nuovamente grandi confusioni; in quelle sedi si sono seduti o in alcuni casi siedono e governano insieme al Pd , per quanto ci riguarda anche nel  Consiglio Comunale di Settimo Torinese non ci siamo mai sottratti al confronto e coerentemente abbiamo sempre rimarcato le profonde differenze che ci dividono, una sinistra che non tradisce rivendica l’indipendenza del movimento operaio dalle forze che rappresentano la borghesia sempre e su tutti i livelli siano essi regionali,provinciali,o cittadini, questa è una delle fondamentali ma non unica differenza, la progettualità complessiva rappresenta ancora una volta il perno centrale  che ci contraddistingue e fa la differenza rispetto a tutte le altre forze di sinistra. Un esempio calzante della confusione e del continuo tradimento creata dalle forze di sinistra che scelgono agli interessi della classe lavoratrice  alleanze,posti e incarichi istituzionali con i partiti borghesi finalizzate esclusivamente  ad una logica di pura rappresentanza e di sopravvivenza dei propri apparati burocratici, anche localmente viene delineata in modo cristallino sulla vicenda dell’individuazione del secondo sito per il secondo impianto di incenerimento nella provincia di Torino, ottenuta  con l’auto candidatura della città di Settimo ad ospitare tale impianto da parte della Giunta Comunale; non si può pensare che a livello cittadino si è oppositori accaniti quando nelle stanze della provincia si  concordano scelte diametralmente opposte approvando il piano provinciale dei rifiuti.

Per quanto ci riguarda noi ci porremmo sempre dalla parte dei lavoratori e dei loro interessi, ci poniamo e ci porremmo sempre contro chi rappresenta gli interessi della borghesia e dei poteri forti siano essi nazionali o locali, in conclusione noi da oggi ci dichiariamo alternativi al centro destra e al centro sinistra al PDL e al Partito Democratico e alle loro politiche e agli interessi che essi rappresentano,  tanto a livello nazionale quanto a livello locale; sapendo che tra i due livelli non esistono distanze se non quelle che emergono dalle lotte interne che segnano già oggi scontro tra gruppi di potere e cordate politico-finanziarie, come del resto accade in ogni partito borghese.

Il partito Comunista dei Lavoratori quale partito rivoluzionario e internazionalista, si pone nel solco tracciato dell’antifascismo militante e dalla lotta popolare di liberazione condotta dal ’43 al ’45 in montagna e in pianura : si oppone quindi senza possibilismi o mezzi termini al revisionismo storico, a qualsiasi equiparazione fra fascismo e antifascismo, fra la Resistenza e la repubblica di Salò, e non è disponibile a tollerare, dentro e fuori le istituzioni, alcun tentativo dell’estrema destra di rialzare la testa.

 

 
 
 

Post N° 65

Post n°65 pubblicato il 24 Maggio 2009 da danieledebetto
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DA DOVE PARTIRE, DA CHI ?

 

 

Ci rivolgiamo alle fasce più deboli  e più povere le più penalizzate del tessuto cittadino, operai, piccoli artigiani, pensionati,precari, studenti, disoccupati .

In questi anni abbiamo  riscontrato i disagi crescenti che nella città fermentavano e crescevano, difficoltà e urgenze, tensioni che partivano dal disagio sociale legato al caro vita al problema casa e alle tasse che anno dopo anno hanno tartassato sempre di più le fasce più deboli.

Il nostro programma parte di qui, dalla volontà di rappresentare le esigenze delle fasce meno abbienti della società,quelle più deboli, di raccogliere ed elaborare proposte che rispondano ai reali bisogni della maggioranza della società,per l’appunto operai,disoccupati,precari,studenti,pensionati e piccoli artigiani, e di realizzarle concretamente ma soprattutto coerentemente.

Facciamo di questo, un punto fondamentale del nostro impegno programmatico.

 

LA DEMOCRAZIA

 

“La democrazia borghese è un paradiso per i ricchi e un inferno per i deboli e gli sfruttati.” Quando parliamo di democrazia non pensiamo alla definizione della democrazia borghese, pensiamo piuttosto che la democrazia debba partire dal basso, dai più deboli, e cioè dalla maggioranza della società, pensiamo per esempio che debba partire dalle discussioni partecipate con i quartieri occorre introdurre più democrazia, più partecipazione alle scelte da parte dei cittadini.

In altre parole riteniamo possibile introdurre pratiche di “autogoverno” o “autogestione” da parte di cittadini sui problemi,introducendo la pratica  delle assemblee di quartiere .

Ad esempio pensiamo sia possibile dare la facoltà di decisione ai comitati di quartiere con propri rappresentanti eletti democraticamente tra gli abitanti dello stesso per determinare insieme al consiglio comunale scelte e indirizzi su temi specifici inerenti il territorio settimese e il proprio quartiere.

 

MIGRANTI

 

Monitoraggio, prevenzione e repressione degli atti di razzismo, di xenofobia e di discriminazione da chiunque compiuti : pubblici ufficiali, addetti ai servizi pubblici, forze dell’ordine, privati cittadini; apertura di uno sportello di segnalazione con linea telefonica dedicata e gratuita. L’apertura di uno sportello di aiuto all’inserimento lavorativo e sociale.

Costruire un opposizione intransigente alla xenofobia , al razzismo, alle derive sicuritarie e alla militarizzazione del territorio.

 

 

 

 

LE DONNE

 

Le donne sono le più penalizzate, in questa società capitalistica sono le più colpite e le più sfruttate , per queste ragioni pensiamo che la città debba offrire maggiori possibilità concrete ed agevolazioni per la popolazione settimese femminile, nel riconoscergli maggiori servizi dedicati, l’amministrazione comunale deve in questo senso rendersi concretamente più attiva nei confronti delle donne a partire dai servizi.

 

PER UNA CITTA’ CHE PARTA DALLE RAGIONI DEI PIU’ DEBOLI

 

La nostra città storicamente ha sempre rappresentato nei fatti  la città operaia per eccellenza, la strutturazione storica del suo territorio composto da grandi centri industriali ne hanno fondato le radici culturali segnando la città nel bene e nel male. Il Centro Sinistra da 15 anni governa  la Città di Settimo Torinese, l’Amministrazione guidata dal Sindaco Ossola prima e da quella del Sindaco Corgiat dopo ha garantito in questi anni uno sviluppo mirato a iniziative  e alla realizzazione di piani e progetti rivolte alle infrastrutture in modo poco equilibrato, svantaggiando sempre più quelle pubbliche avvantaggiando o preferendo di fatto quelle private.

Sono cresciute a dismisura, in piena continuità tra la vecchia e l’attuale amministrazione di centro sinistra, opere di cementificazione e progetti sempre più faraonici, in special modo sulle infrastrutture territoriali, dall’ MF9 e MF10 con l’accelerazione ultima della Giunta Corgiat,al PD , PDC e di tutte le varianti che vedono l’amministrazione comunale impegnata nel ridisegnare il tessuto urbano in modo sconsiderato, Laguna Verde,viabilità, piano urbano del traffico, protezione idrogeologica del territorio ecc..,ecc...

La stabilità politica di tutti questi anni di lavoro ininterrotto, rappresenta la continuità di rappresentanza dei poteri forti e dei loro interessi.

Il Pcl è contro le idee di sopraffazione, di razzismo, di sfruttamento delle persone e dell’ambiente, contro la privatizzazione e a favore di un percorso che veda il pubblico protagonista sempre contro le delocalizzazioni e contro le cessioni del patrimonio pubblico a favore e a vantaggio del privato e a tutto questo rispondiamo in modo inequivocabile : no alle privatizzazioni del patrimonio pubblico che deve rimanere e ritornare al pubblico, dato  in mano e sotto controllo dei lavoratori e dei cittadini di Settimo.

Ai cittadini settimesi, chiediamo di darci fiducia e lavorare con noi per costruire insieme un percorso democratico fatto di coinvolgimento nelle scelte e nelle discussioni, aperte e finalizzate alla realizzazione di vere assemblee  dei quartieri come punto di forza fondamentale e come vero indirizzo  di democrazia partecipata.

 

GESTIONE RIFIUTI

 

In merito alla questione rifiuti, bisogna partire da lontano per poi atterrare concretamente sul territorio. Partire da un concetto semplice è fondamentale tutto ciò che si costruisce è rifiuto, per cui il modo in cui lo si fa è basilare.  Il capitalismo con il suo conseguente consumismo sfrenato ha prodotto un disastro , i grandi interessi economici che ruotano sull’ambito rifiuti hanno fatto il resto.

Noi pensiamo che la questione dei rifiuti vada trattata in due modi : partecipazione e condivisione. Innanzitutto, siamo pienamente concordi all’utilizzo della raccolta differenziata del porta a porta, su questo tema riteniamo che lo sforzo iniziale sia un primo passo.

Bisogna differenziare di più questo lo si fa non come l’amministrazione precedente ha fatto e cioè con l’imposizione e la repressione fiscale ma bensì con il coinvolgimento di tutti i cittadini, inserendo incentivi che diano anche un ritorno economico alle famiglie,questo lo si può realizzare per esempio tra quartieri sui risultati trimestrali. Per quanto ci riguarda pensiamo che l’obbiettivo della raccolta differenziata è rappresentata e finalizzata al pagamento puntuale sul peso reale del conferimento dei rifiuti. L’amministrazione comunale, cui ha governato, ha eliminato dalle competenze del consiglio comunale il regolamento che stabiliva quote,esenzioni, agevolazioni,spostando tutto nell’assemblea di bacino che stabilisce tutti questi criteri in base al proprio bilancio.

Noi pensiamo e proponiamo di riportare tutto come prima e cioè di rifar tornare il regolamento nelle competenze del consiglio comunale.

Infine riteniamo inutile, dannoso e completamente legato a puri interessi economici la realizzazione di mostri quali gli inceneritori rappresentano, sugli inceneritori noi rispondiamo ne qui ne altrove. Siamo per la realizzazione di più piattaforme per la differenziata, per un obbiettivo che veda la raccolta differenziata a livelli pari al 75% ed un trattamento del residuo non differenziabile da effettuarsi con la possibile realizzazione di impianti  per il Trattamento Meccanico Biologico.

 

AMBIENTE e TERRITORIO

 

L’ambiente che ci circonda determina una parte della nostra qualità della vita, la natura ha pensato ad un equilibrio che puntualmente viene strapazzato e sfruttato senza criterio dal capitalismo. Pensando a Settimo e alla qualità della vita in tema di ambiente bisogna rivedere le ultime varianti di piano regolatore, varianti che contengono verde solo nei testi e nei progetti su carta di fatto la parte del leone la fa ormai da troppo tempo il cemento. Ripartire dal territorio riallacciandosi alla qualità della vita significa innanzitutto ripartire dalla riqualificazione delle periferie, serve più verde più equilibrio tra mattone e verde per l’appunto.

Va ripristinato il concetto di riordino delle aree verdi abbandonate nelle periferie di proprietà del comune pensando alla creazione di orti urbani completamente pubblici date in locazione agli utenti che ne richiederanno l’utilizzo, questo permetterebbe di avere da una parte una spesa in meno da parte del comune sulle manutenzioni, dall’altra darebbe la possibilità con la  gestione da parte dei cittadini  un proficuo risultato sotto l’ aspetto dell’arredo urbano e sul loro mantenimento con un effetto decisamente visibile.

In sostanza serve una rigorosa verifica di ogni progetto infrastrutturale, progettato o in essere, pubblico o privato, in termini di utilità sociale e impatto ambientale, con il coinvolgimento effettivo dei cittadini, allo scopo di avviare una politica del territorio volta a valorizzare e a recuperare il patrimonio esistente e a fermare il cemento, l’asfalto e il proliferare dei centri commerciali, a difendere il verde, la biodiversità e a renderli fruibili a tutti.

TRASPORTI

Il servizio dei trasporti va intensificato nella tratta interna e rivisto nei collegamenti verso  Torino, San Mauro e Chivasso,nel trasporto urbano interno indichiamo la totale gratuità del servizio da parte di tutti i cittadini con un reddito non superiore al reddito di un lavoratore dipendente privato di 3°livello.

 

LA CASA…UN DIRITTO !

 

Il problema legato al disagio casa, è un problema sempre più  sentito e reale bisogna ripartire da un concetto chiaro e altrettanto certo e cioè : la casa è un diritto.

Serve un interesse concreto più forte e più presente da parte dell’amministrazione comunale, un impegno che dia risposte serve un intervento di duplice copia in primo intensificare l’aiuto al reddito e cioè rafforzare e inserire il principio di equo canone agli affitti tramite sconti e agevolazioni ai proprietari che intendono affittare a queste condizioni, e in secondo luogo aumentare tasse di competenza comunale sugli immobili ai proprietari che tengono appartamenti sfitti. Realizzazione in concerto con gli enti superiori, di piani di edilizia residenziale pubblica a partire dalla Laguna Verde utilizzando piani di interventi a favore del risparmio energetico, dell’utilizzo delle fonti rinnovabili e dell’abbattimento dell’inquinamento, a partire proprio dall’edilizia pubblica e da quella popolare.

 

LAVORO

 

Difesa incondizionata dei lavoratori e delle lavoratrici a partire dalla garanzia dei posti di lavoro, ( vedi  i lavoratori Pirelli), con vincolo da parte dell’amministrazione comunale di sospendere concessioni di edificabilità che darebbero vantaggio alle aziende e dell’inserimento di forti sanzioni per il non rispetto  degli accordi.

Pensiamo ad una costante pressione sugli interventi per garantire la sicurezza nei posti di lavoro di tutti gli appalti e contro gli appaltatori che non garantiscono tale diritto specialmente ed in primis a partire dalle gare d’appalto e di aggiudicazione.

Dare il sostegno materiale e protezione legale ai lavoratori che denunciano le situazione di insicurezza.

TASSE

 

 

Paghi chi non ha mai pagato, questo motto racchiude nella sintesi la nostra proposta complessiva.

Va abbassata l’addizionale comunale al minimo, vanno riviste i livelli sull’isee cui si può accedere ad agevolazioni ed esenzioni alzando la soglia a 15.000 euro.

 

 

CULTURA

Vogliamo riportare l’esperienza della fondazione interamente al pubblico e sotto controllo dell’amministrazione comunale, intensificare attività culturali rivolte a tutte le fasce di età comprese nel territorio con interventi culturali nella città con più frequenze e dislocate in più punti della città.

Serve amplificare l’estensione di una rete wireless che dia copertura a tutta la città, in modo da consentire a tutti i cittadini un uso anche limitato ma gratuito di internet.

 

ASM

L’ASM di Settimo Torinese deve tornare completamente pubblica e si deve mettere mani ad un piano di risanamento sia economico sia societario.

Su tutti gli appalti e i conseguenti lavori sulle manutenzioni stradali, o di intervento simile serve maggior controllo da parte dell’amministrazione e forti sanzioni per le infrazioni riscontrate.

 

           

 

 

Ai cittadini settimesi, chiediamo di darci fiducia e lavorare con noi per costruire insieme un percorso democratico fatto di coinvolgimento nelle scelte e nelle discussioni

 

 

 
 
 

LICENZIAMOLI

Post n°64 pubblicato il 15 Maggio 2009 da danieledebetto

Basta con i parolai, costruiamo il partito degli operai.

Il 6 e 7 giugno si andrà al rinnovo del consiglio comunale, il Partito Comunista dei Lavoratori presenterà le proprie liste indipendenti dagli interessi dei poteri forti, senza pasticci elettorali i nostri principi valgono più di compromessi che portano a coalizioni  spezzatino ci definiamo e siamo alternativi sia al centro destra che al centrosinistra e a  tutti gli spezzatini presenti nelle coalizioni locali.

Nel massimo della chiarezza riteniamo coerente la nostra posizione per questo nell’arco delle forze politiche che si affacciano o si dichiarano a sinistra siamo l’unica forza che candidiamo alla carica di sindaco un operaio, l’unica forza cui contiene la metà dei suoi candidati operai.

IL NOSTRO CANDIDATO A SINDACO NON HA BISOGNO DI’ PRESENTAZIONI

“Duecentottanta firme, raccolte in soli tre giorni tra i lavoratori della Pirelli di Settimo Torinese. In gran parte d’iscritti alla Filcem Cgil. Un bell’attestato di stima e solidarietà per Daniele Debetto, 33 anni, operaio, delegato della Filcem dal 1999. Il Comitato dei garanti della Cgil Piemonte l’ha espulso per «incompatibilità». La sua «colpa»? Aver aderito allo sciopero dei sindacati di base contro la finanziaria del governo Prodi. L’appello dei compagni di lavoro chiede alla Cgil la revoca del provvedimento. Il lungo elenco di firme correda il ricorso che Debetto ha presentato al Comitato interregionale dei garanti. Debetto, consigliere comunale ferrandiano a Settimo, in fabbrica militava (l’espulsione ha effetto immediato, il passato è d’obbligo in attesa della sentenza d’appello) nella Rete 28 Aprile, l’ala sinistra della Cgil. Ha partecipato, con una dozzina di colleghi iscritti alla Filcem, alla manifestazione dei Cobas a Torino. E’ stato espulso perché, qualificandosi come delegato Cgil, ha affisso in bacheca un comunicato d’adesione allo sciopero dei sindacati di base. Una scelta che rivendica: «Io sto dalla parte di chi lavora. La finanziaria ha penalizzato i lavoratori. Dunque, quel giorno era giusto manifestare e scioperare». Barbara Butera, giovane operaia iscritta alla Filcem, difende a spada tratta il «suo» delegato: «L’espulsione è una punizione politica. Si colpisce uno che ha sempre detto il vero. Il sindacato non è una dittatura. Deve esserci libertà di pensiero, anche quando il centrosinistra è al governo». Tante firma raccolte in poco tempo dimostrano che i lavoratori della Pirelli l’espulsione «l’hanno presa parecchio male». “(TRATTO DA IL MANIFESTO,giornale nazionale)

Ecco chi presentiamo come nostro candidato Sindaco, un operaio un comunista e insieme a lui una lista composta da operai, disoccupati, precari, pensionati, gente comune direbbero i media proletari diciamo noi.  Quante forze di sinistra hanno seguito l’esempio, quante ne hanno conseguito l’impostazione compositiva.

SE NE VADANO TUTTI GOVERNINO I LAVORATORI

 
 
 

BASTA CON I LICENZIAMENTI

Post n°63 pubblicato il 25 Marzo 2009 da danieledebetto
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BASTA CON I LICENZIAMENTI

BASTA REGALI FINANZIARI A GRANDI IMPRESE E BANCHE

 

NAZIONALIZZARE LE AZIENDE IN CRISI

 

SENZA INDENNIZZO PER I GRANDI AZIONISTI

SOTTO IL CONTROLLO DEI LAVORATORI

 

 

La crisi capitalistica si abbatte sulle condizioni di milioni di lavoratori. In Italia migliaia di aziende, a partire dalle più grandi (Fiat, Telecom, Sevel….), programmano per il 2009 la cancellazione di un milione di posti di lavoro. La vicenda Alitalia ha fatto scuola.

Quelle stesse imprese che per vent'anni hanno beneficiato di gigantesche regalie pubbliche, della precarizzazione del lavoro, di salari da fame,chiedono oggi ai lavoratori di pagare i costi della loro crisi. E chiedono alla stato un'altra montagna di risorse pubbliche, a spese dei contribuenti.

 

Il governo Berlusconi acconsente (con l'avallo del PD): e anche per questo taglia sulla scuola, sulla sanità, sui servizi, mentre non trova un euro per i salari.

 

Le direzioni sindacali balbettano: tra chi sostiene spudoratamente padronato e governo CISL e UIL), e chi dissente passivamente senza promuovere una lotta vera a sostegno di una vera alternativa ( CGIL).

 

Le sinistre "criticano", ma non indicano soluzioni e prospettive. In queste condizioni, si rischia un nuovo drammatico arretramento  delle condizioni del lavoro in Italia.

 

Il PCL propone a tutto il mondo del lavoro, a tutte le sue organizzazioni sindacali, a tutte le sinistre, una lotta vera e unitaria contro il padronato e il suo governo, sulla base di un programma di svolta che metta in discussione il potere del profitto e le sue leggi.

 

In primo luogo c'è l'esigenza di una vertenza generale e unificante di lavoratori, precari, disoccupati, attorno ad una  piattaforma immediata di lotta che affronti l'emergenza. E che rivendichi ,a carico dei profitti e delle grandi ricchezze:

 

·        Il blocco generale dei licenziamenti.

·        Il diritto alla cassa integrazione per tutti i lavoratori, con la copertura dell'80% del salario.

·        L'abolizione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro e l'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari.

·        Il permesso di soggiorno a tutti i lavoratori immigrati.

·        La riduzione generale e progressiva dell'orario di lavoro per redistribuire fra tutti il lavoro che c'è.

·        Un aumento generale di salari e stipendi di 300 euro netti mensili e un salario minimo intercategoriale di almeno 1300 euro netti mensili.

·        Una vera indennità di disoccupazione di almeno 1000 euro netti mensili, cui allineare il livello minimo di pensione.

·        L'abbattimento dei mutui usurai e la restituzione di fondi pensione ai lavoratori e alla previdenza pubblica.

·        Un grande piano di lavori pubblici socialmente utili e sotto controllo sociale (edilizia scolastica e popolare, risanamento ambientale, servizi pubblici…)

 

Solo l'insieme di queste misure può proteggere la condizione delle masse popolari di fronte al ciclone della crisi e avviare un riscatto sociale dopo vent'anni di sacrifici. Solo una lotta generale e a oltranza per queste misure può ricomporre l'unità del blocco sociale alternativo e strappare miglioramenti parziali !

 

Ma questo piano d'emergenza richiede una svolta complessiva. Non solo la restituzione al mondo del lavoro di quei 130 miliardi di euro che in vent'anni sono passati dai salari ai profitti. Ma la fine di ogni nuova regalia a industriali e banchieri. A chi dice che bisogna continuare a ingrassare capitalisti e banchieri per " difendere i lavoratori e i risparmiatori" rispondiamo che i lavoratori e i piccoli risparmiatori possono fare a meno di industriali e banchieri. Che se i capitalisti licenziano i lavoratori, i lavoratori possono licenziare i capitalisti : nazionalizzando le aziende in crisi sotto controllo operaio, e riorganizzando l'intera economia su basi nuove.

 

Proponiamo una lotta generale per la nazionalizzazione delle aziende in crisi e/o che licenziano. Senza indennizzo per i grandi azionisti : perché si sono già indennizzati da soli con anni di sfruttamento e rapine. Sotto il controllo dei lavoratori: perché sono i lavoratori che possono prendere in mano le aziende, a tutela dei propri posti di lavoro, per riorganizzare la produzione e i servizi;  collegandosi  settore per settore, attorno a un piano economico da loro definito.

 

E' una rivendicazione troppo "drastica"? E' meno drastica della fame e dei licenziamenti.

E' una rivendicazione" anomala"? No, è fatta propria da settori d'avanguardia del movimento operaio in diversi Paesi,  dall'Argentina alla Francia; perché non raccoglierla?

E' una rivendicazione" impossibile"? No. Semplicemente mette in discussione l'attuale dittatura di un pugno di capitalisti e di banchieri a favore della prospettiva di un governo dei lavoratori. Perché sarebbe "possibile" la dittatura di una piccola minoranza e "impossibile" il potere della maggioranza? Nulla è impossibile se il mondo del lavoro usa la forza di cui dispone, scrollandosi di dosso la rassegnazione. Per di più solo lottando per un'alternativa vera di società è possibile strappare lungo la via concessioni parziali e risultati concreti. Senza la lotta per una alternativa, c'è solo un futuro di nuovi arretramenti e nuove sconfitte.

 

IL PCL fa dunque appello a tutti i lavoratori, a partire dalle strutture sindacali di base e dalle RSU, perchè sostengano la campagna per la nazionalizzazione delle aziende in crisi. Per farla vivere in ogni lotta di resistenza e in ogni organizzazione sindacale di classe; per coordinare tutte le forze, ovunque collocate, disponibili a battersi contro la crisi. Come dicono gli studenti,

 

 “la vostra crisi non la paghiamo noi". PAGHI CHI NON HA MAI PAGATO!!

 
 
 

Post N° 62

Post n°62 pubblicato il 29 Ottobre 2008 da danieledebetto
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Contro la riforma Moratti e la Gelmini

Contro Rettori e baroni, che difendono i loro interessi

PER UN UNIVERSITA’ STATALE, PUBBLICA E DI MASSA

OCCUPIAMO TUTTE LE FACOLTA’

 

Il governo Berlusconi ha ripreso in questi mesi la controriforma dell’Università italiana.

 

Nel 2005 aveva approvato la riforma Moratti (riforma dei concorsi e dello statuto giuridico dei docenti), sospesa ma intoccata dal governo Prodi, che reintroduce modelli piramidali di governo delle Facoltà (pochi Ordinari), accentra i meccanismi di reclutamento a livello di ateneo rafforzando i poli dominanti, introduce un sistema di precarietà strutturale nella ricerca e nella didattica universitaria.

 

Quella riforma, silente fino ad ora in quanto non sono mai stati approvati i decreti attuativi, si prepara ad essere applicata pienamente dalla Gelmini nei prossimi mesi.

Nel frattempo il nuovo governo Berlusconi ha:

 

-       tagliato 600 milioni di euro dal finanziamento di funzionamento normale degli atenei, rendendo difficile se non impossibile l’erogazione nei prossimi anni della normale attività

-       incluso l’Università nel blocco del turn over, assumendo dal 1 gennaio 2009 un docente ogni 5 posizioni che si liberano (per pensionamento o passaggio di carriera)

-       prospettato la trasformazione degli atenei in fondazioni, che lungi dal garantire un entrata di fondi privati nell’università (scarsa è la spesa in ricerca e sviluppo nell’industria italiana, già presente e incidente l’influenza in alcuni Dipartimenti e progetti di ricerca delle grandi aziende), permette semplicemente di “scaricare” la pubblica amministrazione dal dovere di garantire il funzionamento minimo ed essenziale delle Università.

 

Contro questi ultimi provvedimenti, che si aggiungono i tagli e alle controriforme nella scuola, stanno manifestandosi e mobilitandosi in queste settimane studenti, docenti, ricercatori, dottorandi, lavoratori dell’università ed anche i rettori.

 

Ma l’unità di tutte questi diversi soggetti contro scelte e provvedimenti che bloccano e destrutturano le università italiane non può, e non deve, occultare le diverse responsabilità ed i diversi interessi.

 

Ormai da vent’anni è in corso una lenta e progressiva controriforma dell’università italiana, che garantendo prima l’autonomia gestionale (1989) e poi quella didattica (1997) ai diversi Atenei, ha inseguito tenacemente il progetto di importare il modello anglosassone nel nostro paese:

 

-       una forte differenziazione e gerarchizzazione tra atenei (serie A, serie B, ma anche serie Z)

 

-       una differenziazione dei titoli di studio, per livelli (Diplomi, Specialistica, Master), sedi dove si conseguono e piani di studio, per spezzare il mercato del lavoro “intellettuale” e la forza contrattuale dei lavoratori in nicchie fra di loro isolate

 

-       una piramidalizzazione del corpo docenti (pochi ordinari di ruolo, molti precari nella ricerca e nella docenza),

 

-       una professionalizzazione dei curricula e della ricerca, piegati agli immediati interessi del sistema produttivo, creando corsi estremamente specifici per singole imprese o settori e centri di ricerca che lavorano su commessa industriale (i parchi scientifici e tecnologici).

 

Questo progetto nel corso degli anni ha trovato infiniti ostacoli e problemi di realizzazione.

L’Italia non sono gli Stati Uniti.

 

Non ci sono le centinaia di miliardi di dollari riversati sul sistema universitario dal governo americano, per sostenere aziendalizzazione e professionalizzazione degli atenei (vedi il programma “guerre stellari” e quello “biotech” negli anni ’80): i parchi scientifici e tecnologici languono, le grandi imprese italiane che investono in Ricerca e sviluppo si sono ridotte in questi anni.

 

Non c’è una politica industriale di lungo periodo, tale per cui abbia senso costruire consoliate filiere formative specifiche: vedi il destino dei corsi di laurea in specifiche tecnologie per i distretti industriali, che hanno iniziato a sfornare laureati quando i distretti hanno iniziato a migrare altrove (è la formazione continua, bellezza. Ricomincia da capo, al limite senza passare dal Via – ti riconosco qualche credito, qualche esame).

 

Il baronato accademico ed i tanti interessi politici territoriali hanno utilizzato i margini dell’autonomia didattica ed amministrativa per costruire atenei, corsi di laurea e sedi distaccate che spesso rispondono più ad interessi locali e di docenti e ricercatori, più che a sensate esigenze formative.

 

La CRUI e i Rettori italiani sono stati conniventi e compartecipi ha questo processo di progressiva disgregazione e disfacimento, di una controriforma pensata per piegare gli Atenei al servizio del mondo produttivo ideologica, velleitaria e per di più rimasta incompiuta. Chi per ritagliarsi spazi di potere e clientele locali (anche personali, come dimostrato dalle gestioni decennali di molti Rettori in diversi Atenei), chi per perseguire con determinazione e convinzione un modello “produttivista” e americano di università.

 

I NOSTRI INTERESSI NON SONO I LORO. LA NOSTRA UNIVERSITA’ NON E’ LA LORO.

 

Dopo il 3+2, il proliferare dei corsi di laurea, la differenziazione e la contemporanea rigidità dei piani di studi, la ricerca di una professionalizzazione al servizio di un mercato del lavoro segmentato e diviso (spesso più immaginario che reale), gli aumenti delle tasse di iscrizione e la disgregazione del diritto allo studio (principio del “costo pieno” dei servizi, dalle mense alle case dello studente) è evidente che il movimento degli studenti non può battersi solo contro la Gelmini. Non può battersi semplicemente a fianco dei Rettori e dei docenti universitari.

 

E tanto meno può permettersi di delegare a docenti e Rettori la gestione della lotta, affidando a questi soggetti il blocco della didattica, la sospensione degli anni accademici o la trattativa con il Ministero e la Gelmini.

 

I BLOCCHI DELLA DIDATTICA SI FANNO, NON SI CHIEDONO.

LE UNIVERSITÀ SI OCCUPANO, NON SI CHIEDE AI RETTORI DI CHIUDERLE.

 

Riprendiamoci uno spazio di riflessione e di progettazione nelle università, ricostruiamo una soggettività studentesca, costruiamo una vertenza generale del movimento degli studenti, elaborando piattaforme e metodi di lotta non subordinati ad altri soggetti.

 

CONTRO LA GELMINI, IL TAGLIO DEL FONDI, IL BLOCCO DEL TURN OVER E LA PROPOSTA DELLE FONDAZIONI

 

CONTRO L’AUTONOMIA DEGLI ATENEI, CHE PRODUCE PICCOLI E GRANDI BARONI

 

CONTRO UN UNIVERSITA’ PROFESSIONALE AL SERVIZIO DELLE IMPRESE

 

OCCUPIAMO LE FACOLTÀ

 

COSTRUIAMO COORDINAMENTI CITTADINI E NAZIONALI

DEGLI STUDENTI

 

COSTRUIAMO UNA NOSTRA PIATTAFORMA PER UN UNIVERSITÀ STATALE, PUBBLICA E DI MASSA

 
 
 

Post N° 61

Post n°61 pubblicato il 29 Ottobre 2008 da danieledebetto
Foto di danieledebetto

COMITATI UNITARI DI LOTTA

INSEGNANTI, GENITORI, ATA,

STUDENTI, PRECARI:

Ci vuole uno  sciopero di più giorni

per difendere la scuola pubblica

Ci vuole una piattaforma generale

per difendere i nostri diritti,

opporsi all’autoritarismo del governo

  e cacciare Berlusconi

 

Da settimane in tutto il paese la protesta partita dalle scuole materne e dalle elementari  sta dilagando nelle università e nelle scuole superiori, soprattutto per l’irrompere degli studenti.

Lo sviluppo del movimento è sempre più rapido e sicuro, tanto da provocare reazioni repressive e autoritarie da parte del governo. Come ad esempio  le dichiarazioni antidemocratiche  del ministro Sacconi contro il diritto di sciopero  dei lavoratori nella scuola e nel pubblico impiego, quelle della Gelmini contro le famiglie che civilmente coinvolgono i propri figli nelle decisioni sul loro futuro o il ricorso ad azioni militari di polizia e carabinieri contro gli studenti che manifestano democraticamente la propria radicale opposizione alla crisi verticale del capitalismo.

 

Il Partito Comunista dei Lavoratori dopo avere partecipato attivamente allo sciopero del 17 ottobre indetto dal sindacalismo di base, sostiene la necessità di trasformare lo sciopero di CGIL CISL e UIL del 30 ottobre in una nuova occasione di lotta radicale e unificante di tutto il mondo della scuola.

Il movimento dei comitati genitori/insegnanti/ATA, degli studenti medi e universitari ha già dimostrato di avere la forza per lanciare autonomamente una piattaforma alternativa a quella della casta sindacale responsabile delle sconfitte.

Dalle università e dalle scuole un nuovo movimento può riprendersi le piazze, in modo indipendente dall’insana  illusione di riforme impossibili e democraticamente autogestito al suo interno.

 

Sono i comitati a dovere prendere in mano l’iniziativa e a fare irrompere sulla scena i genitori, padri e madri, nella loro qualità di disoccupati, precari o lavoratori più o meno stabili.

A potere lanciare una piattaforma UNIFICANTE per la difesa dei 5 diritti fondamentali per il futuro dei giovani e dei lavoratori (ISTRUZIONE, SALUTE, CASA, LAVORO E SALARIO) e un appello all’unità di tutti i settori colpiti, così come di tutte le forze  sociali e politiche che si vogliono opporre coerentemente alla ristrutturazione selvaggia della scuola e università pubblica.

E’ tempo di  occupare in tutta Italia le università, le scuole superiori e dell’obbligo. Di regolare attorno a scadenze di lotta nazionali il calendario delle iniziative quartiere per quartiere, comune per comune, scuola per scuola.

 

Dopo gli scioperi del 17, del 30 ottobre e quello del 14 novembre nelle università, si può prospettare per il 15 novembre una giornata nazionale unificante di mobilitazione in tutte le città. Una giornata in cui il movimento della scuola potrà verificare la propria forza di attrazione nei confronti dell’intera società lavoratrice e giovanile  sulla base di  una autonoma  piattaforma di lotta.

Una giornata che, insieme ai tre scioperi di massa, può favorire lo sviluppo di una mobilitazione alla francese: duratura, radicale, estesa fino alla sconfitta e alla cacciata perpetua del governo Berlusconi.

 

Chiediamo

·         L’abrogazione del decreto sul MAESTRO UNICO, delle leggi che tagliano fondi, scuole e personale e dell’apartheid dentro le classi

·         Un piano di investimenti straordinario per l’università e la scuola, in particolare per il meridione, con l’estensione del tempo pieno e con meno alunni per classe, finanziato dalla tassazione di profitti, rendite e dall’abolizione dei privilegi fiscali del vaticano

·         L’assunzione stabile del precariato  (“altrochè 200.000 posti in meno”)

·         L’abolizione totale di tutti i finanziamenti alla scuola confessionale e privata

·         La gratuità di libri di testo qualificati per gli studenti della scuola pubblica

·         Una riforma della scuola a favore di una società non più basata sul profitto, ma giusta e egualitaria

 

 
 
 
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