Spazio ricurvo che su di sèrigetta l'orma dell'antico sapere.Lasciato aperto l'uscioche dell'uomo fa esser sì pensante,raccogliendo le messifugaci disertano le lodi e le ossequie.Nel claustrfobico trambusto di un'irreale presentesi mescola come tempera annacquatala ormai statica e stantiafigura di colui che tutto creò...di colui tutto negò...E dondolandoci come campanellini al ventoil nostro tintinnio par sinfoniain questo antro di memoriasepolto dalle ceneri di una Fenice mai rinata