Creato da romanaamica il 03/03/2011

OMBRE

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RACCONTO ( TERZA PARTE)

Post n°14 pubblicato il 14 Marzo 2011 da romanaamica

 

 

 

 

L'INSODDISFAZIONE....

 

Subito socchiudo gli occhi e faccio finta di essere preso dal gioco.
Lei, adesso, mi osserva accuratamente.
Si toglie le cuffie e le ripone con il lettore mp3 nella tasca da dove le aveva prese.
Di colpo allunga la mano destra verso di me.
- Piacere Emy -
Rimasi interdetto per qualche attimo e poi con poca disinvoltura le strinsi la mano presentandomi anch’io.
- Vai anche tu a Milano? – mi chiese.
- Si! – risposi quasi intimorito.
- Anch’io! Lavoro lì. Insegno lingua inglese in una scuola della provincia.
- Anch’io, ma insegno letteratura – risposi stavolta con grande entusiasmo dovuto alla inaspettata coincidenza.
- Ascoltavi musica? – aggiunsi frettolosamente.
- Ascoltavo i Queen, Freddie Mecury, “ The show must go on ”, l’ultima sua canzone prima di morire. Sai è per me come un motto di vita. Lo show deve continuare… -
- Io preferisco “Carpe Diem” sono più… –
- Dal film con Robin Williams più che dalla propositiva filosofia oraziana –
- Si proprio così! –
- Stavi giocando con quella? – indicando la nintendo DS.
- Si, ma a dire il vero volevo guardare un film che ho scaricato ieri, poi invece mi sono messo a giocare… -
- Possiamo vederlo assieme se ti va? –
- Certo che mi va! –
Si alzò e si spostò nel posto centrale accanto al mio.
Staccò le cuffie dal suo mp3, una se la mise all’orecchio e l’altra la porse a me.
Come ha fatto a capire che voleva ascoltare l’audio del film con le cuffie?
Man mano che le scene andavano avanti lei più si avvicinava a me ed io a lei.
Ora il suo prosperoso seno era poggiato candidamente sul mio gomito.
Ad un certo punto mi voltai verso di lei e mi accorsi che mi stava guardando.
I nostri sguardi erano vicinissimi ed io mi persi nei suoi occhi scuri.
Fui come attratto da un misterioso magnetismo e mi ritrovai senza rendermene conto a baciarla.
Anche lei fu presa dallo stesso mistero e delicatamente corrispose al bacio.
Terminato l’incantevole momento, ripose la testa sulla mia spalla e si addormentò.
Dopo che il battito del mio cuore era finalmente rallentato e ritornato regolare, poggiai anche io la testa sulla sua e mi addormentai”.

Un trillo di telefonino mi sveglia di colpo.
Mi ritrovo nel mio lettino, nella mia casa, col mio pigiama addosso e col mio solito cuscino tra le braccia, segnato al centro dall’alone dell’ennesimo inconsapevole bacio.
Prendo il cellulare e vedo il solito squillo in anonimo del mattino.
Chi sarà mai? Qualche goliardico che mi vuol prendere in giro, oppure…
La mia bocca è tutta impastata e un amaro sapore l’avvolge.
E’ il quotidiano sapore dell’insoddisfazione.

FINE

 
 
 

RACCONTO ( PARTE SECONDA)

Post n°13 pubblicato il 11 Marzo 2011 da romanaamica

 

L'INSODDISFAZIONE....

 

E da qui nasce e cresce la mia consapevolezza, che in poco tempo si sono frantumati tutti i miei desideri, le mie aspirazioni e i miei sogni, questa consapevolezza io la chiamo “insoddisfazione”.
Quando mi capita vedo la tv, soprattutto la mattina nel mio lettino; ricordo che amavo guardare le love story, i film d’amore, ma ora davanti a un bel film riesco a vederne solo l’inizio, mi addormento subito.
E finalmente giunge il momento più bello della mia giornata, l’agognato e sospirato riposo, il sonno ristoratore, dove recupero tutto ciò che ormai non ho più: i miei sogni.

“Il treno delle 20.30 è partito da pochi minuti. Domani mattina presto sarò a Milano.
Sono tornato a casa dai miei genitori per vedere come stavano, e anche per respirare un pizzico di sana aria del mio paese natìo e delle mie origini.
Da più di quattro anni insegno letteratura in un liceo dell’hinterland milanese e, ad essere sincero, trovo che i miei studenti sono molto bravi, insolitamente si appassionano alla letteratura.
Ho ricaricato le batterie, e sono pronto a riprendere il mio lavoro con più entusiasmo di prima; a me piace tantissimo insegnare.
Il vagone di seconda classe é praticamente vuoto e nel mio scompartimento ci sono solo io.
Sedutomi nella poltroncina vicino al finestrino, stendo le gambe sul sedile di fronte, senza togliermi le scarpe in pelle nera, classiche, che si intonano perfettamente con il mio gessato blu.
Erano passati poco più di dieci minuti che l’accesso allo scompartimento si apre ed entra una ragazza che senza nemmeno salutare, posiziona i suoi bagagli nello scomparto in alto.
Io immediatamente tiro indietro le gambe e mi rannicchio nel mio sedile, imbarazzato dall’essere stato sorpreso in atteggiamento scomposto, occupando due posti.
Lei, senza nemmeno degnarmi del minimo sguardo, si posiziona nel posto di fronte al mio, prende dalla tasca della giacca un lettore mp3, si sistema le cuffie nelle orecchie e, incrociate le gambe, fissa lo sguardo verso il finestrino buio.
Io la osservo attentamente per qualche minuto.
Indossa una giacca scura, aperta, che contrasta con la deliziosa maglietta bianca con pagliuzze argentee che formano il marchio di una famosa griffe d’abbigliamento. Scarpe nere, da donna ma molto sobrie, che si perdono nelle pieghe nere di un jeans abbastanza attillato.
Un bel viso, pulito, dal quale risplendono due occhi scuri e due labbra delicate.
Capelli lunghi e neri, ben tenuti, che sovrastano gli occhiali con una montatura un tantino retrò ma che le danno una fine aria da intellettuale.
Non è magrissima e ha tutte le forme giuste al posto giusto.
Ora osservo con attenzione le mani, che tiene piegate sull’addome, con la destra che copre l’altra, sono ben curate ma non riesco a vedere se all’anulare sinistro porti qualche anello.
Dovrà prima o poi stancarsi di quella posizione e mostrare quella benedetta mano coperta!
Ma il primo a stancarsi sono io e mi perdo nel decidere cosa fare per far passare il tempo.
La prima idea è quella di continuare il mio libro di poesie, ma subito l’abbandono poiché la lettura a quest’ora mi fa venir sonno.
Allora penso di prendere il mio portatile e magari, col cellulare, di navigare in internet, ma anche questa idea viene scartata poiché in treno il cellulare perde campo e soprattutto perché non mi va di alzarmi e prendere il portatile nella borsa.
Allora opto per la nintendo DS che ho in tasca.
Comincio a giocare ad una corsa di auto ma mi rendo conto di sbattere ad ogni curva ed arrivo ultimo.
Sono poco concentrato, infatti mi distolgo continuamente dal gioco per osservarla attraverso il riflesso del finestrino fino a quando nel riflesso incrocio il suo sguardo con il mio.*******CONTINUA

 
 
 

RACCONTO ( PARTE PRIMA )

Post n°12 pubblicato il 10 Marzo 2011 da romanaamica

kırmızı gül resimleri

 

 

L'INSODDISFAZIONE....

 

 

Non sempre la vita si presenta come è stata immaginata, anzi quasi mai!
Non sempre va tutto come è stato pianificato, anzi, c’è sempre un imprevisto che, seppur piccolo, manda tutto all’aria.
E’ il destino, il fato, che interviene all’improvviso, inaspettato, che spazza via tutto come un uragano, lasciando dietro di sé tante macerie dalle quali ricominciare a costruire, ma pur sempre macerie rimangono!
Non credo nel destino, ognuno il proprio destino se lo costruisce da sé, allora che cos’è quella cosa che interviene senza che nessuno ne abbia fatto richiesta, strapazza tutto in modo assoluto, senza aver il minimo rispetto per la vita?
Ma in fondo, perché bisogna aver rispetto se poi l’uomo, per sua natura, non ha rispetto nemmeno lui stesso del suo simile.
Coincidenze e situazioni determinate dall’azione di ogni singola persona, che si intrecciano, si aggrovigliano e creano altre situazioni che condizionano l’esistenza di qualunque individuo.
Un po’ come l’amore, due vite che si incontrano, si intrecciano e creano una nuova vita…
Ho quarantacinque anni e nessuna passione.
Maturità classica con il massimo voto e quindici esami sostenuti alla facoltà di lettere moderne che dopo tanti anni non hanno più nessun valore.
Poi il buio più completo!
Due funerali alle spalle: orfano di padre da più di vent’anni e di madre da qualcuno in meno.
Né fratelli né sorelle, né tanto meno parenti; li vedi solo quando hanno bisogno di te.
Denaro? Nemmeno l’ombra, e meno male che i miei nonni mi hanno lasciato in eredità un misero monolocale, così almeno non devo pagare l’affitto!
Lavoro? E’ estremamente complicato per un giovane trovare un lavoro soddisfacente al sud, figurarsi per un maturo quarantacinquenne, ma si deve pur campare ed io per farlo lavoro come guardiano notturno in un orribile cantiere.
Aspetto in totale solitudine, seduto su una vetusta sedia posto in gelido corridoio di un prefabbricato dove sono posti gli uffici, e quando tutti sono andati via, sempre a notte fonda, chiudo le porte e spengo le luci.
Ovviamente non lavoro tutte le notti, ce ne sono alcune in cui mi ordinano di non avvicinarmi assolutamente al cantiere, e in altre, quasi sempre il fine settimana, dove resto anche di giorno, rigorosamente tutto in nero.
Questo non mi permette di vivere ma di sopravvivere sì!
Certo, sono sempre in cerca di un lavoro più remunerativo, ma ahimé non riesco proprio a trovarlo, sarà tutta colpa mia?

 SAFREM

 
 
 

SOLITUDINE .

Post n°11 pubblicato il 10 Marzo 2011 da romanaamica

 Addio.

“Addio”... una piccola parola per porre fine ad un sentimento così grande. Non voglio credere che basti. Sappi, comunque, che non è stato sufficiente pronunciarla per cancellare il mio amore per te.

 

 

 
 
 

IO SONO IL TUO SOGNO .

Post n°10 pubblicato il 10 Marzo 2011 da romanaamica

 

Non chiedere  chi sono

sono il tuo sogno

non ho voce ne corpo

ne nome, esisto nella tua mente

nei tuoi desideri, prendimi

sono tua.

 
 
 
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