Creato da nick66 il 10/12/2005

SOLO JUVENTUS

Il blog di Nick66

 

THE DAY AFTER: La befana è interista!

Post n°327 pubblicato il 07 Gennaio 2010 da nick66
 

Che Calciopoli sia stato uno scandalo vero ormai ci credono solo gli interisti, e mica tutti, che da quella farsa in poi si sia assistito a dei campionati veri ci credono solo i Materazzi, quelli che il 5 maggio 2002 chiedevano “fateci vincere!” agli avversari colpevoli di giochicchiare contro avversari inebetiti. Nonostante i quintali di ridicolo di cui i Materazzi si coprirono quel giorno, oggi continuano a farneticare di chissà quali inghippi per giustificare quel suicidio.

Oggi c’è stata la Befana a portare alla banda degli onesti un paio di regali, grazie ai quali Mourinho e compagnia sono riusciti ad espugnare il Bentegodi. E' stato imbarazzante il guardalinee Calcagno, che sembrava più il libero dell'Inter che non uno della terna arbitrale. Il suo collega non è stato da meno, non ravvisando gli estremi del rigore su Pellissier nel primo tempo. Pierpaoli si era già portato il fischietto alla bocca per fischiare, ma poi gli sarà mancato il fiato. Fatto sta che quelli del Chievo si sono messi a protestare, mentre gli altri sono andati a segnare. Finita qui? No, perché all’ultimo minuto c’è stata l’apoteosi con "la pugnetta" di Quaresma ad anticipare la testa di Yepes in piena area di rigore. Rigore? Ma perché mai? Anzi, l’allenatore degli onesti, imbeccato da Caressa ai microfoni di Sky, ci pensa un attimo e poi sbotta sicuro: “L’ha presa Yepes di testa”. Mourinho, onesto fra gli onesti.

Il campionato è tutto qui. Quello delle altre è un’altra cosa. Il Milan rulla il Genoa con una cinquina e mette paura a una Juventus piccola piccola qual è quella di oggi. I bianconeri, in cerca di qualche sicurezza, trovano una vittoria fortunosa a Parma. Intendiamoci, il 4-4-1-1 schierato da Ferrara, pensiamo opportunamente consigliato, non è stato scandaloso, ma è figlio dell’attuale momento in casa Juve. Schierando una squadra forte nella fase di non possesso palla, Manninger non ha mai rischiato, anche se la Juve è stata spesso schiacciata dalla manovra avversaria. Segnare poi due gol tirando una volta sola in porta è qualcosa che ti può capitare una volta su cento. Di buono per la Juventus c’è il risultato, e forse l’alleggerimento della pressione sulla squadra, che però rimane un cantiere aperto. La Juve di oggi è stata comunque troppo brutta. C’è bisogno di scelte coraggiose, pensando da Juventus. Speriamo proprio non si faccia ricorso al mercato di gennaio per acquistare i vari Ledesma o Zapater che, con tutto il rispetto, son giocatori che vanno bene in squadre con altre ambizioni. Alla Juventus devono arrivare campioni veri (!), possibilmente dopo aver ritrovato un equilibrio di squadra e di gioco che ancora non c’è. Da questo punto di vista le responsabilità di Ferrara sono enormi.

Dietro si sgomita alla grande con il Napoli che stendendo l'Atalanta mette nei guai Conte e scavalca in un colpo solo Roma e Parma. I giallorossi sprecano un doppio vantaggio incassando due gol nei minuti di recupero. Ovvio il commento di Ranieri: "Eh beh, pazienza". La Fiorentina in grande spolvero ne fa cinque al Siena, ma con meno clamore; i suoi punti sono gli stessi dei galletti baresi, che contro l'Udinese raccolgono la quinta vittoria consecutiva fra le mura amiche, e del Palermo che esce imbattuto dal Marassi doriano. Dietro l'Inter la situazione è più fluida che mai. Nelle zone calde sono pesanti le vittorie di Lazio e Catania rispettivamente contro Livorno e Bologna. 


TOP DI GIORNATA

La pugnetta di Quaresma. Non sarà la Mano de Dios di Maradona, ma pure quella del portoghese la fa franca allo stesso modo e merita di essere battezzata in modo confacente. Dopo gli episodi di Verona non vorremmo però si scatenassero le interpellanze parlamentari come se si trattasse della Juventus. Che i campionati inter-aziendali del dopo Calciopoli siano il vero scandalo della storia del calcio non può essere un segreto di Stato, non si sente il bisogno che siano i La Russa a certificarlo.

Il Diavolo. Si fa il Grifone allo spiedo sciorinando lampi di calcio spettacolo. Borriello sugli scudi realizza una doppietta, Ronaldinho si permette di sprecare un rigore, di segnarne un altro, di far tirare il terzo a Huntelaar. Si spera che di gol abbiano fatto indigestione stasera. visto che domenica c'è la Juventus.

Bettega e il sentimento popolare (ma bianconero!). Il Corriere dello Sport riporta l'episodio secondo cui un tifoso della Juventus, durante l'intervallo fra il primo e il secondo tempo di Parma-Juventus, si è avvicinato a Blanc e gli ha detto: "Voi dirigenti siete la rovina di questa società. Tu con la Juve non c'entri nulla. L'unico che può salvarla è quell'uomo coi capelli bianchi", indicando Bettega. Mister X ha interpretato così il sentimento popolare più diffuso fra i sostenitori bianconeri. Dal canto suo Bettega è stato invece stuzzicato da un assessore del comune di Parma, Fabio Fecci, delegato alla sicurezza, che lo ha più volte sfottuto dicendo "La Juve è una squadra di scarponi". Al termine della partita, Bettega si è avvicinato per dare la mano a Fecci con una stretta di mano che sembrava tanto un "ma vai a quel paese". Finalmente alla Juventus c'è di nuovo qualcuno che fa l'antipatico e si fa rispettare!


FLOP DI GIORNATA

La terna arbitrale di Chievo-Inter. A Pierpaoli manca il fiato per fischiare un rigore contro l’Inter e poi, cercando di riparare, esagera con i cartellini, mostrandone ben sei agli onestoni prima di bendarsi gli occhi davanti alla manina di Quaresma. Gli sfugge anche un calcio agli zebedei assestato da Lucio a Pellissier. Un arbitro fra i migliori del nuovo corso, non c'è che dire. I guardalinee non lo aiutano, specie Calcagno che va sempre su con la bandierina per default a rilevare i fuorigioco degli attaccanti clivensi ,anche quando non ci sono. Un'ottima terna post Calciopoli insomma, sbagliano, ma son ragazzi....

Gasperini. Il suo Genoa naufraga a San Siro beccandone cinque nonostante l'iniziale vantaggio. Quelli del Milan si muovono fra le linee e sembrano veramente imprendibili. C'è qualcosa, molto, che non va nel Genoa umiliato dal Milan. Con quelli di stasera, fra l'altro, fanno 32 gol subiti in 18 partite. Peggio del Genoa ha fatto solo il fanalino di coda Siena, che di gol ne ha subito uno in più. Una vera e propria banda del buco.

Conte e Malesani. Atalanta e Siena perdono e lo fanno malamente. Conte risponde a muso duro alla sua tifoseria mettendoci la faccia senza cercare scuse. Malesani naufraga malamente nel derby casalingo contro la Fiorentina incassandone cinque. Troppi anche se sei l'ultima in classifica.

 
 
 

THE DAY AFTER: Il campionato è Cosa Loro

Post n°328 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da nick66
 

 



Mentre il campionato diventa semmai un affare privato fra le milanesi, cala definitivamente il sipario su quello della Juventus. Lo 0-3 casalingo contro il Milan è una scoppola epocale che è il segnale di fine corsa non solo su Ferrara, ma sul fantomatico progetto dell'uno e trino francese, primo responsabile di questa disfatta insieme a chi ce lo ha messo. La Juventus ora in classifica viene appaiata dal Napoli in serie positiva da 12 partite (7 vittorie e 5 pareggi), mentre la Roma è a un solo punto, forte pure lei di una serie positiva che dura da 9 gare (6 vittorie, 3 pareggi). A questo punto la Juventus entra nella bagarre per la qualificazione alla prossimaChampions League con un cambio tecnico forzato, senza un progetto di gioco, con un ambiente scarico, giocatori in totale confusione tattica e i soliti tanti infortuni di cui in due anni non si è riusciti a venire a capo.

Il Milan è a -8 dall'Inter con la trasferta a Firenze da recuperare e con il derby fra due settimane: e qui si potrebbe chiudere definitivamente il campionato oppure riaprirlo per una corsa a due tutta milanese. Certo che, se l'Inter avesse lasciato sul campo qualche punto contro Chievo e Siena, così come doveva essere, staremmo qui a parlare di una corsa a due già bella e buona, ma così non è stato. Dopo "la pugnetta" di Quaresma al Bentegodi a fare il paio con un altro rigore negato, contro il Siena è stata la volta del "fischio amico", che a due minuti dalla fine ha regalato un calcio piazzato che Snejider ha trasformato, aprendo la strada al gol vittoria di Samuel in pieno recupero.

In zona Europa League c'è davanti la Fiorentina che ha avuto ragione del Bari in una partita tribolatissima. Oltre ai Gilardino e ai Barreto, un grande protagonista è stato l'arbitro Gervasoni, quello che due anni fa assegnò un rigore all'Inter per un colpo di testa di Couto in un Inter-Parma. Ebbene Gervasoni a Firenze si è consacrato uno dei migliori arbitri del nuovo corso, riuscendo ad ammonire, già nella prima mezz'ora, e per motivi veniali, i diffidati Donati e Almiron, cuore del centrocampo barese. Entrambi salteranno la prossima partita del Bari contro l'Inter. Nel calcio pulito post Calciopoli un arbitro così merita per lo meno una promozione ad internazionale!

Ad appaiare i viola ci sono i rosanero palermitani vittoriosi di misura contro l'Atalanta. Senza particolari squilli il resto del cartellone, a parte forse il Parma che a Livorno infila la terza sconfitta consecutiva. Per il resto sono nella norma un Cagliari che espugna Bologna, il Genoa che batte il Catania e il pareggio fra Udinese e Lazio.

TOP DI GIORNATA

Malesani. Per 88 minuti è da top assoluto pur sbagliando i cambi, ma poi al suo Siena viene il braccino e finisce sconfitto. Fra i top un po' per consolazione e un po' perché derubato da una decisione arbitrale "scientifica", come può esserlo una punizione inesistente fischiata a trenta metri dalla propria porta. Non è clamoroso come può esserlo un rigore fasullo, ma il risultato è lo stesso.

Leonardo. Porta il Milan a battere nettamente una Juve che pare l'Ascoli, e si iscrive di diritto alla lotta per il titolo. Ha tenuto duro all'inizio, supportato da una dirigenza vera, e sta raccogliendo i frutti di un lavoro importante. 

Mazzarri. Da quando c'è lui la marcia del Napoli è da scudetto ma, visto da dove è partito, l'aver già raggiunto la zona Champions League è un vero e proprio miracolo sportivo. Mazzarri di miracoli se ne intende e a Reggio se lo ricordano bene. 

FLOP DI GIORNATA

Juventus. Non ci sono più parole per descrivere lo sfascio di una società messa in mano a dei principianti. Nemmeno può valere la scusa degli infortuni perché pure quelli del Milan erano belli pesanti. La speranza è che almeno si approfitti di questa ennesima débacle per programmare un rinnovamento profondo in società, iniziando dai piani più alti, anzi dal piano più alto.

L'arbitro Gervasoni. Dopo il famoso rigore assegnato "per un colpo di testa" un paio di stagioni fa, naturalmente all'Inter, i due gialli che appioppa nella prima mezz'ora di gioco ai "baresi" Donati e Almiron è roba che non riuscirebbe nemmeno a un killer professionista. "Amala, pazza Inter amala!"

Questi arbitri. Ormai il calcio italiano sembra calcetto. Ad ogni piccolo contatto fischiano forse ignorando che il calcio è anche contatto fisico. Stanno ridicolizzando il calcio italiano con la consapevolezza che altrove si fischia ben diversamente. Se poi gioca l'Inter le punizioni si possono pure inventare, ma questo adesso va bene, è il calcio pulito!

 

 
 
 

THE DAY AFTER: Apocalisse Juventus, Inter-Milan per lo scudetto!

Post n°329 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da nick66
 

 

A Verona la Juventus raschia ancora il fondo del barile. Fanno festa i i clivensi, che per la prima volta battono quella che una volta veniva chiamata Vecchia Signora. Adesso, ridotta a "battona", si fa infilare e beffeggiare a destra e manca, senza nessuno che alzi un dito per difendere un po' di onore. Ma chi mai dovrebbe farlo? Forse Blanc? D'accordo che le feste sono ormai andate, ma si è mai visto un tacchino organizzare il cenone di Natale? Certo che no, perché la festa a Natale sono gli altri che la fanno a lui. E Blanc fa proprio la figura di un tacchino. Immobile ed assolutamente impotente davanti allo sfascio bianconero, si avvicina sempre di più alla tavola imbandita su cui la festa dovranno per forza farla a lui. E' inutile cercare tardivi parafulmini "alla Bettega" per celare palesi fallimenti: il primo responsabile dell'attuale sfascio bianconero è l'uno e trino di Chambéry, che sa bene quanto l'esonero di Ferrara segnerebbe una volta di più il proprio fallimento personale. Ma a questo punto a salvare capra (o tacchino?) e cavoli ci dovrebbe essere una proprietà, capace fin qui solo di scelte dissennate (sono i risultati a dirlo) quanto di fugaci ed inutili visite all'ossario di Vinovo (visti i 42 infortuni fin qui occorsi). Adesso la Juventus è scivolata fuori dalla zona Champions e, considerate le partite da recuperare delle altre squadre, anche la qualificazione all'Europa League sarebbe fortemente ballerina ora. La Juve nelle ultime 10 partite ha collezionato ben 6 sconfitte con 18 gol subiti. Solo 6 squadre hanno fatto peggio a livello di punti, mentre le sole Atalanta e Siena hanno perso di più (7 sconfitte) e c'è solo il Siena che ha subito più gol (18 quelli della Juventus, 26 quelli del Siena). Per trovare una Juventus che perde 7 partite nelle prime 20 giornate bisogna andare indietro di 70 anni fino al campionato 1948-49!


Detto di questa apocalisse bianconera, siamo ridotti a guardare al derby fra Inter e Milan che domenica potrebbe riaprire il campionato. Se i rossoneri vincessero andrebbero a soli 3 punti di distacco dai cugini, con una partita da recuperare e il campionato sarebbe più che riaperto, anche se tutto entro il perimetro milanese. Il Milan si avvicina in gran spolvero alla sfida che può valere una stagione, rifilando un poker al fanalino Siena, mentre l'Inter continua a mettere in campo orgoglio e buona sorte, raccattando un punticino nella trasferta di Bari dopo la rocambolesca vittoria rimediata contro il Siena e quella ottenuta per gentile concessione arbitrale contro il Chievo (ricordate la pugnetta di Quaresma all'ultimo minuto?) La Juventus in classifica è scavalcata dalla Roma, che ha strapazzato il Genoa. Nelle ultime 10 partite i giallorossi hanno fatto qualcosa come 12 punti in più dei bianconeri. Ma pure il Napoli adesso sopravanza la squadra allenata da Rocky Ferrara, entrata nel mirino del Palermo (a proposito se mai ci dovesse essere un parallelo cinematografico con questa Juve il film ideale sarebbeZombie più che Rocky). Anche il Cagliari, che ha rifilato un tris al Livorno, ora è a soli 3 punti dalla Juventus, come la Fiorentina inopinatamente sconfitta in casa dal Bologna. Entrambe però hanno una partita da recuperare. In coda i colpi di giornata li mettono a segno l'Atalanta, che stordisce la Lazio con tre gol, e il Bologna corsaro a Firenze. Punto prezioso anche quello del Catania a Marassi contro una Sampdoria relegata a una classifica sempre più anonima. Ma è questa Juventus a lasciare più che mai senza parole. Qualcuno faccia qualcosa e presto per invertire una tendenza che nulla ha a che fare con la sfortuna, poco con gli infortuni, ma molto invece ha a che fare con gravi errori gestionali, di cui aspettiamo una seria assunzione di responsabilità. Mai come in questo caso sembra vero quell'adagio secondo cui il pesce puzza dalla testa.

TOP DI GIORNATA

RONALDINHO. Maramaldeggia sui senesi ridotti in dieci con le giocate dei tempi d'oro e ne mette dentro tre, lanciandosi anche in classifica cannonieri sulla scia di Milito e Di Natale. E' lui l'alfiere di giornata che conduce la rincorsa rossonera sull'Inter.

IL BOLOGNA. Batte la Fiorentina nel derby dell'Appennino e lo fa fuori casa pescando tre punti che valgono come un jolly in una partita di ramino.

TONI e DONI. Quanto a Toni, è una Roma che va forte che lo aiuta a resuscitare. Lui fa la sua parte realizzando una provvidenziale doppietta, con cui si rilancia anche in chiave maglia azzurra. Doni invece trascina l'Atalanta fuori dalla crisi con due reti segnate nei primi sette minuti. I bergamaschi non vincevano dal 22 novembre (1-2 a Siena).

FLOP DI GIORNATA

BETTEGA. Intendiamoci, della Juventus è quello che meno di tutti merita di essere messo dietro alla lavagna, ma lui che fa da parafulmine davanti ai microfoni del dopo partita, al posto di chi sta distruggendo la Juventus è inaccettabile! Non starebbe "al vice" arrivato da un paio di settimane giustificare l'ingiustificabile tracollo della squadra, ma semmai toccherebbe a chi non ha nemmeno avuto l'umiltà di mollare mezza carica di fronte allo scempio che si sta abbattendo sulla Juventus. E allora Bettega è fra i flop perché è sempre più forte il dubbio che non dovesse tornare alla Juventus a certe condizioni. Non starebbe a lui oggi metterci la faccia, per difendere una sciagurata politica societaria che ha ridotto la Juventus a prenderle sul campo la domenica da Chievo e Catania, e tutti gli altri giorni a coprirsi di ridicolo, presa a schiaffi dalle dirigenze di un Parma o di un Genoa qualsiasi. Senza il becco di un quattrino da spendere per correre ai ripari e nemmeno giocatori da utilizzare per fare mercato. E' questo il provvisorio risultato di una gestione dissennata, che ha completamente dilapidato l'eredità tecnica lasciata dalla Triade, quella vera!

MOURINHO. La sua Inter gioca da far schifo e lui trova modo di prendersela con l'arbitro colpevole di assegnargli un rigore senza espellere Bonucci per il fallo su Pandev che ferma una chiara occasione da gol. Bel coraggio ha Mourinho di lamentarsi, dopo che nelle ultime due partite aveva fatto lo gnorri negando l'evidenza a proposito delle due gravi "sviste" grazie a cui si era portato a casa il bottino pieno. Roba da Banda Bassotti più che da Banda degli Onesti. Vabbè che è portoghese (...) ma qualche episodio negativo prima o poi bisognerà pur pagarlo. Comunque sia i conti continuano a non tornare, per le altre si intende.

GROSSO. Gioca da far rimpiangere il peggior Molinaro. Anche in questo caso il suo flop è diretta responsabilità di chi, per presunzione e incapacità, si è incredibilmente affidato ai consigli di un esterno alla società per acquistare una riserva del Lione. E' incredibile pensare che la società più gloriosa d'Italia si sia dovuta ridurre a chiedere delle "consulenze esterne" per fare mercato, non avendo al proprio interno che personaggi specializzati a cianciare inutilmente di fantomatici progetti e ragazzotti abituati ad alzare i cartelli delle sostituzioni improvvisamente promossi dirigenti.

 

 
 
 

24/1/2003-24/1/2010: QUANTO CI MANCHI AVVOCATO, QUANTO CI MANCHI JUVENTUS...

Post n°330 pubblicato il 23 Gennaio 2010 da nick66
 




“E’ un pomeriggio di sole del settembre 1925 quando la Fiat Torpedo 509 di Edoardo Agnelli si ferma davanti allo storico campo di gioco della Juventus di Via Marsiglia. Ad aspettarlo c’è la dirigenza bianconera al completo che lo saluta mentre sta scendendo dall’auto. Il presidente risponde al saluto con un cenno della mano ma esita ad avanzare verso chi lo sta attendendo e si attarda all’interno dell’auto. La sorpresa è generale quando Edoardo scende dall’auto e va verso di loro tenendo per mano un bambino di nemmeno cinque anni che indossa un vestitino bianco e blu alla marinara: è suo figlio Gianni...” 

E’ un momento storico quello che Mario Pennacchia immortala nel suo Gli Agnelli e la Juventus, perché nella spontaneità di un padre che stringe la mano al figlio ci sono colui che allora era il presente e chi sarà poi il futuro di oltre ottant'anni di storia bianconera, vissuta sotto l'indelebile segno della dinastia Agnelli. C’è un filo conduttore che lega quel bambino all’uomo potente che ci ha salutato il 24 gennaio del 2003. E’ la tenerezza che ti suscita l’infanzia, così come una persona cara che se ne va dopo una vita straordinariamente vissuta. C’è il rimpianto sempre vivo per quel che ha significato l’Avvocato per la sua Juventus. A essere juventini oggi ci si sente come orfani di genitori che ti hanno accudito e coccolato praticamente da sempre. Un’eredità raccolta dal papà Edoardo, che della Juventus fu presidente per dodici anni, dal 1923 al 1935, quando scomparve per un tragico incidente. Gianni era troppo piccolo per succedergli già a quel tempo, ma non si tirò indietro quando glielo chiesero qualche anno più tardi. Era il 22 Luglio 1947 quando Gianni Agnelli assunse la carica di presidente della Juventus, che mantenne per sette anni. Due scudetti con una squadra in cui spiccava un giovanissimo Boniperti insieme ai danesi Praest, Karl e John Hansen. Nel 1954 il tempo scadde, gli impegni di un impero, di cui il calcio rappresentava soprattutto il divertimento della domenica, presero il sopravvento. Ma Gianni Agnelli per la Juventus c’è stato sempre, fino all’ultimo, a tesserne le trame della storia. Uno stile ed una presenza inimitabili quelli dell'Avvocato, che passava dall’ironia di brevi e taglienti battute, dette a caldo fra un tempo e l’altro o nel dopo partita, alle telefonate all’alba a calciatori, allenatori e presidenti di turno, per avere direttamente il polso della situazione della squadra. Potevi vincere o perdere sul campo, ma quella sua ironia, la sua capacità di sintetizzare e di colpire il bersaglio con una semplice battuta ti faceva percepire un imbarazzante senso di superiorità rispetto a qualsivoglia altra squadra. Era una Juventus che si rispecchiava nella sua classe. Visse intensamente il fascino di quella emozionante "J" iniziale di Juventus e, grazie anche al suo modo di “essere la Juventus”, ha finito per far innamorare mezza Italia di quella che solo in apparenza era una squadra di calcio, ma che con lui è stata molto di più. L’Avvocato è stato il vero re d’Italia, l’unico fuoriclasse dell’Italia dal dopoguerra fino all’inizio del nuovo millennio. Con i potenti del mondo lui intratteneva rapporti di consuetudine se non di amicizia, come accadde in particolare con Henry Kissinger. "Mentre parlavi con lui - ha ricordato qualche anno fa Kissinger in un'intervista rilasciata a La Stampa - sapeva trasmetterti la sensazione che nulla gli importasse di più. E non si trattava di una posa: era dotato di capacità empatiche fuori dal comune e intuiva al volo i sentimenti del suo interlocutore". 

Ovvio che uno come lui desiderasse per la Juventus chi sul campo di calcio potesse essere un po’ quello che lui rappresentava nella società. Alla Juve voleva portare campioni come Di Stefano, Maradona, poi Platini. Ci riuscì solo con quest’ultimo, mettendoci del suo per farne non tanto un fuoriclasse in campo, ma quello che poi sarebbe diventato il dirigente calcistico più potente d’Europa come presidente dell’UEFA. Da quel lontano 1947 in poi la Juventus è stata prima l’impegno e poi l’hobby da dividere con il fratello Umberto. Le divergenze fra i due ci sono state, com’è ovvio, ma quello che è certo è che i due fratelli alla fine arrivavano sempre a una decisione condivisa per il bene della Juventus. Nel 1997, in una puntata di Mixer dedicata al centenario della società, rispose proprio così a Gianni Minoli che lo intervistava.:“Io e mio fratello abbiamo sempre fatto l’impossibile per la Juventus”. Viene da sorridere amaramente pensando a come questa Juventus è stata ridotta da quando Gianni e Umberto non ci sono più. Chissà se chi ha raccolto un’eredità così pesante potrà dire un giorno di aver fatto l’impossibile per questa Juventus. O forse l’impossibile in un certo senso è stato fatto, perché con l’Avvocato e il Dottore in vita, nemmeno nella più nefasta delle previsioni, si sarebbe potuto immaginare che di quella Juventus sarebbe rimasto solo il cadavere. E’ anche per questo che ogni giorno che passa sembra che, con il suo addio e quello di suo fratello Umberto, anche la Juve, quella vera, se ne sia andata per sempre. Sembrava eterno l’Avvocato, sembrava eterna quella Juventus. "Vinca la Juve o vinca il migliore?" gli chiese con aria furtiva il giornalista di turno prima di una partita, e lui di rimando: "Sono fortunato, spesso le due cose coincidono". 

Quanto ci manchi Avvocato, quanto ci manchi Juventus...

 

 
 
 

THE DAY AFTER: Crisi Juve, la pagliuzza e la trave

Post n°331 pubblicato il 25 Gennaio 2010 da nick66
 

 

Che il campionato sarebbe diventato "Cosa Loro", anche se con i rossoneri solamente relegati al ruolo di sparring partners, Nostradamus Moggi l'aveva pronosticato per tempo, ma che La Juve diventasse quello che è oggi nemmeno i più pessimisti e gli jettatori di professione potevano prevederlo. Con quella maturata contro la Roma siamo a 8 sconfitte su 21 giornate di campionato, mai era successa una cosa simile nella storia bianconera. L'ultimo parziale è di 5 sconfitte su 6 partite, un'andatura da zona retrocessione. In classifica la squadra, fino ad ora allenata da Ferrara, si ritrova ai margini della zona buona solo per entrare nell'Europa di serie B, staccata da Roma e Napoli, scavalcata dal Palermo ed avvicinata pure da Genoa e Cagliari. In due mesi di profonda crisi Monsieur Trinité è stato solamente in grado di richiamare Bettega per nascondersi dietro le sue spalle e niente più. Che Ferrara sia inadeguato e impotente rispetto al ruolo assegnatogli l'hanno capito nel frattempo anche i più riottosi. Intanto gli allenatori sulla piazza si sono tutti più o meno accasati, lasciando disponibili sul mercato solo pensionati che non allenano da un decennio e commentatori televisivi con brevi esperienze da allenatore. Blanc aveva scelto Ferrara senza considerare adeguatamente il rischio che la scelta di un allenatore inesperto poteva comportare (specie dopo l'esonero di Ranieri) e senza pesare per nulla gli scompensi di un eventuale cambio di modulo prospettati comunque dal tecnico testaccino. Alla luce di questo, ecco che l'esonero di Ferrara, inevitabile da tempo per i più, appare in buona sostanza come togliersi una pagliuzza, mentre la trave di questa Juventus è sempre più chiaro che sia rappresentata proprio da Blanc e dal suo fantomatico progetto, in grado di dilapidare centinaia di milioni con scelte dilettantesche, ma risparmiando sugli allenatori, come chi si compra un bell'abito senza preoccuparsi del cappottone per l'inverno. Ma la cosa tanto più sconcertante, quanto evidente, è che costui abbia lavorato sciaguratamente alla costruzione della Juventus di quest'anno avvalendosi dei consigli interessati di qualcuno che non rientrava nei quadri societari, spogliati, e qui sta la gravità, di ogni competenza tecnica. Così facendo questa Italjuve è diventata, di fatto, un laboratorio della Nazionale con l'innesto "a capocchia" di un Felipe Melo e di un Diego, acquistati a prescindere da qualsivoglia contesto tecnico e tattico. Questo manager francese sta riuscendo laddove nemmeno le sentenze dei tribunali sportivi dell'estate 2006 erano riuscite; ovvero sta distruggendo, giorno dopo giorno, l'orgoglio di una tifoseria che sta reagendo in modo sempre più assuefatto e rassegnato allo scempio che si sta compiendo. Da considerare c'è anche il pesante impatto economico che certe scelte quanto meno discutibili stanno comportando, con una svalutazione del parco giocatori di decine e decine di milioni di euro. Ma chi se lo comprerebbe oggi un Amauri o un Felipe Melo a venti milioni e passa di euro? Del resto parliamo dell'unico presidente della serie A che non rischia un euro di suo ma che, nonostante il suo fallimento sia sotto gli occhi di tutti, da quest'annata percepirà di certo una cifra difficilmente inferiore ai tre milioni di euro. Se proprio deve essere così, che almeno lo si liquidi il prima possibile con tutte le spettanze dovute e un bel biglietto di ritorno a Chambéry con su scritto un bell'adieu!



TOP DI GIORNATA

Del Neri. Ha il coraggio di mettere fuori squadra totem Cassano rischiando il linciaggio mediatico e la sua Samp, seppure con un po' di fortuna, espugna Udine con tanto di gol di Pozzi che del canterino barese ha preso il posto. I doriani tornano così alla vittoria dopo otto partite di digiuno.

Mihajlovic. Il suo Catania disintegra il Parma con tre gol cogliendo la terza vittoria nelle ultime cinque partite. La classifica in fondo si fa più corta con gli etnei, terzultimi, che ora hanno nel mirino l'Udinese a un punto, Livorno e Lazio a due punti. Da quando il serbo ha avvicendato Atzori, la marcia del Catania è quella di una squadra da Europa League.

Palermo. Anche in questo caso il cambio fra Zenga e Delio Rossi è stato benefico. Solo il Milan ha fatto più punti nelle ultime sei partite. La vittoria contro la Fiorentina, oltre che netta nelle dimensioni, ha rivelato un promettentissimo Abel Hernandéz, diciannovenne uruguaiano, alla sua prima presenza da titolare in serie A festeggiata con una scoppiettante doppietta.


FLOP DI GIORNATA

La RAI, Sky, Mediaset, la curva romanista all'Olimpico. Strano che certi commentatori, così attenti ai condannabili cori contro Balotelli, abbiano fatto finta di niente riguardo a certi canti provenienti dallo spicchio occupato dai tifosi giallorossi, che hanno dileggiato l'Avvocato, Pessotto e Moggi. Solo sul forum bianconero j1897.com si trova testimonianza delle prodezze della curva giallorossa. In sostanza hanno dileggiato un morto, invitato un altro al suicidio e augurato la morte al terzo. Su tutto questo un assordante silenzio. Che schifo!

Snejider. Si becca un'altra espulsione e lascia i suoi in dieci. Non contento di aver mandato a quel paese l'arbitro con ampia sbracciata solo pochi secondi prima, gli va davanti e lo applaude ironicamente. Rocchi non può continuare a fare finta di niente e lo butta fuori. Certo è che comunque il "buon esempio" lo dà sempre quel signore di Moratti che reagisce all'espulsione del suo giocatore con lo stesso marchio di fabbrica.

Bergomi e Caressa. Per gli interisti più accaniti non c'è nemmeno bisogno di sintonizzarsi sulla telecronaca di Inter Channel, perché l'ineffabile coppia mondiale partorisce una cronaca che più a tinte nerazzurre non si può. Praticamente ignorano l'applauso di Snejider criticando la decisione arbitrale, sorvolano sul brutto gesto di Moratti in tribuna, ignorano un netto fallo di mani in area di Maicon e gridano al rigore per Pandev che si accascia in area. Per la prossima telecronaca, possono direttamente piazzarsi in curva con i boys.


 

 
 
 

JUVENTUS, IMPAZZA IL TOTO ALLENATORE

Post n°332 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da nick66
 

Se è raro che la verità dei fatti superi l’immaginazione, ebbene in casa Juve, anche in questi ultimi giorni, quello che sta succedendo lascia basiti. Dopo l’eliminazione al primo turno diChampions League e un filotto di sconfitte senza precedenti, quella di sabato sera contro la Roma sembra sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza di John Elkann. L'addio a Ferrara e l'arrivo di un nuovo allenatore sono un’eventualità che in Corso Galfer dovrebbero aver contemplato da tempo, visto l’andamento della squadra da due mesi a questa parte. Ma allo stato dell’arte l’esonero del tecnico bianconero è ancora in divenire, tanto che i bene informati sono sicuri che dovrebbe essere ancora lui a sedersi sulla panca bianconera giovedì sera contro l’Inter. Dire che si tratta di una situazione paradossale è eufemistico. Mentre i media si sbizzarriscono con il toto allenatore, la società, che pure è quotata in borsa, tiene la bocca cucita, senza nemmeno affidarsi a un laconico comunicato stampa per arginare lo sciacallaggio mediatico che si è scatenato. La consapevolezza che per Ferrara il tempo sia ormai scaduto l'hanno data le pagine de “La Stampa” già domenica mattina, all'indomani dell'ultima sconfitta. Un fatto assodato su cui “il giornale di famiglia” si è sbilanciato con la sicurezza di chi ha una notizia certa in mano. E’ trascorsa una domenica di illazioni, e sono arrivati un lunedì e poi anche un martedì senza una qualsivoglia nota ufficiale della società, in conseguenza di una posizione che “di fatto” ha assunto la proprietà. I nomi fatti in questi giorni comprendono pensionati e commentatori televisivi a portata di mano che la mezza Italia che ci deride vorrebbe appiopparci. Ci sono poi due allenatori come Hiddink e Benitez su cui si stanno sprecando le voci più incontrollate, con il primo nome che aleggia da oltre un mese e quello dello spagnolo uscito prepotentemente nelle ultime ore. Ma è tutta una ridda di voci senza riscontri, che danno l'idea di una situazione ben confusa e complessa da cui sembra difficile uscire nel giro di poche ore. L'impressione è che la dirigenza sia stata spiazzata dalla presa di posizione di John Elkann e adesso stia cercando di venirne a capo sapendo di non poter più sbagliare. Ma far finta di niente e mandare un allenatore totalmente sfiduciato in panchina giovedì sera nella partita di Coppa Italia contro l’Inter è qualcosa di veramente allucinante. Per sgombrare il campo dagli equivoci ci si domanda perché non si sia già provveduto all’esonero dando la squadra in mano al tecnico in seconda o all’allenatore della primavera o al responsabile del settore giovanile, così come avviene quando una società non ha pronto un sostituto. Di fronte all'esonero praticamente "annunciato" si sarebbe evitata una via crucis a Ferrara, ma anche una situazione che, in caso di vittoria, potrebbe diventare un tantino imbarazzante. Si sarebbe trattato di una scelta forse più logica nell’attesa di annunciare il nome del nuovo allenatore, indipendentemente dal fatto che questi possa essere “un traghettatore” o un portatore di un nuovo ehm... “progetto”. La speranza è che almeno la scelta del nuovo tecnico tocchi in toto a Bettega, l’unico lì in mezzo che goda della fiducia del popolo bianconero. Comunque sia, per il prepartita contro l’Inter, è il sito ufficiale della Juventus ad annunciare che la conferenza stampa sarà presieduta da Ferrara. Come dire, a Kafka questa Juventus gli fa un baffo!

 
 
 

NEVICA, GOVERNO LADRO!

Post n°333 pubblicato il 31 Gennaio 2010 da nick66
 

Parma-Inter non si è giocata per la neve. Verso le 11,30 lo ha ufficializzato il questore Gennaro Gallo, per la impraticabilita' degli spalti del Tardini (!) Si è quindi trattato della prima partita della storia rinviata non per impraticabilità del campo, ma per impraticabilità degi spalti (!!!) per la nevicata caduta nella notte. Dieci centimetri di neve fresca. Al giornalista di Sky che a mezzogiorno gli ha chiesto se si poteva giocare un'ora più tardi, la risposta del questore è stata disarmante: “Attualmente gli spalti non sono ancora liberi dalla neve (erano le 12.00), stanno ancora lavorando e ne avranno, credo, ancora per un'oretta buona. Quindi, per le 15.00 non ce l'avremmo comunque fatta. In ogni caso, i tifosi non è che poi potessero entrare allo stadio alle 15.00, dovrebbero entrare almeno un'ora prima, tenendo conto che lo stadio era tutto esaurito. Nel momento in cui abbiamo fatto un sopralluogo, e ancora adesso, credo non ci siano le condizioni per la sicurezza degli spettatori, non parlo del terreno di gioco". Fatto sta che alle 15.00 gli spalti del Tardini erano sgombri di neve. Si è diffusa allora la voce che non si è giocato per "pericolosità delle vie di fuga". Decisione presa dal questore con tanto di Ok della Lega e delle società. Leonardi, direttore sportivo del Parma, ha ammesso che si sarebbe tranquillamente potuto giocare con un paio d’ore di ritardo, ma che sono emersi possibili problemi di ordine pubblico, come se si fosse trattato della prima volta che si aspetta due ore fuori dai cancelli per entrare a vedere una partita. L'aggravante è che il tutto si poteva annunciare a mezzogiorno, con congruo anticipo. E' veramente strano pensare che, di fronte a un calendario con pochi “buchi”, la Lega abbia preferito posticipare la partita anziché differirla di un paio d’ore. Dopo le polemiche sollevate da Via Durini, riguardo alle date delle partite di Coppa Italia, è arrivata quindi subito l’occasione per la Lega di rabbonire Moratti e compagnia. Molto meglio posticipare la partita contro il Parma invece di giocarla, specie considerando di aver giocato solo giovedì sera contro la Juventus in Coppa Italia. E intanto 24 ore prima a Monaco di Baviera, il Bayern giocava la partita di Bundesliga sotto la tormenta di neve battendo il Mainz per 3-0. Chissà com’erano le vie di fuga lì?

 
 
 

THE DAY AFTER: "Campionato impraticabile, vince l'Inter comunque!"

Post n°334 pubblicato il 01 Febbraio 2010 da nick66
 

C'erano gli "spalti impraticabili" a Parma e non si è giocato. Sì, avete capito bene, perché in Italia ormai, se il campo è praticabile o meno, è un aspetto secondario. Ci sono da considerare gli spalti, le vie di fuga, se si ha più o meno voglia di giocare, se magari si è giocato anche giovedì allora no, meglio non farlo. Che questo sia successo all'Inter è senz'altro una casualità, ma certo che stavolta almeno Moratti e Mourinho non si sono lamentati. Strano che la Lega abbia acconsentito al rinvio della partita, invece di preferire di far slittare di un paio d'ore l'inizio della partita così com'era possibile, visto che alle 15.00 gli spalti erano completamente sgombri di neve. Pur senza scendere in campo l'Inter è riuscita, in un certo senso, a vincere lo stesso. Perché dietro glisparring partners nemmeno sono all'altezza, con un Milan che si fa bloccare sul pari da un coriaceo ma pur debole Livorno, e la tanto strombazzata Roma che trova i tre punti solamente a tempo quasi scaduto, solo grazie ad un improvvisato quanto indovinato colpo di tacco di Okaka. Una sorta di provvidenziale "fattore C" per la Roma che allunga sul Napoli fermato al San Paolo dal Genoa, ma soprattutto sul Palermo, stoppato dal Bari, e sulla Juventus che, nonostante un generoso rigore trasformato da Del Piero, non riesce a superare la solita Lazietta cui bastano cinque minuti per pareggiare. Rosanero e bianconeri sono così a -7 dai giallorossi. Alzi la mano chi pronostica una Juventus davanti a Roma e Napoli a fine campionato! Oggi come oggi è veramente troppo azzardato prevederlo. Piuttosto la Juve ormai deve guardarsi dietro per non scivolare ancora più giù. A un solo punto c'é la Sampdoria, che vince per la seconda volta consecutiva, e a un'altra lunghezza ci sono Genoa, Bari e Cagliari, con i sardi che devono recuperare pure una partita. Anche la Fiorentina deve recuperare contro il Milan e in caso di vittoria appaierebbe la Juventus. Nella giornata contraddistinta da ben sei pareggi su nove partite disputate, in coda non succede molto, se non che Atalanta e Siena, rispettivamente sconfitte contro Sampdoria e Roma, vedono allontanarsi di un altro punticino la zona salvezza, che va - 4 per i bergamaschi e a -8 per i senesi. In estrema sintesi, diciamo che questo è proprio un campionato impraticabile come gli spalti di certi stadi rigorosamente di serie A. Per fortuna che chi è davanti alla tv può sempre cambiare canale!

TOP DI GIORNATA

Lucianone nostro
. Ahinoi! Mentre qui ci danniamo a spiegare Farsopoli con annessi e connessi, lui se ne va da Chiambretti a dire che combatteva "le stesse battaglie di Moratti contro Galliani”. Mah... Si guadagna comunque la presenza fra i top con la complicità della dirigenza newventina, che continua a non alzare un dito contro chi dileggia e infama la storia della Juventus. Ci pensa lui, difendendo se stesso, a difendere dodici anni di storia bianconera. Sabato scorso i suoi legali hanno depositato alla Procura di Roma le denunce per diffamazione aggravata nei confronti dell'ex portiere di Sampdoria e Inter, Gianluca Pagliuca, e dell'ex allenatore di Roma e Lazio, Zdenek Zeman. Pagliuca aveva dichiarato che nel 1998 aveva perso il campionato con la maglia dell'Inter per accertate responsabilità del sistema Moggi. Zeman aveva affermato che dal 1998 non gli era stata più data la possibilità di allenare, indicandone in Moggi il diretto responsabile. 

Cosmi. In settimana aveva rassegnato le dimissioni, poi rientrate a furor di popolo. Sul pareggio rimediato dal Livorno a San Siro c'è il marchio dei suoi zebedei.

Barreto. Nel Bari che travolge il Palermo forse meglio di lui gioca l'imprendibile Alvarez, ma Barreto ha il merito di andare a segno per l'ottava partita consecutiva. Con nove gol nelle ultime otto partite ha fatto più gol lui da solo di tutta la Juventus.

FLOP DI GIORNATA

La Lega Calcio. Ci si lamenta che non ci sono spazi nel calendario e poi si dà l’OK per rinviare Parma-Inter, invece di giocarla al massimo con un paio d’ore di ritardo. Ma questa volta gli Onesti non si lamenteranno, visto che i nerassurri dovevano ancora smaltire l’acido lattico accumulato giovedì sera in Coppa Italia.

De Laurentis e i laser. Mentre al San Paolo il pubblico continua ad accecare i giocatori avversari con i laser, il presidente del Napoli non condanna l’accaduto, ma spiega che i tifosi partenopei si comportano bene e che è difficile perquisire tutti per un oggetto tanto piccolo. Trova invece il tempo di lamentarsi di presunti episodi contrari alla sua squadra. "Se gli episodi continuano con questa continuità antipatica - ha dichiarato De Laurentis - vuol dire che c'é qualcosa che mina la validità del campionato”. Cominciasse a cercare di far sparire i laser dal San Paolo! 

Liverani. Si fa espellere ingenuamente mandando a ramengo le geometrie del suo Palermo. A 34 anni certe stupidaggini si dovrebbero evitare.

 
 
 

VOGLIA DI RIFONDAZIONE

Post n°335 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da nick66
 

"Eh Vecchia Signora mia, le prescrivo un 3-4-3 e vedrà che in un paio di mesi tornerà a sentirsi come una ragazzina... Vedrà che a maggio il terzo posto non glielo toglierà nessuno!" Fra il medico e l'ammalata è più o meno questo il dialogo ideale che emerge da questi primi giorni di cura Zac. Un nuovo modulo come un'aspirina dagli effetti benefici, quasi si trattasse di un dolorino qualsiasi. Un'aspirina che non si sa quali effetti potrà avere, ma che certamente agirà su metà del corpo della paziente, perché l'altra metà è proprio rotta. Marchisio, Poulsen, Camoranesi e Trezeguet ancora nell'infermeria virtuale di Vinovo, per non parlare di Iaquinta, il cui ritorno è diventato un vero e proprio rebus, visto che il suo rientro in squadra è stato ancora rinviato. Un nuovo modulo senza gli interpreti adatti, perché i tre centrali non hanno praticamente ricambi se non Caceres, che è l'unico che può assicurare continuità sulla fascia destra, mentre su quella sinistra dire che la squadra è poco attrezzata è dire un eufemismo. Il centrocampo sulla carta è il reparto più convincente, ma in avanti la coppia Del Piero e "mocio" Amauri è oggi improponibile a certi livelli. Ma abbiamo fatto trenta e facciamo pure trentuno, peggio di questi ultimi due mesi sarà proprio difficile fare.

Oltre al bollettino medico e alle prescrizioni della cura Zac, anche analisti di eccezione oggi si sono occupati della squadra bianconera. Il professor Boniek ha diagnosticato i troppi infortuni e una dirigenza non all'altezza della situazione fra i mali della Juventus. Come non dargli ragione, ma l'ex "bello di notte" ha prescritto anche "meno parole" da parte di quei campioni o presunti tali che in questi ultimi mesi, più che in campo, si sono resi protagonisti di dichiarazioni sopra le righe. Lasciando perdere i proclami estivi di chi in un delirio di onnipotenza riteneva la squadra capace di vincere sia Scudetto che Champions League, anche recentemente chi dovrebbe fare la differenza in campo si è lasciato andare a proclami da interisti dei tempi andati. "Non scelgo fra scudetto e Champions League - dichiara Diego il 9 novembre a Sky - in quanto possiamo vincerli entrambi”. Il 14 dicembre si ridimensiona con un semplice "Possiamo ancora vincere lo scudetto" e il 7 gennaio dopo la fortunosa vittoria di Parma un Diego ancora convinto se ne esce con un "Juve, possiamo ancora vincere lo scudetto". Come si può pensare che un ragazzo di ventitré anni così ingenuo e banale abbia già le palle per essere un campione vero e prendersi sulle spalle la squadra? La differenza che passa fra un giocatore pur forte ed un campione è proprio questa. Di questo avrebbe bisogno la Juventus, di gente carismatica sul campo, mentre il carisma di questa squadra ormai è solo nell'ingiallita carta d'identità di campioni forse ancora utili nel presente, ma che lo saranno difficilmente in un futuro necessariamente alle porte. Sul forum bianconero J1897.com un topic che chiedeva agli utenti se sarebbero stati disposti a sacrificare i sopravvissuti a Calciopoli per rinnovare la squadra ha raccolto in poche ore quasi 500 interventi. C'è stato è vero qualche distinguo, ma la voglia di rifondazione è palpabile: c'è voglia di identificarsi in un nuovo ciclo dai Chiellini e dai Marchisio fino ai Sissoko, tanto per fare tre nomi, mollando certi ingaggi che, con la situazione attuale, sembrano essere più che altro delle palle al piede più che risorse per qualsivoglia nuovo progetto.

Il futuro di questa Juventus è infatti già oggi perché siamo certi che le decisioni "pesanti" dovrebbero essere di questi giorni. Qui non c'è in ballo questo o quel giocatore, un allenatore o un altro, qui c'è da rifondare una società a cominciare dalla dirigenza, dimostratasi profondamente inadeguata nella gestione sportiva. Con la sola eccezione di Bettega, ci si domanda perché mai un Blanc, un Secco o chi raccomandava Baldini, dovrebbero continuare a rappresentare una società che meriterebbe dirigenti ai massimi livelli. La questione allenatore, intestarditasi almeno mediaticamente su Benitez, è un altro tema da sviscerare ora. E' impensabile arrivare a maggio o giugno aspettando i risultati di Zaccheroni, nei quali, sotto sotto, spera la dirigenza per poterlo riconfermare. Certe scelte è necessario farle adesso, assicurandosi le prime scelte, non necessariamente di livello internazionale. Benitez poi ha un ingaggio e una tribù di collaboratori che risulterebbero un peso veramente troppo impegnativo a livello economico. C'è poi il rischio di non centrare la qualificazione alla Champions? Ci verrebbe lo stesso Benitez alla Juventus senza Champions? Giovani italiani come Allegri hanno dimostrato di poter aspirare al grande salto, dopo una breve ma intensa gavetta fatta dai campi della serie C a quelli della serie A. Ma bisognerebbe sposare un progetto di gioco per tempo, impostando una campagna di rafforzamento adeguato insieme al nuovo tecnico, senza comprare i Diego a prescindere. La Juventus non ha bisogno tanto di un grande tecnico, ha invece un disperato bisogno di grandi dirigenti che compiano scelte oculate e consapevoli sotto il profilo sportivo e che sappiano assecondare davvero certe scelte.

C'è un grande bisogno di credibilità nella Juventus che verrà, scelte non procrastinabili di cui si aspettano i primi segnali. Si potrebbe iniziare da un bel biglietto di solo ritorno sulla tratta Torino-Chambéry. Indovinate per chi?

 
 
 

THE DAY AFTER: La Mafia vuole la Juve in Champions?

Post n°336 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da nick66
 

Mentre le partite di campionato diventano per l’Inter poco più di un allenamento, le altre si scannano per le briciole milionarie dei posti utili per accedere alla prossimaChampions. E’ la Roma, che mantiene le distanze, a fare il colpaccio di giornata espugnando Firenze con un gol nel finale, dopo aver subìto la supremazia dei viola per tutto l'incontro. Ha perso altro terreno il Milan, che a Bologna ha trovato solo due legni sulla propria strada scivolando a -10. Disco rosso per il Napoli ad Udine, ad interrompere l'imbattibilità di Mazzarri (15 partite). Si è trattato di una sconfitta dura da digerire per i partenopei, ridotti in 10 per più di un tempo per l'espulsione di Maggio, e particolarmente sfortunati per gli episodi succedutisi nel corso della gara. Basti pensare che a un minuto dalla fine solo il palo ha fermato quella che poteva essere la palla del successo per il Napoli, mentre solo nei minuti di recupero è arrivata la beffa con due gol di Di Natale. 


Nel dopo partita il presidente De Laurentiis non ha rilasciato nuove dichiarazioni, ma ci ha pensato un senatore della Repubblica a definire “scandalosa” la direzione dell’arbitro Damato. Tale senatore Antonio Gentile ha invitato addirittura De Laurentiis a ritirare la squadra definendo il calcio “in mano alla mafia”. “Questo calcio è rimasto in mano alla mafia e non vuole che il Napoli vada in Champions League - ha sentenziato il senatore - è una vergogna quella che si è vista ad Udine, ed è l'ennesima sconfitta per lo sport. Il Napoli deve essere penalizzato - ha aggiunto Gentile - perché la Juventus non può mancare l'appuntamento in Champions League. Il duo Nicchi-Collina ha colpito anche oggi”. Non ci risulta che il senatore Gentile si sia scandalizzato un paio di anni fa quando l’arbitro Bergonzi assegnò due rigori fasulli al Napoli, per altrettanti tuffi in area di Lavezzi e Zalayeta, e in questo modo la squadra di cui è tifoso riuscì a battere la Juventus reduce dalla serie B, dove era stata relegata da quello stesso sistema su cui il senatore punta il dito. Il calcio italiano, se ha ancora un barlume di credibilità dopo tanti campionati inter-aziendali, dovrebbe pur reagire a dichiarazioni tanto grevi quanto lesive di tutto l’ordinamento calcistico italiano. Ma anche la Juventus dovrebbe farsi sentire a livello istituzionale per la gravità di certe insinuazioni. Si sa però che il nuovo corso preferisce di solito farsi calpestare senza reagire, a livello mediatico. In campo invece i bianconeri, con il punticino che piace tanto al sito istituzionale (vedi i flop di giornata), si assestano a metà classifica, staccati dal Palermo, che regola il Parma, e sorpassati dalla Sampdoria che, con la vittoria di Siena, incassa il terzo successo consecutivo. 

La Juventus, per di più appaiata dal Genoa, è al momento fuori anche dai posti utili ad accedere all’Europa League. Il Napoli è solo a tre punti, ma quello di Zaccheroni è un cantiere aperto e non c’è molto tempo per risalire una china, che non è solo quella dei punti, ma anche quella di un assetto di gioco faticoso da ricostruire. Il nuovo allenatore sta imponendo infatti un nuovo modulo con la difesa a tre, ma nello schieramento bianconero ci sono troppe zone grigie che vanno al di là di certe assenze. Mancano soprattutto adeguati interpreti per sviluppare gioco sulle fasce e in avanti il duo Amauri-Del Piero è sempre più improponibile. Nella pochezza complessiva spiace vedere appassire in panchina un talento come Giovinco. Ha giocato spesso ad inizio stagione quando la squadra sembrava “andare”, ma da quando è rientrato il capitano per lui non c’è più stato spazio, complice anche un infortunio che lo ha tenuto lontano dalla mischia per una ventina di giorni. Cederlo senza dargli le giuste possibilità di mettersi in mostra sarebbe giusto l’ennesimo errore di una gestione con già troppe pecche. In zona retrocessione sono pesanti i tre punti raccolti dal Catania all’Olimpico contro la Lazio: il successo lancia gli etnei in zona salvezza (11 punti nelle ultime 6 partite) facendo sprofondare i laziali al terzultimo posto. L’Atalanta alimenta le proprie speranze di salvezza con tre punti raccolti contro il Bari, mentre si fa sempre più proibitiva la situazione del Siena, sconfitto nuovamente in casa.

TOP DI GIORNATA

Maxi Lopez Nemmeno il tempo di arrivare che segna un gol pesantissimo, grazie al quale il Catania espugna l’Olimpico laziale. L’argentino, che sembrava destinato ad indossare proprio la maglia degli aquilotti, in occasione della rete ha anticipato l’intervento di André Dias, neoacquisto laziale, e poi è andato a festeggiare sotto la tribuna autorità portandosi le mani alle orecchie. Che beffa per Lotito!

Di Natale. Lui, napoletano verace, stende il ciuccio con una tripletta realizzando addirittura due reti nella ribattezzata “Zona Mazzarri” e tornando solitario a guidare la classifica marcatori con 16 centri. 

Il Questore napoletano di Udine. Sette persone, di cui tre agenti delle forze dell'ordine, sono rimaste ferite negli scontri avvenuti fuori dallo Stadio Friuli prima di Udinese-Napoli. Dieci tifosi napoletani, in merito a questi fatti, sono stati fermati e interrogati dalle Forze dell’Ordine. Tutti i contusi hanno riportato ferite guaribili tra gli otto e i quindici giorni. A renderlo noto è stato il Questore di Udine, Giuseppe Padulano, napoletano d'origine, che ha definito particolarmente grave e vergognoso quanto avvenuto. "La dinamica dei fatti, filmata dalle videocamere poste all'esterno dello stadio, lascia infatti pensare a un'azione preordinata: i tifosi napoletani sono infatti scesi da un furgone, appostato davanti all'ingresso della curva che ospita i tifosi friulani e scortato da due o tre auto e, armati di bastoni e spranghe, hanno aggredito la tifoseria bianconera che stava entrando allo stadio." Che penserà dell'accaduto il senatore Antonio Gentile?

FLOP DI GIORNATA

Del Piero e Amauri. Forse dietro la lavagna ci dovrebbe finire qualcun altro, che li schiera dal primo all’ultimo minuto, ma i due insieme sono veramente imbarazzanti. In due non riescono a tirare nemmeno una volta in porta. “Mocio” Amauri si danna senza troppo costrutto e lotta almeno cercando la sponda. Forse gli ci vorrebbe una prima punta ora in infermeria, ma il Del Piero che gioca in queste condizioni è impresentabile e finisce per fare del male a se stesso. Non riesce a saltare un uomo e non mette paura nemmeno a una delle peggiori difese del campionato. In questa situazione non si capisce come non possano trovare spazio Giovinco e Paolucci.

Ballardini. Reduce dal pareggio di Torino contro la Newventus, la sua Lazio frana in casa contro il Catania e scivola in piena zona retrocessione. Il tecnico biancoceleste forse esagera a schierare dal primo minuto addirittura tre nuovi acquisti e paga un atteggiamento troppo aziendalista nei confronti del proprio presidente. A che serve una rosa di 30 giocatori, se poi rinunci dall’inizio a gente come Pandev e Ledesma per l’incapacità di trovare una soluzione? La Lazio potrà pure trovare soddisfazione nei tribunali, ma a che servirà se intanto la squadra dovesse finire in serie B sul campo?

Il sito della Juventus. “Per ora la cura Zaccheroni porta punti e fa muovere la classifica. Dopo l’1-1 con la Lazio, la Juventus ne ottiene un altro sul difficile campo di Livorno”. Sì, avete letto bene, non è il sito del Siena o dell’Albinoleffe, è proprio il sito della Juventus che esalta i risultati ottenuti contro due squadre che lottano per non retrocedere. E poi dicono che non bisogna chiamarla Newventus!

 
 
 

THE DAY AFTER: La Cupola degli incapaci nella migliore ipotesi

Post n°337 pubblicato il 15 Febbraio 2010 da nick66
 

Al diavolo la classifica! Dopo gli incidenti di Udine di domenica scorsa, i deficienti della domenica sono tornati in prima pagina. A Torino un poliziotto è stato colpito al petto dal lancio di un petardo ed è stato ricoverato in ospedale. Adesso si chiederà al Ministro dell’Interno l’adozione delle solite misure drastiche, quali l’ormai classico giro di vite sulle trasferte delle tifoserie, qualche tornello in più; e magari il giudice sportivo chiuderà qualche curva, un'assurda soluzione che penalizza tutti indistintamente in luogo di colpire i veri responsabili. Possibile che con tutto lo stuolo di telecamere a circuito chiuso non si riesca ad individuare e poi perseguire con pene esemplari chi si rende autore del lancio di petardi che nemmeno dovrebbero entrare negli stadi? Sarebbe ora di finirla con le solite misure indiscriminate che colpiscono prima di tutto il nostro calcio, poi le società, quindi le tifoserie che, a parte i soliti noti, pagano inopinatamente per colpa di quattro imbecilli, ma anche di un sistema incapace di assicurare una giusta repressione contro gli effettivi responsabili di certi comportamenti. Con i problemi di sempre, regolarmente irrisolti, la FIGC ha il coraggio di chiedere ancora all’UEFA di poter organizzare i campionati europei del 2016. Chissà le pernacchie e le risate di scherno di cui ci faranno bersaglio tedeschi, inglesi e spagnoli rivedendo la rituale questua italiana. Pur di non darci l’Europeo del 2012 l’hanno assegnato a polacchi ed ucraini, che nemmeno avevano stadi e infrastrutture per organizzare un Europeo di tressette. Del resto, dopo aver sbraitato alla luna per "il più grave scandalo di tutti i tempi del calcio mondiale", era il minimo che ci si dovesse aspettare. Ma pare che questa volta gli argomenti della delegazione capeggiata dal presidente federale Abete siano particolarmente convincenti. Ci sono 744 milioni di euro di buone ragioni da far cadere a pioggia su 12 stadi. Chissà con quali argomenti la delegazione italiana convincerà i rappresentanti dell’UEFA che questa volta no, non verranno sprecati soldi, come in occasione dei Mondiali del ’90. Allora si sperperarono 1250 miliardi di denaro pubblico con il beneplacito di Montezemolo, allora presidente del Comitato organizzatore di Italia ’90. Magari qualche delegato UEFA sabato sera si è pure visto Sampdoria-Fiorentina, giocata su un terreno di gioco così penoso che nemmeno nelle categorie dilettanti sarebbe ammissibile. Ma quale calcio vogliamo esportare? Perché questo Paese continua a coprirsi di ridicolo? 

Le responsabilità di chi si è occupato della politica sportiva nostrana sovrastano così il fatto meramente tecnico. Dopo la nuova carrettata di errori arbitrali dell’ultimo turno di campionato non si può sfuggire al solito dilemma: ma questi arbitri sono così scarsi oppure sono in netta malafede? Da Roma a Parma fino a Torino, da rigori generosi o inesistenti ad altri netti ma non concessi, fino ai gol fantasma come problema ancora da risolvere nel secolo dell’ipertecnologico. Diamo per buona l’ipotesi “meno grave”, ovvero: questi arbitri sono proprio scarsi! Ma è pure certo che una Juventus che si riprende e si piazza in posizione utile per qualificarsi alla prossima Champions League fa comodo a tutto il movimento. Specie questa Juventus del projettò quinquennale, così allineata e impalpabile di fronte allo strapotere altrui. Qualcuno fra i presidenti dei Club Doc bianconeri presenti alla riunione svoltasi di domenica mattina al Lingotto avrà pur replicato al brodo presidenziale che una Juventus, oltre a promuovere un calcio sostenibile, i risultati deve raggiungerli sul terreno di gioco, anche perché si chiama Juventus? Comunque sia, ieri ai bianconeri è andata di lusso con tanto di nuovo "aiutino" che, se fosse capitato ai tempi di Moggi, avrebbe fatto gridare a chissà quale altra fantomatica Cupola. Ma la strada da fare anche solo per arrivare al quarto posto è lunga. Non si può essere contenti di una vittoria arrivata in questo modo contro un Genoa comunque falcidiato dalle assenze. Ma vincere è stato importante. Quel quarto posto è a portata di mano con Sampdoria e Napoli a un solo punto. Roma e Milan a meno di clamorosi crolli sembrano imprendibili, ma bisognerà vedere che cosa succederà nelle prossime partite con la Champions che riprenderà a prosciugare energie preziose. Nella ressa per il quarto posto ci sono sei squadre compresse in quattro punti. Per il Bari sconfitto a Cagliari, la Fiorentina piegata dalla Sampdoria ed il Parma rullato dalla Lazio, si fa difficile risalire l’imbuto. Il colpo di giornata lo mette a segno il Bologna che, espugnando Livorno, veleggia verso il centro classifica, ma respira pure la Lazio di un ringalluzzito Lotito, che su Sky zittisce Caressa e Sconcerti con una “excusatio non petita” dei giorni migliori. Da Catania-Atalanta, altro scontro in chiave salvezza, viene fuori un pareggino, mentre il Siena espugna il Bentegodi contro il Chievo e riprende a sperare nel miracolo salvezza. 


TOP DI GIORNATA

Ronaldinho. Nel Milan che va tre volte in gol ci sono sempre le sue giocate. Determinante davvero. Il lancio "spalle alle porta" che manda in gol Pato è un capolavoro che da solo meriterebbe la nomination, ma il brasiliano fa molto di più. Chi ama il calcio non può non divertirsi davanti a certe giocate.

La Roma. I giallorossi schiantano con un poker di reti il Palermo, consolidando il loro secondo posto e, se in altre occasioni sono stati pure aiutati dalla buona sorte, stavolta fanno veramente un partitone mettendoci la giusta dose di cinismo tipica delle squadre di livello superiore. Non perdono dal 28 ottobre scorso: da allora, fra campionato, coppa Uefa e coppa Italia, fanno 20 partite con 17 vittorie e 3 pareggi. Tanto di cappello pure a Ranieri “profeta in patria”.

Del Neri e Reja. Se la Sampdoria riagguanta provvisoriamente la zona Champions gran parte del merito va ascritta all’allenatore. Si è assunto l’onere della rischiosa esclusione di Cassano, coincisa con il ritorno alla vittoria della squadra. Con quella contro la Fiorentina fanno quattro di fila. Non è un caso. Reja, nuovo inquilino della panchina laziale, è un altro allenatore che si è assunto da subito le proprie responsabilità e prerogative: in panca Zarate, in campo Ledesma, ha finalmente riportato alla vittoria la Lazio dopo un digiuno di sei partite.

FLOP DI GIORNATA

La Fiorentina. Arriva un’altra sconfitta per i viola che hanno raccolto un solo punto nelle ultime cinque partite. Il certificato di crisi rilasciato dallo spennacchiato Marassi è di quelli preoccupanti. Si fa durissima la rincorsa per riuscire a prendere anche l’ultimo vagone del treno della prossima Champions League, mentre alle porte c’è l’ottavo di finale di Championscontro il Bayern Monaco, gara che inaugura un ciclo di partite piuttosto intenso per la risicata rosa ora a disposizione di Prandelli.

Lo Stadio di Genova. Va in diretta televisiva l’indecente spettacolo di uno stadio in condizioni penose evidentemente rizollato per le vie centrali. Il risultato anche esteticamente non si può vedere, con una croce verde d’erba che stacca rispetto a un campo improponibile. Ma possibile che si continui a discutere, senza fare nulla per evitare di esportare all'estero campi da quarto mondo?

Mazzoleni. L’arbitro di Juventus-Genoa regala il rigore della vittoria ai bianconeri, ma ha la colpa ancor più grave di non sospendere temporaneamente la partita, quando dallo spicchio riservato alla squadra ospite vengono pericolosamente lanciati petardi verso la curva occupata dai tifosi bianconeri, che non si fanno pregare per rispondere. Aspettiamo che i deficienti di entrambe le sponde vengano beccati, altrimenti non si spiegherebbe a cosa serva l’imponente impianto di telecamere a circuito chiuso di cui è dotato l’Olimpico di Torino.

 
 
 

CHE FINE HA FATTO LA JUVE ?

Post n°338 pubblicato il 17 Febbraio 2010 da nick66
 

 

promolibro


Dopo che Giampiero Mughini l'aveva anticipato in TV era un segreto di Pulcinella, ma finalmente siamo lieti di dare l'annuncio ufficiale: ju29ro.com sbarca nelle librerie, sia in quelle fisiche che nelle virtuali. 

"Che fine farà la Juve?" cominciammo a chiederci quasi quattro anni fa, durante l'estate del grande scandalo del calcio, allorché, increduli per le bordate senza possibilità di contraddittorio di giornali e in tv, ci rivolgemmo al web per condividere prima i dubbi, poi le certezze, e infine la rabbia non per Calciopoli o Moggiopoli, ma per Farsopoli, la grande farsa, l’eliminazione di un competitore del sistema per via giudiziaria.
Col passare dei mesi, col trascorrere degli anni, quella domanda iniziale ha iniziato a coniugarsi al passato. "Che fine ha fatto la Juve?".

Il libro è un diario di questi ultimi anni e i nostri lettori più affezionati potranno imbattersi in articoli conosciuti. Ma accanto ai nostri pezzi più significativi, troverete anche qualche inedito, sorta di “stato dell’arte” dopo tre anni di questa nostra esperienza di giornalisti d’inchiesta sui generis.
Il tutto, strutturato in sei parti. Nella prima raccontiamo Farsopoli attraverso le nostre scoperte, nella seconda indaghiamo tra gli scandali altrui, spesso taciuti, nella terza raccontiamo gli esiti sorprendenti dei processi ordinari seguiti a quelli sportivi, la quarta è per intero dedicata all’inside job.
Ma oltre all'inchiesta, abbiamo voluto riversare sulla carta anche il nostro rapporto sentimentale con la Vecchia Signora: la quinta parte ripercorre le nostre emozioni di tifosi durante questi anni, mentre l’ultima è riservata all’ironia, quando non al sarcasmo.

Giampiero Mughini ci ha concesso l'onore di una bellissima introduzione. Roberto Beccantini, pur non condividendo in pieno le nostre idee, quello di una altrettanto bella postfazione. Ringraziamo di cuore entrambi.

Il libro sarà disponibile dai primi di marzo nelle migliori librerie, ma può essere acquistato anche online. In questo caso, pagando con bollettino postale o bonifico bancario, il libro arriverà comodamente a casa vostra con posta prioritaria (spese di spedizione a carico dell'editore), sempre al costo di copertina di 15 €.


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THE DAY AFTER: Neuro Inter, Roma a -5, la Juve risale

Post n°339 pubblicato il 22 Febbraio 2010 da nick66
 

Per fortuna si può tornare a parlare di calcio con Roma e Milan che, vincendo contro Catania e Bari, si avvicinano al vertice, la Juventus che a Bologna coglie la seconda vittoria consecutiva e si ritrova al quarto posto, il Napoli che rallenta e le isolane Palermo e Cagliari a un soffio dalla zona Champions. Ma, più del calcio giocato, è sempre quello parlato che desta più scalpore. Il Mourinho “ammanettato” è stato ripreso da tutte le prime pagine dei giornali sportivi, le sue risate di scherno alle decisioni di Tagliavento sono state viste in mondovisione, provocando la grottesca reazione della San Siro nerazzurra che si è inventata una pañolada in stile Bernabeu. Ci domandiamo se ci sia un limite a certe sceneggiate che contribuiscono a togliere credibilità ad un calcio italiano che già di per sé ne ha poca. In queste ultime settimane il clima si è fatto sempre più irrespirabile con tanti presidenti a dare il cattivo esempio, esacerbando gli animi con le solite dichiarazioni in libertà. Dopo Siena-Napoli ci si è messo anche l’ultimo arrivato, Mezzaroma, che ha dichiarato che "certi arbitri non vuole più vederli", senza considerare che dopo pochi minuti un suo giocatore, Ghezzal, non è stato espulso per una pericolosissima entrata con piede a martello sulla tibia di Campagnaro. Il laziale Lotito si è messo a discutere su un rigore che ai più è sembrato netto chiosando che “gli arbitri devono ritrovare credibilità”. La settimana scorsa aveva detto la sua Preziosi per via del rigore farlocco assegnato alla Juventus, dimentico del gol regolare annullato a Iaquinta all’andata. E che dire di De Laurentiis, che qualche settimana fa ha addirittura evocato Calciopoli per giustificare le polveri bagnate dei suoi, dimentico di certi tuffi di Lavezzi e Zalayeta per il fischio facile di Bergonzi.

Quella che serve è una presa di coscienza collettiva che così non si può più andare avanti. Servono interventi esemplari che colpiscano chi continua a ciarlare inutilmente con l’unica conseguenza di aizzare gli animi dei più deboli di spirito. Continuare a vedere l’intera panchina dei piangina in preda ai soliti interismi ad ogni decisione arbitrale avversa è quanto di più grottesco con cui si possa avere a che fare di questi tempi. Gli onestoni non solo si sono presi un filotto di scudetti solo in seguito a quella che ogni giorno di più appare chiaro a tutti essere stata una farsa a loro uso e consumo, ma adesso fanno pure le vittime con gesti a volte gravi (le manette), a volte ridicoli (la pañolada dagli spalti) davanti a un direttore di gara che non ha fatto altro che arbitrare bene, a detta unanime della stampa sportiva, sanzionando falli e scorrettezze in salsa nerazzurra. Si dirà che per Mourinho tutto il fumo innescato è un modo per caricare i suoi, ma c'è la viva impressione che la carica sia troppa e che il giocattolo rischi di rompersi da un momento all'altro. Il doppio confronto di Champions League contro il Chelsea rappresenterà lo spartiacque della stagione. Impensabile la reazione ad un’eliminazione, ma anche proseguendo nel cammino europeo ci sarebbe da fare i conti con una pressione che mai è stata così alta.

Intanto la Roma è a -5 e il calendario nerazzurro nasconde insidie che evidentemente non lasciano dormire sonni tranquilli all’iracondo allenatore portoghese. Mercoledì prossimo Inter-Chelsea, poi trasferta ad Udine, poi in casa con il Genoa, quindi la doppia trasferta siciliana di Catania e Palermo, inframmezzata dal ritorno di Champions a Londra. Seguirà il Livorno in casa e poi lo scontro diretto contro la Roma all’Olimpico. Ma anche il Milan che espugna il San Nicola di Bari è in gioco a -7, con la partita di Firenze da recuperare mercoledì prossimo. Al quarto posto risale la Juventus, che a Bologna coglie una vittoria importante per classifica e morale, anche se in difesa l’impressione è sempre quella di trovarsi troppo facilmente in affanno. Fra le note positive la crescita di Del Piero e finalmente un Felipe Melo sopra la sufficienza. Le altre stanno dietro di un punto. Il Napoli, che a Siena non riesce ad andare oltre il nulla di fatto, la Sampdoria, che a San Siro non è in grado di approfittare della doppia superiorità numerica, ed il Palermo, l’unica del lotto a fornire una prova veramente convincente stendendo la Lazio con un 3-1. Bisognerà fare i conti anche con Genoa e Cagliari, che vincono nettamente rispettivamente contro Udinese e Parma e stanno sotto di appena due punti, con i sardi che devono pure recuperare la trasferta di Udine. In coda, dal Bologna in giù perdono tutte, ad eccezione del Siena che raccoglie un punticino. Forse la sconfitta più dolorosa è quella dell’Atalanta che perde in casa contro il Chievo, mentre le altre concorrenti soccombono secondo pronostico.

TOP DI GIORNATA

Leonardo. A Bari la squadra gli dedica la vittoria. Borriello e Pato corrono a ringraziarlo dopo i loro gol. A Leo vogliono bene proprio tutti e da tutti è rispettato. Se Berlusconi ha qualcosa da ridire sul gioco del Milan, lui non ci sta e fa capire di non essere certo un tipo da incollarsi alla sedia. In conferenza stampa offre addirittura le proprie dimissioni in caso non andasse più bene al grande capo. Che lezione di stile e di libertà a certi suoi colleghi!

Cagliari. Con la vittoria contro il Parma, la squadra allenata da Allegri va a tre punti dal quarto posto con una partita da recuperare. Nelle ultime otto partite (4 vittorie, 3 pareggi e 1 sconfitta) solo Roma e Inter hanno fatto meglio dei sardi.

Ranieri. Se il campionato può dare l’impressione di essersi riaperto, un bel po’ di merito è proprio dell’oste romano. Lui nega, ma intanto lavora per rosicchiare ancora un po’ di punti alla capolista, in attesa di Roma-Inter del 28 marzo. I conti si faranno alla fine e non è detto che l'esito sia scontato.

FLOP DI GIORNATA

Mourinho. Decanta il calcio inglese, ma sguazza nei gironi degli inferi del calcio nostrano. Il suo teatrino è fatto di provocazioni e mezze verità, quelle che gli convengono. Il gesto delle manette vale l’ennesimo sberleffo di un clown al padrone del circo. Ci sarà mai la parola fine alle ciarle e ai patteggiamenti di questo ineffabile portoghese? Qualcuno tiri lo sciaquone!

La San Siro interista. In un clima già grottesco di suo, i piangina che affollano lo stadio si coprono di ridicolo sventolando fazzolettini di carta bianca a mo di pañolada madridista. Anche noi abbiamo sfilato i fazzolettini dalla tasca, ma per asciugarci le lacrime dalle risate. Ridicoli!

La civile Bologna. Allo stadio c’erano solo loro e si sono fatti sentire con tutto il repertorio dei cori più beceri. Negli ultimi minuti si è sentito distintamente anche il coro “uccideteli uccideteli”. Almeno per quest’anno, essendo stato vietato l’ingresso alla tifoseria ospite, ci siamo risparmiati commenti ad eventuali incidenti. L’anno scorso andò peggio con un tifoso juventino che finì in rianimazione, dopo essere stato selvaggiamente picchiato davanti al figlio. Ma di questo signore non si ricorda nessuno.

 

 
 
 

THE DAY AFTER: Almeno non chiamatela più Juventus!

Post n°340 pubblicato il 01 Marzo 2010 da nick66
 

C’erano, ad Udine, quasi più tesserati dell’Inter in tribuna che in campo. Mourinho, Cordoba, Samuel, Cambiasso e Muntari chiusi nel loro bel piumone e l’Udinese che dopo nemmeno due minuti metteva un po’ di Pepe al campionato andando in gol. Ma poi arrivano tre grandi gol di Balotelli, Maicon e Milito e, avendo pure la traversa dalla propria parte, gli Onesti si portano a casa tre punti che valgono oro. Dietro ai nerazzurri, il Milan resta a -4 timbrando la vittoria di prassi contro un’Atalanta vittima designata. La Roma invece perde terreno bloccata all’ultimo minuto da un Napoli mai domo. Nel campionato delle altre è il Palermo a comandare la classifica, rifilando un imbarazzante 0-2 alla Newventus. A Torino sono i rosanero a fare la figura della grande squadra, mentre gli avversari accusano forse le fatiche di Coppa, ma dimostrano anche di essere di una totale inconsistenza anche quando le gambe sembrano girare. Pietà per Del Piero e Trezeguet che a questa squadra hanno dato tanto, ma che sono assolutamente improponibili in simili condizioni. Chissà se Paolucci ed Immobile farebbero meno del nulla di cui sono stati capaci i due titolari. E Diego? Beh, se non troverà spazio Giovinco appena sarà disponibile, allora veramente ci si vuole fare del male, magari impacchettando la formica atomica al Corvino di turno nel prossimo mercato, in cambio di qualche altro pacco a cui una società di incompetenti ci ha abituato. Almeno non chiamiamola più Juventus fino a quando qualcosa non cambierà veramente in questa società che, da Calciopoli in poi, ha fatto dell’autolesionismo la propria regola. Ma forse fa parte del progetto vincere lo scudetto “del bilancio” e il premio “simpatia”, va' a saperlo. Comunque sia, anche per il quarto posto sarà durissima farcela per l’incolpevole Zaccheroni. Adesso il Palermo è su di due punti, appaiato c’è il Napoli, appena dietro di un punto c’è la Sampdoria, mentre Cagliari e Genoa, rispettivamente sconfitte da Chievo e Bologna, sono a soli tre punti. E il prossimo turno si aprirà sabato nell’anticipo pomeridiano con un Fiorentina-Juventus che promette più scintille del solito. I viola, con il pareggio all’Olimpico laziale, sono più che mai nel limbo di metà classifica, al pari del Chievo e del Parma, vittorioso contro la Sampdoria, anche se i ducali hanno un paio di punti in meno. Il Bari a Catania subisce la quarta sconfitta consecutiva e ne esce definitivamente ridimensionato, mentre il Bologna che espugna il Marassi genoano veleggia verso posizioni di assoluta tranquillità. Nel campionato di chi punta alla salvezza sono tre punti importanti quelli che aggiunge alla propria classifica il Catania, che appaia l’Udinese rimasta al palo. Quello della Lazio è un punticino che comunque la porta ad avere tre preziose lunghezze in più del Livorno sconfitto in casa dal Siena che, dato per spacciato da mesi, non si arrende e coglie appunto a Livorno la seconda vittoria esterna consecutiva dopo quella maturata contro il Chievo. In mezzo c’è il pareggio contro il Napoli a formare la miniserie positiva di un’imbattibilità che dura tre partite. La Lazio, quartultima, è ora a sei punti di distanza. Con il carattere di Malesani, questa salvezza non sarà assolutamente facile, ma non è certo un miraggio.

TOP DI GIORNATA

Adailton. Trascina il Bologna alla vittoria esterna contro il Genoa, realizzando addirittura una tripletta. Il 33enne attaccante brasiliano non sta facendo rimpiangere l’infortunato Di Vaio. Con quelli di oggi sono otto i gol in stagione di Adailton e tutti pesanti.

Mihajlovic. Da quando c’è lui il Catania vola a un ritmo da Europa League. Sono 18 punti in 11 partite, con una media di oltre 1,6 a partita. Il Catania è una squadra letteralmente trasformata dal suo avvento e il 4 a 0 rifilato al Bari nell’anticipo di sabato è solo la ciliegina sulla torta.

Il Palermo. Aggancia il quarto posto solitario scavalcando in un colpo solo Juventus e Napoli; e lo fa giocando come fa il gatto con il topo, ridicolizzando i bianconeri. E’ il Palermo a fare un figurone da grande squadra contro un avversario piccolo piccolo.

FLOP DI GIORNATA

Gasperini. Il capitombolo casalingo contro il Bologna è di quelli pesanti. D’accordo che il suo Genoa segna molto, ma prenderne quattro in casa contro il Bologna è decisamente troppo. Quella genoana è la difesa più perforata del campionato dopo quella del fanalino di coda Siena. 

Bari. La squadra rivelazione del girone di andata sembra essersi improvvisamente dissolta nel nulla. Sono quattro le sconfitte consecutive dei galletti baresi, che stanno risentendo più del lecito dell’assenza di Ranocchia oltre che di un evidente calo di condizione fisica.

La Newventus. Ormai bisogna ribattezzarla proprio così. Contro il Palermo sono riapparsi i fantasmi bianconeri. Primo tempo buono in fase di manovra, ma di totale inconsistenza in avanti con Trezeguet e Del Piero abulici e un Diego impalpabile. Ripresa imbarazzante con tanto di retropassaggio fantozziano a propiziare il raddoppio dei rosanero.

 
 
 

THE DAY AFTER: La Juventus e i Professionisti dell'Anticalcio

Post n°341 pubblicato il 08 Marzo 2010 da nick66
 

C’è il nulla di fatto sull’ennesimo campionato inter-aziendale post Calciopoli. Se gli Onesti non riescono a sbloccare il risultato contro il Genoa, Roma e Milan mantengono le distanze non riuscendo ad approfittare dello scontro diretto per ergersi ad anti-Inter. Il Palermo, secondo pronostico, ha regolato il Livorno consolidando il proprio quarto posto. Nulla di clamoroso se non la sconfitta del Napoli a Bologna, ma per il resto tutto nella norma. Forse in Australia, in Malaysia e in Trinidad e Tobago non ci crederanno, ma a tenere banco comunque nel cortile del calcio italiota sono state al solito le polemiche sulla partita della Juventus. Ma come mai, si chiederanno anche in Alaska, alle Antille o negli Urali, visto che i bianconeri hanno vinto a Firenze senza che la terna arbitrale ne abbia combinata qualcuna di grossa? Bisogna proprio vivere nell'Italia pallonara per capirlo, quella del “se” e del “ma” su ogni azione di gioco, quella del terzo tempo alla moviola, quella del quarto tempo sui giornali e nelle televisioni private del lunedì, quella del sentimento popolare che monta, tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, ignorando il più delle volte la bellezza del gioco del calcio, l’aspetto tecnico stranamente assente da tanti inutili dibattiti televisivi. Può succedere allora che per un gol regolare assegnato alla Juventus, i commentatori dei canali Mediaset diano del Mandrake al guardalinee, così super dall’aver visto giusto nell’azione di gioco. Sarebbe forse stato “normale” nel caso avesse sbandierato un fuorigioco inesistente? Nemmeno il responso dell’immancabile moviola ha saputo placare quanti, in spregio alla verità dei fatti, non sanno far di meglio che sproloquiare di una “Juventus vincente grazie a qualche favore arbitrale”, come nel caso di gente che ha l’ardire di commentare il campionato di calcio dal comodo scranno di televisione e radio di Stato. Addirittura l’ineffabile Galeazzi ha chiuso il suo sketch con un “Forza Palermo”, giusto perché i rosanero stanno insidiando il quarto posto alla Juventus. E che dire di Radio Rai che, nel commento alla partita, si ritrova con un cronista che si sbilancia nel dire che "c’era un clamoroso rigore per la Fiorentina" e che "a Napoli forse hanno ragione a dire che la Juventus deve arrivare quarta per forza". Concetti ripresi dai Franco Rossi, capaci di scrivere dal proprio pulpito di un “clamoroso gol in fuorigioco” e un “nettissimo rigore negato alla Fiorentina” e che “Calciopoli non è mai finita”. Vaglielo a dire a questi qui che semmai c’è stato fallo di Chiellini su Keirrison, e sottolineiamo “semmai”, il tutto si è verificato fuori area. E quelli di Sky? Beh, più che “occultare” il fuorigioco in occasione del gol segnato dalla Fiorentina e regalarci il solo replay “schiacciato” nell'occasione del netto fallo di mano in area di Zanetti da punire verosimilmente con il rigore, che potevano fare di più? A cantargliele al Caressa “si vabbé, ma Manninger...” e al Bergomi del “lo voglio rivedere Fabio” ci ha pensato il solitamente misuratissimo Zaccheroni, che ha dimostrato di non essere disponibile a farsi prendere per il cesto dal chiacchiericcio di certi gironi infernali dove si alimenta il sentimento popolare anti-juventino. Quello stesso sentimento popolare che autorizza "un manipolo di tifosi viola" a contare una per una le vittime dell'Heysel, così come riportato da pochissimi quotidiani ed amplificato da Claudio Zuliani su 7Gold. Nessuno scandalo, forse perché stavolta non c'è di mezzo un Balotelli che autorizzi a gridare allo scandalo. E allora, parafrasando Sciascia potremmo dire che i giornalisti si possono dividere in giornalisti, mezzi giornalisti, giornalistucoli e quaquaraquà. Al lettore la scelta di attribuire ad ognuno la dovuta categoria.

TOP DI GIORNATA 

Zaccheroni. Intendiamoci: non è che la Juve vittoriosa a Firenze ci abbia fatto impazzire, ma nella vittoria del Franchi c’è molta farina del sacco di Zac. Ma il Caronte bianconero merita di stare fra i “top” specie perché, finalmente, tappa la bocca a chi parla di “Juve favorita dagli arbitri”. Questa volta quelli del sentimento popolare hanno pensato bene di sfottere il guardalinee “colpevole” di aver visto giusto in occasione del gol di Diego, ma solo “per una questione di centimetri”. Se n'è meravigliato anche Fabio Monti su Corsera. Ormai la Juve è il bersaglio anche in occasione di gol regolari, ma solo di pochi centimetri. Poi qualcun altro si lamenta di rigori non concessi per interventi tutt’al più dubbi, più che falli certi, che si verificano per giunta fuori dall’area di rigore. Ormai siamo sul patetico, ma anche questo è il risultato della politica dello “smile” post Calciopoli. Peccato che a deriderci siano soprattutto gli altri.

Tony Damascelli. Il giornalista, intervistato da firenzeviola.it prima della partita Fiorentina-Juventus, ha risposto alla collega che gli chiedeva se Prandelli sarebbe il tecnico ideale per la Juve con queste testuali parole: "Per il bene di Prandelli mi auguro che non venga. Non è il momento giusto con la dirigenza con cui si ritroverebbe ad avere a che fare." Il discorso però, caro Damascelli, vale per tutti quelli che potrebbero sedersi sulla panca bianconera. Che si aspetta a fare piazza pulita di dirigenti ormai esposti al pubblico ludibrio?

Il Bologna di Colomba. I Menarini hanno costruito questa squadra con gli spiccioli e alzi la mano chi pronosticava questo campionato per i felsinei quando Colomba rilevò Papadopulo. Siete pochi. Cinque vittorie, tre pareggi e una sconfitta (contro la Juve) nelle ultime nove partite relegano i bolognesi in una tranquillissima posizione di centroclassifica.

FLOP DI GIORNATA

Prandelli. Perde e se la prende con l’arbitro che “ci ha danneggiato” per via di un presunto fallo di Chiellini su Keirrison, che semmai è successo fuori area. Ridicolo. Peccato perché Prandelli è una degnissima persona e un ottimo professionista. Un giorno sì e un giorno no è pure accostato alla Juventus come futuro allenatore: ma se il sodalizio bianconero cerca un allenatore vincente o un emergente di prospettiva, ebbene, lui non è né uno né l’altro. In oltre quindici anni di onorata professione Prandelli ha vinto un torneo di Viareggio e un campionato di serie B. Se il suo ciclo a Firenze, è finito speriamo che non diventi l’ennesima sòla rifilata dai Della Valle alla Newventus. Sarebbe ora di finirla con certe scarpe su misura!

Napoli. Resta l’avversario più pericoloso per la Juventus sulla strada del raggiungimento di un posto utile per la prossima Champions League, ma sono sette partite che non vince. Saranno probabilmente decisive le prossime tre partite, contro Fiorentina, Milan e Juventus, per misurare definitivamente la gittata del campionato della squadra allenata dal sempre ottimo Mazzarri.

L’Atalanta. Hanno messo in croce Antonio Conte che, fra tanti infortuni e altri problemi assortiti, stava procedendo a una media punti da salvezza (13 punti in 13 partite) ed ora lemme lemme, con pure Doni in campo, la squadra bergamasca sta scivolando, giornata dopo giornata, verso la serie B (8 punti in 9 partite) senza riuscire ad invertire la rotta. Contenti loro...

 
 
 

THE DAY AFTER: Campionato riaperto, ma che calcio misero!

Post n°342 pubblicato il 15 Marzo 2010 da nick66
 

Chi l’ha detto che i gol fanno spettacolo? Sarà anche così, ma il record stagionale di reti (39) si porta in dote la sensazione della modestia assoluta in cui ormai è sprofondato il campionato italiano. Se l’Inter cade a Catania in attesa di capire se riuscirà finalmente ad andare oltre gli ottavi di Champions, le altre grandi, o presunte tali del campionato, sembrano galleggiare allo stesso livello di un Livorno, un Siena o un Chievo qualsiasi. Questa è la sensazione, anche se poi il fatto del giorno è che il Milan, grazie a una prodezza di Seedorf in pieno recupero, è adesso a un solo punto di distacco dai cugini nerazzurri. La Roma a Livorno perde invece punti importanti per avvicinarsi alla capolista, ma il mirino dei giallorossi è puntato sul 28 marzo, giorno di Roma-Inter. Nel campionato delle altre, il Palermo conserva la quarta piazza pur perdendo ad Udine. 

A Torino la squadra di casa gioca 10’ da Juventus e il resto da Ridentus. Non c’è limite al ridicolo di cui, specie quest’anno, si sta coprendo la società bianconera. Con tre tiri e tre gol sembrava proprio di poter vivere finalmente un pomeriggio sereno contro l’ultima in classifica, ma ancora una volta sono emersi tutti i limiti di una squadra senza capo né coda, costruita da gente che ha dato tale prova di incapacità che non vorremmo davvero vederla mai più associata al nome di quella società che ebbe presidenti Edoardo prima e poi Gianni, quindi Umberto Agnelli, per tacer dei Boniperti e dei Chiusano. Quella di adesso è gente che in quattro anni ha dilapidato duecento milioni e passa in acquisti-farsa senza un qualsivoglia progetto tecnico, alla faccia di certi record di bilancio sventolati ad minchiam. Gente che non sembra mai rispondere delle proprie responsabilità, nonostante le colpe siano così evidenti che basterebbe un minimo di dignità per fare un passo indietro. Con chi altri prendersela per lo scempio di questa stagione? Altri cinquanta milioni buttati in due brasiliani che con la Juventus non c’entrano nulla e patrimoni come Giovinco bruciati in nome di scelte scriteriate. Durante la partita contro il Siena ci è toccato addirittura assistere a un Felipe Melo qualsiasi che si è permesso di mandare platealmente a quel paese il pubblico che lo beccava. Ma dove siamo? Non certo alla Juventus, perché un individuo del genere in una società che si faccia rispettare dovrebbe essere multato, messo fuori squadra e venduto alla prima occasione. Per certa gente, prima dell’ingaggio, non sarebbe male pensare a un test che misuri il quoziente intellettivo. Scommettiamo che qualcuno non sarebbe mai arrivato? Ormai la stanchezza sta lasciando spazio alla disaffezione per una squadra che è veramente sempre più difficile associare alla Juventus. L’unica speranza è che a giugno cambi veramente tutto, con persone credibili che vadano ad occupare i dovuti ruoli senza continuare con la tafazziana politica di mandare dilettanti allo sbaraglio. 



Il prossimo turno di campionato metterà i bianconeri di fronte alla Sampdoria nella trasferta di Marassi. Quella con i doriani, che seguono a un punto in classifica, è una partita particolarmente importante, cui Del Piero e compagni arriveranno dopo aver disputato il ritorno di Europa League giovedì sera a Londra. E’ lecito chiedersi se questa squadra, pure falcidiata dagli infortuni, abbia la possibilità di centrare il doppio obiettivo di continuare il cammino nell’Europa di serie B ed arrivare almeno quarta in campionato. E se la risposta è no non è pessimismo, ma realismo, che vorremmo venisse smentito dai fatti. Dietro a Del Piero e compagni, oltre alla Sampdoria, sgomitano Genoa e Fiorentina che vincono gli scontri diretti rispettivamente contro Cagliari e Napoli, e pure il Bari riprende la serie positiva espugnando l’Olimpico laziale. Merita un approfondimento il Napoli, cui non è stato concesso un rigore solare che poteva chiudere la partita contro la Fiorentina, che stavolta non si è lamentata dell’arbitro. Il presidente De Laurentiis avrebbe avuto tutte le migliori ragioni per sbroccare ed inveire in sala stampa contro la decisione che al Napoli è costata tre punti ma, a differenza di quando si lamentò a sproposito parlando di Calciopoli, stavolta lo fa con misura ed eleganza andando dritto al nocciolo: “Questo è un calcio vecchio governato da sordi”. Nella lotta per non retrocedere sembrano poter essere decisive le vittorie di Catania e Udinese con le due squadre a 7 dal terzultimo posto. Ormai la lotta salvezza sembra ristretta solamente a Lazio, Livorno, Atalanta e Siena. Tra la quartultima e l'ultima ci sono solo 4 punti: e delle quattro see ne salverà solo una.


TOP DI GIORNATA

Muntari (Inter). Dà il massimo in 80” in cui riesce ad entrare, farsi ammonire, procurare un rigore per gli avversari e farsi espellere. Una presenza quella di Muntari assolutamente determinante per sancire la vittoria del Catania. La sua candidatura a interistavero del decennio è di quelle pesanti tanto che Gresko, mai dimenticato protagonista del fatidico 5 maggio, si sarebbe già ritirato dal concorso. 

Lucarelli (Livorno). Realizza una tripletta trascinando il Livorno a spuntare un pareggio contro la Roma. Per gli amaranto si tratta di un punto pesante rosicchiato alla Lazio che li precede in classifica. Vero capitano!



Seedorf (Milan). Entra in campo a pochi minuti dalla fine con il risultato che non ne vuole sapere di sbloccarsi. Lui ha il merito di azzeccare a tempo scaduto la giocata da grande campione che riporta temporaneamente il Milan sotto di appena di un punto in classifica rispetto all’Inter.
E mercoledì, nel naufragio di Manchester qualcuno l'ha lasciato in panchina...


FLOP DI GIORNATA

Grygera (Juventus). E' il miglior attaccante del Siena. Dai suoi piedi parte l’assist che rimette in partita i toscani ed è sempre lui che procura goffamente il rigore del pareggio. Quanto ci toccherà sopportare ancora questa autentica sciagura?

Lazio. Nemmeno l’arrivo di Reja e il ritorno in squadra di Ledesma sembra siano serviti a qualcosa. Dopo la vittoria dell’esordio a Parma sono arrivate tre sconfitte e un pareggino per la Lazio del nuovo corso, che è sempre più invischiata nella lotta per non retrocedere e dimostra pure di non possedere gli anticorpi per lottare.

Felipe Melo (Juventus). Finisce dietro la lavagna per motivi disciplinari. E’ inammissibile che un elemento, con qualsiasi maglia giochi, e a maggior ragione con quella bianconera, si rivolga al pubblico mandandolo a quel paese. Speriamo faccia un bel Mondiale con il Brasile, ma solo per assicurarsi che qualcuno se lo porti via. Indegno!

 

 

 
 
 

EPURAZIONE!

Post n°343 pubblicato il 18 Marzo 2010 da nick66
 

E' un barile senza fondo quello che raschia la Newventus. In gita a Londra per un giro sulla ruota panoramica, sbriga la faccenda beccando quattro reti uscendo anche dall'Europa di serie b, giusto in tempo per non fare tardi a cena. Il solito spettacolo indecoroso con pappemolli in campo a coprirsi di ridicolo con indosso una maglia giallo orina. Senza un briciolo d'onore, senza un barlume d'orgoglio, pensionati e bidoni tutti insieme indecorosamente. Non c'è più voglia per fare alcuna analisi di quello che si è visto in campo, c'è solo una grande vergogna di vedere gente che indegnamente rappresenta  la società, certo in campo, ma anche e soprattutto fra i quadri dirigenziali, spocchiosi e incompetenti come il francese che vorremmo vedere sparire per sempre come per magia. Questo è un incubo senza fine, stanno calpestando senza remore il cadavere di una Juventus morta ammazzata in quella maledetta estate. Con le mani sporche di sangue continuano a far brandelli di quel poco che era rimasto. Ormai è ufficiale che di quello scempio non è rimasto più nulla. Complimenti Ingegnere, delitto perfetto!

 
 
 

THE DAY AFTER: Sorpasso rimandato, ma la Juve va ancora KO

Post n°344 pubblicato il 23 Marzo 2010 da nick66
 

Operazione aggancio sfumata per il Milan, che impatta con il Napoli e perde ancora Pato per infortunio. L’Inter rimane capolista, ma con il freno a mano tirato. E’ un mezzo fallimento la campagna sicula di Mourinho, con un punto raccolto in due partite, ma è oltre un mese che i nerazzurri faticano in campionato, avendo messo insieme solamente 7 punti in 6 partite (una vittoria, 4 pareggi, una sconfitta), evidenziando serie difficoltà a gestire il doppio impegno Campionato e Champions League. La squadra di Mourinho, a questo punto della stagione, ha 9 punti in meno dell’Inter di un anno fa, e 8 in meno di quella di Mancini. Ora, se davvero gli Onesti arriveranno dritti in semifinale, eliminando i russi del CSKA, dovranno affrontare il doppio impegno fino alla penultima giornata di campionato. Un ruolino che potrebbe essere esaltante, ma anche far perdere loro tutto, visto che in Campionato Milan e Roma sono ormai arrivate a tiro. Per portarsi avanti, alla Gazzetta dello Sport hanno deciso di festeggiare subito. La rosea, da vero Inter Club, ha distribuito qualche giorno fa un bel posterone con l’Inter degli eroi che mica hanno già vinto la Champions ma, per le loro abitudini, l’aver raggiunto i quarti di finale di Champions è già “tanta roba”. Chissà cosa si inventeranno alla Gazza anche se solo “gli eroi” dovessero riuscire a raggiungere le semifinali. Intanto a Roma si affilano le armi in vista dello scontro diretto di sabato prossimo e nel frattempo Vucinic trascina i giallorossi con una tripletta contro l’Udinese. Almeno grazie a Milan e Roma il campionato si è ridestato. 


La pagina bianconera invece è sempre più amara dopo la sconfitta subita a Marassi contro la Sampdoria. Giovedì a Napoli la partita può già essere decisiva per rimanere agganciati alla zona Champions League. Se l’unico striminzito obiettivo rimasto è quello di centrare un quarto posto in campionato utile per accedere ai preliminari della prossima Champions League, bisogna evitare di disperdere le forze contestando chi comunque indegnamente veste la maglia bianconera: è necessario invece avere l’onestà intellettuale di concentrare l’attenzione sui due maggiori responsabili di un vero e proprio fallimento: John Elkann e Jean-Claude Blanc. Sul pallido ingegnere peserà a vita la decisione di aver dato in pasto la Juventus ai processi di piazza e a quelli sportivi senza difendere la società e la sua storia. Se a questo aggiungiamo il grave errore di aver affidato la Juventus in mani inesperte e presuntuose, ne viene fuori una figura che avrà già fatto rivoltare nonno e zio nella tomba. Passando a Blanc, non si comprende come alcune fonti di stampa continuino a difendere le presunte capacità manageriali dell’uomo del fallimento bianconero. Se i conti sono a posto non sarà mica comunque per l’appeal che, nonostante tutto, ha continuato ad avere il brand Juventus? Quanto al francese, capace di sbagliare in modo clamoroso campagne acquisti (dilapidando centinaia di milioni), spogliare la dirigenza di gente che sa cos’è il calcio (salvo riesumare Bettega a disastro compiuto), addossare la responsabilità della società più prestigiosa d’Italia a un allenatore esordiente, e chi più ne ha più ne metta, è impensabile che dopo i disastri compiuti questo personaggio rimanga all’interno della società con qualsivoglia ruolo, soprattutto in considerazione della grottesca concentrazione di ruoli nella sua persona. E non si venga a prenderci in giro con la questione del nuovo stadio che altri prima di lui stavano portando avanti con progetti ben più ambiziosi. Lo hanno capito ormai 14 milioni di tifosi juventini che i responsabili di questa disfatta sono, prima di ogni altro, John Elkann e Jean-Claude Blanc. Certo, è più comodo prendersela con Zebina e Felipe Melo, che una società che ricorda tanto la prima Inter di Moratti non ha punito adeguatamente dopo le recenti sceneggiate.

Quella di giovedì sera a Napoli, contro i partenopei che seguono a tre punti, sarà una partita da non fallire assolutamente. Dietro si riavvicina anche la Fiorentina capace di rullare il Genoa mentre, dietro, il Cagliari si può permettere di perdere in casa con la Lazio, con Parma-Bari e Chievo-Catania che si dividono la posta alimentando una classifica già soddisfacente. In coda il colpo grosso è appunto quello della Lazio, mentre Siena e Atalanta conquistano i tre punti facendo scivolare il Livorno all’ultimo posto in classifica. Solo Milan e Roma hanno fatto meglio del Siena che, nelle ultime cinque partite, ha raccolto ben 11 punti con 3 vittorie e 2 pareggi. Nel prossimo turno, con Lazio-Siena, c’è in palio una bella fetta di salvezza.

TOP DI GIORNATA

Balzaretti (Palermo) Non sarà un campione ma in campo ci mette l’anima. Il fludificante del Palermo è il migliore in campo nella sfida contro l’Inter. La Newventus se n'era disfatta nell’estate del 2007, cedendolo alla Fiorentina per puntare su Molinaro (sigh!). Il perché dell’operazione? Plusvalenza, ovvio, la Newventus punta allo scudetto del bilancio e chissenefrega del campo! Tanto per dirne un’altra, sulla fascia destra del Palermo gioca Cassani, un altro giocatore ceduto a titolo definitivo al Palermo nell’estate di Calciopoli per una pipa di tabacco. Anche lui non è un fenomeno, ma è certamente migliore di quelli che la Juventus può schierare oggi in quel ruolo.

Vucinic (Roma) Rientra dopo l’infortunio ed è subito determinante, trascinando i suoi con una tripletta pesantissima.

Reja (all. Lazio) Non avrà la laurea in psicologia, ma si impone in settimana con determinazione, riuscendo a ricompattare il gruppo, da cui riesce avere la risposta che voleva sul campo. Ma la strada per la salvezza è ancora lunga.

FLOP DI GIORNATA

Oddo (Milan). Viene preferito ad Antonini, Abate e Kaladze, ma dimostra di essere in condizioni fisiche imbarazzanti. Addirittura ridicolo in occasione del gol napoletano, quando frana addosso ad Abbiati, liberando di fatto la porta per il comodo appoggio in rete di Campagnaro.

Oriali (dir. Inter) Da piangina doc trova comunque il modo di lamentarsi dell’arbitraggio, che avrebbe penalizzato gli Onesti. L’arbitro di Palermo-Inter sarebbe stato colpevole, secondo l’esperto di passaporti falsi interista, di non avere ammonito per la seconda volta il difensore rosanero Bovo, con conseguente espulsione del giocatore. “Ma siamo abituati” ha detto Oriali, come a far intendere chissà quali torti subiti. Certo che ce l’hanno proprio nel sangue la mania di fare le vittime. Senza vergogna!

La Newventus. Dopo la disfatta di Londra, contro la Sampdoria non doveva assolutamente perdere. Invece è arrivata la decima sconfitta in campionato. La squadra non va male a centrocampo, e in difesa Cannavaro è protagonista di una prova decorosa, così come Legrottaglie, ma davanti c’è lo zero assoluto, con il solo Iaquinta a dannarsi l’anima nonostante la precaria condizione fisica. Del Piero non riesce ad essere reattivo, Diego ciondola inutilmente, mentre Trezeguet risulta inutile. Difficile vincere se non si tira in porta.

 
 
 

Se questa è Calciopoli...

Post n°345 pubblicato il 27 Marzo 2010 da nick66
 

Non sappiamo se provare più rabbia, disillusione, sete di giustizia, o chissà quale altro sentimento. Se pensiamo a Calciopoli e alla deposizione del tenente colonnello Auricchio prevale lo sconcerto, più che la soddisfazione di avere riscontrato come tutta l’indagine “offside” sia in realtà basata su fragili fondamenta. Vorremmo capire se è lecito, e se è cosa normale, che indagini per un reato grave come l'associazione a delinquere siano condotte facendo riferimento agli articoli de La Gazzetta dello Sport, piuttosto che a prove di qualsiasi genere. Se si parla di reati consumati per influenzare delle partite si può visionare le stesse, si può prendere visione dei referti arbitrali quali fonti primarie dell’evento, ma rispondere affermando che lo ha scritto la Gazzetta lascia veramente basiti come cittadini di questo Paese. Questo modo di condurre l’indagine, confermato in aula, ma che avevamo già intuito leggendo le informative, ci lascia basiti. Se pensiamo che Auricchio è stato addirittura elogiato e portato ad esempio da alcuni media, abbiamo un quadro realistico di quale sia il livello di certa informazione nel nostro Paese. A leggere il resoconto stenografico dell’udienza che ha visto protagonisti Auricchio e l’avvocato Prioreschi, legale di Moggi, si ha una percezione di superficialità nella conduzione delle indagini dei “Magnifici 12”, come li aveva battezzati un articolo de La Repubblica (riportato in un nostro articolo), eroi di una docufiction su La 7 che, man mano che le udienze si susseguono, perde di valore e credibilità. L’unica cosa certa delle indagini è che sono state condotte quasi esclusivamente sulla Juventus. Perché mancano le telefonate interiste a Bergamo, che si intuisce siano avvenute ascoltando altre intercettazioni? E anzi praticamente per certo confrontando il silenzio del teste con la tempestiva ammissione del pm affrettatosi a precisare: "Beh qualcosa sarà sfuggito"“Non lo so, non so dare spiegazioni” è stata la sconcertante risposta dell’ufficiale, che fa il paio con quanto dichiarato dal guardalinee Coppola che, nel corso di una precedente udienza, aveva testimoniato affermando che, al proposito di riferire certi fatti riguardanti l'Internazionale F.C., chi indagava gli rispose "L'Inter non interessa". Ma tutto l’interrogatorio è stato un vortice di domande puntuali, da parte dell'avvocato Prioreschi, e di risposte vaghe condite da molti “no”, specie quando è stato chiesto se le partite oggetto delle indagini fossero state visionate, per verificare se c’era stata o meno la frode sportiva, ipotizzata sulla scorta delle sole intercettazioni. E per fortuna nell'estate del 2006 certa stampa, fra le tante accuse miseramente cadute, non ha accusato Moggi di un qualche omicidio, perché stando al metodo seguito per le indagini, oltre all'accusa di associazione a delinquere, l'ex direttore generale della Juventus si sarebbe trovato pure un'accusa di omicidio sulle spalle. Uno dei momenti culminanti del controesame è stato quando Prioreschi ha chiesto al Giudice Casoria di ammonire il teste per reticenza riguardo al “sì”, diventato poi un “controllo”, quindi ancora un “allora non ricordo” riguardo alla vicenda legata al presunto “rapimento” di Paparesta nello spogliatoio di Reggio Calabria, poi rivelatosi un falso che molti giornalisti disinformati continuano ad inserire nei loro articoli, facendo scempio della verità, a danno dell'informazione corretta che dovrebbero garantire ai loro lettori. L’interrogatorio ha raggiunto l'umorismo quando il teste, che ha riconfermato di non essersi avvalso come fonte di indagine di Tuttosport, perché “di parte”, su Mediaset ha risposto: “Non mi risulta che sia controllata dal Milan”. Ma no, certo, aveva più potere mediatico Moggi controllando la “patente a punti” degli arbitri al Processo del Lunedì, grazie all’amicizia con Baldas.
Sull’amicizia con l'ex direttore generale della Roma Baldini, quello che annunciava il ribaltone a Mazzini in un'intercettazione agli atti, i conti non tornano. Auricchio dice di non aver parlato dell’inchiesta su Calciopoli con Baldini prima del febbraio 2005, ma Antonelli, invece, aveva testimoniato nel processo GEA affermando che Baldini gli disse di rivolgersi ad Auricchio nel caso avesse qualcosa da dichiarare, perché stava conducendo un'indagine sul calcio. Bisognerebbe chiedere a Baldini come facesse a sapere che c’era questa indagine in corso, ma Baldini alla Casoria l’ha già data “buca” in un paio di occasioni. La vicenda è veramente poco chiara. Sarebbe necessario un confronto a tre, all'americana, perché uno dei tre mente.

C’è da riflettere su come in questo Paese ci si possa trovare imputati di associazione a delinquere sulla scorta di telefonate intercettate, senza un'opportuna verifica se le cose dette trovano riscontro o meno, se non su La Gazzetta dello Sport; c’è da riflettere sulle modalità con cui sono state condotte indagini che assumono articoli di giornali sportivi quali prove inconfutabili; c’è da riflettere su come i media, che oggi disertano il processo reale, o riportano poche righe innocue, abbiano condotto invece nell'estate 2006 vere e proprie arringhe accusatorie dalle colonne dei propri giornali annunciando addirittura in anticipo le sentenze dei tribunali sportivi. Infine, c’è da continuare a riflettere, sempre per usare un eufemismo, su come le istituzioni sportive abbiano condotto il processo, con l'abbattimento di un grado di giudizio, senza alcuna garanzia per le difese, ed elaborando di sana pianta in camera di consiglio (!) quell'"illecito strutturato" dato dall'aberrante somma di comportamenti sleali (art. 1) che costituirebbe un illecito (art. 6). Continuiamo a riflettere su come la proprietà e la dirigenza della Juventus abbiano, nella sostanza dei fatti, assecondato questo sistema, non alzando un dito per difendere i propri dirigenti e tutelare la società.

Se questa è Calciopoli...

 
 
 

THE DAY AFTER: Giovinco, il sale nel bollito

Post n°346 pubblicato il 29 Marzo 2010 da nick66
 

Nella giornata che riapre il campionato c’è da scommettere che pure Galliani abbia intonato un “Grazie Roma” prima di imprecare ad infortuni e squalifiche che stanno frenando la corsa dei rossoneri. Nell’anticipo di sabato una bella Roma ha avuto ragione di Mourinho e compagnia, nonostante un gol interista segnato in fuorigioco, un rigore non concesso ai padroni di casa, sacrosante espulsioni non comminate per i falli di Lucio e Chivu. Si può pure parlare di un’Inter sfortunata per avere colpito tre legni, ma le presunte lamentele nei confronti dell’arbitro che certa stampa attribuisce a un silente Mourinho suonerebbero veramente grottesche. Ora che la Roma è a un punto di distacco inizia un altro campionato. C’è anche il Milan a tre punti dalla vetta, anche se i rossoneri, nonostante un rigore generosamente concesso da Tagliavento, non sono riusciti ad andare oltre il pari contro la Lazio. Troppo pesanti le assenze di lungo corso di Pato, Nesta e Beckam, cui si sono aggiunte anche le squalifiche di Pirlo e Ronaldinho. Fatto sta che nelle tre partite che potevano lanciare il Milan in vetta sono arrivati due striminziti pareggi e una sconfitta. Troppo corta la panca rossonera.

Ma la notizia della domenica calcistica è stata lo sciopero del tifo a Torino. Curve semi deserte per Juventus-Atalanta, quella che il sito bianconero ha definito “una classica” (il segno della decadenza...). Fra tanti legittimi fischi di disapprovazione e cori di protesta c’è stato il solito imbecille che ha rifilato a Zebina uno scappellotto, di cui il difensore francese nemmeno s'è accorto. Episodio da condannare di certo, ma risparmiateci l’inutile moralismo. E’ stato solo un gesto imbecille! Piuttosto crediamo che la temperatura di certi indicatori, quali stampa, tifosi allo stadio, forum e siti specializzati, non sia mai stata così alta a segnalare il livello di impopolarità della dirigenza che John Elkann ha voluto insediare post Calciopoli. Ormai quello che è successo lo stanno capendo veramente tutti e sarebbe ora di prenderne atto. Quanto al campo, contro la terzultima forza del campionato si è vista una Juventus “bollita”, di cui l'Atalanta stava per fare un sol boccone ad inizio ripresa. Poi c’è stato qualche sprazzo del ritrovato Giovinco a dare una scintilla a una manovra altrimenti lenta come quella di un paracarro. Anche l’innesto di Felipe Melo è stato fortunato, con il centrocampista brasiliano capace di sistemare un reparto in affanno e addirittura protagonista con la rete decisiva, che significa tre punti importanti nella rincorsa alla zona Champions. Un breve inciso su Giovinco che è entrato alla mezz’ora sostituendo l’infortunato Diego. Il ragazzo è stato sottoutilizzato oltre la giustificazione degli infortuni patiti, ma si tratta di una scelta veramente inspiegabile, visto che Sebastian sembra l’unico in grado di accendere la lampadina del gioco. Sarà pure casuale, ma da quando è rientrato Del Piero non c’è stato più spazio per lui. Abbandono del modulo 4-2-3-1 sgradito al capitano e buonanotte a tutti. Per la Juventus è stata notte fonda. Sarà pure una semplificazione eccessiva, ma più o meno le cose sono andate proprio così. Per Giovinco si prefigura purtroppo lo stesso film già visto per altri. Cessione della metà del giocatore che altrove dimostra quanto vale ed eventuale ritorno in bianconero con esborso triplo. Comunque sia i bianconeri, dopo la vittoria contro i bergamaschi, sono a pari merito col Napoli, vittorioso sul Catania, e con la Sampdoria, stoppata a Marassi dal Cagliari. Il Palermo, trascinato da Miccoli, è sopra di tre punti e sembra essere la squadra più in palla fra le quattro che inseguono il posto buono per i preliminari di Champions.

Sembra tardivo il risveglio dei viola che rifilano quattro reti all’Udinese, mentre i pareggi del Genoa a Siena e del Bari a Livorno alimentano certo una buona classifica, ma rappresentano delle grandi occasioni perse per inserirsi nel gruppetto di squadre che inseguono la partecipazione alla più importante competizione europea. In coda il punto della Lazio è prezioso, mentre Udinese e Atalanta rimangono al palo ed il punto racimolato da Siena e Livorno nel turno casalingo contro Genoa e Bari è di fatto una occasione persa per risalire la china.

TOP DI GIORNATA

Ranieri (all. Roma). Altro che cantante! L’aria di casa trasforma Ranieri in un sublime direttore d’orchestra e a cantare è la Roma, sono i suoi tifosi che a fine partita intonano il trionfale “Grazie Roma” di Antonello Venditti. Lui, Sor Ranieri, si prende pure la soddisfazione di battere Mourinho, mentre all’andata già era riuscito a strappargli un pareggio. Si prospetta una primavera romana veramente friccicarella dalle parti der Colosseo.

Miccoli (Palermo). Mette le ali al Palermo realizzando una tripletta che lancia in orbita le aspirazioni di Champions League dei rosanero. Tanto di cappello!



Toni (Roma). Mezza Roma meriterebbe di stare fra i top, ma il gol di Toni (cinque reti in nove partite) pesa come un macigno sul campionato. Il nuovo centravanti giallorosso sta dando una risposta a chi lo credeva bollito. In mezzo al campo smontona che è un piacere e poi si rende pericoloso in più occasioni, coronando una prestazione positiva con il gol che riapre il campionato.

FLOP DI GIORNATA

La neuro Inter. Ci sta di perdere ed è pure sfortunata al quarto minuto di recupero quando Milito colpisce un palo. Ma infastidisce il solito sorrisetto di scherno di Mourinho e l’eccessivo nervosismo dei suoi sancito, da ben sette cartellini gialli. Eppure della terna arbitrale che concede ai nerazzurri un gol in netto fuorigioco, che non assegna un rigore solare alla Roma e non espelle Chivu e Lucio per falli da rosso diretto, Mourinho e compagnia non possono proprio lamentarsi.

La panca rossonera. D’accordo che certe assenze sarebbero pesanti per chiunque, ma se solo il Milan avesse parzialmente reinvestito i danari ottenuti dalla cessione di Kakà con un paio di giocatori di buon livello, magari oggi sarebbe in testa alla classifica.

Presidente, Amministratore Delegato e Direttore Generale della Juventus. Sotto la direzione di questi tre (...) la Juventus sta toccando il punto più basso della sua storia. Non si parla di partite perse e di posizioni in classifica, si parla di quelli che Blanc chiamerebbe “clienti”, ovvero i tifosi. Mai c’è stata in 113 anni di storia un’avversione verso la dirigenza come in questi giorni. Non è solo questione di calcio giocato, perché ci sono anche le decisioni impopolari e autolesionistiche su Calciopoli e contro la Triade che come grossi nodi stanno tornando al pettine. Non basterà certo raggiungere il quarto posto per ritrovare l’appoggio di 14 milioni di tifosi che non aspettano altro che il francese se ne vada insieme agli altri responsabili di questo scempio.

 
 
 

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