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Afghanistan, la sposa bambina torturata dal marito ottiene giustizia

Post n°429 pubblicato il 08 Maggio 2012 da TANGOFOX84
Foto di TANGOFOX84


Il suo volto tumefatto aveva scioccato il mondo. Sahar Gul (nella foto) una ragazzina di soli 15 anni lo scorso dicembre era arrivata all'ospedale di Kabul in condizioni pietose, una sposa bambina picchiata a sangue e tenuta segregata per mesi dal marito e dai suoi familiari perché non voleva prostituirsi. Unghie strappate, occhi semichiusi per le botte, un orecchio bruciato da un ferro da stiro Sahar era diventata un simbolo della lotta ai diritti umani.
Sabato scorso finalmente è stata fatta giustizia. Almeno in parte. Tre parenti della ragazzina sono stati condannati a dieci anni di prigione per tortura, abusi e violazioni dei diritti umani ma il marito è ancora in fuga. Sahar si è presentata in tribunale il giorno della sentenza. Per la prima volta dopo la sua liberazione ha guardato in faccia i suoi torturatori: il padre, la madre e la sorella del marito. Davanti al giudice si è tolta il velo per mostrare le cicatrici frutto del suo calvario e ha chiesto che gli imputati fossero puniti severamente. La sentenza non l'ha soddisfatta. I suoi avvocati hanno fatto sapere che presenteranno sicuramente ricorso. "Ho visto la felicità sul suo viso - ha dichiarato a The Independent Huma Safi dell'organizzazione Women for Afghan Women, un gruppo per i diritti delle donne che sta aiutando la ragazza a riprendersi - ma anche la paura perché tra dieci anni quelle persone torneranno di nuovo libere. E lei pensa che il tempo volerà".
Il marito e il cognato di Sahar, entrambi in fuga, sono stati condannati in contumacia, la sentenza verrà decisa quando verranno catturati. Secondo Heather Barr, una ricercatrice di Human Rights Watch in Afghanistan, le condanne rappresentano un passo avanti perché dimostrano che "i giudici hanno preso seriamente un atto di violenza. Ora dobbiamo far sì che lo stesso atteggiamento sia adottato in tutti i casi di violenza contro le donne".
Negli ultimi dieci anni la situazione delle donne in Afghanistan è migliorata: quattro milioni di bambine ora possono andare a scuola e molte donne hanno trovato lavoro. Ma molto deve ancora essere fatto. Nel Paese l'età legale per il matrimonio è 16 anni ma secondo le Nazioni Unitemetà delle bambine vengono date in sposa molto prima. La violenza nei confronti delle donne è ancora molto diffusa e spesso rimane impunita. Le coraggiose che si rivolgono alla polizia a volte subiscono ulteriori abusi, tra cui lo stupro e le molestie, prima di essere riconsegnate alla famiglia e dimenticate. Come è successo anche alla piccola Sahar Gul. Quattro mesi fa prima di essere liberata la la sposa-bambina era riuscita a fuggire ed aveva chiesto aiuto a dei vicini di casa: "Se siete dei musulmani dovete dire alle autorità quello che mi sta succedendo - aveva detto disperata -, vogliono farmi prostituire". La polizia di Puli Khumri, la città nella provincia di Baghlan dove è avvenuto il fatto, era stata avvisata ma non aveva fatto altro che restituire la povera ragazza alla famiglia torturatrice dietro la promessa che gli abusi non sarebbero più continuati. Invece, come da copione, è accaduto l'esatto contrario.

 
 
 
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