
La ragazza ferita dai talebani mentre andava a scuola
parla all'Assemblea Generale: «L'istruzione unica soluzione»
Vestita di rosa, il suo colore preferito, come raccontò lei stessa nel diario scritto nel 2009 per la BBC, indossando uno scialle bianco appartenuto a Benazir Bhutto (l'ex premier pachistana assassinata nel 2007 che da sempre è stata la sua eroina), Malala ha consegnato al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon una petizione per il diritto all'istruzione lanciata da lei stessa meno di un mese fa, e che ha raccolto ben 4 milioni di firme. Dopo un lungo applauso, Malala ha parlato con una voce matura, scandendo le parole. «Io sono la stessa Malala, le mie ambizioni sono le stesse, i miei sogni sono gli stessi. Non odio nessuno. Sono qui per parlare per il diritto all'istruzione. Voglio che anche i figli e le figlie dei talebani siano istruiti e se mi trovassi con una pistola in mano di fronte al talebano che mi ha sparato non lo ucciderei. Questa è la compassione che ho imparato da Maometto, da Gesù Cristo e da Buddha, da Martin Luther King, da Nelson Mandela e da Mohammed Ali Jinnah ».
Ha iniziato il suo discorso, «nel nome di Dio», e più tardi ha sottolineato che il vero Islam non è quello dei talebani: «Il loro Dio è una piccola conservatrice che manda le donne all'inferno se studiano», ha spiegato, «perché loro usano l'Islam per i propri obiettivi personali». Ha sottolineato il diritto delle donne all'istruzione: «Non chiedo agli uomini di lottare per loro, ma dico alle mie sorelle di essere coraggiose, di combattere per se stesse». Ha chiesto ai leader mondiali di cambiare la propria politica, in favore della pace e della tolleranza. Gli estremisti, ha spiegato, dovunque nel mondo «hanno paura dei libri e delle penne, hanno paura della forza delle voci delle donne. Questa, ha notato, è la ragione per cui 14 studentesse sono state uccise a Quetta e le insegnanti nel nord del Pakistan».
Un compleanno «tranquillo e intimo» ha scherzato Gordon Brown, inviato speciale dell'Onu per l'istruzione globale, mentre la mamma di Malala avvolta in un ampio scialle bianco piangeva in prima fila, accanto al marito e ai figli. Più tardi le centinaia di ragazzi venuti ad ascoltarla e a parlare di istruzione all'Onu da 80 Paesi del mondo, hanno cantato per lei «Happy Birthday». Malala però dice da mesi che questa sua «seconda vita» dopo l'attentato è dedicata agli altri. «Ricordate una cosa, questo Malala Day non è il mio giorno - ha spiegato all'Onu -. Oggi è un giorno dedicato ad ogni donna, ad ogni bambino, ad ogni ragazza che ha alzato la voce per difendere i suoi diritti. Ci sono centinaia di attivisti sociali che non solo parlano ma combattono per la pace, l'istruzione, l'uguaglianza. Molti danno la vita, moltissimi sono stati feriti. Io sono solo una di loro».
Inviato da: magogida
il 13/06/2014 alle 16:09
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