Fornero si è presentata alla Fondazione avvocatura torinese Fulvio Croce, dove era stata invitata a un incontro sul tema Riflessioni sulle prime applicazioni pratiche della riforma del lavoro. La platea era composta da un centinaio di persone, in prevalenza avvocati. I giornalisti sono stati fatti entrare, e si sono accomodati. Telecamere, macchine foto, bloc notes e penne in mano. Tutti in piedi ai lati della sala, come avviene spesso, perché era gremita. Ha preso la parola per primo un organizzatore, che ha spiegato «l'importanza dell'incontro» visto che Fornero avrebbe non solo spiegato la riforma, ma anche «ascoltato» eventuali critiche. Quando la presentazione è terminata, un altro organizzatore ha chiesto a sorpresa ai giornalisti di uscire. «È che l'incontro era a porte chiuse», si è giustificato al microfono. In realtà le porte del salone sono sempre state aperte, fino a quando il ministro non ha chiesto agli organizzatori di fare uscire i cronisti. Respinti una prima volta, i giornalisti ci hanno riprovato. Si sono presentati al secondo appuntamento pubblico della giornata torinese di Fornero, di pomeriggio. Un incontro all'Unione industriale, sempre sulla riforma del lavoro, organizzato da Muoviti per le novità, associazione apolitica giovanile di liceali dell'istituto Valsalice. I cronisti questa volta si sono seduti, perchè due terzi dei posti disponibili erano vuoti. «Prego i giornalisti di uscire, perché questo incontro è tra il ministro e i ragazzi» è stata la prima frase pronunciata dall'organizzatore. Ma questa volta i giornalisti sono rimasti, tutti seduti. Nessuno ha spento telecamere e registratori e i fotografi hanno continuato a scattare. E' iniziato il primo intervento, quello di una giovane imprenditrice. Al termine, l'appello e' stato ripetuto: «Prego nuovamente i giornalisti di lasciare la sala». Un cronista, a nome di tutti, si è alzato in piedi e ha detto «no» al ministro. «Non ce ne andiamo, perché noi, come voi, stiamo facendo il nostro lavoro e abbiamo il diritto di farlo». Dopo trenta secondi di silenzio, Fornero ha preso la parola: «Va bene. Ma se è così sarò costretta a parlare molto più lentamente, perché dovrò pensare ogni parola. Ma saranno gli errori a fare i titoli - ha protestato - perché succede sempre così: tu parli per 40 minuti e dici cose sensate e positive. Poi ti scappa una parola, e basta quella per fare il titolo, basta quella per determinare dibattiti che durano settimane. E questo è uno stato del mondo, ed è inutile lamentarsene» ha aggiunto alla fine, abbassando la voce e con tono rassegnato, prima di iniziare il suo discorso. I giornalisti sono rimasti in sala ad ascoltarla.
Fornero ai giornalisti: " Per favore, uscite Se ci siete voi dovrò pensare a ogni parola"
Fornero si è presentata alla Fondazione avvocatura torinese Fulvio Croce, dove era stata invitata a un incontro sul tema Riflessioni sulle prime applicazioni pratiche della riforma del lavoro. La platea era composta da un centinaio di persone, in prevalenza avvocati. I giornalisti sono stati fatti entrare, e si sono accomodati. Telecamere, macchine foto, bloc notes e penne in mano. Tutti in piedi ai lati della sala, come avviene spesso, perché era gremita. Ha preso la parola per primo un organizzatore, che ha spiegato «l'importanza dell'incontro» visto che Fornero avrebbe non solo spiegato la riforma, ma anche «ascoltato» eventuali critiche. Quando la presentazione è terminata, un altro organizzatore ha chiesto a sorpresa ai giornalisti di uscire. «È che l'incontro era a porte chiuse», si è giustificato al microfono. In realtà le porte del salone sono sempre state aperte, fino a quando il ministro non ha chiesto agli organizzatori di fare uscire i cronisti. Respinti una prima volta, i giornalisti ci hanno riprovato. Si sono presentati al secondo appuntamento pubblico della giornata torinese di Fornero, di pomeriggio. Un incontro all'Unione industriale, sempre sulla riforma del lavoro, organizzato da Muoviti per le novità, associazione apolitica giovanile di liceali dell'istituto Valsalice. I cronisti questa volta si sono seduti, perchè due terzi dei posti disponibili erano vuoti. «Prego i giornalisti di uscire, perché questo incontro è tra il ministro e i ragazzi» è stata la prima frase pronunciata dall'organizzatore. Ma questa volta i giornalisti sono rimasti, tutti seduti. Nessuno ha spento telecamere e registratori e i fotografi hanno continuato a scattare. E' iniziato il primo intervento, quello di una giovane imprenditrice. Al termine, l'appello e' stato ripetuto: «Prego nuovamente i giornalisti di lasciare la sala». Un cronista, a nome di tutti, si è alzato in piedi e ha detto «no» al ministro. «Non ce ne andiamo, perché noi, come voi, stiamo facendo il nostro lavoro e abbiamo il diritto di farlo». Dopo trenta secondi di silenzio, Fornero ha preso la parola: «Va bene. Ma se è così sarò costretta a parlare molto più lentamente, perché dovrò pensare ogni parola. Ma saranno gli errori a fare i titoli - ha protestato - perché succede sempre così: tu parli per 40 minuti e dici cose sensate e positive. Poi ti scappa una parola, e basta quella per fare il titolo, basta quella per determinare dibattiti che durano settimane. E questo è uno stato del mondo, ed è inutile lamentarsene» ha aggiunto alla fine, abbassando la voce e con tono rassegnato, prima di iniziare il suo discorso. I giornalisti sono rimasti in sala ad ascoltarla.