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Loculo 10(2)


Ho chiesto al gruppo se, ora che siamo qui, imbrigliati in queste quattro mura, racchiusi in bui involucri di legno e zinco, dobbiamo ancora festeggiare il nostro compleanno o dovremmo ricordare il giorno in cui siamo passati nell’aldilà, che per noi è l’aldiqua. Ne è nata una discussione da bara appassionante.Il compleanno è un espressione del vissuto. Un anno in più è passato, ne inizia uno nuovo, tutto da vivere. Scatta l’anno all’anagrafe e si è irrimediabilmente cresciuti, più vecchi. Noi qui non si invecchia mai, non ci scatta nessuna data, abbiamo gli anni che avevamo il momento in cui siamo deceduti. Anni da vivere, poi, mi sembra una frase fuori luogo. La data della nostra scomparsa, invece, è il momento in cui siamo arrivati in questa nuova dimensione, parallela, per certi versi, uguale per altri. Un nuovo inizio. Egidio ha detto che per lui l'istante della sua morte è stato un momento di liberazione, dal male e da una vita dura e che considera quello il giorno da festeggiare. Inizi una vita, festeggi la ricorrenza, inizia una morte, ne festeggi un’altra. Michele dice che per lui è indifferente, che tanto non se lo cagava nessuno neanche da vivo quindi di festeggiare non se ne parla, in nessun caso. Yelena preferisce ricordare gi eventi ma, sicuramente, di fare feste non ne ha voglia. Non è dell’umore, dice. La Di Venuta bestemmia in aramaico ricordando che il marito non passerà di sicuro, in nessuno dei due casi. Luigi, dopo aver fatto il battutone dicendo “su con la morte” a Yelena, ha sostenuto con fervore la tesi che per chi sta al di qua del marmo non cambia nulla. Non abbiamo la percezione del tempo che passa quindi poco contano le date. Per chi sta dall’altra parte, sia l’una che l’altra, sono date tristi. Ricordano che noi, per loro, non ci siamo più. Ci ha messi tutti d’accordo.Un’altra cosa che ci accomuna nei pensieri, manco avessimo altro, è l’odio per i bigliettini di auguri musicali. Prima di andare via, la mamma perfetta ha messo davanti al cemento grezzo che divide il nostro mondo dal suo uno di quei biglietti che, una volta aperti, suonano di continuo “tanti auguri a te”, dicendo che era un regalo con una lettera scritta dalla sorella di Yelena. Il fatto che non l’abbia letto ha lasciato la ragazza perplessa, non potendo uscire a leggerselo da sola, c’è rimasta male. Confidiamo in qualche anima pia di passaggio, di quelli che si fanno i giri dei loculi, e che attirata dal suono, si metta a leggere a voce alta il bigliettino. Ora ci tiene compagnia quel sibilo fastidioso, questo suono continuo, ripetitivo. Non fossimo deceduti ci sarebbe da diventar pazzi. E per di più, quando pian piano si scaricheranno le batterie, sarà un lamento orribile. Serpeggia un terrore enorme fra i loculi, al pensiero di San Valentino.