La musica dolce di una vecchia cassetta dei Guns rimbalza contro le pareti di una stanza fin troppo piccola. “November Rain” accompagna le mie mani sulla tua schiena mentre, cavalcioni, divarichi jeans troppo stretti e gambe bramose a stringermi. La tua testa appoggiata alla mia spalla - quella malata perché voglio starti più vicina, dici – mi consente di affondare le narici nei tuoi capelli profumati di shampoo, semplice. Ti bacio una tempia, la sinistra. Ogni tanto ti parlo e tu, pulcino, adagi forte l’orecchio al mio petto per sentire come vibra la voce dentro. Ogni tanto mi rispondi e la sento vibrare io la tua voce dentro. Alzi gli occhi, mentre indugio sul gancetto, e protendi il mento. Parte un bacio sulla punta del naso, poi sulla fronte. Indugio, passo il polpastrello dell’indice destro lungo tutto il percorso in cotone ed elastico, viaggio senza meta perché meta non c’è. Ti accoccoli ancora un po’, spingi il bacino più vicino al mio, infili le mani a far barriera far i nostri sessi. E fai finta che lo sia. Il divano si fa complice e mi sbatti addosso con i dorsi. Ti abbraccio forte, mi guardi ancora, mi scivoli sopra, sfidando la forza di gravità e la gravità della forza. Le tue labbra morbide, appena inumidite, sono lì, ad un millimetro. Mentre ti parlo, mentre mi parli, si toccano appena. Le sento. E le senti anche tu. Mi bagno le labbra e percepisco il tuo sapore mielato. Fisso nei miei occhi la tua dolcezza. Poi ti abbraccio ancora, forte, come piace a te, come piace a me. Lascio cadere la tua testa sul mio petto e fisso il muro. Ora Axl sta bussando alle porte del paradiso. Io ci sono dentro. Non apro, mi basti tu.(E sto enormemente meglio).
Tu.
La musica dolce di una vecchia cassetta dei Guns rimbalza contro le pareti di una stanza fin troppo piccola. “November Rain” accompagna le mie mani sulla tua schiena mentre, cavalcioni, divarichi jeans troppo stretti e gambe bramose a stringermi. La tua testa appoggiata alla mia spalla - quella malata perché voglio starti più vicina, dici – mi consente di affondare le narici nei tuoi capelli profumati di shampoo, semplice. Ti bacio una tempia, la sinistra. Ogni tanto ti parlo e tu, pulcino, adagi forte l’orecchio al mio petto per sentire come vibra la voce dentro. Ogni tanto mi rispondi e la sento vibrare io la tua voce dentro. Alzi gli occhi, mentre indugio sul gancetto, e protendi il mento. Parte un bacio sulla punta del naso, poi sulla fronte. Indugio, passo il polpastrello dell’indice destro lungo tutto il percorso in cotone ed elastico, viaggio senza meta perché meta non c’è. Ti accoccoli ancora un po’, spingi il bacino più vicino al mio, infili le mani a far barriera far i nostri sessi. E fai finta che lo sia. Il divano si fa complice e mi sbatti addosso con i dorsi. Ti abbraccio forte, mi guardi ancora, mi scivoli sopra, sfidando la forza di gravità e la gravità della forza. Le tue labbra morbide, appena inumidite, sono lì, ad un millimetro. Mentre ti parlo, mentre mi parli, si toccano appena. Le sento. E le senti anche tu. Mi bagno le labbra e percepisco il tuo sapore mielato. Fisso nei miei occhi la tua dolcezza. Poi ti abbraccio ancora, forte, come piace a te, come piace a me. Lascio cadere la tua testa sul mio petto e fisso il muro. Ora Axl sta bussando alle porte del paradiso. Io ci sono dentro. Non apro, mi basti tu.(E sto enormemente meglio).