Domenica 8 novembre 2009 Vangelo: Mc 12, 38-44 Siamo nel capitolo 12 di Mc. Gesù si trova nel tempio. E Gesù guarda, osserva, quello che accade. Perché guardando si può vedere; se uno ha gli occhi aperti vede un sacco di cose. Quando si è in giro, in spiaggia, in gruppo, tra amici, quant’è meraviglioso guardare. Perché guardando, senza giudicare, si può vedere come la gente è, al di là di quello che fa o di quello che dice. La gente vede gli scribi e dice: “Ma che santi, ma che religiosi, ma che bravi!”. Gesù dirà: “Falsi, ipocriti!”. La gente vede una povera vedova e dice: “Che donna da poco”. Gesù dirà: “Qui c’è la vita, qui c’è il tutto”. E ai discepoli proprio per questo dirà: “State attenti, guardatevi bene dal non farvi ingannare dalle apparenze”.
“Gli scribi amano passeggiare in lunghe vesti”. “Ricevere saluti nelle piazze”. “Avere i primi seggi nelle sinagoghe”. “I primi posti nei banchetti”. “Divorano le case delle vedove”. “Essi riceveranno una condanna più grave”. Gesù non ha pietà per questi falsificatori della religione, per questi amanti dell’esteriorità, della vanità, dell’esibizione. Vi ricorda nessuno questa descrizione di Gesù? Ma proprio nessuno? Chi guardiamo noi? Chi ammiriamo? Chi fa, fa alzare gli indici di ascolto televisivo? Chi ci sembra importate? Poi ci sono trasmissioni esilaranti e degradanti (cfr. De Filippi) dove la gente normale (normale?) si mette in mutande o fa delle prove demenziali o umilianti, perché se superate avrà la possibilità di fare un ballo, o di stare per cinque minuti mano nella mano con il suo idolo famoso. Adesso vanno di moda le riviste con tutte le news sui personaggi famosi: chi hanno visto, il nuovo amore, l’ultima crisi, il nuovo tradimento, ecc. Vedete come ci siamo caduti anche noi! Vedete come ci siamo lasciati abbagliare? In realtà, da che mondo è mondo il potere ha sempre esercitato fascino. Essere famosi è un richiamo forte per tutti. Ma poiché è solo per pochi, gli altri che non possono si limitano ad invidiare. Anche a quel tempo essere scribi era come essere una star. Chi se lo poteva permettere sapeva l’influsso che aveva sulla gente, sapeva com’era ammirato: “Beato lui! Come vorrei essere così! Che bella vita! Che personaggio importante!”; chi non se lo poteva permettere, invece, quanto avrebbe voluto essere così! Cosa poi ci sia dietro a questa vita in termini di solitudine, di malvagità, di vuoto, di lacerazione interiore non lo sa nessuno (in realtà lo sappiamo tutti ma non ce lo vogliamo dire). L’immagine “ti posso promettere questo” ha un effetto su di noi ammaliante. Per gli uomini l’immagine di un bel corpo, di un corpo provocante e sinuoso, è ipnotizzante, seduttrice. La promessa della donna è: “Guarda cosa ti posso dare” e si parla di sessualità. Nella storia dell’evoluzione una donna sessualmente attiva voleva dire discendenza. Per le donne, invece, l’immagine di un uomo potente, che abbia soldi e fascino, che abbia possibilità e mezzi, è ipnotizzante, ammaliante, seduttrice, perché la sua promessa è: “Guarda cosa ti posso dare!”. E nella storia dell’evoluzione l’uomo forte poteva difendere meglio i cuccioli della donna. Ma siamo così tanto ciechi da non vedere che sotto l’immagine non c’è niente? Tu ti senti felice, ti senti importante, ti senti qualcuno perché sei chiamato di qua e di là. E la gente, che vorrebbe essere come te, ti applaude e ti ammira. Quello che conta oggi è il risultato e non le qualità personali di un individuo. Se tu vinci il Grande Fratello sei qualcuno; se tu sei un uomo vero, libero, trasparente, accogliente, non interessa a nessuno. Se tu finisci in tv allora sì che sei qualcuno, “ce l’hai fatta”. Ma raggiungere il successo vuol dire elevarsi sopra la folla. A chi cerca il successo “non gliene frega niente” di essere se stesso, un individuo diverso da tutti, di svilupparsi, di crescere, di evolversi nella sua unicità. A chi cerca successo interessa solo elevarsi al di sopra della massa. Quindi gli interessa solo ingigantire e sviluppare non se stesso ma la propria immagine. Sì, sei qualcuno ma non per te solo per gli altri. Più un uomo brama il successo e di elevarsi sopra gli altri e più vi parlerà di quello che fa, delle sue imprese, del suo lavoro, di cosa ha raggiunto, e meno di sé, della sua anima e del suo profondo. Volete far ridere Dio? Parlategli dei vostri progetti; parlategli delle vostre imprese e di quanto voi siete più bravi degli altri; parlategli di quanto successo avete e di quanto la gente vi stima e vi applaude. Uomini come gli scribi faranno di tutto per non perdere la loro immagine perché altrimenti dovrebbero fare l’amara scoperta che dietro c’è il nulla, che non c’è personalità. Sono uomini di cartapesta. Sono come un regalo confezionato meravigliosamente: carta, fiocco, nastrino, busta. E’ che non c’è il regalo dentro! Per cui uomini così sono di una resistenza incredibile: non cambiano, non si mettono veramente in gioco, mai. Ma essere individui veri non vuol dire essere fuori, sopra gli altri, ma differenziarsi, essere unici. Gli scribi, come i personaggi famosi, parlavano delle loro imprese: leggevano la Torah, osservavano tutte le leggi, erano scrupolosi in tutto, pregavano più volte al giorno. Ma non c’era la Vita in loro. Essere vivi vuol dire che gli occhi sono luminosi, che i sentimenti fluiscono, che ci si ascolta con interesse, che ciò che si dice ha un senso e non è banale; che c’è spazio per sé e per l’altro, che ci sente bene a stare con queste persone; che non si ha bisogno di attaccare, né di difendersi, né di elevarsi o di umiliarsi; che si è persone vibranti e che si sa ciò che si vuole e ciò che non si vuole. Chi non può avere successo si eleva giudicando. Giudicare è un modo per abbassare gli altri, per ridurli alle proprie dimensioni. Siccome vorrei il successo ma non ne sono capace, mi elevo sopra gli altri non mettendomi sopra (non ne sono capace) ma mettendo sotto loro: li giudico. Quelle persone a cui non va mai bene niente, che trovano sempre il “pelo nell’uovo”, che hanno sempre qualcosa da dire su tutto, non sono nient’altro che delle marionette. Mi sento nulla; mi fa paura essere nessuno; giudico e abbasso gli altri al mio livello e anche al di sotto: così sono qualcuno, così sono più di loro, così mi elevo sopra di loro. L’egoista (lo scriba, il narcisista) è nient’altro che uno che si preoccupa solo della propria immagine: “Cosa si dirà in paese? Cosa si dirà in giro? Cosa si pensa di me? Piaccio?”. L’uomo di fede si interessa della vita. L’egoista crede nella magia dell’immagine e del buon nome; l’unica sua preoccupazione non è per sé, per sviluppare la Vita, il Dio che ha dentro ma per accrescere il suo potere e avere effetto e successo negli altri. L’uomo di fede, invece, crede in sé e nella vita dello spirito che lo abita dentro. La sua preoccupazione non è risultare gradito ma sviluppare il divino e lo spirito che lo abita. Un giorno una rana vide in un prato un magnifico bue che brucava l’erba. “Com’è maestoso”, pensò. “Adesso provo a gonfiarmi: voglio diventare come lui”. E così cominciò a tendere la sua pelle rugosa. “Figlioli – chiese ai ranocchi – vi sembra ora che possa battere il bue in grossezza?”. “Neanche lontanamente”, risposero quelli. Allora la rana, indispettita, riprese a gonfiarsi con maggior sforzo. E tanto si gonfiò che ad un certo punto scoppiò. L’egoista o vuole diventare come il bue oppure dice che il bue tutto sommato è un animale piccolo, insignificante, brutto, incapace, primitivo. L’uomo di fede vede il bue, lo saluta e si gode il suo stagno. Agli scribi Gesù dirà: “Guai a voi, Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità” (Mt 23,27-28).Ma ciò che fa imbestialire Gesù è che gli scribi erano gli esperti della Scrittura, della Bibbia, di Dio. Gesù dice: “State attenti anche agli esperti di Dio. Perché sono esperti, periti di Dio non vuol dire che lo conoscano. State attenti, abbiate gli occhi aperti. Non lasciatevi ammaliare”. Io posso essere sposato con te e rispettare tutte le regole formali: non ti picchio e non ti faccio mancare niente. Ti porto il caffè a letto, ti aiuto nei lavori comuni e non ho altre donne. Ma se il tuo corpo non mi attrae e non è una calamita per me; se non c’è il sentimento della forza del legame che ci unisce, più forte delle tempeste e delle difficoltà; se non sento una corrente d’amore, d’affetto per te che parte da me; se non c’è intimità d’anime, desiderio di aprirmi e di sentirti; se non c’è quello sguardo penetrante e d’amore di chi sa che condivide per una vita la stessa strada, tutto il resto a che serve?Ma se non c’è l’amore che legame è, il nostro?Ciò che faceva imbestialire Gesù era che gli scribi sapevano tutto di Dio ma non avevano Dio. E per questo Gesù definirà questi uomini religiosi come degli eretici, senza fede, vipere, falsi e ingannatori. E a tutti diceva: “State bene attenti”, non fatevi ingannare. Dio non si vede da un vestito o da una talare; da quanto uno è al tempio o da quanto sa di Dio, dalla posizione o dal ruolo che occupa. Dio si vede dalla forza dell’animo, dall’amore del cuore e dalla luce degli occhi. “Non fatevi ingannare” perché gli scribi “percorrono il mare e la terra per fare anche un solo proselito e, ottenutolo, lo rendono figlio della Geenna”, della perdizione (Mt 23,15). Dio non vuole mai qualcosa di noi ma tutto di noi. Dio non vuole cose da noi; vuole noi. Dio vuole stare al centro della nostra vita. Non vuole qualcosa di noi vuole tutto di noi. Dio vuole che noi, per Lui, ci mettiamo in gioco del tutto. Vuole che per Lui (che nient’altro è che per ciò che più fa bene a noi) noi cambiamo il nostro modo di pensare, di relazionarci, di amare, di vivere, di concepire la nostra fede, che diamo ordine diverso alle nostre priorità. Tu puoi dare dei soldi per i bambini che soffrono e che muoiono di fame. Molto bene. Ma prenderne uno a casa tua o sentire la sofferenza del loro cuore ti cambia la vita. Tu puoi dare un po’ di tempo alla preghiera ma affidarsi a Lui, lasciare che Lui ti trasformi, ti porti dove Lui vuole e tu non vorresti, ti cambia la vita. Tu puoi offrire un po’ di disponibilità per gli altri ed è buono, molto buono. Ma cambiare dentro perché gli altri si sentano più compresi da te, perché il tuo amore sia più libero e più vero oppure fare della propria un dono per la verità, per la giustizia, perché questo mio mondo sia più umano, questo ti cambia la vita. Noi spesso giochiamo con Dio ma Lui, invece, ci chiede di giocarci per Lui. Noi vogliamo che Lui ci sia nella nostra vita ma che non interferisca con le nostre scelte, che non ci sia d’intralcio ma soprattutto che non ci faccia vedere qualcosa che non vorremmo vedere e che non ci chieda di cambiare o di mettere in gioco qualcosa per cui soffriremo. Magari lo vogliamo tanto. Ma volerlo del tutto è su di un altro piano. Solamente chi si da del tutto avrà il Tutto.Se non fosse stato per lo sguardo di Gesù, nessuno mai avrebbe saputo di questa donna. Quello che per gli altri era insignificante, banale senza valore, non lo era per Lui. Tutto risplende nella luce sua! Una donna, abbandonata dal marito, ha due figli. Lei ha sofferto terribilmente quand’era bambina e tuttora i segni sono evidenti nella sua anima. Chi la guarda da fuori non può che dire: “E’ isterica quella lì. Per forza che suo marito se ne è andato, ha fatto bene! Come si fa a stare insieme con una così”. Ma lei, consapevole dei suoi limiti e dei suoi buchi, ci prova a vivere. Lei si dà del tutto ai suoi figli, lei cerca di amarli, cerca di non essere soffocante, cerca di lasciarli liberi. Forse quello che fa è poco, forse quello che fa non basta, ma è tutto ciò che può fare: di più non può. Tutto risplende solo nella luce Sua!Solo agli occhi di Dio può risaltare, risplendere, l’intensità e il dono di queste persone. Gesù non si scelse i sacerdoti, né i ricchi del tempo, né i sapienti del tempo. Gesù si scelse persone forse intellettualmente povere, a volte dure e ostinate (vedi Pietro). Gli altri maestri si saranno messi a ridere nella scelta dei discepoli del Maestro. Ma lui vedeva dentro: forse avevano poco ma quelle persone erano capaci di dare tutto il poco che avevano. Non chiederti mai quanto uno ha ma quanto ti può dare. Tutto risplende nella luce tua, Signore. Tutto risplende nella luce tua perché tu vedi oltre il poco o il tanto.Tutto risplende nella luce tua perché il mio buio può essere luce ai tuoi occhi, la mia povertà ricchezza e il mio poco un tesoro inestimabile. Il tanto di uno è nulla sotto la luce tua. E il niente di un altro è tutto sotto la luce tua. Tutto risplende nella luce tua. Pensiero della SettimanaSe ti amassi e ti accettassi non avresti bisogno di apparire.M.P.