Tutti hanno qualcosa di sacro e di divino da far nascere. Il Bambino Divino è ciò che io posso essere nella mia massima espressione, è il diventare l’essere regale che sono, è il vivere la Vita, la Luce che c’è in me, è diventare l’albero a partire dal seme che sono. Alcune persone dicono: “Che ci sto a fare a questo mondo?”. Non lo so, ma so che c’è un motivo. Altre dicono: “Tu sì che sei stato fortunato! Io non ho avuto certe fortune!”. Non è vero: certo le situazioni di vita a volte sono diverse e a volte molto diverse, da questo punto di vista siamo tutti fortunati e tutti alla pari. Dio è in tutti; Dio è dentro di te quanto lo è dentro di me, senza nessuna differenza.
Noi sotto sotto abbiamo l’illusione che trovare Dio, che vivere nel regno della felicità o dell’amore, che compiere il nostro destino, possa avvenire tranquillamente. Seduti in casa, davanti la tv, con un po’ di coca-cola, dei pop-corn, un giorno ci arriva l’illuminazione, ci cade dall’alto e capiamo cosa fare. Ma non è così. Vuoi trovare Dio, il tuo Bambino Divino? Cerca! E cerca con tutte le tue forze e con tutto te stesso. Per trovare la luce, l’illuminazione bisogna fare un lungo viaggio. “Chi me lo fa fare”, chiedono spesso le persone? “Nessuno!”. E’ un’esigenza del cuore; il desiderio dell’anima è trovare Dio. Il viaggio, la ricerca, lo scoprire, è il respiro del cuore. Il discepolo chiese al maestro: “Chi è Dio?”. Il maestro gli disse: “Vieni oggi pomeriggio al fiume”. Il discepolo andò e il maestro portò il discepolo lì dove l’acqua arrivava alla cintola. Ad un certo punto all’improvviso, gli prese la testa con violenza e gliela mise sotto l’acqua per parecchi secondi. Il discepolo ovviamente si dimenava. Gliela tirò fuori, il discepolo terrorizzato dalla cosa, prese respiro un attimo e poi di nuovo il maestro gli rimise la testa sott’acqua per una seconda e una terza volta. Il discepolo era letteralmente fuori di sé. Quando si calmò, seduti sul bordo del fiume, il maestro chiese al discepolo: “Che cosa cercavi quand’eri sott’acqua?”. “Che cosa cercavo? L’aria, ovvio!”. “E quanto la cercavi?”. “Tantissimo, era questione di vita o di morte”. “Bene – disse il maestro – quando cercherai Dio così, allora lo troverai”. La vera domanda non è: “Se vuoi trovare Dio” ma “quanto lo vuoi trovare”. “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la propria anima?”. Che ti serve tutto quello che hai se non sei felice? Se sei sempre insoddisfatto? Il contro? Ci sono varie controindicazioni (che sono anche però delle indicazioni).1. Guardarsi dentro. Per arrivare al Bambino bisogna guardarsi dentro e scrutare i propri cieli e le proprie stelle. Non c’è altra possibilità! Ma che succede quando un uomo fa questo? Cosa succede quando si inizia la ricerca dentro di sé? Perché molte persone farebbero di tutto pur di non guardarsi dentro? Perché quando ti guardi dentro scopri che non sei come pensavi di essere, che ciò che chiamavi amore non è affatto amore, anzi; scopri dolori, pianti e grida che non vorresti né sentire né affrontare; scopri che la realtà non è quella che tu vedi perché c’è tutto un mondo che tu non vuoi vedere e che ti nascondi e che tieni in qualche armadio ben chiuso a chiave, c’è tutto un mondo nascosto, lunare, sotterraneo. E che si fa? E’ più facile dire parole religiose, preghiere, rosari, fare pellegrinaggi, ma mettersi a nudo e guardarsi per ciò che si è… questo è difficile. Ma non si può fare il viaggio verso Dio se non si fa il viaggio verso di sé. Tu dici: “Io la amo”, ma non è vero. Tu la vuoi per te, tu la possiedi. Tu sei geloso e hai paura di perderla. Dici: “Io non faccio niente di male”, ma non è vero. E’ che tu neppure scavi dentro di te. Non vedi niente perché non hai il coraggio di tirare su la coperta e di vedere cosa c’è sotto.Dici: “Io voglio bene alle persone”, ma non è vero. E’ che hai paura di rimanere da solo; vuoi bene solo se gli altri pensano e fanno come te; il tuo “bene” è “paura di stare da solo”. Dici: “Io mi conosco”. Ah sì, e perché allora sei così nervoso? Perché sei così aggressivo? Perché non sei mai soddisfatto? Perché mi chiedi sempre l’approvazione? Perché non sai fare silenzio? 2. Il viaggio personale. Nessuno cioè può farlo per te. O lo fai tu o nessun altro può farlo per te. Puoi leggere libri, sapere un sacco di cose su di te, sullo spirito e su Dio. Tutto questo ti aiuta, ma non serve. La cosa decisiva è: prendere ed uscire. Questo devi farlo tu. Gli altri ti possono incoraggiare, gli altri possono dire un sacco di cose: “Ma guarda che ne vale la pena!; guarda che si soffre un po’, ma poi si sta benissimo; dai provaci!; dai, che ce la fai!; osa!; hai un sacco di doni dentro di te: tirali fuori, ecc”. Ma alla fin fine sta a te decidere se partire o se rimanere. Solo a te. Ma qual è il vantaggio del viaggio? E’ scoprire i propri doni. Quali sono i doni che io ho in dote? Quali sono le risorse della mia vita? Su che cosa posso contare? Quali sono le mie ricchezze? Invece di invidiare gli altri, sviluppa i tuoi doni e offrili alla Vita. La grande povertà è quella di credere di non avere nulla: ma tutti abbiamo qualcosa che nessuno può dare per noi. Tutti abbiamo qualcosa che è solo nostro. Tutti abbiamo dei doni che possiamo far vivere. La vita è un dono: cioè, ciò che ci rende utili, significativi, importanti, è vedere, scoprire, che qualcosa di noi (i nostri doni) servono agli altri e al mondo. Allora ha senso il nostro esserci. Scopri i tuoi doni e offrili. 3. Mettersi in gioco.Sarà un viaggio liscio? Sarà semplice? Sarà come ce lo siamo programmati? Neanche per sogno! Hai un’intuizione? C’è qualcosa che ti “prende”, che ti appassiona? Seguila !Dai fiducia a ciò che senti dentro; fidati dei tuoi sogni interiori e dai spazio ai tuoi sogni. Tante persone hanno fatto ciò che hanno fatto perché hanno avuto il coraggio di seguire l’impulso interiore. In te c’è tutta la saggezza che ti basta e che ti serve: credi a ciò che c’è dentro di te!Hanno dovuto lasciare le loro certezze. Hanno dovuto perdere le loro certezze per seguire l’ignoto. Se vuoi trovare “Dio”, quante idee dovrai cambiare e quante cose che prima dicevi “verità” dovrai scoprire che sono illusione, falsità e a quante cose che dicevi “io” dovrai dire: “Non ero io, ma la maschera di me”!; e da quante persone dovrai distaccarti per non essere più dipendente. Perché è un viaggio che vuole trasformarti, farti diventare figlio di Dio, farti diventare ciò che puoi essere. E’ un viaggio dove ci si può perdere. In certi giorni ti verrà da dire: “Non serve a niente; ma chi me lo fa fare?; basta, è tutto un bluff!, ecc”. Bisogna perdere per trovare: bisogna lasciare le proprie idee di partenza per trovarne di più profonde. Bisogna perdere le proprie credenze per trovare la verità. Bisogna perdere gli amici di un tempo per trovare gli amici del cuore. Bisogna perdere la propria immagine di sé per trovare il proprio vero Sé. Bisogna perdere il controllo sulla propria vita per sperimentare che solo Lui è il Maestro. Chi non si perde non si può trovare. Prima di ritrovarsi bisogna perdersi. La paura uccide.Lavoro: arriva uno più bravo di noi e ci sottrae la scena, il primo posto: “Non è più fatto bene; una volta si faceva meglio; io non sono d’accordo; se si fa così io mi tiro in disparte”. La paura genera l’invidia. L’invidia è l’incapacità di accettare le doti e le abilità degli altri. Ricordate Biancaneve. Quando la matrigna si rivolge allo specchio e gli chiede: “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”. E lo specchio: “Biancaneve”. La storia dice che quella donna non poté sopportare che qualcuno fosse più bella di lei e decise di eliminarla. La paura genera l’orgoglio. L’orgoglio è l’incapacità di accettare di poter essere feriti e di essere vulnerabili. Se non vedi la paura che c’è in te, se non accetti di curare il tuo male, tutta la vita diventerà terribile. Il padre che teme il figlio, perché lui non crede nel proprio valore, anche se non vuole lo disprezzerà: “Non sei capace; sei il solito stupido; non vali niente; sei sempre il solito; non sei come me”. La madre che ha paura di rimanere da sola, perché lei non si regge come donna sulle sue gambe, chiederà a qualche figlio di stare con lei: “Non mi abbandonare; guarda come soffro”. La donna che ha paura di guardare al dolore che ha dentro diventerà manipolativa ammalandosi sempre o con la maschera della vittima: “Siccome ho paura di non essere amata, userò il dolore per costringervi ad amarmi”. Ma quel viaggio è la differenza che fa di ogni uomo, un figlio delle tenebre o un figlio della luce, una creatura primitiva od evoluta, un diavolo o un santo. Il libro del Siracide (15,16-17) dice: “Il Signore ti ha posto davanti il fuoco e l’acqua; là dove vuoi stenderai la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà”. Scegli nessun viaggio o il viaggio, la morte o la vita. Ma ricorda: sei sempre e solo tu che scegli! Un pensiero per voi:La paura di essere deriso ti impedisce di fare ciò che desideri.La paura di essere solo ti impedisce di affrontare la strada che il cuore brama.La paura del giudizio ti impedisce di mostrarti per ciò che sei.La paura di essere rifiutato ti impedisce di tirare fuori le tue doti e la tua originalità.La paura di morire ti fa vivere al risparmio e col freno a mano tirato. La paura di essere ferito ti impedisce di darti del tutto a qualcuno.La paura di essere tradito ti impedisce di amare. Così ogni giorno non fai ciò che sei chiamato a fare. Così ogni giorno muori.M.P.