Quando noi pensiamo a Gesù spesso ce lo immaginiamo buono, remissivo, pacifico, dolce e tenero, ma Gesù non fu solo così. Guardate come Gesù si comporta con i sacerdoti, i discendenti della famiglia di Levi, quelli che comandano, quelli che sfruttano il potere a loro vantaggio. Gesù li svergogna pubblicamente, scacciando i mercanti e i cambiavalute che, con il permesso interessato di lor signori (il pizzo è sempre esistito!) trafficavano nel tempio. E osservate chi alza la voce contro Gesù: non è la gente a cui Gesù ha scacciato gli animali e rovesciato i banchi, ma i Giudei. Sono loro, le autorità ebraiche e i membri del sinedrio, i diretti interessati come dirigenti del mercato, proprio loro e solo loro che si oppongono alla protesta di Gesù. E siccome gli spazi del tempio appartenevano alla casata del sommo sacerdote Anna, da cui più tardi verrà anche il sommo sacerdote Caifa', immaginate la felicità di Caifa quando si ritroverà davanti Gesù nel processo per condannarlo a morte. Poteva vendicarsi! E così fu!
Ma neppure con la folla, con la gente comune sarà tenero, quando si accorgerà che lo segue solo per mangiare a sbafo (Gv 6,26). Fu un uomo tranquillo Gesù? Fu un uomo di pace? Si, ma non come intendiamo noi. Gesù dice nel vangelo: “Non sono venuto a portare la pace sulla terra, ma la spada” (Mt 10,34). La nostra pace è: “Lascia stare, pazienza, è sempre stato così; la nostra forza è la preghiera: preghiamo per chi opprime e che Iddio cambi loro il cuore; non si può far niente di fronte a certe cose; da che mondo è mondo è sempre stato così; meglio starsene fuori, ci vuole così poco per andarci in mezzo”. Questa è la pace dei cimiteri, della paura e del compromesso. La pace di Gesù è costruire il mondo come Lui l’ha pensato: giusto, bello e ospitale per tutti i suoi figli. La sua pace non rassomiglia nemmeno lontanamente a quella di chi non vuole fastidi e rogne, e perciò non si impiccia degli affari degli altri, cioè non vede, non sente, non parla, non c’era, perché quando sta bene lui degli altri proprio non gli interessa niente! Gesù a volte era aggressivo. Lo so che non ci piace, perché noi stessi temiamo la nostra aggressività, ma è così. Aggressività è una parola latina (ag-gredi) che vuol dire “avvicinarsi, andare verso qualcuno, avvicinarsi ad un altro, entrare in relazione”. Noi tendiamo ad andare verso gli altri: ne abbiamo bisogno e li cerchiamo. Nel nostro avvicinarsi verso gli altri, abbiamo imparato nei millenni, che ci dobbiamo difendere. Quando un animale si avvicinava ad un altro animale (o un uomo ad un altro uomo) ha imparato che poteva essere attaccato e allora usava la sua aggressività per difendersi, per non morire, per vivere. L’aggressività è un’energia essenziale della vita: senza non possiamo vivere. E’ la forza con la quale entriamo in relazione quando incontriamo le persone. Tutti abbiamo quest’energia e guai se non ci fosse. Se poi nella vita siamo stati feriti o abbiamo subito ingiustizie o traumi, allora la nostra carica aggressiva aumenta, diventa più forte, cova e può essere pericolosa. Tutti siamo aggressivi: il punto non è esserlo o no, ma cosa ne facciamo della nostra aggressività.C’è un’aggressività malsana, che distrugge perché non è né riconosciuta né gestita. C’è chi la rabbia la scarica riempiendosi di cibo o chi fumando “come un turco”. C’è chi la scarica facendo sempre battutine o chi insinuando sempre qualcosa. C’è la madre che urla sempre o quella a cui non si può dire niente. C’è il padre padrone e quello che picchia. C’è lo sguardo di chi ti uccide. C’è tanta aggressività (malsana) in giro perché la gente è frustrata, competitiva, e scarica addosso agli altri il fatto che non lei riesce a vivere, a indirizzare la propria forza per realizzarsi. Ma c’è un’aggressività sana che mi serve vivere. Se Gesù non l’avesse usata, farisei e scribi lo avrebbero schiacciato. Io ne ho bisogno per non farmi mettere i piedi in testa, per non farmi pestare, per difendere le mie cose preziose, per non farmi invadere dagli altri o per non farmi gestire né manipolare. La mia aggressività mi serve per appassionarmi. Quando faccio un incontro e desidero che vada bene, sono puntiglioso nel prepararlo e cerco mille modalità perché riesca; sto usando la mia aggressività. Di fronte a certe cose che si vedono in giro, si può stare zitti? Non bisogna alzare la voce? Posso far finta di niente? Come rimanere neutrale, indifferente? A non scendere in piazza? Mi serve la mia aggressività. Per realizzare i miei progetti, per essere fedele alla mia strada, per non tradire me stesso, mi serve energia, forza e decisione: mi serve tutta la mia aggressività per andare verso tutto questo. Io ho bisogno della mia forza vitale per essere deciso in ciò che voglio, per andare fino in fondo, per vivere con intensità, per non farmi distrarre e per non cedere alle paure inevitabili del percorso.Ho bisogno, di tutta la mia forza vitale per amare, per incontrare, per appassionarmi ad una causa, alle storie e alle anime di molte persone, per non tirarmi indietro quando si fa dura . Per non cedere quando incontro opposizione, per battermi in ciò che credo, per entrare in conflitto e rimanerci senza indietreggiare quando c’è un’ingiustizia, per non fare neppure un passo indietro perché su certe cose non si può cedere neanche di un millimetro, per smascherare la falsità e l’ipocrisia, per rischiare in prima persona, per accettare l’inevitabile maldicenza e l’odio conseguente per chi vive esposto, per tutto questo mi serve la mia aggressività. Se non avessi questa forza, come potrei andare avanti? Di qui la relativizzazione di tutti i luoghi di culto: “Va in chiesa, dà le tue offerte, fa’ i tuoi sacrifici, i tuoi digiuni, ma ricordati che il vero culto passa solo attraverso il cambiamento del tuo cuore e la tua vita”. E’ proprio vero? Sei tu che guidi la tua anima, il tuo cuore? E se non sei tu, come puoi accettare di vivere da schiavo? Le persone spesso vendono l’anima. “Si vendono” come i venditori del tempio o come i cambiavalute. Ci sono persone che non provano più niente, non si entusiasmano, non stanno male più per niente, niente le scuote, niente le fa salire alle stelle, niente le commuove. Sono morte dentro. Hanno venduto la loro anima. Hanno perso la cosa più importante che avevano. E quelle persone che vendono il proprio corpo per apparire in tv, per essere famosi, notati? E quelle persone che vendono la propria dignità per salire in alto, per “fare soldi”? E quelle persone che vendono la propria libertà? Ma a chi hai venduto la tua vita? a chi ti sei venduto? Di chi sei schiavo?Si impadroniranno della nostra fantasia, creatività, vitalità, tenerezza, amore, gioia, pienezza spiritualità . Non è una maledizione, è un dato di fatto. E la tua coscienza? Tu hai una coscienza: dove la lasci? Non l’ascolti? E’ andato molto di moda il temine “mani pulite”. E il cuore? E le intenzioni? E la tua coscienza è pulita? Puoi giustificarti dicendo “lo fan tutti, perché non dovrei farlo io”?. Ci vuole molto coraggio per rendersi conto che così, che questo mondo è autodistruttivo, e che ci porta verso la fine. Ci vuole molta passione per la vita per cambiare la propria vita. Ci vuole molto amore per buttare fuori i mercanti dal proprio tempio. Purificare, vuol dire fare puro, nuovo, vero, scacciare gli impostori. Se il tempio non si purificherà verrà distrutto. Sia la mia vita, sia la mia anima, sia questo mio mondo, sia il mio matrimonio, sia quel che sia, ciò che non riceve purificazione, verità, verrà inesorabilmente distrutto.Un pensiero per voi: Ipocrisie:1. Ci sono, tra gli uomini, assassini che non hanno ancoraversato sangue, ladri che non hanno rubato niente,e bugiardi che finora hanno detto la verità.2. Alcuni che si farebbero scrupolo di rubare i tuoi averi,non vedono tuttavia niente di male nel corrompere i tuoi pensieri. 3.Com’è stupido chi cerca di rattoppare l’odio degli occhi col sorriso delle labbra. M.P.