Il mio tempo libero!

[ Perché vuoi soffrire così tanto...]


Ascensione del Signore  (16/05/2010)«Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
Oggi la chiesa celebra la festa dell'Ascensione: Gesù lascia definitivamente questa terra e se ne va al cielo. Chi ci rimane quaggiù? Noi! Lui non c'è più ma ci siamo noi. Noi siamo i nuovi Gesù.Per molto tempo (fino al V secolo) questa festa non esisteva: vi era un'unica grande festa, la Pasqua. Successivamente, della Pasqua si sono sottolineati i tre aspetti: la resurrezione (Pasqua), la salita al cielo di Gesù (Ascensione) e la discesa dello Spirito (Pentecoste). Ma questi tre aspetti sono un unico evento. Gesù è risorto (Pasqua); nel momento esatto in cui è risorto era in Dio (Ascensione); rimane presente in noi e su questa terra con il suo Spirito (Pentecoste).La grande domanda che si ponevano i primi cristiani era: dov'è Gesù? E sotto quale condizione? L'Ascensione risponde a questa domanda: "Gesù è in Dio (cielo) ed è nel suo massimo splendore (gloria)". Se noi guardiamo i vangeli troviamo che in Gv e in Mt non c'è ascensione: Gesù nell'attimo esatto in cui muore è in Dio. Mc dipende da Lc e per Paolo, nelle sue lettere, resurrezione significava essere già in Dio. Lo stesso Lc, l'unico che descrive veramente l'ascensione (in Lc 24,50-53, vangelo di oggi e in At 1,6-11, prima lettura di oggi), lo fa in maniera diversa: nel vangelo avviene subito dopo la morte di Gesù, nello stesso giorno della resurrezione, mentre negli Atti avviene quaranta giorni dopo.Perché quaranta giorni? Perché agli apostoli è servito un po' di tempo (quaranta è il tempo simbolico del passaggio, della trasformazione, del cambiamento che avviene) per rendersi conto e accettare la nuova realtà: Lui non c'era più, adesso c'erano loro.Finché siamo dentro ad una cosa non ne capiamo il senso. Dobbiamo solo fidarci. Quando poi ne siamo fuori, allora ne emerge chiaro anche il significato. Lc, allora, con questo racconto e con queste immagini racconta la consapevolezza che gli apostoli avevano raggiunto. E lo fa all'orientale.Noi occidentali avremo fatto un discorso. Ma un orientale, che ha una mentalità più concreta, tattile, lo esprime con un racconto, un disegno del cuore. Tutti i grandi personaggi del tempo non erano morti, ma erano saliti al cielo. Così Romolo, Eracle, Empedocle, Alessandro Magno, Elia, Enoch. Non che non fossero morti, ma era un modo per dire: questo uomo è stato così grande che verrà ricordato sempre, che non morirà mai. Se noi poi guardiamo il vangelo di Lc non troviamo mai che Gesù abbia benedetto i suoi discepoli. E non troviamo mai che era stato adorato da loro. Cosa vogliono dire questi gesti in questo preciso momento? Gesù era stato investito al Giordano quando il cielo si era aperto, lo spirito era disceso su di lui sotto forma di colomba e una voce dal cielo gli aveva detto: "Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto" (Lc 3,21-22).Adesso è lo stesso Gesù che investe, che dà l'autorità agli apostoli: è la loro consacrazione.Alza le mani: attinge la forza dall'alto, dalla Sorgente dal luogo dove Lui sta per andare.Benedice gli apostoli: trasmette loro la sua forza, che da Lui passa a loro.Gli apostoli lo adorano: ricevono il potere e riconosco, inginocchiandosi, che Lui è sempre il loro capo, signore. Poi gli apostoli tornano a Gerusalemme per ricevere lo Spirito, l'abilitazione. Con l'ascensione sono stati nominati nel loro incarico; con la Pentecoste ne hanno preso possesso con tutte le facoltà, l'autorità e il potere conseguente. Dio se ne è andato, è asceso al cielo. Adesso ci siamo noi. Tocca a noi, a me, e non agli altri trovare le soluzioni ai nostri problemi. Non chiederti per chi suona la campana: la campana suona per te. Ci sono migliaia di "discariche": si vomita addosso agli altri i nostri problemi. Ma sono i nostri problemi e dobbiamo lavorare per trovare noi le nostre soluzioni. Senza scaricare sugli altri tutto ciò che è nostro. Gesù non c'è più ma c'è l'hanno nel cuore, dentro. Per questo stanno sempre nel tempio lodando Dio. Non è che stessero giorno e notte nel tempio: "stare nel tempio" vuol dire che dovunque andassero erano in contatto con Lui, lo sentivano, lo percepivano.Stare nel tempio non è stare in chiesa: stare nel tempio vuol dire che dovunque io vada sono in contatto con Lui. Puoi essere in chiesa e non essere nel tempio di Dio e puoi essere in qualunque posto ed essere nel suo tempio.Troppa gente è sconnessa: "Sei connesso?". Lavora, corre, è affaccendata, fa l'amore e fa sport, si muove, ride, canta, sistema la casa e le bollette, ma non c'è veramente. E' sempre altrove, non è mai veramente presente. E' sempre lontana da sé, è distante. Fa ma non sente, è sorda alla vita.Un amico è addetto all'assistenza informatica. Un giorno lo chiama un signore dicendogli che il suo pc non funziona. Il signore era furente perché il pc era nuovo e gli serviva urgentemente. Dopo mezz'ora di tentativi telefonici vani, il mio amico fa una domanda ingenua, quasi offensiva: "Ma scusi, è attaccata la spina alla corrente?". Non lo era! Se non sei connesso, per quanto fai, non funziona niente. Sei in contatto? Ti senti? La spina è attaccata?Il vangelo dice che gli apostoli erano pieni di gioia (charà). Gioia viene da charis, l'amore, la carità. Si è nella gioia solo quando ci si sente amati, voluti, protetti, benedetti, preziosi, ricercati. La gioia non si può produrre: è solo una conseguenza di qualcos'altro. Per questo gli apostoli erano "nella gioia": erano amati ogni giorno dal Signore.All'inizio del vangelo (1,14) l'angelo Gabriele annuncia una "gioia" grande a Zaccaria: avrà un figlio. Zaccaria, che è vecchio e sua moglie è avanti nell'età, non ci crede. Non permette a Dio di amarlo, di dargli una gioia grande. Zaccaria guarda a sé e dice: "Come è possibile? Ma dai, Gabriele, guardami bene, non scherzare, ma come vuoi che faccia!". E diventa muto.Amarsi è credere alla nostra grandezza, è permettere a Dio che ci faccia grandi, che ci destini per qualcosa di enorme; è credere al nostro valore, alla nostra bellezza, al mistero e alla forza che risiede nella nostra vita. Maria credette all'annuncio dell'angelo e credette alla sua grandezza. Infatti cantò in un'esplosione di gioia e di meraviglia, il Magnificat (1,46-55).Così gli apostoli credettero che a loro, proprio a loro, Gesù aveva affidato il suo messaggio.Si fanno tanti discorsi sui bambini ma la verità è semplice: se un bambino non è felice, non esprime gioia, non è un vulcano di creatività, di iniziativa, di movimento, di gioco, lo è perché non si sente amato. Perché l'amore produce la gioia. Non vi ricordate più di quando eravate innamorati? Come vi sentivate? Non vi sembrava il mondo tutto un paradiso? Perfino il vostro nemico non era così cattivo! Perfino il lavoro era piacevole con il pensiero dell'amata nel cuore e nella mente! L'amore produce gioia. Il non amore produce tristezza.Gli apostoli sono felici perché si sentono amati. Sentono che Gesù si fida di loro. Sentono di avere valore ai suoi occhi. Si sentono veramente importanti e grandi."Proprio a me Gesù dai il compito di continuare la tua missione?". "Sì, proprio a te!". Vuoi essere felice, fai come loro: "Dovunque mi chiamerai, io andrò!".E basta con il dire: "Io? Io non sono in grado! Io? Ma cosa vuoi che sia capace di fare io? Io? Ma se non ho studiato, se non so niente? Ma non posso… ma ho paura… e se poi…". Vuoi essere felice, credi a Lui: "Tu sei grande! Sì, proprio te!". Se vuoi essere felice credi a questo e vai.Cosa dovevano annunciare gli apostoli? Tre cose: 1. Gesù è morto ma è risorto; 2. la conversione; 3. il perdono dei peccati.1. Gesù è morto ma è risorto: "Gesù non vi ha mentiti, non vi ha ingannati, non vi ha preso in giro, non si è sbagliato. Veramente lui è la Verità e la Vita, potete credergli, potete fidarvi, state tranquilli, è proprio come ha detto Lui".2. La conversione. Una volta quando sentivo dire la parola "conversione", che bisogna convertirsi, mi dicevo: "Oddio no! Più buoni, più bravi, meno piaceri, questo no, quell'altro neanche, che palle!". Ma conversione vuol dire semplicemente: "Puoi vivere meglio, perché vuoi vivere ancora così?". Cambia! Quando qualcosa non funziona ti fermi e ti dici: "Funziona?". "No!". "Allora bisogna cambiare!".3. Il perdono dei peccati. Perdono, afiemi, in greco vuol dire lasciare andare, abbandonare, non trattenere.Tutti noi sbagliamo: è così, fa parte del nostro essere uomini. E che si fa? Vuoi perseguitarti, colpevolizzarti, accusarti per tutta la vita? Riconosci lo sbaglio, esprimi il dolore per ciò che hai fatto, chiedi scusa, impara ciò che c'è da imparare e poi basta: "Lascia andare!". Il perdono è meraviglioso perché ti libera da dei pesi enormi, da macigni che schiacciano. Se non perdoni cosa può succedere? Se ti tieni tutto dentro, il dolore fomenta e diventa più grande e tu per non sentirlo devi distaccarti sempre di più dal tuo cuore diventando insensibile. Ma uno insensibile è più predisposto a ripetere certi gesti perché, appunto, non sente. Se ti accusi, ti sottometti. Ti sembrerà di non meritarti più niente, di aver perso il tuo valore. Tutti noi subiamo dei torti, degli attacchi (a volte anche gratuiti) o delle ferite. E che si fa? Percepisci il dolore, lo esprimi, se si può modificare la situazione lo fai, se devi risolvere (e se si può!) i conti in sospeso con qualcuno lo fai, e poi basta: "Perdona, lascia andare!".Vivere perdonando è un modo di vivere, uno stile di vita che dovremmo vivere ogni giorno, sempre, in ogni piccola situazione. Ci vuole un po' di tempo, fa un po' soffrire ma non vale la pena di mendicare l'amore. E per qualcuno che ti rifiuta c'è sempre qualcuno che ti accetta. Perdona, lascia andare, lascia liberi ed esprimi il tuo sentimento, e poi basta.Il peccato, la colpa, l'errore è un macigno che ci portiamo dentro.Quando un sasso è tirato chi hai colpito hai colpito. Ormai è troppo tardi. Se qualcosa puoi fare è imparare a non tirarli più. Allora non ci resta altro che perdonare: libero il dolore e la rabbia. Il dolore non liberato ci porta a chiuderci, a rifugiarci nella testa e nei pensieri.La rabbia non liberata ci porta a difenderci sempre o ad attaccare tutti.Si ha bisogno di rimettere i peccati non perché ce lo comanda Dio ma perché ci fa bene, ci fa vivere, tiene sensibile il nostro cuore e lo lascia capace d'amare. E' un dovere religioso perdonare perché è un "dovere" della vita. Perché vuoi vivere, e soffrire così tanto? Cambia, convertiti.Pensiero della SettimanaLezioni di vita per soffrire sicuramente:"Io faccio sempre il bene e poi guarda cosa me ne viene";"Perdono ma non dimentico";"I miei sentimenti me li tengo per me";"Io non mi arrabbio mai";"O le cose le faccio bene o non le faccio";"Io posso stare anche senza gli altri e anche senza amore". M.P.