Il mio tempo libero!

[ La tempesta dentro ]


Le nostre giornate, a volte, sono come il mare: a volte è tranquillo, calmo, ed è un gusto navigarci. Ma in certi giorni non solo è mosso, ma è un uragano che ci sembra risucchiarci. Spesso basta una frase per creare la tempesta dentro di noi?
Gesù nel vangelo grida al vento nella stessa maniera con cui grida contro gli spiriti dentro gli indemoniati. E bisogna gridare, bisogna veramente dire con tutta la nostra forza a tutte le nostre paure: “Tacete, calmatevi!”. “Resta muto, calmati” (pefimoso) viene da “museruola” (fimos). Bisogna cioè iniziare ad imbavagliare i nostri pensieri perché se li lasciamo liberi di vagare è la fine. Spesso creiamo noi i nostri mostri? Spesso i nostri mostri non esistono e siamo proprio noi a crearli. Ma una volta creati, davvero diventano terribili, davvero diventano una tempesta, davvero ci possono inghiottire e ci possono distruggere. La paura materializza i nostri demoni; la fiducia vince i nostri demoni. “Sarà doloroso, ma posso vivere anche senza, la mia vita non finisce se lei se ne va”. Se ascolti la paura ti attacchi a lei, e farai del tuo dolore qualcosa di insopportabile.La paura paralizza la vita (spiritualmente, emotivamente, fisicamente): non ti fa più muovere, ti ferma, ti fa affondare. Se ascolti la paura la tua barca non può che affondare perché non può più procedere oltre. In ogni caso siccome la nostra vita è come una barca nel mare, prima o poi le tempeste arriveranno. Questo vale per tutti. Non c’è scampo: non si può vivere pensando che ci vada sempre bene. Anzi, non è nemmeno auspicabile. Non si può essere così illusi da pensare di non avere mai problemi. Non si può essere così bambini da voler vivere in serenità e in pace con tutti. Non si può essere così “fuori dalla realtà” credendo che noi saremo esenti da uragani. Non si può pregare e credere che Dio ci assicurerà da ogni imprevisto. E allora che cosa ci resta da fare? Le tempeste arriveranno di certo. E’ inutile lottare per evitarle. Il punto non è cosa imparare per evitarle ma come viverci sopra, come affrontarle, come passarci dentro e soprattutto dove ancorarsi nella tempesta per non affondare.  L’unica cosa che ci resta da fare è risvegliare il Gesù, il Dio che dorme dentro di noi. Perché se nella superficie c’è la tempesta, i fondali dei mari rimangono inalterati e tranquilli. L’altra riva da raggiungere è quella profondità dentro di noi che non può essere scalfita. Più a fondo di tutti i drammi e le voragini che si aprono  incerti giorni, c’è un luogo di pace. Ma non la pace che vorremmo noi, l’assenza di difficoltà, di conflitti, di problemi. Perché questa è non vita. La pace di Gesù è la pace e la fiducia nel bel mezzo dei conflitti e dei problemi. Svegliare il Gesù che dorme vuol dire accedere alle nostre forze e risorse profonde. Perché altrimenti è la fine; altrimenti la paura ti domina, ti distrugge, ti affonda. Se hai fatto un esame e c’è una massa tumorale, dove vuoi attaccarti? Non ti rimane che disperarti o rassegnarti. Ma puoi sempre svegliare il Gesù che inizia a dire a tutte le tue paure: “Taci, calmati!”. “Qualunque cosa, affronteremo… un passo alla volta… non aver paura”.Gesù dorme non perché si disinteressi dei suoi discepoli, ma perché è nelle mani di Dio. “Grande bonaccia” (galene megale) è “grande pace”. La grande pace non è non avere tempeste, non affrontare difficoltà o momenti duri. La grande pace è sentirsi nelle mani di Dio, sentire che comunque Lui c’è, che comunque sia noi siamo Suoi figli, che comunque andrà, andrà bene perché Lui è nostro Padre. La grande pace non è non arrabbiarsi mai o non piangere mai o non sentirsi mai soli o evitare ogni imprevisto: sarebbe una vita piatta, una vita non vissuta. La grande pace è sentirsi tranquilli, al sicuro, nelle sue mani, in quel luogo da dove non si può essere mai essere buttati fuori. Chi vive così può vivere di tutto. Chi vive così può accettare la vita in tutti i suoi giorni e in tutte le sue sfaccettature, perché Lui è di Dio, perché Lui è in Dio, perché non c’è da aver paura, qualunque cosa succeda. Qualcuno bussò alla porta e la Paura non aprì: “Non si sa mai chi ci possa essere!”.  Qualcuno bussò alla porta e la Fiducia aprì: non c’era nessuno!