Latuaossessione

Post N° 107


La mia amica Silvia dice che il suo uomo ideale è un medico. Non solo perché le ricorda un chiodo fisso della sua vita, quel Marco che non l’ha mai considerata più di tanto e che lei da anni ogni estate adora in silenzio riservandogli sguardi liquidi e devoti sulle spiagge del Tigullio, ma perché rappresenta un uomo che ha una missione, che lavora al servizio degli altri.E meno male che prima che io possa sollevare obiezioni del tipo: “Il mondo è pieno di medici che pensano solo a far soldi senza interessarsi minimamente alla salute dei loro pazienti” lei si affretta ad aggiungere che le piacerebbe un medico di Medici Senza Frontiere.Ah, ecco. L’eroe. L’eroe moderno. Quello che prende, molla tutto – comodità, camici lindi, infermiere ammiccanti, specializzandi adoranti, pazienti che fanno regali costosissimi – per sbarcare in un lembo di terra dimenticato da dio e dagli uomini dove la gente gioca una sola partita e se perde muore. Per un’infezione, una dissenteria, una ferita.Silvia è convinta che appoggerebbe in pieno la scelta del suo medico senza frontiere. Se ne starebbe tranquilla a casa ad aspettare il suo ritorno, alle prese con i bambini terribili della sua scuola, le lezioni di ballo e le uscite con le amiche annullandosi nell’immaginare il suo uomo che taglia e cuce gambe offese, toraci lacerati, carni dilaniate. Si nutrirebbe di quell’attesa, anch’essa eroica come la natura stessa dell’impresa.Non so se a me riuscirebbe una cosa del genere.Sono talmente immatura e possessiva che a veder partire il mio uomo per andare dall’altro capo del mondo, in mezzo al niente, in preda a rischi altissimi, rischierei una vera e propria crisi di abbandono. Infantile come sono, mi sentirei trascurata e messa da parte in nome di un ideale di vita che condivido a parole ma che, alla prova dei fatti, sarebbe molto difficile da appoggiare in toto.Eppure…Forse è proprio questo che manca alla mia vita.Un senso.Un senso compiuto, finito, limpido, esplicito.La spiegazione all’avvicendarsi del giorno e della notte. Il motivo per cui ogni mattina apri gli occhi e inizia una nuova giornata. La ragione per cui alla sera ti corichi in pace con te stesso e con il mondo.Forse se lo trovassi, questo senso, nulla di quello che faccio oggi avrebbe motivo di esistere: le giornate scandite dall’appuntamento con questo pc che spesso si risolvono in deludenti ammassi di ore tutte uguali perché non portano da nessuna parte; un lavoro che non mi dispiace ma che non mi appassiona veramente; delle relazioni che lasciano l’amaro in bocca perché potrebbero evolversi, ma restano impantanate nell’ovvio e nel disamore; il risentimento verso chi ha fatto del male, non ha capito, è indifferente; le speranze che punteggiano i giorni trasformandoli in rotoli di tessuti a pois dai colori sbiaditi e di dubbia qualità.Silvia ha un ideale di uomo. Forse non lo troverà mai, ma almeno ci crede.Io non ho un ideale di uomo. Ne ho conosciuti tanti, ma nessuno assomigliava seppure lontanamente al medico senza frontiere. Qualcuno aveva entusiasmo da vendere, ma senza tornaconto non era disposto a muovere neppure un dito. Qualcuno viveva per comprarsi il cappotto di cachemire. Il cappotto di cachemire… Quello che ti fa restare chiuso in ufficio anche dopo le sei perché se piove e tu esci te lo rovini. Quello che ti obbliga a stare in piedi venti minuti in metropolitana perché altrimenti si sgualcisce. Quello che ti sdogana verso le persone sconosciute, come un passaporto di agiatezza e piacevolezza.Dio, come ho fatto a dividere ore, giorni, mesi addirittura, con quel qualcuno…Adesso che ci penso vorrei anch’io perdermi negli occhi coraggiosi di un medico senza frontiere. Che ignori cos’è il cachemire, o lo sappia e se ne freghi, ermeticamente chiuso nella sua giacca a vento dai bordi consumati. Che sappia cosa significa vivere perché ogni giorno la vita è una lotta che ti sfinisce e aspetta solo che tu abbassi la guardia per colpirti a tradimento.Ho cambiato idea. Mi unirò idealmente a Silvia.Cerco anch’io il mio medico senza frontiere.