Nella sala d’aspetto del dentista ho aperto una rivista e sono rimasta folgorata. Il letto sfatto, i vestiti volati nei posti nei posti più strani, e noi maschi, ogni volta, finito tutto, a spiare la vostra naturale superiorità. Noi lì mezzi tramortiti, con la nostra lumachina avvizzita e strozzata, e voi invece più sciolte, armoniche, prive di buona parte dei nostri contorcimenti interiori. Noi intrattabili, noi che ci rivestiamo scompostamente e salutiamo gelidamente, oppure no, il contrario, d’un tratto inamovibili, spalmati sul letto, pesanti e annientati, mezzi addormentati, sfiniti, oppure no, il contrario ancora, d’un tratto appiccicosi, improbabilmente coccolosi, complessati, vogliosi di dormire con una donna anche se praticamente non la conosciamo.Dopo, alla fine, dopo il sesso noi uomini siamo qualcosa di semplicemente penoso. Un tempo eravamo guerrieri, cacciatori, conquistatori, inseminatori, tutta roba che ormai è proiettata solo nell’immaginario femminile o se va bene al cinema, nelle favole. Ora non siamo più niente, siamo bambinoni smarriti e incerti che escono perdenti da qualsiasi amplesso.Voi invece siete lì, comunque belle, luminose e carnali, spesso serene e di buonumore. E’ in quel momento che una donna sembra acquistare un senso compiuto dell’universo: siete quelle che fanno l’amore e che danno la vita. Alla fine di un amplesso il vostro ruolo nel creato appare chiaro, il nostro invece si annacqua nella vaghezza, nei piccoli egoismi di noi uomini persi in mille sciocchezze, fintamente impegnati a conquistare continenti, corteggiare idoli, sbarcare sulla luna, per ritrovarci stravaccati sul letto, addormentati o vagheggianti: mentre voi siete lì che sorridete. Non serviamo più a niente noi uomini. E però, ancora meno di noi, servono e serviranno quelle donne convinte di doverci imitare, di dover diventare degli uomini incompleti. Lasciate perdere. Rimanete bellissime e irraggiungibili, per favore, rimanete ciò che di meglio esiste al mondo. Filippo Facci, Grazia n.20/2006 Come resistere a una confessione d’amore per il genere femminile tanto appassionata? Grazie Filippo
Post N° 180
Nella sala d’aspetto del dentista ho aperto una rivista e sono rimasta folgorata. Il letto sfatto, i vestiti volati nei posti nei posti più strani, e noi maschi, ogni volta, finito tutto, a spiare la vostra naturale superiorità. Noi lì mezzi tramortiti, con la nostra lumachina avvizzita e strozzata, e voi invece più sciolte, armoniche, prive di buona parte dei nostri contorcimenti interiori. Noi intrattabili, noi che ci rivestiamo scompostamente e salutiamo gelidamente, oppure no, il contrario, d’un tratto inamovibili, spalmati sul letto, pesanti e annientati, mezzi addormentati, sfiniti, oppure no, il contrario ancora, d’un tratto appiccicosi, improbabilmente coccolosi, complessati, vogliosi di dormire con una donna anche se praticamente non la conosciamo.Dopo, alla fine, dopo il sesso noi uomini siamo qualcosa di semplicemente penoso. Un tempo eravamo guerrieri, cacciatori, conquistatori, inseminatori, tutta roba che ormai è proiettata solo nell’immaginario femminile o se va bene al cinema, nelle favole. Ora non siamo più niente, siamo bambinoni smarriti e incerti che escono perdenti da qualsiasi amplesso.Voi invece siete lì, comunque belle, luminose e carnali, spesso serene e di buonumore. E’ in quel momento che una donna sembra acquistare un senso compiuto dell’universo: siete quelle che fanno l’amore e che danno la vita. Alla fine di un amplesso il vostro ruolo nel creato appare chiaro, il nostro invece si annacqua nella vaghezza, nei piccoli egoismi di noi uomini persi in mille sciocchezze, fintamente impegnati a conquistare continenti, corteggiare idoli, sbarcare sulla luna, per ritrovarci stravaccati sul letto, addormentati o vagheggianti: mentre voi siete lì che sorridete. Non serviamo più a niente noi uomini. E però, ancora meno di noi, servono e serviranno quelle donne convinte di doverci imitare, di dover diventare degli uomini incompleti. Lasciate perdere. Rimanete bellissime e irraggiungibili, per favore, rimanete ciò che di meglio esiste al mondo. Filippo Facci, Grazia n.20/2006 Come resistere a una confessione d’amore per il genere femminile tanto appassionata? Grazie Filippo