Stamattina mi affaccio alla finestra, il mio dirimpettaio sta preparando la colazione per i figli e la moglie. Esco di casa, vedo un papà tenerissimo che deposita i figli davanti a scuola, li sistema, li bacia. Al lavoro un mio collega (sposato) racconta della sua personale tecnica per stirare le camicie. Al telefono S. quasi si commuove quando racconta il primo giorno di asilo della figlia. Rientro e trovo un messaggio di posta elettronica in cui un uomo conosciuto tanto tempo fa ripercorre con tocchi decisamente romantici le tappe della nostra frequentazione.L'uomo di oggi sta subendo un processo decisivo di femminilizzazione. Non ha vergogna a farsi vedere premuroso come padre, attento nella condivisione delle faccende domestiche, vulnerabile nei sentimenti come qualunque altro essere umano. Mi sembra che rispetto all'uomo denim che-non-deve-chiedere-mai abbiamo fatto un bel passo avanti.Mio padre era affettuosissimo con noi, ma non si sarebbe mai sognato di cambiarci il pannolino. Sono stata fortunata: molti padri di mie amiche erano distanti dalle figlie femmine, si occupavano esclusivamente dell'educazione dei maschi di casa e se ne restavano emotivamente lontani da tutto. Non dico che maschile e femminile debbano sovrapporsi fino a cancellarsi, ma penso che le palizzate, il filo spinato, i ruoli ingabbiati del passato vadano per forza superati. Partendo innanzitutto dal riconoscere che il maschio può essere debole e preda dei sentimenti esattamente come la femmina, così come la donna può rivelarsi forte e determinata, proprio come l'uomo. L'avvicinarsi dell'uomo al nostro modo di essere, quello femminile, non può che portare benefici alla coppia e alla società in genere, mentre basta guardarsi indietro per vedere tutti i danni che il maschilismo imperante (tipico ancora oggi di alcune culture) ha fatto. E se vedete un ragazzino triste e con il moccio al naso avvicinatevi, ditegli qualcosa, ma per favore che non vi scappi la fatidica frase "Non devi piangere, tu sei un uomo"!
Post N° 196
Stamattina mi affaccio alla finestra, il mio dirimpettaio sta preparando la colazione per i figli e la moglie. Esco di casa, vedo un papà tenerissimo che deposita i figli davanti a scuola, li sistema, li bacia. Al lavoro un mio collega (sposato) racconta della sua personale tecnica per stirare le camicie. Al telefono S. quasi si commuove quando racconta il primo giorno di asilo della figlia. Rientro e trovo un messaggio di posta elettronica in cui un uomo conosciuto tanto tempo fa ripercorre con tocchi decisamente romantici le tappe della nostra frequentazione.L'uomo di oggi sta subendo un processo decisivo di femminilizzazione. Non ha vergogna a farsi vedere premuroso come padre, attento nella condivisione delle faccende domestiche, vulnerabile nei sentimenti come qualunque altro essere umano. Mi sembra che rispetto all'uomo denim che-non-deve-chiedere-mai abbiamo fatto un bel passo avanti.Mio padre era affettuosissimo con noi, ma non si sarebbe mai sognato di cambiarci il pannolino. Sono stata fortunata: molti padri di mie amiche erano distanti dalle figlie femmine, si occupavano esclusivamente dell'educazione dei maschi di casa e se ne restavano emotivamente lontani da tutto. Non dico che maschile e femminile debbano sovrapporsi fino a cancellarsi, ma penso che le palizzate, il filo spinato, i ruoli ingabbiati del passato vadano per forza superati. Partendo innanzitutto dal riconoscere che il maschio può essere debole e preda dei sentimenti esattamente come la femmina, così come la donna può rivelarsi forte e determinata, proprio come l'uomo. L'avvicinarsi dell'uomo al nostro modo di essere, quello femminile, non può che portare benefici alla coppia e alla società in genere, mentre basta guardarsi indietro per vedere tutti i danni che il maschilismo imperante (tipico ancora oggi di alcune culture) ha fatto. E se vedete un ragazzino triste e con il moccio al naso avvicinatevi, ditegli qualcosa, ma per favore che non vi scappi la fatidica frase "Non devi piangere, tu sei un uomo"!