Heronimus Bosch - La cura della follia. Appare chiaro che cosa succederebbe se tutti gli uomini fossero saggi: bisognerebbe ricominciare da capo con dell'altra argilla e un nuovo Prometeo che la plasmasse. Per fortuna ci sono io che, grazie all'ignoranza e alla dissennatezza, induco gli uomini a dimenticare i loro mali e li illudo con la speranza in un fututo migliore: a volte aggiungo anche l'attrattiva del piacere per distoglierli dalle loro calamità. Tanto che essi non si stancano di vivere nemmeno quando le Parche hanno terminato il loro lavoro e giunge il momento di prendere commiato dall'esistenza. Quando non hanno più motivo di vivere, gli uomini si attaccano alla vita e non vorrebbero più lasciarla. E' merito mio se si vedono in giro certi vecchioni dell'età di Nestore, che non sembran più nemmeno degli esseri umani, malfermi, balbuzienti, sdentati, canuti, calvi, per descriverli alla maniera di Aristofane:puzzolenti, curvi, miseri, tutti rughe, senza peli né denti, senza virilità. C'è allora chi si tinge i capelli di nero, chi nasconde la calvizie sotto un parrucchino, chi sfoggia dentature da cinghiale, chi si innamora pazzamente di una ragazza e si strugge dal desiderio come un giovanotto. Non è raro il caso di un vecchio decrepito, con un piede nella fossa, che si prenda in moglie una ragazzina, povera in canna (la quale poi si consolerà altrove), anzi, è diventato ormai una moda. E' ancora più sollazzante sentire certe nonnette che sembrano cadaveri viventi tornati dal regno dei morti inneggiare ai piaceri della vita. Sono capaci di pagare profumatamente qualche Faone perché si presti al loro piacere, si imbrattano il volto di creme, trascorrono ore davanti allo specchio, si depilano in mezzo alle cosce e fanno di tutto per nascondere la realtà, magari mettono in mostra anche con scollature eccessive il seno ormai avvizzito e cascante. Con voce tremula sussurrano paroline d'amore, alzano i calici, si mescolano alle danze delle giovinette e scrivono bigliettini amorosi. Il loro comportamento suscita ilarità ed è giustamente ritenuto folle. Ma è un piacere vedere delle donne così anziane contente di sé,ubriache di voluttà e, grazie a me, felici. E' vero, si mettono in ridicolo. Ma voi che siete i primi a schernirle pensateci un po' su: è meglio vivere come loro, pazze di gioia, o buttarsi disperati da un balcone con una pietra al collo? Se poi la gente trova indegno il modo di vivere, ai miei beati svampiti non importa. Non sentono il peso di tali accuse e, se lo sentono, non se ne curano. Se un sasso piombasse loro sulla testa, allora sì che sentirebbero male, ma l'onta, la vergogna, l'infamia, fanno male solo a chi se ne preoccupa. Basta infischiarsene! Che importa se la folla ti fischia? L'essenziale è che tu applauda te stesso. E questa è un'arte che si impara solo alla scuola della Follia.Da “L'elogio della Follia” scritto da Erasmo da Rotterdam nel 1509.