OutOfTarget

Figli al telefono.


 
 No. Non sono quelli, ormai maturi, che hanno lasciato la casa dei genitori e chiamano la sera per un saluto affettuoso. No. Sono i nostri bambini, nei lunghi pomeriggi, alla ripresa della scuola, dopo le vacanze estive. E, forse, a pensarci bene,  anche durante le vacanze. Condivido l'ufficio con alcuni colleghi che hanno figli in età scolare. Lavorano, raccogliendo ordini d'acquisto telefonici e nelle pause gestiscono come meglio possono, telefonicamente appunto, i propri pargoli. Ho potuto ascoltare dalla classica furibonda minaccia: "No!! Tu ora riscrivi tutto per bene, sennò vedi quando torno!!! ("E accidenti a tuo padre che ha 52 anni si fa mettere i piedi in testa da te e ti lascia fare quello che vuoi!" Detto a cornetta abbassata, chiaramente.), al più amorevole "Dai amore di papà che ce la fai... è semplice... ci sono tante parole che cominciano con la "G"... Gelato... Gatto...", al rassegnato e isterico "Ora basta!! Passami la mamma" o il papà a seconda dei casi. E finità la telefonata? La discussione fra colleghi di scrivania si accende. C'è chi confessa di essere esasperato a dover gestire tutto al telefono, baby sitter inclusa. C'è chi elargisce consigli agli altri su come farsi obbedire attraverso un telefono. C'è chi, come me, ascolta am-muto-lito. Che non si dica che i genitori non si occupano dei propri figli, non siano partecipi, empatici ma allo stesso tempo autorevoli. No, no, non si dica.