Ci piaceva chiamarci GLI ZINGARI, avevamo 20 anni e ci divertivamo con nulla, salivamo sulla collina vicino al paese e accendevamo il fuoco,il pollo allo spiedo, la chitarra, la mia voce e tanto vino.Ecco, questi eravamo noi, un gruppo di una ventina di ragazzi che toccavano con mano la propria libertà senza farsi troppo male.Ora ne ho 35 e ricordo quei momenti con tanto tanto affetto, molti di loro si sono persi ed altri sono ancora presenti nella mia vita, come lo ZINGAROBA (suo nick) che è rimasto il mio AMICO con la A maiuscola, e sono contento.Quel periodo e quei momenti li ho voluti fotografare in una canzone che ho scritto e di cui vi faccio leggere il testo.Vi abbraccio tuttiLA BALLATA DEGLI ZINGARI Balla e balla ballando il gioco antico della follia,guarda le ombre del fuoco che sembrano anime dell’aldilà.La musica suona ballate, rimembrano tempi che non sono più,la quercia nasconde le stelle, la luna piena, un immenso di blu.Balla fino a che l’albanon sveglia i sogni tuoi,suona fin che la chitarra non si addormenta tra il fumo del fuoco.Zingari di professione lontani dal marcio delle città,dall’alto di una collina cantiamo la vita, la libertà.E’ facile avere coraggio rubando al prossimo la dignità,pagando anche Dio a fin che rimandi la fine di noi.Ma il tempo non ha pietà,sarà lui che ti giudicherà,che ti porterà giù nell’inferno di quei rimorsi che ancora non hai.Un altro fiasco di vino,fare l’amore di nuovo,il girotondo intorno al fuoco,il male è cenere già.......ma tornerà.Balla e balla ballando il gioco antico della follia,come fantasmi viviamo la notte, un gufo ci fa compagnia.Laggiù la città più non crede che un mondo migliore ancora ci sia,laggiù hanno ucciso le favole, la luna piange, non sento cantar.Balla fino a che l’alba non sveglia i sogni tuoi,suona la musica della coscienza e chiedi un giorno di più.Sul fuoco la carne che brucia come le ali della gioventù,le hanno bruciate sul nascere ma c’è chi vola e chi cade giù.E’ giorno è tempo di andare, vestiamo le maschere e così sia,il male passa su noi come il vento che passa tra i rami di quercia.Un altro fiasco di vino,la notte scende di nuovo,zingari di professione,lasciateci almeno sognare....un po’.
ZINGARI
Ci piaceva chiamarci GLI ZINGARI, avevamo 20 anni e ci divertivamo con nulla, salivamo sulla collina vicino al paese e accendevamo il fuoco,il pollo allo spiedo, la chitarra, la mia voce e tanto vino.Ecco, questi eravamo noi, un gruppo di una ventina di ragazzi che toccavano con mano la propria libertà senza farsi troppo male.Ora ne ho 35 e ricordo quei momenti con tanto tanto affetto, molti di loro si sono persi ed altri sono ancora presenti nella mia vita, come lo ZINGAROBA (suo nick) che è rimasto il mio AMICO con la A maiuscola, e sono contento.Quel periodo e quei momenti li ho voluti fotografare in una canzone che ho scritto e di cui vi faccio leggere il testo.Vi abbraccio tuttiLA BALLATA DEGLI ZINGARI Balla e balla ballando il gioco antico della follia,guarda le ombre del fuoco che sembrano anime dell’aldilà.La musica suona ballate, rimembrano tempi che non sono più,la quercia nasconde le stelle, la luna piena, un immenso di blu.Balla fino a che l’albanon sveglia i sogni tuoi,suona fin che la chitarra non si addormenta tra il fumo del fuoco.Zingari di professione lontani dal marcio delle città,dall’alto di una collina cantiamo la vita, la libertà.E’ facile avere coraggio rubando al prossimo la dignità,pagando anche Dio a fin che rimandi la fine di noi.Ma il tempo non ha pietà,sarà lui che ti giudicherà,che ti porterà giù nell’inferno di quei rimorsi che ancora non hai.Un altro fiasco di vino,fare l’amore di nuovo,il girotondo intorno al fuoco,il male è cenere già.......ma tornerà.Balla e balla ballando il gioco antico della follia,come fantasmi viviamo la notte, un gufo ci fa compagnia.Laggiù la città più non crede che un mondo migliore ancora ci sia,laggiù hanno ucciso le favole, la luna piange, non sento cantar.Balla fino a che l’alba non sveglia i sogni tuoi,suona la musica della coscienza e chiedi un giorno di più.Sul fuoco la carne che brucia come le ali della gioventù,le hanno bruciate sul nascere ma c’è chi vola e chi cade giù.E’ giorno è tempo di andare, vestiamo le maschere e così sia,il male passa su noi come il vento che passa tra i rami di quercia.Un altro fiasco di vino,la notte scende di nuovo,zingari di professione,lasciateci almeno sognare....un po’.