Caro Walter, oggi voglio parlarti di cani, si quei pelosi membri di molte famiglie italiane, cani appunto. Ieri sono stata travolta dalla assoluta incongruenza di duedelle molte leggi, tra loro inconciliabili, che regolano la vita quotidiana di noi cittadini. I cani di famiglia devono essere dotati, per una delle due leggi, di un chip sottocutaneo di riconoscimento, bene, fatto, per la seconda legge, quella sulla praivacy il chip non può essere letto dai veterinari, le anagrafi canine, sempre per la legge sulla praivacy non sono pubbliche, ma non sono neppure collegate tra loro e, inoltre, i vigili urbani non posseggono lettori di chip. In pratica il chip ha una qualche utilità solo se il cane, perso o rubato, finisce tra le mani dell’ufficio del veterinario provinciale, ovvero l’animale deve perdersi senza sconfinare e qualcuno lo deve portare nell’apposito ufficio. Ora qualcuno che sta in parlamento si dovrebbe chiedere che razza di paese è quello dove sapere chi sono i miei figli è cosa pubblica mentre il cane di casa è protetto da praivacy (protetto?), i figli dopo un certo numero di anni parlano, quel testone del mio cane invece, dopo cinque anni dalla nascita, non spiccica ancora una parola.