STOSULLARIVAESOGNO

tratto da"La confraternita dell'uva"di John Fante


Venti miglia a est di San Elmo,il furgone rallento' e Cavallaro svolto' di colpo a destra.Stavamo entrando nella vigna di Angelo Musso,suolo sacro per mio pdre e i suoi amici.Da cinquant'anni tracannavano il chianti geniale e il chiaretto delle viti di quelle colline rocciose.Non erano soltanto clienti di Angelo:erano,in effetti,i suoi schiavi,angosciati quando il raccolto andava male,poiche' il suo vino era come il latte della loro seconda infanzia,recapitato una volta al mese davanti alla porta dei clienti in boccioni da un gallone,mentre i vuoti venivano riportati alla casa madre.Ogni cinque anni o giu' di li',una gelata distruggeva le viti,oppure il vino nuovo veniva inspiegabilmente acido,e allora i paisani erano costretti a cambiar marca.La cosa provocava disperazione,insonnia e reumatismi.Come un sol uomo,i clienti di Angelo vivevano nel terrore che lui potesse morire prima di loro.