STOSULLARIVAESOGNO

tratto da"Sogni di Bunker Hill"di J.Fante


Lasciai la macchina in un garage e salii a bordo di un pullman Greyhound con due valige.L'autobus parti' da Los Angeles alle sette di sera di una giornata molto calda.In effetti era l'ultima giornata calda che avrei incontrato per un mese.L'interno del pullman era persino piu' caldo della giornata,i sedili di pelle si gonfiavano di calore quando uno ci si sedeva,e i passeggeri stavano stravaccati,esausti e scomodi,quando raggiungemmo i confini della citta'.Sembrava che stessero a bordo da giorni,ondate di fumo di sigaretta riempivano l'aria.Quando passammo nel Nevada,cominciarono a cadere i primi fiocchi di neve.Attraverso il Nevada viaggiammo nella tempesta che si addensava,la neve saliva,l'autobus rallentava in una tempesta accecante.Quando raggiungemmo lo Utah e ci fermammo,la neve arrivava sopra le ruote.Ci precipitammo nella stazione degli pullman,bevemmo tazze di caffe' schifoso e risalimmo a bordo.Le ore passavano,la neve cadeva con insidiosa determinazione,come per seppellirci sulla pianura.Nel Wyoming vennero gli spartineve da Rock Springs per soccorrerci,e il viaggio divento' lentissimo.Quando arrivammo allo scalo di Boulder facevo fatica a stare in piedi mentre,barcollante,uscivo fuori.La neve era spaventosa,i fiocchi,grandi come dollari,ondeggiavano lentamente verso la terra,e giacevano li',senza sciogliersi.Rimasi davanti allo scalo dei pullman tremando in un maglione leggero,battendo le palpebre davanti alla mia citta' natale.Dove diavolo era?La neve giocava a nascondino con la scena.Sapevo che c'era un ponte mezzo isolato piu' avanti,ma adesso era invisibile.Sapevo che c'era un deposito di legname dall'altro lato della strada,ma era svanito.Ebbi un tremito e accesi una sigaretta,e battei i piedi per tenerli caldi.All'improvviso una figura mi si paro' davanti.Credevo di conoscere la sua faccia,ma non ne fui sicuro fino a quando lui disse:-Che cosa fai qua?                                                                             Poteva essere solamente mio padre.-Sono tornato a casa.  Il suo respiro veniva fuori come vapore.-Sei gelato,-disse.-Dov'č il tuo cappotto?-Ce l'hai addosso tu,-dissi io.Si sbottono' il pesante cappotto di montone,e se lo tolse.-Mettilo,-disse,porgendomelo.-E tu?-Non ti preoccupare per me,mettilo.  Mi aiuto' a infilarmelo.Adesso lui stava in maniche di  camicia,con i fiocchi di neve che lo colpivano.-Andiamo,-disse.Ci allontanammo rapidamente.Il cappotto   aveva il calore del suo corpo.Era una parte integrante della mia vita,le  preziose cose senza valore che mi erano care.