"Golden Gate Bridge" San Francisco-California. May 2004
Un tempo io conoscevo molto bene la <<City>>,ci passavo le mie giornate di ragazzo scapigliato,mentre altri facevano a Parigi la generazione perduta.Io mi feci le ossa a San Francisco,salii le sue colline,dormii nei suoi parchi,lavorai al suo porto,marciai e gridai nelle sue rivolte.In certo senso mi parve di essere il padrone della <<City>> nella stessa misura in cui la <<City>> era padrona di me.San Francisco allesti' uno spettacolo apposta per me.La vidi dall'altra parte della baia,dalla grande strada che supera Sausalito ed entra nel Golden Gate Bridge.Il sole del pomeriggio la tingeva di bianco e d'oro-sorgente sui suoi colli come una nobile urge in un sogno felice.Una citta' in collina la vince sui luoghi di pianura.New York edifica le sue colline con edifici torreggianti,ma questa acropoli di bianco e d'oro che sorge,onda su onda,contro l'azzurro del cielo del Pacifico era una cosa sbalorditiva,una cosa dipinta come il quadro di una citta' medievale italiana che puo' anche non essere mai esistita.Mi fermai a un parcheggio a guardarla,per guardare il ponte sopra l'accesso del mare che porta a lei.Sopra i verdi colli piu' alti verso sud,la nebbia della sera rollava come branchi di pecore che venissero all'ovile nella citta' d'oro.Non l'ho mai vista piu' bella.Quando ero bambino e andavo alla <<City>>,per diverse notti non riuscivo a dormire,per l'agitazione che minacciava di farmi scoppiare.Lascia il segno.Poi traversai il grande arco appeso a filamenti e fui nella citta' che conoscevo cosi' bene.