PARLIAMONE

Le mode dure a morire


I leggins li avevano dati per morti. Questa era la previsione già per la passata stagione. Cioè per l’estate. Si. Ma del 2008. Ed era la notizia migliore che io abbia letto negli ultimi due anni su repubblica.it. Noto rotocalco di gossip online. Voglio dire. Tra le tante cattive novelle che tormentano il nostro povero bel paese non era poi così grave il soccombere dei leggins. Li si faceva il funerale. Senza troppi rimpianti. E si passava senza lacrime alla prossima tendenza. Anche se, a dire il vero, un po’ di vuoto avrebbero lasciato. Almeno nel mio armadio. Che l’anno scorso io ne ho fatto incetta. E c’ho preso gusto. Così ho continuato. Neri. Colorati. Tinta unita. Zebrati. Leopardati. Floreali. Per ottenere sempre e comunque il medesimo risultato: mi accorciano le gambe. Mi ingrossano le ginocchia. Mi ringiovaniscono di almeno 10 anni. E non sempre è un bene. Però son comodi. Perché puoi passare senza paura sopra le grate della metropolitana anche se di nome non fai Marylin. Perché se ti si rompe lo spacco della gonna in ufficio non ti prende il panico.  Perché puoi mettere la minigonna anche se non c’hai più l’età. Ok. Se non hai più l’età per la minigonna forse non ce l’hai più neanche per i leggins. E poi basta. Chiamiamoli con il loro vero nome! Finiamola col darci queste arie da modaiole con la puzza sotto al naso. Si chiamano fuseaux. E prima ancora pantacollant. E li portava Madonna con la gonnellina a balze di pizzo. Li portava mia madre nei ridenti anni ’80, anche se con meno stile di Veronica Louise. Li portavamo noi negli anni ’90 con le All Star. Sotto quelle camicie con i ricami dei Looney Toons di almeno tre taglie più grandi, che sennò eri una sfigata. Forse è per questo che non sopporto certe borse di Braccialini… Ho detto certe. Non tutte. Comunque. Un capo di vestiario che si impone in questo modo per 30 anni non può certo morire così. Infatti basta cambiargli il nome. E torna subito in voga…