PPINO'S BLOG

Già


Nessuno dei due. Si usa una tecnica chiamata pinch analysis, la cui idea di base è semplicissima: dato che in uno stesso impianto c'è qualcosa da riscaldare e qualcosa da raffreddare, al posto di fornire tutto il calore dall'esterno, si sfrutta quello delle cose calde per riscaldare quelle fredde, in modo da avere un risparmio di energia. In questa fase la chimica c'entra poco: una volta che i chimici hanno ottimizzato la parte che li compete (in particolare la cella), forniscono le condizioni che vogliono ottenere in certi punti dell'impianto (specialmente le temperature). Partendo da questi dati, il compito degli energetici è quello di scegliere, tra gli infiniti modi possibili (teoricamente sono davvero infiniti), quello o quelli migliori per ottenere le condizioni volute consumando meno energia possibile. Naturalmente non è così facile farlo, perchè le variabili in gioco sono davvero tante. Inoltre, per questo progetto si è fatta una ricerca, come si dice, multiobiettivo: non si è cercato, cioè, solo di minimizzare i consumi, ma di realizzare una configurazione in cui consumi, potenza, efficienza e costi dell'impianto siano tutti molto buoni, altrimenti si rischia di avere un impianto ottimo dal punto di vista tecnologico ma che non sarà mai competitivo sul mercato. Spero di essere stato chiaro, se ti interessa oltre chiedi pure! Ciao.