Creato da ulisse.voll il 13/05/2008
domande ,risposte, i perchè, i ma, i se, e tante altre cose sul volley giovanile femminile

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Sport e pensiero

Per fare sport bisogna pensare, riflettere non basta giocare, allenare, programmare. 

 
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Aristotele: se A è uguale a B e B è uguale a C, allora anche A è uguale a C.

Dogmi

Esistono tre dogmi nella pallavolo giovanile:

1) Dati antropometrici;

2) Lavoro in palestra;

3) Fondamentali. 

Dietro questi si nascondono diversi allenatori, società sportive, genitori, compagne di squadra, appassionati, custodi, ragazze delle pulizie: insomma molti. Difficile è vedere più in là. 

      

 
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Registi di serie C

Messaggio N°4 
19-05-2008 - 22:14

Commedie e campionati.

Vi sono allenatori che vorrebbero trasformare, come registi in una commedia, attrici di talento in piccole comparse, e comparse in attrici di talento.

L'insuccesso non può che essere assicurato.

 
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Capire è difficile.

Messaggio N°10
26-05-2008 - 15:46
Crescere e capire

Messaggio N°3 17-05-2008 - 09:42
Movimento e crescita.

La pallavolo giovanile femminile è un grande movimento, vi sono tantissime giocatrici che si avvicinano a questo sport.

Il settore accusa una crisi di crescita in diverse regioni che sono meno attrezzate di altre. Le strutture societarie e gli allenatori non sono in grado di governare a dovere tutto il materiale umano che hanno a disposizione, così molte ragazze di talento smettono alla fine del giovanile o anche prima.

Molto spesso non si riesce a leggere cosa si ha disposizione, così si finisce per disperdere anche un buon lavoro di anni.

Facciamo alcuni esempi. A volte gli allenatori sono presuntuosi, (e questo accade in tutti gli sport), pensano che il lavoro in palestra, da loro diretto, possa sopperire a qualsiasi mancanza; attribuiscono le vittorie a loro merito, e le sconfitte a demerito delle ragazze o a fati avversi. Così è comune la famosa teoria degli "alibi" di Velasco, che attribuisce a cause esterne le sconfitte invece che ai propri errori. 

Questo porta a non voler capire i gruppi giovanili omogenei di valore, ed a pensare che sia facile crearne di nuovi. E' abbastanza frequente la determinazione a non voler credere od ammettere il ruolo fondamentale di alcune ragazze, rispetto ad altre, non solo a livello tecnico ma anche psicologico, all'interno di squadre giovanili, pensando erroneamente di poterle sostituire. E' difficile per un allenatore ammettere che non basta avere buoni fondamentali ma che ci vuole qualcosa di più, che in palestra non si uò reperire. Ciò porta ad un inevitabile naufragio alla prova dei fatti, che in tutti i modi si cercherà di mascherare .

 
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La palla al di là della rete.

Messaggio N°2
16-05-2008 - 17:05

Sconfitta e rinuncia.
La sconfitta fa parte della vita e dello sport. Facile è saper vincere, molto difficile e saper perdere. E' un esperienza, che dobbiamo imparare e fare nostra, ci farà crescere.

L'essenziale è giocare, rinunciare a farlo è abbandonare il cammino ed è la vera sconfitta. Perdere sul campo si può, rinunciare a perdere, considerarsi sconfitti in partenza è la "rinuncia" a giocare, a lottare, a vivere. La vita dell'uomo è sempre stata una continua sfida. Per essere vivi dobbiamo avere il coraggio anche di vincere oltrechè di perdere: qualsiasi cosa accada, non possiamo che ribattere la palla e non lasciarla cadere.

 
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