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Quindici


 A volte il respiro diventa padrone di un attimo.Come se il tempo si fermasse mentre l'aria si rincorre nei polmoni.E in un battito di ciglia si mescolano l'incredulità e il sorriso, con quelle labbra socchiuse per inumidire il preludio di un bacio.Era stata a Parigi da bambina, si ricordava un cielo azzurro sperduto sulla poesiadi una città profumata di pane, con il ticchettio dei tacchi alti sui marciapiedi.Ma era solo una visione confusa di bimba, a cui era rimasto per decenni il desiderio di tornare, a scoprire alberghetti e bistrot, in quei piccoli angoli caratteristici che hanno il sapore vero di Francia.Parigi era un suo piccolo sogno segreto, che custodiva quasi come un progetto di fuga.Una di quelle cose che in effetti si potrebbero fare, ma che si preferisce tenere lì,in equilibrio tra i sogni e gli occhi, per non togliersi il gusto di avere una meta nascosta nel cuore, dove riparare se necessario.Quelle parole scritte a penna sul bianco della carta le avevano aperto una finestra su un desiderio troppo spesso dimenticato.Ed era rimasta ferma con quel bigliettino nel leggero tremore delle mani.Lui aveva inavvertitamente toccato una corda sensibile di Chiara.Non poteva conoscere certi suoi desideri, ma non è sempre il caso che ci disegna il destino addosso, a volte può capitare che ci sia un qualcosa cheinterviene, un segno, una sensibilità, una percezione.O forse solo una affinità, di quelle che capitano tanto raramente da abitare solo nelle speranze più ardimentose del difficile cammino della vita.Stefano voleva portarla via da quel grigiore che aveva contaminato entrambi, voleva allontanarla dal resto, qualunque esso fosse, e ritagliare una cartolina tutta per loro, di quelle dal sapore un po' antico, color sabbia, con vecchi timbriun po' scoloriti, con una storia da raccontare.Voleva aprire una scatola del cuore e cominciare a mettere in ordine dei ricordi, tutti loro, da aprire nei momenti di freddo, quando la nebbia bussa e ci confonde i pensieri.Sperava di non essere stato affrettato, di non aver osato troppo.Ma era fortemete convinto che rimanere immobile davanti ad un'emozione è come non averla mai vissuta.E lui voleva vivere Chiara, in tutto e per tutto.Sperando in un suo si.Lei era in equilibrio sul filo del forse, come una funambola del domani, con una titubanza incerta e incredula, come quando ancora non ci si rende bene conto di cosa stia accadendo, e si ha paura di crederci ancora, di seminare i propri sorrisi su un nuovo sentiero e aspettare i germorgli, vederli crescere.Tutto era inatteso.Tutto era inebriante.Tutto era quasi irreale.Ma ogni suo pensiero, ogni sua piccola sensazione, ogni sussulto del cuore, ogni sfumatura di emozione era già un nuovo vestito per l'anima, pieno di nuovi colori.E ogni sua incertezza arricchiva di un pizzo leggero quell'abito impalpabile.Chiara assaporava quel momento unico che precede una decisione, quello in cui per pochi istanti si è totalmente disarmati ed inermi di fronte al futuro. E nelle mani si stringe la voglia di ricominciare.Chiuse gli occhi.Fece un respiro profondo.E sorrise. (continua...)