Propongo, per la lettura, una poesia del poeta ecuadoriano Jorge Carrera Andrade (Quito, 1903-1978) che riesce, in modo suggestivo, a dare corpo all'anima dell'uomo planetario. Propongo, inoltre, alcune mie brevi riflessioni sulla genealogia filosofica dell'io plurale. Esse sono del tutto ininfluenti per la lettura e la comprensione della poesia.L'uomo nomade (cfr. Messaggio n° 38) č un "uomo plurale", un "uomo planetario".Il primato e la prioritā dell'io, sanciti da Cartesio (cogito ergo "sum"), finivano per considerare l'individuo "logicamente" indipendente dagli eventi di cui č protagonista. Secondo quest'ottica, i soggetti, gli in-dividui, sono "logicamente" primari.La comunitā č tale perchč costituita da soggetti "logicamente" indipendenti e primari, che sono quel che sono e che in essa confluiscono.Possiamo, invece, pensare che la comunitā sia "logicamente" primaria e che gli individui da essa ricavino i contenuti plurimi del proprio esistere. L'io non č fondamento della comunitā, ma č la comunitā fondamento dell'io, perchč č solo nella vita comunitaria che vengono assimilati i ruoli e le pratiche che determinano la sua natura.Non si tratta di passare dal primato dell'io al primato dell'alteritā, ma di ridefinire la natuta del'io a partire dalla natura dell'alteritā, rendendo dialettici e fluidi i loro rapporti.Giā Hume parlava dell'io come di un teatro (cfr. Trattato sulla natura umana, Laterza, pp. 264 sg.) e il teatro č il luogo di un dialogo. Di suo, il soggetto ha solo un palcoscenico vuoto, su cui vari attori costruiscono la struttura della scena. Senza palcoscenico, gli attori non potrebbero recitare; senza attori, la scena non potrebbe essere realizzata. Fra palcoscenico, attori e scena vi č un rapporto dinamico e dialettico.L'identitā di ciascuno di noi non č un'identitā immediata, ma un'identitā plurale, un'identitā che si svolge, un'identitā che č una storia.Su questi temi consiglio per l'approfondimento i seguenti testi: Il pensiero nomade, per una antropologia planetaria, a cura di Emilio Baccarini, Cittadella Editrice; Ermanno Bencivenga, Oltre la tolleranza, Idee/Feltrinelli.* * *"SONO L'UOMO UNIVERSOIo sono l'abitante delle pietresenza memoria, sete d'ombra verde;il popolano di tutti i villaggie delle prodigiose capitali;sono l'uomo universo,marinaio di tutte le finestredella terra stordita dai motori.Sono l'uomo di Tokyo che si nutredi pesciolini e bambų,il minatore d'Europa, fratello della notte;l'operaio del Congo e della spiaggia,il pescatore della Polinesia,sono l'Indio d'America, il meticcio,il giallo, il nero:io sono tutti gli uomini.Sopra il mio cuore firmano le gentiun patto eternodi vera pace e fraternitā".Jorge Carrera Andrade,Uomo planetario,Milano, Accademia
L'io plurale: l'Uomo Universo...
Propongo, per la lettura, una poesia del poeta ecuadoriano Jorge Carrera Andrade (Quito, 1903-1978) che riesce, in modo suggestivo, a dare corpo all'anima dell'uomo planetario. Propongo, inoltre, alcune mie brevi riflessioni sulla genealogia filosofica dell'io plurale. Esse sono del tutto ininfluenti per la lettura e la comprensione della poesia.L'uomo nomade (cfr. Messaggio n° 38) č un "uomo plurale", un "uomo planetario".Il primato e la prioritā dell'io, sanciti da Cartesio (cogito ergo "sum"), finivano per considerare l'individuo "logicamente" indipendente dagli eventi di cui č protagonista. Secondo quest'ottica, i soggetti, gli in-dividui, sono "logicamente" primari.La comunitā č tale perchč costituita da soggetti "logicamente" indipendenti e primari, che sono quel che sono e che in essa confluiscono.Possiamo, invece, pensare che la comunitā sia "logicamente" primaria e che gli individui da essa ricavino i contenuti plurimi del proprio esistere. L'io non č fondamento della comunitā, ma č la comunitā fondamento dell'io, perchč č solo nella vita comunitaria che vengono assimilati i ruoli e le pratiche che determinano la sua natura.Non si tratta di passare dal primato dell'io al primato dell'alteritā, ma di ridefinire la natuta del'io a partire dalla natura dell'alteritā, rendendo dialettici e fluidi i loro rapporti.Giā Hume parlava dell'io come di un teatro (cfr. Trattato sulla natura umana, Laterza, pp. 264 sg.) e il teatro č il luogo di un dialogo. Di suo, il soggetto ha solo un palcoscenico vuoto, su cui vari attori costruiscono la struttura della scena. Senza palcoscenico, gli attori non potrebbero recitare; senza attori, la scena non potrebbe essere realizzata. Fra palcoscenico, attori e scena vi č un rapporto dinamico e dialettico.L'identitā di ciascuno di noi non č un'identitā immediata, ma un'identitā plurale, un'identitā che si svolge, un'identitā che č una storia.Su questi temi consiglio per l'approfondimento i seguenti testi: Il pensiero nomade, per una antropologia planetaria, a cura di Emilio Baccarini, Cittadella Editrice; Ermanno Bencivenga, Oltre la tolleranza, Idee/Feltrinelli.* * *"SONO L'UOMO UNIVERSOIo sono l'abitante delle pietresenza memoria, sete d'ombra verde;il popolano di tutti i villaggie delle prodigiose capitali;sono l'uomo universo,marinaio di tutte le finestredella terra stordita dai motori.Sono l'uomo di Tokyo che si nutredi pesciolini e bambų,il minatore d'Europa, fratello della notte;l'operaio del Congo e della spiaggia,il pescatore della Polinesia,sono l'Indio d'America, il meticcio,il giallo, il nero:io sono tutti gli uomini.Sopra il mio cuore firmano le gentiun patto eternodi vera pace e fraternitā".Jorge Carrera Andrade,Uomo planetario,Milano, Accademia