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Nulla è certo. Ci sono buone ragioni per dimenticare .

Messaggi del 21/10/2021

Maschere...

Post n°395 pubblicato il 21 Ottobre 2021 da astratta5
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Tutti portiamo delle maschere. Dal postino che ti consegna le lettere, al tuo capo ufficio, alla ragazza che credi sia innamorata di te, al tuo amico fraterno che ti pugnala alle spalle..»
Il cubano ballonzolava a ritmi alterni, dalla bocca dai denti ingialliti. Quanto fumo. Sbuffi di fumo.
«Non ne sei convinto, forse..? E' così! Tutti siamo diversi da quello che mostriamo. Pirandello ha scritto 'Uno, nessuno e centomila'.. lo sai quante diverse identità e quanti vestiti indossiamo, nell'arco della stessa giornata?»
Oh, ora uno sfoggio di cultura. Non sbaglia neppure l'autore. E quanti anelli su quelle dita. Oro, argento? Gemme preziose.
«Ma, in fondo, mica è colpa nostra, eh! L'uomo è un animale mimetico! Deve adeguarsi alla realtà che lo circonda (dieci, venti, trenta...). E' questione di sopravvivenza, devi sempre essere più forte.. perchè qua fuori: è una giungla! Eh,eh,eh..»
Simpatia? No, per nulla. Nessuna simpatia. Apatia, forse. Voluta, cercata. Non farsi coinvolgere. Il gioco è un solitario, non un gioco di società (quale società?)
«La tua è la più evidente. Devi mica fingere di avere una maschera.. tu ce l'hai davvero! (quaranta, cinquanta, cento..) E sai una cosa? In un certo senso.. ti invidio. Veramente! Una finzione accolta con sorrisi ed applausi: e ti pagano pure per farla! Eh,eh,eh...»
Fingere, fingere, fingere, fingere. Calma, ormai ci siamo. Soldi contati. Si deve mangiare. Si, si deve sempre mangiare.
«Ecco; duecentocinquanta. Come concordato! Goditi la tua serata di riposo. Dopodomani ti aspetto per la replica. E ti raccomando: ricordati la maschera, eh!»
Scale. Ecco le scale di casa. Via il cappotto ed il cappello, un saluto a gatto Freddy, il tegamino sul fuoco lento; di corsa in bagno.
Strucco, strucco, strucco...
«Io, la mia, posso ancora toglierla.»Passò il re.
La sua carrozza preceduta da guardie in alta uniforme, con i pennacchi colorati e le armature lucenti. La sua carrozza traboccante d'oro e d'argento. 
Dispensò la sua presenza, come un arcobaleno che solca inafferrabile l'orizzonte, per poi svanire. 
Passò il re, e guardò avanti.
Sofia lo guardò in disparte. Non avrebbe certo potuto vendergli le sue cartoline colorate. E l'aria prometteva già fiocchi di neve.
Passò il Primo Ministro.
La lunga macchina scura, con i vetri impenetrabili, nel mezzo del corteo di polizia e forze d'ordine. 
Il comizio natalizio avrebbe avuto inizio a breve. Gli elettori si sarebbero beati della sua favella, avrebbero sperato per un futuro radioso e ricco di promesse. Passò il Primo Ministro, e guardò avanti.
Sofia si ritirò nel sottoscala. Come la nonna prima di lei. I fiocchi di neve adesso scendevano copiosi, le mani gelate trattenevano a stento il baracchino a tracolla.
Passarono avvocati, commercialisti ed impiegati. Il tempo stringeva, i regali dell'ultimo momento attendevano, e guardarono avanti.
Passò un clown.
Gli scarponi dalla punta lunga e ridicola, il fiore appassito sul taschino del pastrano sdrucito, il cappello sulle ventitrè sbiancato dalla neve. 
Ma si fermò.
Sofia infreddolita lo osservò incuriosita. Sarebbe riuscita a vendergli qualcosa? Se solo i geloni non le avessero intorpidito il tatto...
«Ho tanti amici, al circo... ma nessuna idea per far loro un regalo. Puoi aiutarmi?»
Il pagliaccio la prese per mano e la portò tra i fenomeni da baraccone. 
Nessun passante si accorse di aver smarrito un'occasione.
Natale... E pace in terra agli uomini di buona volontà. 

ag

 

 
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