Lo sa, quel signore che sfoggia con disinvoltura robuste corna, che la secessione tanto agognata e propalata come dogma inviolabile è solamente una sirena per tenere sottomessa un'armata Brancaleone di militanti e sostenitori?Nonostante i proclami, le plateali prese di posizione sui media e le coreografiche adunate a Pontida, la secessione, non ci sarà e i suoi sostenitori rimarranno con in mano un pugno di mosche.Come pure le spinte secessionistiche sudiste sono respinte al mittente, sapendo che in particolare a sud la regione più autonoma è proprio la Sicilia, capofila della causa separatista.Due realtà, nord e sud, accomunate da un falso ideale scissionistico, che probabilmente daranno grossi problemi all'unità d'Italia.La lega d'antan, consentitemi il termine, era più genuina, idealista e pragmatica nelle sue richieste d'attenzione.La stessa che ha posto il problema, nord-sud, sulla reale consistenza politica ed economica, la diversa specificità delle regioni del nord rispetto al centro -sud.Uno stato che tratta i suoi cittadini in modo paritario, a parole, è lo stesso che crea incongruenze macroscopiche a livello regionale e locale.La Padania, tanto evocata dalla Lega, è stata severamente ammonita dal capo dello stato Giorgio Napolitano.Non metto in dubbio la Padania come entità geografica esista, ma assurgerla a realtà superiore e discriminante in contrapposizione con le altre regioni è assurdo.Il forte richiamo all'unità, del presidente della repubblica, tarpa le ali al folle progetto che la lega vorrebbe realizzare spaccando la coesione dell'essere italiano.Allora si corre il rischio di una secessione?A mio modesto parere, più che di una secessione si deve parlare di successione, all'interno politico della lega.Ormai tutti gli slogan contro Roma ladrona sono stati tali e la lega dimenticando il passato non tuona più contro Roma, anzi il nuovo slogan è: Roma poltrona.Detto ciò sembrerebbe che la lega sia solo un coacervo di opportunisti romanizzati e intrallazzoni.La parte più sana di essa si deve ribellare a questo status quo, cacciando chi non recepisce questo cambiamento.Le condizioni per farlo ci sono bisognerebbe che la base di motu proprio desse l'esempio, sostituendo i suoi vertici, impoltroniti e romanizzati, a partire dal loro capo carismatico Bossi.Non starò qui a dare indicazioni o strategie di comportamentali, ma una successione è inevitabile dentro il movimento.I famigerati trecentomila bergamaschi saranno ancora con Bossi dopo questa plateale romanizzazione e inversione di rotta?