Permesiva

La tragicità dell'amore


Tragedia del RinascimentoQuesta tragedia ha per oggetto l’amore e la tragicità dell’amore. Dell’amore è certamente l’opera che, insieme a poche altre,  celebra il mito in un modo tale da fare assumere alla pièce la funzione di paradigma. Da questo momento in avanti   l’amore e Romeo e Giulietta faranno tutt’uno nell’immaginazione di tutti. È di scena  l’amore puro, rarefatto e senza condizioni, sembrerebbe neanche sotto l’ipoteca sessuale: a questo riguardo l’amore maturo e adulto di Antonio e Cleopatra potrà costituire la verifica realistica se Romeo e Giulietta ne è la trattazione idealistica o romantica. Certamente il Romanticismo si è impadronito dell’opera e l’ha fatta propria: ma altre sono le sue radici e il suo spazio simbolico di fondo. In controluce c’è l’idea d’amore del Rinascimento con i suoi riferimenti neoplatonici. Si rintraccia nell’opera l’eco di un’epoca bellicosa:   l’età elisabettiana  porta il segno delle guerre di religione e dei conflitti cruenti che si combatterono tra stati, tra famiglie. Il personaggio  del Principe richiama alla mente la figura della sovrana di ferro come anche il personaggio omonimo di Machiavelli e certo machiavellismo passato in Inghilterra all’epoca (e nelle orecchie) di Shakespeare (vedi il saggio di M.Praz). Si   annuncia peraltro in questo Shakespeare “italiano” l’eterna  Italie sanglante (pugnali e veleni) che perverrà intatta, come mito romantico, nella penna di Stendhal (Chroniques italiennes).  Ma è il neoplatonismo di radice italiana passato ai poeti della Pléiade e certamente noto a Shakespeare  che edificando  una concezione del sentimento amoroso su forti basi idealistiche e quasi mistiche (che non riguarda solo i sentimenti umani ma tutta la concezione del cosmo e che peraltro,  in più luoghi, nella pièce, è  messa in relazione con l’amore in una fusione panteistica), mette una seria ipoteca sull'opera. L’amore fra i due adolescenti  si esprime anche con un vocabolario religioso e mistico cui la presenza di Fra Lorenzo dà quasi il carisma del mistero religioso. Ma come sempre  i capolavori vivono sì  nello spazio simbolico della propria epoca ma fanno del proprio spazio simbolico un universo a se stante. Così  quest’opera reca il marchio del genio shakespeariano e l’idealismo romantico (se mai c’è stato) emerge da un mélange ardito di comico e patetico, andamento prosastico e slancio lirico, linguaggio sostenuto e grossolanità: la cifra del suo irregolare ed anticlassico autore. Gli inestinguibili odi familiari, lo sferragliare delle spade, i sussurri amorosi dei giovanetti in amore in freschi giardini italiani, l’enfasi e il lirismo sentimentale senza paragoni del loro fraseggio amoroso, il ballo intrecciato del caso e della malasorte,  il sinistro operare dei veleni nel  freddo dell’ avello (dovuto anche al maneggio di un frate un po’ pasticcione quasi da opera buffa), le morti incrociate degli amanti resteranno nella memoria in fiamme dello spettatore e  del lettore  avvinti nel binomio di sempre (che come non mai qui celebra il suo trionfo): l’amore che eleva le anime in cielo  e la morte che trascina i corpi sottoterra.  -°-Pagina a cura di AlfioSquillac