Ecco un interessante articolo apparso sull'ultimo numero de L'Espresso. L'uovo di SilvioSe ai suoi tempi ci fossero stati i sondaggi di opinione, lo spartano Licurgo, legislatore ottimo, avrebbe prescritto di evitarli come la peste perché il buon governante deve sapere che i sudditi preferiscono i comodi propri al bene dello Stato, i vantaggi individuali a quelli della collettività. Ma cosa fa il signore che governa l'Italia? La governa, finge di governarla con i sondaggi di opinione. Seguite l'informazione al suo servizio e l'altra che finge di non esserlo, ma lo è. Sistematicamente i cittadini qualsiasi, il cosiddetto popolo sovrano, approvano ciò che il capo del governo suggerisce, e più si tratta di proposte demagogiche, illusorie e magari forcaiole, più le sottoscrivono con tendenza all'unanimità. Volete fare dei soldati dei poliziotti? Sì al 90 per cento. Volete armare le guardie municipali? Come no, e se proprio non è il caso di fornirle di mitra come se fossero gangster, almeno di pistoloni calibro 38. I governi che promettono sicurezza finiscono quasi sempre in dittatura: dura o morbida? Diamogli il voto.C'è una ragione per cui Bettino Craxi è stato il grande protettore dell'attuale capo del governo e per cui è da lui ricambiato con rimpianto e stima? Perché la pensavano allo stesso modo: prima il potere, poi il buon governo. Fra i socialisti craxiani c'era anche un mio giovane amico, intelligente e onesto. Era il tempo delle tangenti imposte dai politici in ogni professione, in ogni affare. Gli chiesi: "Ma Craxi non si accorge che i quadri del suo partito appena possono rubano?". "Glielo ho chiesto", rispose, "e lui mi ha detto: 'Adesso voglio arrivare al governo e al governo si arriva con la maggioranza dei voti, e alla maggioranza si arriva anche con i soldi. Quando sarò stabilmente al governo penserò anche a sistemare i ladri'". È un ragionamento che presenta a un tempo dei vantaggi pratici e dei rischi mortali, come quello di finire impiccato dagli stessi ladroni. Il modo di governare caro a Silvio ha un nome antico: populismo. Consiste in un gioco tentatore ma spesso mortale: prometteva a tutti l'uovo subito, riservando a sé e ai propri fidi la gallina domani. Riesce nei paesi e nei tempi in cui le promesse possono essere mantenute alle spalle degli altri con gli imperi, con le economie coloniali, con il dominio finanziario. Per imporlo i governi populisti ricorrono di solito all'attivismo, all'uomo della provvidenza, che moltiplica i pani e i pesci, è onnipresente, fa in un amen ciò che gli altri non riescono a fare in anni, come far sparire la spazzatura, almeno in centro se non si può in periferia. Governare la modernità e la globalità è difficile, spesso impossibile e i problemi del prossimo futuro - come l'acqua e l'energia per tutti in una crescita generale senza fine e senza limiti - sono spaventosi, ma il solo modo di affrontarli con ragionevole speranza di superarli è quello opposto al populismo e al governo dei sondaggi di opinione, quello diverso dall'apparire prima dell'essere, quello che non assegna o si rassegna alla guida dell'economia affidata alla pubblicità. Il vizio dilagante dell'apparire prima dell'essere si è confermato in occasione delle Olimpiadi di Pechino. Fino all'assurdo, al grottesco degli improvvisati difensori dei diritti umani che su giornali e televisioni praticavano l'ultima trovata dei nostri neo conservatori: essere di sinistra anche essendo di destra.E' un'opinione, ma che condivido in pieno. Ritengo sia la pura verità, ma aggiungerei, tristemente, che per governare gli italiani questo è il metodo migliore. Ho potuto constatare sempre di più che la maggior parte di noi ha una mentalità chiusa, una cultura scarsissima e si macchia sempre di atti di puro egoismo. E' proprio l'egoismo a farla da padrone. Così alcune colleghe di mia madre, per dire, hanno preferito Berlusconi agli altri. E finché la scuola non era stata toccata andava tutto bene..ma adesso? Tutte incazzate! E brave...ma se al posto tuo licenziavano altre persone ti andava bene? Con tutta probabilità si. Ed ecco come ai sondaggi in cui si chiede ai cittadini se piloti ed assistenti di volo facevano bene ad opporsi ancora alla proposta di Cai (caso Alitalia) la maggioranza risponde di no. A loro non interessa, non s'informano sui veri problemi finché non li coinvolgono personalmente. Un altro esempio? La riforma scolastica Fioroni. Le piazze erano piene di studenti di tutti i tipi, studenti che probabilmente non hanno la minima idea di cosa sia la politica...eppure manifestavano perchè, in quel momento, il problema li coinvolgeva direttamente. Ma finché andremo avanti così, lassù continueranno a far quello che vogliono; se ci si batte uniti e solidali gli uni con gli altri si possono cambiare le cose..ma se ognuno pensa per sé, non ci sarà mai una forza in grado di contrastare le decisioni dei nostri governanti. Gli antichi romani, quando combattevano, stavano uniti gli uni agli altri...tutti vicini a formare la testuggine. Così vincevano, non attaccando alla rinfusa un po' alla volta. Così bisogna fare se si vogliono cambiare le cose.
Perla di saggezza
Ecco un interessante articolo apparso sull'ultimo numero de L'Espresso. L'uovo di SilvioSe ai suoi tempi ci fossero stati i sondaggi di opinione, lo spartano Licurgo, legislatore ottimo, avrebbe prescritto di evitarli come la peste perché il buon governante deve sapere che i sudditi preferiscono i comodi propri al bene dello Stato, i vantaggi individuali a quelli della collettività. Ma cosa fa il signore che governa l'Italia? La governa, finge di governarla con i sondaggi di opinione. Seguite l'informazione al suo servizio e l'altra che finge di non esserlo, ma lo è. Sistematicamente i cittadini qualsiasi, il cosiddetto popolo sovrano, approvano ciò che il capo del governo suggerisce, e più si tratta di proposte demagogiche, illusorie e magari forcaiole, più le sottoscrivono con tendenza all'unanimità. Volete fare dei soldati dei poliziotti? Sì al 90 per cento. Volete armare le guardie municipali? Come no, e se proprio non è il caso di fornirle di mitra come se fossero gangster, almeno di pistoloni calibro 38. I governi che promettono sicurezza finiscono quasi sempre in dittatura: dura o morbida? Diamogli il voto.C'è una ragione per cui Bettino Craxi è stato il grande protettore dell'attuale capo del governo e per cui è da lui ricambiato con rimpianto e stima? Perché la pensavano allo stesso modo: prima il potere, poi il buon governo. Fra i socialisti craxiani c'era anche un mio giovane amico, intelligente e onesto. Era il tempo delle tangenti imposte dai politici in ogni professione, in ogni affare. Gli chiesi: "Ma Craxi non si accorge che i quadri del suo partito appena possono rubano?". "Glielo ho chiesto", rispose, "e lui mi ha detto: 'Adesso voglio arrivare al governo e al governo si arriva con la maggioranza dei voti, e alla maggioranza si arriva anche con i soldi. Quando sarò stabilmente al governo penserò anche a sistemare i ladri'". È un ragionamento che presenta a un tempo dei vantaggi pratici e dei rischi mortali, come quello di finire impiccato dagli stessi ladroni. Il modo di governare caro a Silvio ha un nome antico: populismo. Consiste in un gioco tentatore ma spesso mortale: prometteva a tutti l'uovo subito, riservando a sé e ai propri fidi la gallina domani. Riesce nei paesi e nei tempi in cui le promesse possono essere mantenute alle spalle degli altri con gli imperi, con le economie coloniali, con il dominio finanziario. Per imporlo i governi populisti ricorrono di solito all'attivismo, all'uomo della provvidenza, che moltiplica i pani e i pesci, è onnipresente, fa in un amen ciò che gli altri non riescono a fare in anni, come far sparire la spazzatura, almeno in centro se non si può in periferia. Governare la modernità e la globalità è difficile, spesso impossibile e i problemi del prossimo futuro - come l'acqua e l'energia per tutti in una crescita generale senza fine e senza limiti - sono spaventosi, ma il solo modo di affrontarli con ragionevole speranza di superarli è quello opposto al populismo e al governo dei sondaggi di opinione, quello diverso dall'apparire prima dell'essere, quello che non assegna o si rassegna alla guida dell'economia affidata alla pubblicità. Il vizio dilagante dell'apparire prima dell'essere si è confermato in occasione delle Olimpiadi di Pechino. Fino all'assurdo, al grottesco degli improvvisati difensori dei diritti umani che su giornali e televisioni praticavano l'ultima trovata dei nostri neo conservatori: essere di sinistra anche essendo di destra.E' un'opinione, ma che condivido in pieno. Ritengo sia la pura verità, ma aggiungerei, tristemente, che per governare gli italiani questo è il metodo migliore. Ho potuto constatare sempre di più che la maggior parte di noi ha una mentalità chiusa, una cultura scarsissima e si macchia sempre di atti di puro egoismo. E' proprio l'egoismo a farla da padrone. Così alcune colleghe di mia madre, per dire, hanno preferito Berlusconi agli altri. E finché la scuola non era stata toccata andava tutto bene..ma adesso? Tutte incazzate! E brave...ma se al posto tuo licenziavano altre persone ti andava bene? Con tutta probabilità si. Ed ecco come ai sondaggi in cui si chiede ai cittadini se piloti ed assistenti di volo facevano bene ad opporsi ancora alla proposta di Cai (caso Alitalia) la maggioranza risponde di no. A loro non interessa, non s'informano sui veri problemi finché non li coinvolgono personalmente. Un altro esempio? La riforma scolastica Fioroni. Le piazze erano piene di studenti di tutti i tipi, studenti che probabilmente non hanno la minima idea di cosa sia la politica...eppure manifestavano perchè, in quel momento, il problema li coinvolgeva direttamente. Ma finché andremo avanti così, lassù continueranno a far quello che vogliono; se ci si batte uniti e solidali gli uni con gli altri si possono cambiare le cose..ma se ognuno pensa per sé, non ci sarà mai una forza in grado di contrastare le decisioni dei nostri governanti. Gli antichi romani, quando combattevano, stavano uniti gli uni agli altri...tutti vicini a formare la testuggine. Così vincevano, non attaccando alla rinfusa un po' alla volta. Così bisogna fare se si vogliono cambiare le cose.